chiudendo

Caro ex, oggi ti scrivo
Quando finisce una storia
non sempre è facile trovare le parole giuste.
A volte ci vogliono anni.
È stato amore a prima vista, il mio. Ricordo con precisione la prima volta che ti ho incontrato: eravamo a casa di amici,
tu avevi un maglione scuro girocollo e io le vampate di quando si va in menopausa.
A distanza di anni mi ricordo ancora con precisione quella sensazione fortissima di calore e vertigine, in una stanza che in quel momento mi appariva come un’opera di Esher.
Credo di avere passato i successivi quattro anni a cercare di demolire l’istante in cui ci siamo fissati per la prima volta, e nel quale seppi con precisione che era te che avrei voluto accanto per tutta la vita.
Ma poi la nostra relazione è finita, come del resto accade a tutti gli amori che nascono quando hai solo 18 anni, gli ormoni a palla e il cervello in sciopero permanente.
La nostra non è stata una storia da favola: niente fiori, niente follie né lettere d’amore. Ho desiderato tanto le attenzioni di un fidanzato da te; ho provato a immaginarle ogni giorno, chiudendo gli occhi come si fa quando da bambino aspetti la Befana rannicchiato nel letto. Quello stesso letto dal quale anni dopo mi chiedevo dove fossi, con chi parlassi, e nel quale ricordo di avere pianto più di un neonato. Quando tu sparivi all’improvviso e mi veniva voglia di aprire la finestra e lanciarmi di sotto.
Devi esserti accorto della mia presenza quando ho deciso di andare via per sempre, per concedere a me stessa la possibilità di trovare l’amore vero. Quello sincero, leale e spontaneo. L’amore che ho trovato per fortuna subito dopo e che ho cercato di tirarti fuori in ogni giorno della nostra relazione.
Ci sono tante cose che avrei voluto dirti prima del silenzio, prima di tagliare tutti i contatti con il tuo mondo. Nonostante la consapevolezza di avere fallito, e di averlo fatto malamente, non rimpiango nemmeno un momento del tempo passato insieme a te. Forse non lo immagini, ma senza saperlo mi hai insegnato tantissime cose.

A lottare

Hai saputo rendermi determinata, caparbia e testarda. Mi ero convinta che saresti stato il padre dei miei figli e ho lottato fino all’ultimo per fare in modo che tu mi volessi allo stesso modo. Non saprei dirti se tu mi volevi come io volevo te; so, però, che non ho mai visto alcuna progettualità in te. Non mi hai mai parlato del nostro futuro mentre io, stupidamente, ci pensavo ogni giorno. Nonostante i nostri limiti di coppia in quel momento avrei portato avanti un rapporto imperfetto fino alla morte e ti avrei scelto ogni giorno in maniera infelice. Ma lo avrei fatto.

A soffrire

Non mi vergogno nel dirti che per te ho sofferto da morire; il dolore che provavo quando sembravi sfuggirmi dalle mani mi ha lacerata per anni. Senza sosta.
All’epoca soffrivo di strane coliche all’addome, ma da quando ci siamo lasciati non ne ho più avute. Coincidenza? Non lo so. Ma so che mi trema l’occhio sinistro mentre parlo di te e che ho imparato, a mie spese, che la rabbia di una donna che non ottiene ciò che vuole non conosce limiti. Quella maledetta assenza di confine l’ho pagata a caro prezzo, con la mia salute. Ma tu non eri una persona cattiva, anzi: sono più che sicura che tanti uomini sono stronzi a prescindere, perché la natura li ha creati così. Si comportano male perché non saprebbero fare altrimenti.
Tu ti sei comportato da stronzo centinaia di volte, abbandonandomi quando ne avevo più bisogno e ritornando alla base quando ne avevi tu. Forse con me avrai imparato che una donna detesta giocare a ping pong e che prima o poi arriva il momento in cui la racchetta va lasciata cadere per terra, per sopravvivere.

A toccare il fondo

Con il tempo ho capito che anche io ho le mie colpe, che ho un brutto carattere e che rendevo le cose difficili.
Non voglio giustificarmi, ma il mio era un riflesso involontario alla insoddisfazione che mi procurava la tua sordità. Parecchie volte mi sono sentita come il protagonista de ‘L’Urlo‘ di Munch, e proprio come accadeva nel quadro, tu eri uno di quelli che passava di li. Senza fermarsi.
Con te ho scoperto che non sono invincibile e che non sono in grado di stare in piedi da sola. E quando stavamo insieme crollavo di frequente, per la mia incapacità di vivere basandomi solo su me stessa.
Ma le persone fragili non conoscono indipendenza, al contrario hanno sempre bisogno di qualcuno che gli dica che andrà tutto bene. Tu non l’hai mai fatto. Ed essendo piccola e inesperta non sapevo partire da me stessa, perché nella mia testa l’unico ‘via’ possibile eri tu.

A fottermene

Dopo la nostra rottura ho capito che anche se mi avessi dato quello che cercavo insieme non avremmo mai funzionato. Nemmeno su un altro pianeta. Ma mi hai insegnato ad essere egoista, a non darmi troppo alle persone. Forse è proprio questo ciò che amavo di te: il tuo bastarti. Sì, tu bastavi a te stesso e io ti ammiravo da morire. Non mi hai mai fatto entrare veramente, non ho mai toccato la tua anima. Tu sei uno che sopravviverebbe anche nello spazio, da solo. Non avevi bisogno di qualcuno come ne avevo io e per uno così la persona che ero poteva essere solo un limite.
Oggi mi guardo allo specchio e non sono contenta di come sono diventata: vorrei riacciuffare l’animo che avevo quando ti ho conosciuto, e che ti sei portato via. Forse sarà stata l’età o il periodo storico differente, ma prima ero una persona migliore. Più dolce e capace di dare agli altri. Certi giorni mi osservo e capisco che me ne fotto del mondo, che non faccio entrare quasi nessuno e che non ho più bisogno di tante cose che prima erano indispensabili. Spesso mi sorprendo a fare le cose che facevi tu, e che io detestavo. Oggi non ho paura di dire che, per alcuni aspetti, sono esattamente uguale te.

A camminare mano nella mano

Ho sempre voluto che mi prendessi per mano, che camminassi al mio fianco in ogni momento. Ma tu non eri un ‘mano nella mano‘, anzi, quando camminavamo assieme tu eri sempre cinque passi avanti a me. Io ti inseguivo con convinzione, proprio come si inseguono i professori universitari alla fine delle lezioni.
Hai sempre tirato via dritto, senza esitare. Ti voltavi di rado, solo per vedere se riuscivo a tenere il tuo passo. Io ero sempre li, in affanno.

Ad essere puntuale

In amore il tempismo è tutto, e credo che io e te lo abbiamo capito a nostre spese.
A volte per trovarsi non basta piacersi soltanto: bisogna sintonizzarsi sulla stessa frequenza. Io e te non ci siamo mai riusciti, e la colpa credo sia di entrambi. Ma forse avrai capito anche tu che l’amore non vince su tutto come dicono gli scrittori, e che qualsiasi corda si spezza quando viene tirata con troppa forza.
La cosa più tragica della nostra storia è stato il tuo arrivare in ritardo. Perché alla fine sei arrivato.
A quel punto avrei voluto non arrivassi mai, esattamente come mi aspettavo da te. Sarebbe stato nel tuo stile tirare via dritto per sempre, come un treno veloce che non fa fermate.
Invece ti sei accorto di me quando ho ribaltato le tue previsioni, quando ho cominciato a volare in tua assenza. Ti sei ricordato di me quando mi sono innamorata di un altro ed era ormai troppo tardi.
Molte volte ho pensato al fatto che avrei preferito saperti indifferente alla mia nuova vita, invece hai fatto di tutto per riprendermi con te. Finalmente vedevo avverarsi tutti i miei desideri, ma a tempo scaduto. Non immaginerai mai e poi mai quanto è stato difficile per me tirare dritto senza voltarmi, proprio come facevi tu. Ho avuto il cuore pesante per moltissimo tempo, anche ad amore esaurito. Perché ho dovuto farlo evaporare con la forza, come l’acqua quando prepari una zuppa. Mi tormentava il dubbio atroce di avere sbagliato ad andarmene, di avere cestinato il progetto di vita che avevo sempre sognato. Ma che tu mi offrivi con imperdonabile ritardo.

Non ti ho mai tradito

Si, non ti ho mai tradito. Ma avrei dovuto. Te lo saresti meritato ogni volta che mi piantavi per una uscita o una vacanza, mentre io rimanevo a casa ad aspettarti con le coliche addominali. Ti saresti meritato questo e altro, eppure non ho mai avuto il coraggio di farlo. Tradire te sarebbe stato come tradire me stessa, quindi la cosa più importante in quel momento. Immaginavo spesso di farlo per farti dispetto, ma avevo così paura di perderti che nemmeno una sana vendetta sono riuscita ad organizzare.
Ho cambiato registro solo quando sapevo che non ti avrei più cercato, anche se in questi casi è più facile credere il contrario.

Perché

Oggi sono così felice da non chiedere nient’altro alla vita, ma mi chiedo il perché di tante cose. Perché la vita ci ha fatto incontrare al momento sbagliato, perché ci ha fatto innamorare e, soprattutto, perché ci ha fatto ritrovare in ritardo. C’è un libro che mi piace moltissimo, si chiama ‘Il Minotauro‘, e parla di una storia d’amore tra due persone che parlano per lettere, come io e te in origine facevamo per mail. I due si innamorano senza incontrarsi mai, almeno fino a quando si trovano ad essere così vicini da poterlo fare. Peccato però che lui muore proprio in quel momento, come sono morta io. Perché per quanto tu possa credere il contrario in quegli anni io sono morta dentro e nonostante sia tutto così lontano, porto ancora addosso il peso del mio fallimento. Una donna, specie una come me, metabolizza con difficoltà l’idea di avere commesso un errore, in particolare in amore.
Certe volte penso di avere sbagliato a volerti a tutti i costi, a pretendere di volerti cambiare. Se solo avessi avuto un minimo di lucidità in più sarei stata in grado di non innamorarmi? Non lo so, ma forse avrei dovuto provarci. Per mettermi in salvo e per mettere in salvo te da una sofferenza inevitabile, perché la stella sbagliata sotto cui nascemmo non ci avrebbe dato mai scampo. Invece ho abbassato la guardia in un giorno di maggio, sparando i miei sentimenti nel cielo affinché potessi vedere il film che avevo girato nella mia mente. In soli 5 minuti.

Scusa

Ai miei occhi sei il responsabile della morte del mio primo amore, del suicidio che ho dovuto orchestrare per sopravvivere a te. Eppure ti devo chiedere scusa per tante cose, in particolare per tutte le piccole cattiverie che ho commesso per punirti. Perché ho voluto fartela pagare.
Non ho avuto rispetto per il tuo dolore, ma devi sapere che se l’ho fatto è stato perché non ero in grado di gestire il mio.

Per sempre

Non è possibile esserci nella tua vita, come sarebbe impossibile una tua presenza nella mia. Eppure io ti vorrò bene fino a quando vivrò, né mai ti porterò rancore per come sono andate le cose.
So solo che la vita ha unito le persone sbagliate, ma non due persone sbagliate. Perché per quanto io ti abbia detestato so bene che la colpa è di entrambi, e che tu sarai in grado di rendere felice qualcuno esattamente come allora desideravo facessi con me. Non sono stata in grado di insegnarti ad essere migliore, perché onestamente non lo ero nemmeno io. So solo che ci siamo amati tantissimo, e che anche se l’amore è finito da tempo continueremo a esserci nella vita dell’altro. Magari dall’altra parte del mondo, come diceva quella canzone. In silenzio.

—  Azzurra D'Ercole

Chiedo scusa a me stessa per non aver creduto in me quando dovevo.

Quando in mezzo all’uragano, io potevo salvarmi e non lo sapevo.

Chiedo scusa a me per aver pensato di non farcela, cercando qualcuno che potesse sorreggermi.

Non rendendomi conto di quanta forza portavo dentro.

Chiedo scusa a me per non essermi scusata prima. Per non essermi capita, per non essermi buttata in situazioni che mi facevano paura, ma che valevano la pena di essere vissute.

Mi chiedo scusa perché ho sbagliato tante volte, e altrettante volte hanno sbagliato gli altri, e io ho dato la colpa a me.

Mi chiedo scusa, chiudendo gli occhi verso il cielo, perché in ogni disagio, io mi ero accanto, ma non me ne accorgevo.

Ho avuto paura di stare male, di sbagliare, senza mai chiedermi di cosa davvero avessi bisogno.

Chiedo scusa al cielo per averlo odiato e rinnegato nei momenti difficili, e averlo ringraziato quando invece dovevo ringraziare me.

Mi chiedo scusa per le lacrime versate e i sogni demoliti, per colpa di qualcuno che non sapeva stare al mondo.

Chiedo scusa alle mie paure per non averle mai affrontate, nonostante mi implorassero di uscire.

E alla mia voglia di vivere che ho dovuto accantonare, per colpa di qualcuno che faceva più male del sole sugli occhi in una giornata calda.

Chiedo scusa a me perché mi volevo diversa.

Adesso mi amo. E questo si, l’ho capito adesso, è il tipo di amore più vero.

Una lettera a me stessa; da leggere spesso.


E ho pensato che andava bene comunque, che era solo un’altra notte, che avrei superato tutto persino l’essenza e invece ho sbagliato perchè certe cose non le superi, non riesci neanche a liberarti di loro perchè restano lì, aggrappate e ti fanno compagnia anche quando ormai i tuoi occhi sono chiusi e hai sperato con tutta te stessa che finalmente, chiudendo gli occhi, avresti messo a tacere i pensieri e invece sono i pensieri che mettono a tacere te. E allora accetti questa cosa e speri di addormentarti il prima possibile, stringi le palpebre come quando da piccola avevi paura di qualcosa e allora pensavi che bastasse chiudere gli occhi e adesso sei grande e adesso capisci che le cose arrivano da dentro, che i cuori si rompono, che le cicatrici non se ne vanno, che le assenze sono anche più forti delle presenze e che non importa perchè alla fine passa, passa tutto, anche quando sembra non esserci via d’uscita. E io aspetto la luce, in fondo a quel tunnel ma non posso restare ferma, devo correre per riprendermi questa vita, devo avere la forza di combattere, devo avere la forza di farcela. E sai, il tuo cuore verrà spezzato altre volte e altre volte ti ritroverai a fare a pugni con i tuoi mostri, con i tuoi silenzi e ti ritroverai seduta su un pavimento freddo e penserai di essere sola, di non aver nessuno e batterai i pugni, farai i capricci e ti renderai conto che tutte quelle persone che dicevano “io non ti lascio” alla fine ti hanno lasciata, o semplicemente in quel momento saranno impegnate a bere una birra, saranno con gli amici a far serata o semplicemente avranno i cazzi loro per la testa e allora tu a quel punto diventerai un enorme peso, uno di quelli grandi e non devi dispiacerti di questa cosa perchè succede. Perchè è così che va, è una di quelle prove che la vita ti mette davanti per farti capire se sei forte abbastanza per sopravvivere e allora tu sorridi alla vita, sfoggia uno dei tuoi sorrisi migliori e falle vedere che si, sei capace di camminare senza ricevere per forza l’aiuto di qualcuno che in quel momento ha scelto altro. Fai in modo di arrivare in alto con le tue mani e con le tue forze perchè il giorno che splenderai, saprai che è solo merito tuo. E non avere paura di vivere, non avere paura di assaggiare la felicità, non avere paura di urlare, di sbattere i piedi, di piangere, di gioire, di fare pazzie, di cantare a squarciagola, di ballare in mezzo alla strada, di fare l’idiota, non aver paura di sentirti viva perchè un giorno potresti pentirti di non aver vissuto abbastanza forte e di non aver vissuto questa vita a pieno. Non arrivare mai a dire “avrei potuto” perchè le cose bisogna farle, bisogna rischiare, sempre. Non aver paura di dire alla persona che ti piace, che ti piace, che ha due occhi meravigliosi e che forse quando si arrabbia è un po’ buffa, non aver paura di piangere davanti alla sua bellezza, non aver paura di non essere abbastanza, non aver paura di fare pazzie. Tu corri, devi correre, devi mangiartela la sabbia, devi sentire il vento in faccia, l’amore nel cuore e la vita nelle vene. Devi essere pronto a correre in ogni situazione e non avere paura perchè la vita è questa, la vita è tua e tu devi assolutamente viverla al meglio e non smettere mai di aver cura di te, abbi sempre cura di te, dei tuoi sorrisi, delle tue felicità, della tua persona, delle volte in cui qualcosa andrà storto, abbi sempre cura di vivere, di alzarti, di sorridere, di splendere! E svegliati con il sorriso di chi può affrontare tutto, svegliati con la consapevolezza che puoi arrivare ovunque e che niente è impossibile e non perdere tempo a dire “ma si, forse”, il forse non esiste! Giocatele tutte queste possibilità e chissene frega se si cade, è inevitabile ma non fermarti, alzati e corri più veloce. E te lo dico io, che ho perso troppo tempo. Ti dico di fare tutto quello che ti passa per la testa, ti dico di perderla la testa, ti dico di battere i pugni, di saltare, di vivere, di essere maledettamente felice perchè la felicità è tutto, perchè non c’è cosa più bella che ridere a crepapelle, non c’è cosa più bella che splendere ad ogni ora del giorno e della notte e va bene, andrà bene anche se ci sarà qualche delusione, anche se porterai qualche cicatrice, anche se qualcuno purtroppo si prenderà gioco di te, andrà fottutamente bene perchè è così che deve andare, perchè è questa la vita! Perchè non sarà mai rose e fiori, perchè cadrai, perchè metterai il cuore in mani sconosciute ma non pentirtene mai, non pentirti di aver osato. Sceglila la felicità, scegli di alzarti la mattina con quell’adrenalina che solo una persona pronta a vivere ha. Scegli di splendere, di stare bene, di riempire di felicità ogni cosa. Scegli di vivere perchè la vita è un dono meraviglioso e solo uno sciocco sceglierebbe di restare fermo, immobile. Solo uno sciocco sceglierebbe di non vivere.

—  Cristiana Tognazzi
«E ho pensato che andava bene comunque, che era solo un’altra notte, che avrei superato tutto persino l’essenza e invece ho sbagliato perchè certe cose non le superi, non riesci neanche a liberarti di loro perchè restano lì, aggrappate e ti fanno compagnia anche quando ormai i tuoi occhi sono chiusi e hai sperato con tutta te stessa che finalmente, chiudendo gli occhi, avresti messo a tacere i pensieri e invece sono i pensieri che mettono a tacere te. E allora accetti questa cosa e speri di addormentarti il prima possibile, stringi le palpebre come quando da piccola avevi paura di qualcosa e allora pensavi che bastasse chiudere gli occhi e adesso sei grande e adesso capisci che le cose arrivano da dentro, che i cuori si rompono, che le cicatrici non se ne vanno, che le assenze sono anche più forti delle presenze e che non importa perchè alla fine passa, passa tutto, anche quando sembra non esserci via d’uscita. E io aspetto la luce, in fondo a quel tunnel ma non posso restare ferma, devo correre per riprendermi questa vita, devo avere la forza di combattere, devo avere la forza di farcela. E sai, il tuo cuore verrà spezzato altre volte e altre volte ti ritroverai a fare a pugni con i tuoi mostri, con i tuoi silenzi e ti ritroverai seduta su un pavimento freddo e penserai di essere sola, di non aver nessuno e batterai i pugni, farai i capricci e ti renderai conto che tutte quelle persone che dicevano “io non ti lascio” alla fine ti hanno lasciata, o semplicemente in quel momento saranno impegnate a bere una birra, saranno con gli amici a far serata o semplicemente avranno i cazzi loro per la testa e allora tu a quel punto diventerai un enorme peso, uno di quelli grandi e non devi dispiacerti di questa cosa perchè succede. Perchè è così che va, è una di quelle prove che la vita ti mette davanti per farti capire se sei forte abbastanza per sopravvivere e allora tu sorridi alla vita, sfoggia uno dei tuoi sorrisi migliori e falle vedere che si, sei capace di camminare senza ricevere per forza l’aiuto di qualcuno che in quel momento ha scelto altro. Fai in modo di arrivare in alto con le tue mani e con le tue forze perchè il giorno che splenderai, saprai che è solo merito tuo. E non avere paura di vivere, non avere paura di assaggiare la felicità, non avere paura di urlare, di sbattere i piedi, di piangere, di gioire, di fare pazzie, di cantare a squarciagola, di ballare in mezzo alla strada, di fare l’idiota, non aver paura di sentirti viva perchè un giorno potresti pentirti di non aver vissuto abbastanza forte e di non aver vissuto questa vita a pieno. Non arrivare mai a dire “avrei potuto” perchè le cose bisogna farle, bisogna rischiare, sempre. Non aver paura di dire alla persona che ti piace, che ti piace, che ha due occhi meravigliosi e che forse quando si arrabbia è un po’ buffa, non aver paura di piangere davanti alla sua bellezza, non aver paura di non essere abbastanza, non aver paura di fare pazzie. Tu corri, devi correre, devi mangiartela la sabbia, devi sentire il vento in faccia, l’amore nel cuore e la vita nelle vene. Devi essere pronto a correre in ogni situazione e non avere paura perchè la vita è questa, la vita è tua e tu devi assolutamente viverla al meglio e non smettere mai di aver cura di te, abbi sempre cura di te, dei tuoi sorrisi, delle tue felicità, della tua persona, delle volte in cui qualcosa andrà storto, abbi sempre cura di vivere, di alzarti, di sorridere, di splendere! E svegliati con il sorriso di chi può affrontare tutto, svegliati con la consapevolezza che puoi arrivare ovunque e che niente è impossibile e non perdere tempo a dire “ma si, forse”, il forse non esiste! Giocatele tutte queste possibilità e chissene frega se si cade, è inevitabile ma non fermarti, alzati e corri più veloce. E te lo dico io, che ho perso troppo tempo. Ti dico di fare tutto quello che ti passa per la testa, ti dico di perderla la testa, ti dico di battere i pugni, di saltare, di vivere, di essere maledettamente felice perchè la felicità è tutto, perchè non c’è cosa più bella che ridere a crepapelle, non c’è cosa più bella che splendere ad ogni ora del giorno e della notte e va bene, andrà bene anche se ci sarà qualche delusione, anche se porterai qualche cicatrice, anche se qualcuno purtroppo si prenderà gioco di te, andrà fottutamente bene perchè è così che deve andare, perchè è questa la vita! Perchè non sarà mai rose e fiori, perchè cadrai, perchè metterai il cuore in mani sconosciute ma non pentirtene mai, non pentirti di aver osato. Sceglila la felicità, scegli di alzarti la mattina con quell’adrenalina che solo una persona pronta a vivere ha. Scegli di splendere, di stare bene, di riempire di felicità ogni cosa. Scegli di vivere perchè la vita è un dono meraviglioso e solo uno sciocco sceglierebbe di restare fermo, immobile. Solo uno sciocco sceglierebbe di non vivere. »
Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l'andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra col dio della morte prima dell'alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. E’ qualcosa hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l'unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non fare entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l'altro.
—  Haruki Murakami, Kafka sulla spiaggia

“Beato,
Chi almeno una volta,
Almeno chiudendo gli occhi
Ha potuto dimenticarvi tutti,
Inutili
come un raffreddore
E sobri
Come l’acqua minerale”

- Vladimir Majakovskij

Io non ti augurerò mai del male,però ti auguro di ritrovarmi in ogni cosa,persino quando bacerei lei,e chiudendo gli occhi magari penserai,anche solo per un attimo,a me.Di ricordarti i bei momenti passati insieme,anche solo camminando su un marciapiede al bordo della strada.
Di risentire il mio profumo tra la gente e voltarti per cercarmi,e magari mi vedrai,e quando i nostri sguardi si intrecceranno sarà come la prima volta,perché non ho mai smesso di amarti.
—  Ioeilmiodemone

Credo sia terribile quando si arriva ad una consapevolezza… è un terremoto interiore, uno scossone che lascia destabilizzati per qualche giorno… poi però arriva quella strana sensazione di pace che fa capire a cosa si è giunti… e il cuore si è rimpicciolito un po’ di più, chiudendo un'altra porta.

Io, Paola

Lo specchio andava sistemato meglio. In quella posizione non piaceva né a sé , né a lei, perché inquadrava gran parte della stanza e del comodino, trascurando il protagonista dell’immagine: colui che si specchiava.
Scarlett era una ragazzina di appena diciassette anni. Profondi occhi azzurri, più vicini all’indaco, con screziature color ruscello attorno all’iride e venature rosse evidenti.
Rossi erano anche i capelli, bronzei e ricci, ricadenti lungo la schiena, sino alle scapole .
Lentiggini sul volto, dal naso alle guance, una lentiggine per ogni capriccio e per ogni pensiero.
Un fisico minuto e magrolino, gusti liberi e aperti.
Scarlett odiava gli specchi.
Tuttavia, quel giorno restava lì ferma, sistemandolo meglio nella stanza e ruotandolo.
“Così ti piace?”
“No. Sei incapace anche a posizionare uno specchio.”
Eleanor, voce profonda e dura, mascolina e graffiante. Acida. Una dose di cattiveria innata.
Eleanor amava gli specchi, poiché sosteneva che era solamente nel momento in cui riusciva a guardarsi nello specchio che vedeva la vera lei.
“E così?” chiese ancora Scarlett, risistemandolo al meglio.
“Credi che se mi piacerà come lo hai messo, potrai finalmente truccarti in santa pace come una puttanella per lui?” una risata riempì la stessa, rimbombò sulle pareti grigie come il silenzio quando si è soli.
“Perché non esci, Eleanor?”
“ E dove andrei, suvvia?! E’ divertente vedere con quanta cura scegli i tuoi vestitini, ti profumi e ti trucchi per apparire bella ai suoi occhi. Sei così debole e poco sicura di te che non pensi di essere alla sua altezza, è per questo che impieghi ore a prepararti. Prendi un abito, lo posi, lo cambi, lo butti via, ne prendi un altro. Faresti impazzire chiunque.” Ancora quella risata snervante, da far gelare il sangue.
“Io lo amo. E’ questo il motivo. E voglio che quando mi veda, provi piacere. L’occhio desidera sempre la sua parte.” Ribatté Scarlett, forte, continuando a fissarsi nello specchio adesso, senza più badare all’altra, truccandosi.
Quella tacque per un po’, poi riprese ininterrottamente e con violenza.
“Tu lo ami …” scimmiottò la voce  di lei, e rise, rise profondamente. Ogni nota di quella risata era una pugnalata profonda per Scarlett, che sbagliò anche a mettersi la matita, tanto che la mano dal nervosismo le tremava.
“Sì, lo amo. E non credo che il tuo giudizio possa influire in qualche modo sui sentimenti che provo per lui. Non ho bisogno di te adesso. Non ho bisogno di te, né ora, né mai. Vattene, Eleanor.” Raccolse la forza che aveva dentro di sé e si scostò dallo specchio.
Scarlett odiava gli specchi e aveva smesso di guardarsi, dando al vetro le spalle e appoggiandosi al letto.
Lo sguardo perso rivolto alla coperta dai motivi floreali.
“Manca poco … ancora devi metterti il vestitino. Queste mutandine gli piaceranno? Ma poi cosa fai … stupida! Prima ti trucchi e poi ti vesti? E pretendi anche di piacergli? Dovresti fare una dieta, magari … cara Scarlett.”
“ E tu dovresti fare silenzio. Va’ via.” Sospirò profondamente, si portò le mani alla testa.
“ Ma dove posso mai andare se vado via da te? Su … metti queste, a lui piace il rosso.”
Scarlett fissò gli slip rossi, li infilò e agganciò anche il reggiseno, provò a guardarsi nuovamente nello specchio.
Eleanor amava gli specchi.
“Il reggiseno dello stesso colore. Il rosso è eccitante.” Ancora quella voce, ancora un pizzico allo stomaco. Ancora Scarlett abbassò la testa sul vetro dello specchio, chiudendo gli occhi e trattenendo le lacrime.
“VA’ VIA … ELEANOR” le urlò forte, voltandosi e battendo una mano sul comodino tanto da ferirsi con lo spigolo.
“Nonò, io resto qui. Non puoi farcela senza di me. Tu sei debole.”
“Io non sono debole.” Continuò la ragazza dai capelli rossi, infilandosi il vestitino nero, e uscendo dalla stanza, verso il bagno.
“Lì è pieno di specchi.” La voce di lei non smetteva mai di seguirla.
Eleanor accompagnava Scarlett in ogni momento della giornata, la sua voce la perseguitava come il più inquietante degli incubi.
“Io li odio gli specchi.”
“Io li amo invece, Scarlett … non vedi come sono bella dentro questo vetro?”
Lei fissò lo specchio e la figura di Eleanor, che assaggiava le sue stesse fattezze, spintonandola per potersi guardare meglio.
La lasciò fare, attendendo un’altra mezz’oretta, prima di chiudere la casa a chiave e scendere.
“Non mi chiuderai lì dentro. Verrò pure io, magari me ne resto in disparte. Magari faccio amicizia con lui. Magari gli piaccio più io.”
“Sei una mezza troia.”
“Può darsi …” rispose Eleanor. “ Ma sicuramente questa parte di te piace di più agli uomini.” Una risatina quando Scarlett si fermò ad osservarla, sospirando profondamente, con rinnovata forza e rabbia. “O meglio … di noi.” Continuò incessantemente, così per tutto il tragitto.
Un battibecco che sembrò durare anni, un botta e risposta fra le due, fino a che Scarlett non arrivò con le orecchie consunte dalle chiacchiere dell’altra al luogo dell’appuntamento.
Eleanor si allontanò volutamente, lasciando che Scarlett incontrasse il ragazzo per cui aveva impiegato mezza giornata a prepararsi: Vincent.
Vincent era parecchio alto, un fisico longilineo e tonico, capelli castani, occhi color oliva, pelle scura.
La strinse in un forte abbraccio quando la vide e lei poggiò la testa sul suo petto, respirando pesantemente.
“Tutto bene?”
“Sì, Vin.” Mugolò lei, frastornata da quel calore e dal rumore del cuore di lui, lento e calmo, a differenza del proprio, veloce ed irrequieto.
Le guance avevano assunto il colore dei capelli, la bocca si era impastata e le tempie avevano iniziato a pulsare.
Era il momento in cui aveva smesso di pensare ed era rimasta a guardare l’altro, senza più spiccicare una parola sensata.
“Mi sembri scossa …” le disse lui, adesso più serio e attento, corrugò le sopracciglia in una smorfia e cercò i fianchi dell’altra con le proprie mani.
“Tu … tu mi ami, Vin?” disse lei tutto d’un fiato, senza rimpianti e senza rimorsi. Come se quelle parole fossero l’ultimo ossigeno a lei datole, consumandole con piacere, facendo un passo in avanti e cercando gli occhi verdi del ragazzo, le proprie mani sul suo petto, la mascella tremolante, il respiro ormai assente, un’apnea di emozioni e di pensieri. Di Eleanor solamente l’eco lontano, adesso.
Lui sorrise, le strinse ancora la testa contro il proprio petto, respirò a sua volta profondamente, fissando il vuoto.
“Certo che ti amo, Scar. Non dubitarne mai.”
Fu il momento in cui si lasciò cadere. Si abbandonò ad ogni culla di piacere e calore, all’abbraccio di lui, alle cure di lui, agli occhi di lui, alle labbra di lui.
Divenne lui e con lui fu sé stessa, poiché era solo quello il momento in cui riusciva ad essere quello e nient’altro che quello, se non amore e libertà.
“Va’ via.” Pronunciò a voce bassissima, fra sé e sé, così che lui non potesse sentirla.
Non c’erano specchi, Scarlett odiava gli specchi e senza potersi riflettere, Eleanor esisteva solamente negli antri più reconditi ed impauriti di Scarlett, invasi ora dalla luce delle parole di Vincent.
Eleanor era andata via.
—  Davide Avolio - Io, me e Vincent

Il serial killer francese 48enne non riesce a controllare i suoi impulsi sessuali

*Ibra continua a fare l'amore sotto le coperte insieme alla sua fidanzata Nina Dobrev.

Il serial killer francese 48enne ancora una volta non riesce a controllare i suoi impulsi sessuali a causa della sua brutta infanzia e decide di tornare nel palazzo ma stavolta si porta dietro il passamontagna,la balestra e le copie delle chiavi.

Il 48enne sceglie un'altra casa e apre la porta con la chiave però anche stavolta come aveva fatto in Francia non aveva previsto un lucchetto però una ragazza giovane riesce a sentirlo.

La ragazza chiede “chi è” e il 48enne risponde a sottovoce “sono io” poi indossa il passamontagna ed è pronto ad entrare.

La ragazza apre la porta e cade a terra spaventata vedendo un uomo mascherato.

Il 48enne entra avanzando minaccioso chiudendo la porta per poi avvicinarsi alla ragazza come un pervertito iniziando a togliere il vestito alla ragazza poi subito dopo inizia ad abbassarsi i pantaloni e a fare sesso con la ragazza*

‘Glielo scrivo o non glielo scrivo?’
Questo è il dubbio che mi assale ogni volta che devo scrivere un messaggio importante. Ma di quelli seriamente importanti. Non tipo: “il cibo è nel frigo” o “stasera mi dai uno strappo in macchina?”.
Parlo dei messaggi davvero importanti come “mi manchi”, “ti amo” o “mi fai stare bene”. Quelli che mentre li scrivi senti il cuore in fibrillazione e le mani che tremano.
A me succede sempre così. Non sono brava ad esprimere i miei sentimenti, e quando devo farlo il mio corpo va in cortocircuito.
E quindi parte la vocina in testa che mi dice: 'va beh. Lasciamo perdere. Tanto ci fai solo la figura della stupida.’
Anche adesso, con la vocina nella testa e lo schermo illuminato cancello tutto il testo invece di premere sul tasto 'invio’.
Poso il telefono ai piedi del letto, spengo la luce e mi sdraio chiudendo gli occhi. Cerco di dormire e allontanare i brutti pensieri.
Un senso di vuoto al petto. Una vaga domanda nella testa 'che cosa mi risponderebbe se gli scrivessi?’
Resto immobile per qualche minuto.
Poi il desiderio di buttarmi prende il sopravvento. A tastoni cerco il telefono per terra, lo afferro, lo schermo s'illumina.
Entro sulla chat e velocemente compongo il messaggio. “Vorrei un sacco abbracciarti in questo momento”.
Rileggo giusto per essere sicura che il correttore non mi faccia sembrare una dislessica. Invio. Scrivi un altro messaggio per spezzare l'imbarazzo, ma tanto il messaggio importante l'ho già inviato.
Spengo il telefono e torno a dormire.
Il telefono s'illumina.
Con mezzo occhio aperto, più per la paura che il sonno, leggo la risposta.
Sorrido.
Avrei lasciato perdere volentieri tutte le spiegazioni
per passare al contatto fisico.
È così che June sistemava tutto.
È  un modo di essere felici, ciechi.
Le idee fanno male.
La consapevolezza fa male.
Capire fa male.
La lucidità fa male.
Il rapporto fa male.
La vita fa male.
Ma lasciarsi andare,
abbandonarsi e vivere secondo natura, non fa male.
I miei occhi si stanno chiudendo,
mi sto lasciando andare alla corrente.
—  Anaïs Nin, Henry e June

C'è una canzone che ascolto sempre,
Mi fà sorridere,
Emozionare,
Voglia di cantare a squarciagola,
Ma non la ascolto per radio,
La sento chiudendo gli occhi e…..
Mi sintonizzo sulla mia stazione preferita,
Tu….
E ascolto la mia canzone,
La tua voce la sua melodia…
Ed inizio a cantare…

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