che orrore

Io ci sto provando davvero a non cadere più sul fondo.
Ci sto provando a sorridere di più, a non odiare me stessa, a prendere la vita con leggerezza, a non rinchiudermi più in bagno con una lametta in mano, a non sentirmi più il problema per ogni cosa, a farmi nuovi amici, a non pensare sempre al passato…
Ci sto provando, ma quando mi sembra di essere finalmente arrivata un superficie accade qualcosa che mi ributta sul fondo, scoprendo con orrore che è più profondo di quanto pensassi.
—  the-girl-with-ice-eyes

“perché la bandiera nera?

La bandiera nera è il simbolo dell'Anarchia. Essa provoca reazioni che vanno dall'orrore alla delizia tra quelli che la riconoscono. Cercate di capire cosa significa e preparatevi a vederla sempre più spesso in pubblico… Gli Anarchici sono contro tutti i governi perché credono che la libera ed informata volontà dell'individuo sia la vera forza dei gruppi e della stessa società.

Gli Anarchici credono nell'iniziativa e nella responsabilità individuali e nella completa cooperazione dei gruppi composti di liberi individui. I governi sono l'opposto di questi ideali, dato che si fondano sulla forza bruta e la frode deliberata per imporre il controllo dei pochi sui molti. Che questo processo crudele e fraudolento sia giustificato da concetti come il diritto divino, elezioni democratiche, o un governo rivoluzionario del popolo conta poco per gli Anarchici. Noi rigettiamo l'intero concetto stesso di governo e ci affidiamo in modo radicale alla capacità di risoluzione dei problemi propria di ogni uomo libero.

Perché la bandiera nera? Il nero è il colore della negazione. La bandiera nera è la negazione di tutte le bandiere. È la negazione dell'idea di nazione che mette la razza umana contro se stessa e nega l'unità di tutta l'umanità. Il colore nero è il colore del sentimento di rabbia e indignazione nei confronti di tutti i crimini compiuti nel nome dell'appartenenza allo stato. È la rabbia e l'indignazione contro l'insulto all'intelligenza umana insito nelle pretese, ipocrisie e bassi sotterfugi dei governi…

Il nero è anche il colore del lutto; la bandiera nera che cancella le nazioni è anche simbolo di lutto per le loro vittime, i milioni assassinati nelle guerre, esterne ed interne, a maggior gloria e stabilità di qualche maledetto stato. È a lutto per quei milioni il cui lavoro è derubato (tassato) per pagare le stragi e l'oppressione di altri esseri umani. È a lutto non solo per la morte del corpo, ma anche per l'annullamento dello spirito sotto sistemi autoritari e gerarchici. È a lutto per i milioni di cellule grigie spente senza dar loro la possibilità di illuminare il mondo. È il colore di una tristezza inconsolabile…

Ma il nero è anche meraviglioso. È il colore della determinazione, della risoluzione, della forza, un colore che definisce e chiarifica tutti gli altri. Il colore nero è il mistero che circonda la germinazione, la fertilità, il suolo fertile che nutre nuova vita che continuamente si evolve, rinnova, rinfresca, e si riproduce nel buio. Il seme nascosto nella terra, lo strano viaggio dello sperma, la crescita segreta dell'embrione nel grembo materno - il colore nero circonda e protegge tutte queste cose…

Così il colore nero è negazione, rabbia, indignazione, lutto, bellezza, speranza, è il nutrimento e il riparo per nuove forme di vita e di relazioni sulla e con la terra. La bandiera nera significa tutte queste cose. Noi siamo orgogliosi di portarla, addolorati di doverlo fare, e speriamo nel giorno nel quale questo simbolo non sarà più necessario.”

Emma Goldman

Una tua faccia ha sì contorni umani
un tuo gesto è davvero primaverile e
un tuo guardarmi è la prima delle cose

a cui penso quando − nel vivido primeggiare
dei nuvoli pomeridiani − io con molta
lentezza cerco te.

E se il morire è cosa di ogni giorno
anche il tuo sguardo ha luci maligne
e un tuo cenno di timidezza o d’amore

non fa altro che ritardare l’orrore
di un giorno.

— 

Amelia Rosselli

D'un tratto il mio cuore fece un balzo
e mi sorpresi di fronte a un battito tanto insistente.
D'un tratto mi risvegliai da quel torpore
che maliziosamente si era insinuato tra le mie membra,
dentro la mia carne, dentro la mia testa.
E che sollievo, che spavento, che orrore fu.
E quante amare lacrime piovvero dal mio volto,
e mi accarezzarono il viso,
e caddero prepotentemente a terra,
tra un singhiozzo e un sorriso.
E quanto dolceamara fu questa ritrovata coscienza,
questa ritrovata passione,
che tuttavia, nessuno vede,
nessuno sente.
E quanto fu difficile alzare gli occhi al cielo
e guardando la luna silente
gridare la mia esistenza
con nessuno accanto, con lingua muta.
Con solo l'eco della mia follia
a far ritorno nei miei pensieri.

mi-avevi-promesso-che  asked:

Racconti qualcosa?

Era il 2005, estate. Io ero nel paesino di una mia amichetta di quei tempi. Andavo spesso a trovarla perché le nostre nonne erano molto legate. Lei viveva in una frazione minuscola e piuttosto squallida di un comune di montagna. Questa frazione si trovava esattamente sotto un pezzetto di autostrada. La strada era alta sopra noi, ma si sentiva continuamente il rumore delle macchine che sfrecciavano. Che orrore eh? Beh però a me piaceva, soprattuto perché questo paesino era situato accanto ad un lago abbastanza grande, sempre pieno di bimbi e famiglie. Un giorno eravamo a giocare in un campetto di basket, tutto arrugginito e invecchiato, che stava di fronte alla casa della mia amica. Le nostre nonne stavano sedute su due sedie e ci guardavano giocare. Ad un certo punto vedo i loro sguardi distogliersi da noi e concentrarsi su un punto in alto, a livello dell'autostrada, decine di metri sopra l'acqua del lago.
Sposto lo sguardo e mi accorgo di una presenza nera che cadeva giù, scendeva a velocità impressionante, avvicinandosi sempre poi all'acqua. Era un uomo, un suicida.

ho orrore de quelli che sanno già tutto…de quelli che te battono sulla spalla e te dicono dai che ce la fai…orrore de quelli che te danno i consigli senza che glieli chiedi…de quelli che distribuiscono ti amo ….ho orrore di donne che sparlano di altre donne…orrore di quelli che criticano tutto e tutti e poi se scoperebbero anche er carrello der supermercato….ho orrore di chi dice di avere le palle piene della guerra nel mondo…e poi se trova un mèndico manco lo considera…ho orrore de chi odia le bestie…ho orrore ma anche misericordia…de quelli che predicano amore e nun sanno manco che ha cambiato indirizzo. @radiosciampli
La tua allegria era contagiosa.
Eri fresca, dolce, perché sei andata via?
Sembravi felice e solare,
Cosa ti ha detto il cervello in quell'istante?
Ti amavano in tanti ma non ti sentivi amata, invidiavano tutti la tua bellezza ma ti sentivi brutta, il tuo corpo sinuoso, il tuo viso angelico, i tuoi capelli perfetti, i tuoi occhi castani, il tuo collo…
Dio, quanto avrei voluto baciare quel collo!
Perché.
Tu ora mi devi spiegare il motivo!
Sì, sono incazzato con te. Da morire.
Ti ammazzerei se fossi qui.
Che poi ci penso, ed è ancora più triste:
L'hai già fatto tu.
Ti sei uccisa.
Che orrore, anche solo a dirlo.
Perché?
Per lasciarmi qui, da solo, a combattere anche con il tuo ricordo.
Non basta, no, un bigliettino.
Troppo facile dire: “lottate, siate attaccati alla vita”
No.
Cazzo, no!
Impazzisco… Perché, porco cane, perché?
Mi senti, sto sclerando al cielo contro di te, voglio una risposta!
Giuro resterò al cimitero per tutta la notte
Devi rispondermi!!
Devi rispondermi, sigh
Devi risponder…
Devi risponde..
Devi rispond…
Sigh
Perché, guardami, mi trema la voce..
Silvia
Io ti amo
Silvia, perché?
Sia la fantascienza che l'orrore sono interessati a esplorare uno spazio inquieto, fuori del quale la suspense e l'immaginazione non sono possibili.
—  Giuseppe Lippi

l’uomo animale non si nasconde come la razza animale nelle foreste. la folta foresta diventa una miriade di grattacieli e palazzi ammassati uno sull’altro. i branchi si sparpagliano tra le strade e i cunicoli più stretti. le caverne che nascondono le bestie peggiori diventano i sottoscala e i locali più putridi e malfamati. la caccia delle bestie comincia al sorgere della notte. i volti si trasformano in maschere teatrali dell’orrore. l’aria odora come il male che si fa beffa dell’uomo. si dice che gli stupidi si isoli in campagna, ma gli stupidi vengono definiti tali dagli stupidi ciechi della città che hanno perso ogni senso percettivo. l’uomo si rende cieco di fronte a un orrore che lui stesso ha creato. lampeggiano i lampioni sotto le teste che corrono. cade pioggia sporca su anime sporche. evapora l’acqua ma tutto il resto rimane stretto a terra. ammuffisce insieme alla candeggina. ti afferrano le mani dei passanti che non riescono a chiedere aiuto ma sanno solo ringhiare.

eppure tokyo pare la città più perfetta. l’ordine e il rispetto riecheggia in maniera assordante. abbassi la testa per conformizzarti alle loro usanze. l’uomo si destreggia come l’animale più superiore e la donna ti guarda da sotto la mascherina medica un po’ incuriosita. le mie scarpe nuove sembrano aver passato tre anni. lo studio nel seminterrato cela ogni scorrere del tempo. mi aggrappo a una sigaretta per sbriciare fuori il sole che fa il suo corso, ma lo sguardo non ci arriva mai fin sopra a i grattacieli. all’uscita la notte già canta i suoi riti. non si ferma il tempo e non si spengono le luci. i locali e le discoteche tengono spalancate le sue porte ei mega schermi cantano una lingua incomprensibile. i volti bianchi respirano come fantasmi. solo il rossetto rosso ricorda un battito di sangue. pedalo veloce senza accorgermi di andare contromano, fino a che giungo al bordo di un parco dove la pioggia ha portato fino in strada i petali dei ciliegi che sbocciano come se esplodessero. 

princessushy  asked:

44( bellissimo blog, mi sembra di conoscerti da una vita💕😍)

44: “Vorrei una classe solo di persone di Tumblr” cosa pensi di questa frase?

La gente su Tumblr è particolare. Se è vero che la maggior parte è più sensibile del solito o meno attenta alla vita mondana, c'è anche una parte di malati del porno e un'altra ancora di persone che si fingono depresse solo per attirare l'attenzione, o che cercano in tutti i modi di far apparire la loro vita più complicata e tragica di quanto non sia in realtà.
Ecco, io credo che quest'ultimi siano i peggiori e, davvero, non riesco a tollerarli. Il buttarsi giù senza motivo è qualcosa di inconcepibile per me, che sono sempre pronta a incazzarmi e tirare fuori le palle (scusa l'espressione poco fine) quando qualcosa semplicemente non mi va.
Quindi per me questa frase è un scemenza. Non vorrei mai una classe solo di gente Tumblr, immagina che orrore.

(Grazie di cuore per le bellissime parole❤)

Nei notiziari serali,
nella camera attigua,
nei discorsi dei testimoni di geova,
negli annunci pubblicitari per le organizzazioni umanitarie,
tra le coppie ginnasiali,
sotto il peso delle mie decisioni
il mondo sta andando in sfacelo.
Non perché è insopportabile,
ma perché è inevitabile,
essendo solide e certe soltanto le cose
che sono d'impiccio,
la morte, la rovina, l'esattoria.

La mia personale impotenza e quella della Storia
le riconosco a furia di ripetizioni,
perciò so che ogni casa
che smembri
esige la costruzione di una nuova.

La casa,
che caccia le sue mani in altre mani,
che costringe poesie d'orrore a diventare poesie d'amore
e da adolescenti confusi e disorientati fa i nostri genitori.

La casa,
caduca, inconsistente,
come lo sono l'abbandono e il ritorno,
ma di facile accesso,
dovunque mi addormento.

Katja Perat

IL PROBLEMA DELL’ESSERE GENTILI

Ho questa collega che è un annetto che lavora con me (non ne ho mai parlato perché è una non-ancora-trentenne, deliziosa come persona, e io invece sono solito raccontare storie raccapriccianti) e per lei faccio cose carine tipo, se so che fuori fa freddo, metterle il camice sul termosifone prima che monti in turno o regalarle i campioncini di crema degli informatori farmaceutici.

Insomma, quello che farebbe un padre di famiglia nel vedere sua figlia nel prossimo futuro.

Però c’è questa cosa del bagno in comune, io e lei.

I problema è che quando piscio tiro su la tavoletta (comportamento civile da imprinting pavloviano tramite zoccolo materno in zona parietale) e questo non sarebbe un problema, poi tiro l’acqua e qua arriva il dilemma.

La rimetto giù e poi lei pensa che io ci abbia sgocciolato sopra oppure la lascio su per farle vedere che io ci tengo ma poi lei pensa che sia un cafone a non aver pensato che tocca a lei metterla giù?

Allora opto per lasciarla giù ma ci abbasso anche il coperchio. Genio!

Però poi penso che ci faccio la figura di quello che piscia e poi tira lo sciacquone a coperchio chiuso per non farsi schizzare le scarpe ma poi gli schizzi di piscio diluito finiscono sulla tavoletta.

Allora piscio, tiro lo sciacquone, abbasso la tavoletta, ci passo il disinfettante chirurgico e poi chiudo il coperchio.

Sentirà l’odore del disinfettante e capirà che ci tengo a fare le cose per bene.

Oppure penserà che io abbia pisciato a ventaglio con la tavoletta abbassata e che poi mi siano venuti i sensi di colpa o addirittura, orrore!, che disinfetti tutto prima di usarlo perché mi fa schifo se lo ha usato lei?

Quindi, alzo la tavoletta, piscio, abbasso la tavoletta, disinfetto, abbasso il coperchio ma prima che lei entri in turno, così sono sicuro che comprenderà che la disinfezione è un atto di gentilezza per lei e non a causa sua.

Comunque tutto questo per dirvi che ho appena scoperto che usa il bagno delle infermiere perché il nostro lo tengo occupato delle mezz’ore a tirare su e giù il coperchio e a disinfettare.

Ho paura.
Stamattina hanno trovato una borsa in stazione e pensavano che fosse una bomba. Un bomba, capite? Di quelle che scoppiano e riducono tutto in cenere, di quelle che lasciano solo orrore e desolazione.
Ci hanno fatto allontanare, hanno chiamato la polizia, gli artificieri ed era solo una..borsa. E allora ringrazi Dio anche se non credi perchè una borsa era una borsa.
Ho paura. 
Cammino per strada e mi guardo intorno come se da un momento all'altro ogni cosa dovesse sparire. Scruto le persone, le studio e mi vengono mille dubbi che mi divorano. Io che, forse sbagliando, delle persone mi sono sempre fidata.
Ho paura.
Il mio ragazzo deve andare ad un concerto sabato sera e si parla solo di massima sicurezza, di controlli straordinari. Come fai a goderti la musica quando ti preoccupi di saltare in aria? Come fai a cantare, a ballare se pensi che potrebbe essere l'ultima volta?
Ho paura.
E non voglio, non voglio avere paura. Non posso avere paura di uscire in centro, di andare a ristorante o in un museo.
La paura ci toglie la libertà, ci toglie la voglia di scoprire, di imparare e no, non possiamo permetterci di avere paura.
Non possiamo permetterci di avere paura di..vivere.

Bruciati vivi.

Ci ho pensato a lungo prima di pubblicare questa foto. Avevo dei dubbi. Mi domandavo: uno scrittore ha il diritto di turbare le menti dei suoi lettori con immagini simili? Sarà etico pubblicarle nello stesso spazio in cui condivido le foto delle mie figlie, bambine felici che sorridono? Non so ancora darmi una risposta. Non so se qualcuno di voi rimarrà offeso o turbato, se è così,mi scuso. So solo che guardando queste persone carbonizzate vive mi vengono in mente molte immagini simili viste in passato, in diverse parti del mondo, e sono sempre più convinto che non si può tacere sulla questione delle guerre pilotate dalle superpotenze. La storia non perdonerà la nostra ignoranza, l'insensibilità, l'egoismo. L'orrore va mostrato, condiviso e sofferto, almeno in una millesima parte. L'orrore esiste. Lo stesso orrore che vivono in questi giorni i civili in Ucraina, catapultata in una serie di violenze inaudite che prendono sempre più piede e rischiano di diventare la ripetizione dello scenario balcanico. Stamattina non ho visto nessun giornale pubblicare in prima pagina questa foto e mi sono arrabbiato. Perché tutti noi dovremmo avere davanti agli occhi le conseguenze di una politica corrotta, il modo in cui si sta concretizzando il piano di conquista economico-politico dei territori post-sovietici. Le persone arse vive nella città di Odessa erano dei civili, non erano spie, militari o rappresentanti del governo russo. Erano persone impaurite nascoste all'interno dell'edificio, nel tentativo di sfuggire alla furia omicida dei provocatori squadristi. Sono stati bruciati vivi e nessun giornalista occidentale ha avuto coraggio di raccontare - o nessun giornale si è preso la responsabilità di pubblicare - la loro storia in modo coerente, perché ufficialmente siamo dalla parte degli insorti. Perché in fondo non abbiamo ancora capito se ci serve il gas russo o se accetteremo la proposta delle compagnie americane. Perché l’ennesimo bamboccio politico italiano ha fatto carino con il Cesare americano qualche settimana fa. Perché siamo per la democrazia, siamo per i fast food, per il petrolio gestito dalle sette sorelle, per le lobby del tabacco, per le favole della BBC, per la classe della finanza che schiavizza il mondo intero trasformandolo nel medioevo tecnologico, per la metodica distruzione del nostro pianeta. Siamo dalla parte della crescita, di quello che chiamano del progresso. Io dico che di fronte ad un simile scempio svaniscono le appartenenze, la coerenza politica, gli interessi economici e non esistono più le spiegazioni. Non esiste nessuna giustificazione storica o umana con cui si possano spiegare i corpi di esseri umani carbonizzati. Corpi che ieri non erano diversi da noi: fatti di carne e ossa, con pensieri, desideri, affetti, progetti, sentimenti. Mi dispiace se ho rovinato il vostro sabato, mi dispiace con tutto il cuore di aver urtato la vostra sensibilità con queste immagini, ma se esiste la verità, sono sicuro che in questo momento ha il volto sfigurato dal fuoco, come quello dei cadaveri che vedete in questa foto. E spero che mister Obama e i suoi consiglieri, con quei bei sorrisi da Nobel stampati sulle loro facce di gomma, possano riportare nelle loro anime la stessa micidiale devastazione che hanno portato sui loro corpi quegli innocenti di Odessa.

Nicolai Lilin, 3 maggio 2014 - facebook

Sapete, oggi io penso dovremmo tutti stringerci in un grandissimo abbraccio virtuale e sorridere. In silenzio, chi con gli occhi chiusi e chi con gli occhi aperti; chi a digrignare i denti, chi con lo sguardo verso il cielo. Vivere, ricordare, resistere. Ritornare a quelle montagne, alla resistenza di quegli uomini, per sentirci completamente vivi e grati.
C’è chi ha taciuto al fascismo, chi l’ha condiviso, chi l’ha combattuto; chi gli si è opposto a inizio guerra, chi gli si è opposto a fine guerra. Io non trovo che importi molto; non ora, non in questa sede. Credo che l’unica cosa che conti è che vi sia stato qualcuno così coraggioso da gridare resistenza al più grande orrore che la storia italiana, europea e mondiale abbiano vissuto. E noi qui, oggi, dovremmo sinceramente rendere grazie ed essere felici. Dimenticare per un attimo i nostri problemi, le nostre paturnie, i nostri guai e sorridere.
A settant’anni di distanza sta a noi mantenere vive e nitide quelle immagini.
Sta a noi continuare la resistenza.
A noi urlare che il fascismo non ci conquisterà più.
A noi lottare per i nostri obiettivi. Per dirci in tutta onestà d’essere uomini.
Che sia festa, che sia festa!