che rise

- Sentimi il cuore. Se tu indugiavi ancor un minuto, mi si rompeva. Ella mise la guancia nel luogo della mano. Egli le baciò la nuca. - Senti? - Sì; mi parla. - Che ti dice? - Che non mi ami. - Che ti dice? - ripeté il giovine, mordendola alla nuca, impedendole di sollevarsi. Ella rise. - Che mi ami. *Gabriele D’annunzio, da “Il piacere”*
Lei alzò il bicchiere.
“Facciamo un brindisi.”
“A che cosa?”
Sembrava perplesso.
“A noi due.”
Ci fu un attimo di silenzio.
“Ma non stiamo insieme da mesi, lo sai, vero?”
Lei rise: “Pensi che non sappia che ci siamo lasciati? Intendo, facciamo un brindisi a noi che non esistiamo più.”
“Sei fuori di testa.”
“Pensavo lo sapessi già.”
Si scambiarono uno sguardo. Un piccolo e timido sorriso.
“D'accordo, brindiamo.”
“Benissimo. A noi due. Ai nostri insulti e alle nostre risate. Per tutte le volte che ci siamo urlati contro e per tutte le volte che avrei voluto strozzarti, per tutte le volte che mi hai sbattuto la porta in faccia lasciandomi sola. Alla nostra intensa e disperata storia d'amore impossibile.”
Ci fu un attimo di silenzio.
“Altro?”
“Sì. Ci sto pensando. Non mettermi fretta.”
“Figurati, fai con calma.”
“Ecco, ci sono. Un brindisi a noi, per tutte le volte che sei tornato indietro, per tutte le volte che ti ho raggiunto. Per tutti i sorrisi e i baci, per tutti i momenti felici che sembrano di un'altra vita e sembrano appartenere ad altre persone, talmente diverse da ciò che siamo adesso che non riesco più a vedere me stessa nella donna che ero con te. E tu riconosci nell'uomo che sei adesso quello che eri con me?”
Le sorrise: “No.”
Sorrise anche lei: “Siamo pari.”
“È un bel brindisi.”
“Sono contenta che ti piaccia.”
Ci fu del silenzio, entrambi impegnati a bere e a pensare.
“Lui passerà a prendermi tra poco.”
“Sa di me?”
“Lei sa di me?”
“No.”
“E allora.”
“Hai ragione.”
“Come sempre.”
“Dove sei stata dopo noi?”
Si passò una mano tra i capelli: “Un po’ di qua e un po’ di là. Poi ho incontrato lui e siamo andati in giro insieme.”
“Non ti interessa sapere dove sono stato io?”
“No. Non mi interessa proprio niente dei tuoi percorsi.”
“Sei sempre carina, tu.”
“Devo andare.”
“È arrivato?”
“Ho sentito la macchina.”
“Come fai a sapere che è la sua?”
Gli occhi della ragazza si illuminarono: “Lo riconosci subito un rumore di casa.”
“E io” le chiese timidamente: “io che rumore sono per te?”
Lo sguardo di lei si addolcì e gli fece una carezza: “Sei solo il rumore di un sogno infranto, lo sai. Di un passato talmente lontano da apparire irraggiungibile persino nei ricordi.”
“Mi dispiace.”
“Non farlo. Stammi bene. Abbi cura di te.”
“Lo farò.”
“Bene. Buonanotte, vai piano in macchina.”
“Non ti smentisci mai.”
“Non c'è più un noi ma io sono sempre io, in fondo.”
Un sorriso mentre la guardava scendere le scale.
“Buonanotte.”
“Addio.”
— 

“..Sei solo il rumore di un sogno infranto, lo sai.”

-Le rare cose belle che trovi su Facebook..

–Siamoilcentrodelnostrouniverso

Ieri sera ero al bar con il mio fidanzato.
Per sbaglio ho fatto cadere un bicchiere dal tavolo e questo si é frantumato in una miriade di frammenti.
Alla fine lui mi guardò e disse “tutto a posto ? Non hai mica rotto il locale”
Gli risposi con un velo di malinconia “scusa, fare figure di merda questa sera era proprio quello che volevo evitare.”
Lui rise “ sei una pasticciona lo sai?”
“Per fortuna tu mi ami comunque, non é vero ?”
Lui mi fisso con i suoi occhi verdi “no”.
È come se il pavimento stesse scomparendo da sotto i miei piedi.
Con un filo di voce gli chiesi “co-cosa?”
Mi prese le mani e si avvicinò ancora di più al mio volte e, assumendo un tono serio ma allo stesso tempo dolce mi sussurrò “ non devi neanche farmele certe domande così stupide! Lo sai che ti amo sempre, amo i tuoi disastri, amo te” e mi baciò.

-Volevoimparareavolare

Lei alzò il bicchiere.
“Facciamo un brindisi.”
“A che cosa?”
Sembrava perplesso.
“A noi due.”
Ci fu un attimo di silenzio.
“Ma non stiamo insieme da mesi, lo sai, vero?”
Lei rise: “Pensi che non sappia che ci siamo lasciati? Intendo, facciamo un brindisi a noi che non esistiamo più.”
“Sei fuori di testa.”
“Pensavo lo sapessi già.”
Si scambiarono uno sguardo. Un piccolo e timido sorriso.
“D'accordo, brindiamo.”
“Benissimo. A noi due. Ai nostri insulti e alle nostre risate. Per tutte le volte che ci siamo urlati contro e per tutte le volte che avrei voluto strozzarti, per tutte le volte che mi hai sbattuto la porta in faccia lasciandomi sola. Alla nostra intensa e disperata storia d'amore impossibile.”
Ci fu un attimo di silenzio.
“Altro?”
“Sì. Ci sto pensando. Non mettermi fretta.”
“Figurati, fai con calma.”
“Ecco, ci sono. Un brindisi a noi, per tutte le volte che sei tornato indietro, per tutte le volte che ti ho raggiunto. Per tutti i sorrisi e i baci, per tutti i momenti felici che sembrano di un'altra vita e sembrano appartenere ad altre persone, talmente diverse da ciò che siamo adesso che non riesco più a vedere me stessa nella donna che ero con te. E tu riconosci nell'uomo che sei adesso quello che eri con me?”
Le sorrise: “No.”
Sorrise anche lei: “Siamo pari.”
“È un bel brindisi.”
“Sono contenta che ti piaccia.”
Ci fu del silenzio, entrambi impegnati a bere e a pensare.
“Lui passerà a prendermi tra poco.”
“Sa di me?”
“Lei sa di me?”
“No.”
“E allora.”
“Hai ragione.”
“Come sempre.”
“Dove sei stata dopo noi?”
Si passò una mano tra i capelli: “Un po’ di qua e un po’ di là. Poi ho incontrato lui e siamo andati in giro insieme.”
“Non ti interessa sapere dove sono stato io?”
“No. Non mi interessa proprio niente dei tuoi percorsi.”
“Sei sempre carina, tu.”
“Devo andare.”
“È arrivato?”
“Ho sentito la macchina.”
“Come fai a sapere che è la sua?”
Gli occhi della ragazza si illuminarono: “Lo riconosci subito un rumore di casa.”
“E io” le chiese timidamente: “io che rumore sono per te?”
Lo sguardo di lei si addolcì e gli fece una carezza: “Sei solo il rumore di un sogno infranto, lo sai. Di un passato talmente lontano da apparire irraggiungibile persino nei ricordi.”
“Mi dispiace.”
“Non farlo. Stammi bene. Abbi cura di te.”
“Lo farò.”
“Bene. Buonanotte, vai piano in macchina.”
“Non ti smentisci mai.”
“Non c'è più un noi ma io sono sempre io, in fondo.”
Un sorriso mentre la guardava scendere le scale.
“Buonanotte.”
“Addio.”