che cos'hai

‘Cos'hai pensato quando ci siamo conosciuti?’
‘Cosa scusa?’
'La prima volta che ci siamo incontrati: cos'hai pensato?’
'La verità?’
'La verità.’
'Mi sei stato sulle palle alla prima occhiata.’
Sei scoppiato a ridere e ti sei acceso una sigaretta; la terza della mattinata.
'Davvero? Perchè?’
'Non lo so. Hai presente la simpatia a pelle? Ecco, con te ho provato tutto il contrario.’
'Potrei sentirmi onorato della cosa.’
'Tu invece? Cos'hai pensato quando c'hanno presentati?’
Mi hai guardata a lungo, hai aspirato del fumo e poi lo hai lasciato salire verso il cielo.
“'Niente in particolare, ma ho capito che c'era qualcosa in te che mi attraeva non poco,’ hai risposto alla fine. 'Forse la tua pelle pallida nonostante fosse agosto o forse quel modo che avevi, e che hai tutt'ora, di capire una persona con una sola occhiata.’
'E vuoi farmi credere d'aver capito tutto questo di me a malapena avendomi detto ciao?’
Hai sorriso ancora, in un modo strano, quasi sghembo.
'Solo perché finora non sei stata capita non significa che non esista nessuno in grado di farlo.“
—  Me
Come mai ti piaccio? Che cos'hai che non va? Non piaccio neanche a me stessa. Ho sentito la mia voce nella segreteria e mi sono detta ‘Come fa la gente a sopportare la mia voce?’. Odio la mia faccia quando chiacchero o quando mastico una gomma. E adesso la cosa peggiore.. devo passare con me stessa il resto della vita.
—  17 Anni (E Come Uscirne Vivi)
Dopo essermi lasciata con te, uscì con un ragazzo. Mi portò in centro con la macchina, parlando di noi per conoscerci meglio. Mi chiese quali fossero i miei gusti musicali. Risposi elecandogli tutti i gruppi che, obbligandomi ad ascoltare, inizialmente odiavo ma di cui, col tempo, mi hai fatto innamorare. Dicevi che dovevo iniziare a convertirmi, che dovevo smettere di ascoltare merda e iniziare a conoscere la vera musica. Queen, Pink Floyd, Led Zeppelin, e così via.
Dopo un paio di uscite, questo ragazzo decise di portarmi al mare, ad un paio d'ore da casa. Era mattino presto, tirava vento e io indossavo uno dei miei soliti vestitini cortissimi che tanto odiavi. “Stai tremando. Metti il mio telo da spiaggia sulle spalle altrimenti prendi il raffreddore, in piena estate non è il massimo .“ Sorrise ” Vuoi che accenda l'aria calda?”
“ Grazie, magari anche una stufa.” Risposi ridendo.
Rise anche lui. Era dolce, premuroso. Mi piacevano le fossette che gli si formavano sul viso quando sorrideva.
Per radio passò “Il mio pensiero” di Ligabue.
“Alzi il volume?” gli chiesi. Amavo quella canzone, prima che tu iniziassi a rieducarmi in materia musicale. Iniziai ad intonarne il ritornello
“.. e adesso che sei dovunque sei, chissà se ti arriva il mio pensiero, chissà se ne ridi o se ti fa piacere..”
Mi guardò incredulo.
“La conosci? Pensavo non ti piacesse questo genere. ”
Lo guardai, senza dire niente. Guardai davanti a me ed iniziai a piangere. Ero convinta di averti dimenticato, iniziavo anche a non pensarti più così spesso come i primi tempi. Ma dovetti ricredermi. “Cos'hai ?”
Capì che non avrei trovato mai nessuno come te. Che mi avrebbe capita con una parola, con uno sguardo. Capì che avrei preferito piangere per te con te che per te con chiunque altro.
“Brutti ricordi… non volevo..”
Singhiozzavo. Non riuscivo a parlare, le parole mi rimanevano incastrate in gola. Provavo una nostalgia lancinante, una sensazione che mi suggeriva di aprire lo sportello e scappare. Quello non era il posto in cui dovevo stare. Quello, non era il ragazzo che avrei voluto al mio fianco per andare al mare in un giorno d'estate.
—  Me

Invecchiare non serve un accidente. Non ti aspettare granché dello scorrere del tempo. Continuerai a sentirti fuori posto e non capire come funziona gran parte del mondo. Continuerai a scoprire che c'è gente a cui non piaci senza che tu sappia bene cos'hai fatto di male, e dovrai imparare a conviverci. Continuerai a scontrarti con regole sociali che nessuna autorità che pure potrei aver acquisito ti darà mai la facoltà di ignorare del tutto. Continuerai a voler essere diversa,a essere fiera di essere diversa, e allo stesso tempo a dispiacerti, sotto sotto, che gli altri non siano uguali a te o, peggio ancora, che nemmeno vogliono esserlo. E se, come credo, sei un po’ come me, continuerai a provare la tentazione di scappare e di trovare rifugio in un mondo di carta che però a un certo punto non ti basterà più - spero solo che tu non lo capisca troppo tardi. Quindi comincia subito a trovare il tuo modo di sopravvivere a tutte queste cose, Vani, perché il passare del tempo da solo potrebbe non bastare a darti la ricetta.

Alice Basso

—  Damesivasempreesolovia
Sei mia perchè hai l'innocenza e la malizia, che male c'è? Sì lo so, le stelle sono tante, milioni di milioni, ma levati i pantaloni che voglio fare l'amore, lo voglio fare con te. Se mi stringi il cuore, non t'impressionare, se dovesse sanguinare, non ti spaventare, è soltanto amore. Sei la cura e sei la malattia come i tasti neri in una melodia. Che c'hai da ridere? E se poi ti farò male non mi condannare, è pur sempre amore. Beh, che c'è? Cos'hai da piangere? Se tu muori morirò con te.
—  Brunori Sas
  • CONVERSAZIONI SU FACEBOOK:
  • X: ciao, come stai? :D
  • Y: eh insomma..bene dai..
  • X: be ma sai che ieri sono uscito con XX?? E' stra figa, ci siamo fatti tre volte, sabato alla festa.. (mi fermo prima di sboccare)
  • CONVERSAZIONI SU TUMBLR:
  • X: ciao, scrivi bene e hai un bel blog..come stai?
  • Y: bene dai..
  • X: ascolta, non mi prendi per il culo dimmi cos'hai che ne parliamo e risolviamo tutto.
  • capite perché la società va a puttane?

anonymous asked:

tumblr è per le persone che stanno male. tu cos'hai?

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH ASPETTA QUESTA LA MANDO ALLA PAGINA DI FACEBOOK ‘Il disagio degli utenti di tumblr’ AHAHAHAHAHAHAHAHAAHAHHAAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAAHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHA NO DAI NON CI CREDO AHAHAHAHAHAH MA COS’È DIVENTATO STO SITO AHAHAHHAAHAHAH È UNA CAZZO DI PIATTAFORMA PER BLOG NON È UN CENTRO DI RICOVERO.

Scusami sarò noiosa ma non ho nessuna malattia, mi amo, ho una vita meravigliosa e sto bene.

Di provocazioni, stupri, e della dignità delle vittime.

L’ idea, in sé correttissima, secondo cui “uno vale uno”, ci ha fatto credere che chiunque possa dire qualsiasi cosa su tutto, in ogni sede.

Ma soprattutto, ci ha fatto credere che il parere di chiunque valga come quello di chiunque altro.

In realtà, sarebbe più corretto dire che “uno conta uno”, ma che certi “uno” danno pareri che valgono più di altri “uno”.

Il mio parere su un'opera d'arte è un'opinione, quello di un critico accreditato, invece, è una recensione critica, che influenza le valutazioni di mercato

Il mio parere sulla tua tosse, su quel tuo raffreddore che non passa mai, è un'opinione. Il parere del medico che ti ha visitato in Ambulatorio è una diagnosi che comporta una prescrizione medica.

Il parere di un avvocato su questioni di diritto vale più di quello del pubblico di forum, si chiama “consulenza legale” e mi dà diritto a chiederti una parcella.

Spiace per chi si dispiace, ma è così.

Però, in questo popolo di discepoli defilippeschi, di sentenziatori da bar, si è diffusa l'idea che l'abuso della libertà di espressione serva a dimostrarne l'esistenza.

Mi chiedo quanti di noi vorrebbero far vedere gli esiti di un delicato esame diagnostico al proprio medico al bar, fra playboy di periferia che sghignazzano per vecchie gag carnascialesche di battutisti in cerca di gloria, maliarde dell'ultima ora che incrociano le gambe per evidenziare lo spacco della gonna e gruppi di gente che commenta esaltata le notizie dai giornali o il calcio in TV.

E in tutto ciò, mentre il medico cerca di spiegarti che cos'hai, uno o più di quelli sopra descritti, interviene per dire la sua, o fare la battuta, o raccontare che zia Maria dopo tre giorni da quei sintomi è morta.

Ecco, quando arrivi a casa, magari non te lo ricordi più esattamente cosa aveva detto il medico o cosa aveva detto qualunque altro dei presenti.

Questo per dire che la domanda introdotta su un social, sulle reazioni meramente fisiche di un corpo umano durante una violenza sessuale, non è secondo me un tema da social. E se la tua giustificazione è che hai posto la domanda in modo troppo brusco perché non padroneggi la lingua a sufficienza, allora forse è consigliabile, prima di fare la domanda, chiedere a chi la parla un parere su come domandare in modo più delicato.

Perché nella tua lingua lo sai comunque cosa significa quello che stai chiedendo.

Non è un caso che le reazioni più agguerrite violente e arrabbiate siano state quelle delle donne, che oggettivamente sono le destinatarie più frequenti di una violenza che le rende due volte vittime: dello stupro e del pregiudizio.

E non concordo nemmeno con account social collettivi (della cui buona fede sono certa) che ritengono si debba parlarne per educare le masse, per delegittimare chi parla di vittime compiacenti o collaboranti.
Stai solo fornendo carne (la carne delle vittime) al tritacarne della rissa collettiva, che tutto distrugge e nulla crea.

Chi rinnega lo stupro e la violenza sessuale non ha bisogno di frugare impietosamente in tutte le possibili reazioni emotive e fisiche di chi subisce.

Se ci si vuole documentare su argomenti seri non lo si fa al bar, tra una battuta e un flirt.

Ma questo, ai dottori laureati su Wikipedia, probabilmente sfugge.