centro di bologna

Sono stanco delle partite su Facebook, allora proviamo a fare due squadre direttamente e non perdiamo tempo. Lo faccio per semplificare, attenzione, il dibattito sui social.
Squadra A: quelli pro centri sociali. Formata da tutti quelli che hanno messo piede in un centro sociale e/o che sanno cosa sia un centro sociale. Ne faccio orgogliosamente parte.
Squadra B: quelli contro i centri sociali. Vi fanno parte tutti quelli che non hanno MAI messo piede in un centro sociale e che vivono di pregiudizi su che cosa sia un centro sociale.
Non vi sembra lampante che una squadra giochi senza conoscere minimamente l'avversario?
Stamattina hanno sgomberato con la forza il Centro Sociale Làbas di Bologna. Sapete quali attività svolgono questi ragazzi? Eccone alcune: scuola di italiano per migranti, sportello Mediazione e Diritti, Campeggi di volontariato per un'accoglienza degna, Stage di agricoltura biologica, Cineforum, Stage di Cinema per giovani cineasti, summer camp per i bambini del quartiere LàBimbi, biblioteca sociale e altre numerose attività a scopo benefico. Che cosa esattamente dà fastidio alla squadra B?
Ecco il campionario: siete abusivi, vivete nell'illegalità, vi fate le canne, siete figli di papà che non fanno un cazzo, fate danni e se vi picchiano proviamo soddisfazione.
A nulla serve spiegare che i centri sociali operano in spazi altrimenti inutilizzati che vengono di fatto liberati, perché quelli della squadra B sono i difensori estremi della legge: “lo spazio non potete occuparlo, se facessero tutti così?”. Peccato che non lo fanno tutti, (magari lo facessero tutti). Perché gestire uno spazio occupato è un impegno troppo grande che comporta tantissime rinunce, chiunque si dedichi agli altri lo sa bene.
Inutile spiegare che i centri sociali di fatto costituiscono una valida opportunità per la gente del quartiere di imparare, socializzare, integrarsi e per i giovani di impegnarsi in progetti concreti.
Ma poi scusate, se dentro ci operano ragazzi di famiglie benestanti, cosa ovviamente non valida per tutti, anzi, preferireste vederli sullo yacht di papà e odiarli comunque o è meglio vederli impegnati con la gente del quartiere in qualche laboratorio?
Se questi ragazzi si fanno le canne, cosa ovviamente non valida per tutti, anzi, perché vi danno fastidio solo loro? 2 adolescenti su 5 in Italia fanno uso regolarmente di droghe leggere, come funziona? Condannate solo chi vi pare?
“Se vi picchiano proviamo soddisfazione.”
Ora, nel vedere questa ragazza che viene aggredita di spalle, mi spiegate che soddisfazione provate? Cioè la vostra vita è così insoddisfacente che avete bisogno di vedere una ragazza che viene picchiata per poter esclamare: “ah!”
Avete mai provato con una pizza fritta, che so io, con il sesso… potreste provare a stare tutto il giorno con la cinta dei pantaloni strettissima e poi allentarla la sera, trattenere la pipì per ore e poi liberarsi: alla fine direste “ah!” lo stesso.
Il fatto è che la violenza contro questi ragazzi è rassicurante per voi: vi fa credere di aver fatto bene a non entrare mai in un centro sociale, vi solleva dalla responsabilità di pensare, mentre prendete il sole, che avete fatto bene a non occuparvi mai di chi sta peggio di voi, perché chiunque abbia mai aiutato un altro essere umano sarebbe solidale con questa ragazza.
La violenza di stamattina ancora una volta soddisfa questo vostro improvviso e urgentissimo bisogno di ordine con il quale vi fanno credere che si stanno preoccupando dei veri problemi del Paese. Perché lo sanno tutti, il problema dell'Italia non è la corruzione, la malasanità, la disoccupazione, la mafia. Il problema dell'Italia è il decoro.
Allora squadra B, ora va tutto bene, hanno sgomberato il Centro Sociale Làbas: ora, ne siamo stra-sicuri, la vostra vita è sicuramente migliorata, vero?
Noi continuiamo a pensare che i centri sociali siano una ricchezza per tutti, dove operano persone che credono e si battono per un mondo più giusto. #Solidarietà alle attiviste e agli attivisti di #Làbas.

-Luca Delgado-

#lucadelgado #Riscetamento #Làbas
#solidarietà

Quando ho saputo della tua morte ero in Via Ugo Bassi, una delle arterie principali del centro di Bologna, fuori dalla Feltrinelli con un disco di Gaber in mano. Le ginocchia per qualche frazione di secondo hanno ceduto; non riuscivo più a ricordare l'indirizzo di casa mia. Poi mi sono messo a correre con le lacrime che mi rigavano il volto tra gli sguardi morbosi della poca gente che si era accorta che stavo piangendo mentre attraversavo via Rizzoli spingendo chiunque ostruisse la mia corsa. Sono arrivato a casa con un principio di attacco di panico, ho messo questo disco, anzi, proprio questa canzone al massimo del volume consentito dal mio amplificatore Panasonic dell'epoca e poi mi sono sdraiato sul divano (che descrivere come scomodo è un complimento) comprato pochi mesi prima all'Ikea.
La musica assordante serviva a coprire i singhiozzi causati dal mio pianto isterico.
“Non tu, non in questo momento” pensai, ma ormai era troppo tardi.

Scusa il ritardo, Amy.
Se puoi, cerca di perdonarmi.
Per sempre tuo, M.

Pensieri universitari #1

Vivo in un appartamentino nel centro di Bologna ed è un disastro, un delizioso disastro.

La casa è in una posizione ottima, vicino a tutto, minuscola, accogliente, con una vista su un cortiletto interno, pittoresco quanto rumoroso a causa del ristorante napoletano che ha ben deciso di piazzare le ventole per l’areazione proprio sotto le nostre finestre. La cucina è un buco, letteralmente un buco, dove già da soli si sta stretti. La sala è bella, peccato che le finestre siano davanti alla cucina dei nostri dirimpettai, anche loro studenti, con la finestra sempre aperta, e così capita che spesso ci salutiamo e ci diamo il buongiorno, come se fossimo coinquilini solo divisi da tre metri di aria, oppure ci scrutiamo in cagnesco nei giorni no, giudicano la pasta al pomodoro o la brutta cera dell’altro. Il bagno è perfetto, se non che lo sciacquone funziona una volta sì e quattro no e il proprietario puntualmente si dimentica di aggiustarlo. Le camere, beh le camere. Dormo in una doppia con uno dei miei più cari amici, e come ben potete immaginare, le litigate sono puntuali quanto un tedesco, la stanza è più piccola di una tana di conigli, e due letti sono decisamente troppi per quei pochi metri quadrati. Fra l’altro, prima di trasferirci, le ex-coinquiline ci chiesero quale fra le due camere della casa avessimo preferito, poiché l’altro ragazzo, (dani, un tesoro di coinquilino), non aveva nessun problema a fare cambio. Ovviamente noi quale scegliemmo? Quella sbagliata.

Va così, la vita non è perfetta, ma non farei a cambio per nulla al mondo, preferisco un disastro colorato a una perfezione in bianco e nero