che schifo proprio

È una specie di gioco. Serve quando hai lo schifo addosso, che proprio non c'è verso di togliertelo. Allora ti rannicchi da qualche parte, chiudi gli occhi, e inizi ad inventarti delle storie. Quel che ti viene. Ma lo devi fare bene. Con tutti i particolari. E quello che la gente dice, e i colori, e i suoni. Tutto. E lo schifo poco a poco se ne va. Poi torna, è ovvio, ma intanto, per un po’, l'hai fregato.
—  Alessandro Baricco
È una specie di gioco. Serve quando hai lo schifo addosso, che proprio non c'è verso di togliertelo. Allora ti rannicchi da qualche parte, chiudi gli occhi,e inizi ad inventarti delle storie. Quel che ti viene. Ma lo devi fare bene. Con tutti i particolari. E quello che la gente dice, e i colori, e i suoni. Tutto.
E lo schifo a poco a poco se ne va. Poi torna, è ovvio, ma intanto, per un po'​, l'hai fregato.
—  Baricco ( Castelli di rabbia)
È una specie di gioco. Serve quando hai lo schifo addosso, che proprio non c'è verso di togliertelo. Allora ti rannicchi da qualche parte, chiudi gli occhi, e inizi ad inventarti delle storie. Quel che ti viene. Ma lo devi fare bene. Con tutti i particolari. E quello che la gente dice, e i colori e i suoni. Tutto. E lo schifo a poco a poco se ne va. Poi torna, è ovvio, ma intanto per un po’ l'hai fregato.
—  “Castelli di rabbia”, Alessandro Baricco
É una specie di gioco. Serve quando hai lo schifo addosso, che proprio non c'è verso di togliertelo. Allora ti rannicchi da qualche parte, chiudi gli occhi, e inizi ad inventarti delle storie. Quel che ti viene. Ma lo devi fare bene. Con tutti i particolari. E quello che la gente dice, e i colori, e i suoni. Tutto. E lo schifo a poco a poco se ne va. Poi torna, è ovvio, ma intanto per un po’ l'hai fregato.
—  Cit
È una specie di gioco. Serve quando hai lo schifo addosso, che proprio non c'è verso di togliertelo. Allora ti rannicchi da qualche parte, chiudi gli occhi e inizi ad inventarti delle storie. Quel che ti viene. Ma lo devi fare bene. Con tutti i particolari. E quello che la gente dice, e i colori, e i suoni. Tutto.
E lo schifo a poco a poco se ne va. Poi torna, è ovvio, ma intanto, per un po'​, l'hai fregato.
—  Alessandro Baricco // “Castelli di rabbia”
È una specie di gioco. Serve quando hai lo schifo addosso, che proprio non c'è verso di togliertelo. Allora ti rannicchi da qualche parte, chiudi gli occhi, e inizi a inventarti delle storie. Quel che ti viene. Ma lo devi fare bene. Con tutti i particolari. E quello che la gente dice, i colori, e i suoni. Tutto. E lo schifo a poco a poco se ne va. Poi torna, è ovvio, ma intanto, per un po’, l'hai fregato.
—  Alessandro Baricco
È una specie di gioco. Serve quando hai lo schifo addosso, che proprio non c'è verso di togliertelo. Allora ti rannicchi da qualche parte, chiudi gli occhi e inizi ad inventarti delle storie. Quel che ti viene. Ma lo devi fare bene. Con tutti i particolari. E quello che la gente dice, e i colori, e i suoni. Tutto. E lo schifo poco a poco se ne va. Poi torna, è ovvio, ma intanto, per un po’, l'hai fregato.
—  Alessandro Baricco

Nello spazio minuscolo che si ricava tra i vari sedili regolari disposti equidistanti nel vagone di una metropolitana qualunque, la mattina, capita che gli uomini si accalchino generando una tonnara di pensieri che degenerano in vapori di dialoghi impercettibili se non dagli sguardi che ognuno emana, perso nel proprio mondo di silenzio.

Uomo sulla quarantina: “Ho chiuso il gas? Si devo averlo chiuso. Ma se non l'ho chiuso? Se il gatto mi muore asfissiato? Chi la sente poi mia figlia. Lo voleva tanto un micio e adesso il papà glielo ha ucciso. Che disdetta. Ah ma aspetta, io ho i fornelli elettrici.”

Donna eccessivamente bionda: “Ok ti ha lasciato, ma questo non vuol dire nulla, sei sempre tu in controllo di tutto. Sei tu ad avere le chiavi della macchina. Tu ad avere la firma su i conti. Sei tu. Ora sfoggia un grande sorriso e preparati a premere il grilletto.”

Studente di economia: “Ma a che cazzo di corsi sono iscritto io?”

Studente di arte in ritardo: “Guarda quello che faccia che ha, sicuro studia economia e nemmeno si ricorda perché.”

Impiegato della settimana da McDonald: “Certo, non sto fatto come quando studiavo economia, ma non mi sento nemmeno più così inutile come quando studiavo arte, diciamo che sto nel mezzo, dai.”

Anziano sveglio dalle 5: “Via! Verso nuovi cantieri!”

Gruppetto di ragazzini: “Bisogna unire le forze, solo così potremmo appianare le divergenze e accettare il futuro che questa terra merita in termini di nuovi orizzonti adatti alla varietà quotidiana e al rispetto reciproco.”

Gruppetto di adulti che guarda i ragazzini: “Guardali, che generazione di spostati, con i loro telefonini, ai nostri tempi si parlava, mica come loro, egoisti, pronti solo a giudicare.”

Senzatetto: “Che bello prendere la metro quando c'è tanta gente almeno stiamo tutti vicini e fa caldino.”

Impiegato in banca: “Che schifo ma proprio vicino ad un senzatetto dovevo finire oggi.”

Ragazza: “Che carino quel tipo laggiù che sta scrivendo qualcosa sul telefono.”

Io, che mentre scrivo questo post amo darmi delle arie da profondo intellettuale quando in realtà quel che penso è: “E pinco panco, e panco pinco. E pinco panco, e panco pinco. E pinco panco, e panco pinco. Che poi suona un sacco come bingo bango bongo me ne vado giù nel pinco panco e panco pinco…”

E’ una specie di gioco. Serve quando hai lo schifo addosso, che proprio non c'è verso di toglierlo.
Allora ti rannicchi da qualche parte, chiudi gli occhi e inizi ad inventarti delle storie. Quel che ti viene. Ma lo devi fare bene.
Con tutti i particolari. E quello che la gente dice, e i colori, e i suoni. Tutto.
E lo schifo poco a poco se ne va.
Poi torna, è ovvio, ma intanto, per un po’, l'hai fregato.
—  Alessandro Baricco
Il mio pomeriggio
  • 13.02: *Arriva a casa da scuola*
  • 13.15: *Accende la tele*
  • 13.27: *Inizia a cucinare*
  • 13.50: *Mangia guardando la tv*
  • 14.30: Devo studiare, è tardi.
  • 14.35: Però potrei guardare ancora un po' la tv, ho tempo. Finisce questo programma e vado.
  • 15.15: Ora è finito, vado.
  • 15.17: Questo programma però è bellissimo. Non posso perderlo!
  • 15.53: Perfetto, ora mi metto a fare i compiti.
  • 15.55: Anche se a pensarci bene non ho ancora aperto Tumblr oggi... Dai, mi concedo una sbirciatina. Solo 10 minuti però.
  • 15.57: Reblog.
  • 16.08: Like-like-reblog-like-like-like-reblog-reblog-like
  • 16.18: Reblog-like-like-reblog-reblog-reblog-like-reblog
  • 16.26: Like-reblog-like-like-reblog-reblog-like-reblog
  • 16.35: Mi è venuta fame... Faccio una merenda veloce e poi studio, così sono anche carica.
  • 16.40: *Mangia*
  • 16.45: *Mangia*
  • 16.57: *Mangia*
  • 17.00: *Mangia*
  • 17.15: Basta, ora devo iniziare a studiare.
  • 17.18: *Apre il libro*
  • 17.25: *Si guarda le unghie*
  • 17.26: Certo che fanno proprio schifo, dovrei rifarmi lo smalto...
  • 18.03: *È soddisfatta del suo lavoro*
  • 18.07: *Riapre i libri*
  • 18.13: Sono stanca... Potrei andare a fare una doccia veloce così mi sveglio un attimo...
  • 18.15: *Entra nella doccia*
  • 18.42: *Esce dalla doccia*
  • 18.50: *Si districa i capelli*
  • 18.59: *Inizia ad asciugarsi i capelli*
  • 18.13: *Ha finito di asciugarsi i capelli*
  • 18.19: *Apre i libri*
  • 18.24: *Arriva un messaggio*
  • 18.26: *Inizia a messaggiare con una sua amica riguardo al fatto che hanno troppi compiti, che sono nella merda, che non ce la faranno mai*
  • 18.54: *Riapre i libri*
  • 19.02: *Arriva a casa la famiglia*
  • 19.04: Dai, vado a giocare con la mia sorellina, tanto algebra la finisco dopo cena, latino lo studio prima di dormire, fisica domani in pullman e arte durante l'ora di scienze.
  • 19.45: *Inizia la cena*
  • 20.12: *Finisce la cena*
  • 20.17: Ora mi chiudo in camera e non esco finchè non ho finito di studiare.
  • 20.19: *Apre i libri per l'ennesima volta*
  • 20.22: *Inizia a distrarsi*
  • 20.27: *Cazzeggia*
  • 20.36: *Cazzeggia*
  • 20.42: *Cazzeggia*
  • 20.56: *Cazzeggia*
  • 21.01: Oggi c'è un bel film in tv!
  • 21.10: *Inizia il film*
  • 23.40: *Finisce il film*
  • 23.45: *Dorme*
È una specie di gioco. Serve quando hai lo schifo addosso, che proprio non c'è verso di togliertelo. Allora ti rannicchi da qualche parte, chiudi gli occhi e inizi ad inventarti delle storie. Quel che ti viene. Ma lo devi fare bene. Con tutti i particolari. E quello che la gente dice, e i colori, e i suoni. Tutto. E lo schifo poco a poco se ne va. Poi torna, è ovvio, ma intanto, per un po’, l'hai fregato.
—  Baricco, Castelli di rabbia.
Ti dicono: conta su di me, e mentre tu cominci a contare, loro sono già scappati. Certo che fa proprio schifo ‘sto nascondino dei grandi.
—  [MLicenza_cit.
È una specie di gioco. Serve quando hai lo schifo addosso, che proprio non c’è verso di togliertelo. Allora ti rannicchi da qualche parte, chiudi gli occhi e inizi ad inventarti delle storie. Quel che ti viene. Ma lo devi fare bene. Con tutti i particolari. E quello che la gente dice, e i colori, e i suoni. Tutto. E lo schifo poco a poco se ne va. Poi torna, è ovvio, ma intanto, per un po’, l’hai fregato.
—  dal libro Castelli di Rabbia di Alessandro Baricco
E’ una specie di gioco. Serve quando hai lo schifo addosso, che proprio non c’è verso di togliertelo: allora ti rannicchi da qualche parte, chiudi gli occhi e inizi ad inventarti delle storie.
Ma lo devi fare bene. Con tutti i particolari.
E lo schifo poco a poco se ne va.
Poi torna, è ovvio, ma intanto, per un po’, l’hai fregato.
—  Alessandro Baricco

anonymous asked:

Perché esiste la distanza? So che é una domanda stupida ma giuro sto cercando la risposta ormai da troppo tempo

Secondo me esiste per farti capire se una persona è in grado di restare nonostante le difficoltà, capire se ti ama veramente nonostante non ti ha accanto, capire se ti aspetterà perché vuole solo te e non rinuncerà mai a te nonostante è dura, è come una prova ecco, però è vero che fa proprio schifo ..