celators

E stai guarendo,
la cura funziona.
Solo a volte
poco prima di dormire
vecchie emozioni
ritornano alla mente.
E tu piangi ancora,
qualche volta.
Perché certi ricordi,
certe parole,
sono indelebili.
Ma è notte,
le tue lacrime
sono segrete,
restano protette e celate.
E solo quando ti addormenti
ogni emozione si placa.
Una morte simulata,
che attutisce ogni rumore.

Elisa Priano

Bisogna, alle cose,
lasciare la propria quieta, indisturbata evoluzione
che viene dal loro interno
e che da niente può essere forzata o accelerata.
Tutto è: portare a compimento la gestazione – e poi dare alla luce …

Maturare come un albero
che non forza i suoi succhi
e tranquillo se ne sta nelle tempeste
di primavera, e non teme che non possa arrivare l’estate.

Eccome se arriva!
Ma arriva soltanto per chi è paziente
e vive come se davanti avesse l’eternità,
spensierato, tranquillo e aperto …

Bisogna avere pazienza
verso le irresolutezze del cuore
e cercare di amare le domande stesse
come stanze chiuse a chiave e come libri
che sono scritti in una lingua che proprio non sappiamo.

Si tratta di vivere ogni cosa.
Quando si vivono le domande,
forse, piano piano, si finisce,
senza accorgersene,
col vivere dentro alle risposte
celate in un giorno che non sappiamo.

—  Rainer Maria Rilke, 1903
Ci sono cose che vogliamo, celate sotto ciò che sappiamo e perfino sotto ciò che sentiamo. Ci sono cose che le nostre anime vogliono e la mia vuole te.
—  Shadowhunters, Città del Fuoco Celeste
Cosa significa "amare"?

Ieri ero sulla metro C, tornavo da scuola stanca morta e chiacchieravo con una mia compagna di classe… ad un certo punto entrambe ci soffermammo a guardare una coppietta felice che si baciava in continuazione, lui aveva la valigia e lei delle rose in mano, ho presupposto avessero una relazione a distanza e ammetto di aver provato davvero tanta nostalgia… ma oggi, non sono qui per questo. Quest'episodio mi ha fatto riflettere sul significato della parola amore:

Nei miei benché miseri 18 anni di vita ho assistito allo scioglimento di famiglie, a tradimenti, rifiuti, delusioni, ma anche ad affetti… ho visto mio nonno sacrificarsi per mia nonna, ho visto madri dedicare tutta la loro vita ai figli, cani benvoluti in nuove famiglie, ragazze trattate come principesse dai fidanzati e non, come ormai è in voga sentire, abusate.

Sono qui a scrivere allora, per far passare un concetto importante… sono fidanzata da quasi 5 mesi e lo amo, il suo carattere fa a botte con il mio, i suoi pensieri sono articolati e assurdi delle volte, la distanza poi, complica tutto. Eppure, siamo ancora qui.

Amate chi vi da amore, chi ve lo dimostra a fatti e non a parole, amate chi teme di perdervi, amate chi silenziosamente vi ama perchè le cose più belle, sono celate da tutto il resto.

Amate. Non importa chi o come lo fate, voi amate e basta. Non abbiate paura di sbagliare perchè nulla nell'amore è errato. Amate oltre la distanza, oltre l'età, oltre il fisico, la ricchezza, amate oltre l'apparenza di una ragazza vestita di nero e in disparte, non è depressa, è solo più intelligente rispetto agli altri.

Che capiate che così come un poeta non è colui che scrive e un cantante non è colui che ha una bella voce, l'amore non è solo baciarsi ed arrivare al corpo di colei che si desidera, ma è molto di più.

Amare è sapersi soffermare su ciò che meno ci piace ma che continuiamo ad apprezzare perchè ormai, è parte e cosa nostra.

Siamo testimoni immobili del nostro dolore.
Anestetizzati dalla vita.
In un progressivo e lento movimento che tutto cambia senza mai smuovere davvero qualcosa.
Siamo paralizzati dalle nostre paure.
Immagini interiori celate dalla parte migliore di noi stessi.
Uragani che coviamo nella testa fino alla distruzione.
Mostri che guardano i pezzi cadere e ci passano sopra.
Siamo giocatori in panchina.
Spettatori passivi di un gioco troppo veloce e crudele. Difficile forse. Amabile per gli appassionati.
Ingiusto per i principianti.
Siamo gusci riempiti a caso delle prime cose che Dio, la cicogna e l'angioletto han trovato per strada. Completi solo a metà, vuoti dall'altra.
Totalmente dirottati verso l'autodistruzione.
Siamo esseri stupidi.
Viviamo di ciò che ci uccide, lasciamo che ci uccida e uccidiamo ciò che ci farebbe vivere.
Contenti della nostra pace apparente.
Soddisfatti di questo quieto vivere di facciata, posto a muro dei nostri mille difetti.
Dubbi.
Insicurezze.
Paure.
Siamo uomini, per definizione.
Non molto di fatto.
Incoerenti,incostanti,inutili.
Portatori sani del prefisso “in-”.
Delle malattie del cuore.
Di quelle dell'anima, reali e inesistenti.
Siamo uomini.
Guerrieri da secoli,millenni.
E da secoli,millenni a pezzi.
—  Un-knownenemy
Mi sento un fantasma

Qualcuno sa davvero cosa sia il silenzio?

Ieri ho avuto la sensazione di essere percepita come un fantasma,ovvero di non essere percepita.

Ero seduta su una panchina,vicino a me un altro fantasma ,sentendomi spettatrice privilegiata di quello che mi accadeva attorno,come se la moltitudine di ragazzi che si ammucchiava alla fontana del parco non mi vedesse,o mi sentisse parlare;e allora ero lì,su quelle quattro assi scricchiolanti a godermi passivamente le attività altrui,le quali beffardamente tappezzavano quel posto:un ragazzo smidollato giaceva a peso morto sui margini della fontana,alzando a tratti il capo,e a tratti riabbasandolo rassegnato;pareva essere ubriaco,ma non so dirvi se sia così o se semplicemente si tratti dell’impressione errata di un fantasma che non si è mai sbronzato;forse cercava soltanto di far spirito fra gli amici,forse tentava  delle imitazioni,o forse sarebbe meglio tornare alla prima e più verosimile opzione.

Quei gradi sotto zero,distribuiti ad aguzzi pugnali si facevano sentire,e si faceva sentire anche la mia pessima idea di fare dei calzini un optional:se non ero già allora  un fantasma,lo sarei presto diventata,e in modo piuttosto banale. I  vari campanelli di gente si ammucchiavano a chiazze piuttosto dense,come pinguini antartici intenti a scambiarsi il calore del proprio adipe.

Il cielo ritagliava chiome di faggi e io focalizzavo altre scene di vita.

Ricordo un ragazzo a pochi metri da me che dava l’impressione di un fashion blogger:baciato dalla luce di un lampione,biondo,aveva una giacca di cuoio simil aviatore,ed una sciarpa talmente gonfia e vaporosa che mi sarei precipitata lì a strappargliela dal collo,non fosse stato per l’ipotermia in corso…

Parallelamente una ragazza si era gettata su un tipo cingendolo con braccia e gambe ,probabilmente dotate di strepitose ventose,e un ragazzo ,armato di uno sguardo di sfida,si era pericolosamente avvicinato ad un altro; potevi ben notare i profili che si congiungevano attraverso il vertice del naso,stava inveendo contro l’altro,voleva intimorirlo,provocarlo…ma quello rimaneva placido e ben piazzato,senza smuoversi o irritarsi. Una rissa era da escludersi,un bacio fra i due mi avrebbe stupito meno.

Di passaggio,percorsero il sentiero davanti la mia panchina un gruppo di stranieri,forse magrebini,forse indiani,con uno zaino nero pece,borbottandosi qualcosa.

Li seguì a ruota un tizio spennellato di una mimetica,anche se di tonalità differente tra pantaloni e giacca;questi teneva le mani celate nelle tasche e con passo curvo procedeva testando il terreno:mi sembrò sospetto,molto sospetto.

Io ero soltanto testimone,soltanto un fantasma.

Siamo un po’ tutti fantasmi tra sconosciuti,tra chi si ignora a vicenda.

7

Tradire, trans-dare: consegna di corpi oltre le antiche memorie. Quelle della Terra. Di ferro e cemento è fatto questo tempo. Di corpi pigri e fragili. Di equilibri precari. Ma arriva l'ora dell'Emergenza. Di emergere dal superficiale mutismo, verso tutte le parole più profonde, più celate, più vive. L'ora di riscrivere tutti i versi che sono andati perduti. (mostra fotografica di Paola Perrone, Tradire corpi - Terra di corpi: anagramma del risveglio)

(foto falpao, fotografare fotografie, Piccolo Teatro del Baraccano, Bologna)

Una rosa canina per voi, miei cari lettori.
Ma soprattutto per le mie lettrici.
Sappiate infatti che attorno a questa rosa con cinque petali, girano molte leggende, più o meno veritiere.
È una rosa legata al mistero.
E è una rosa legata alle donne.
Un autore anonimo, in una sua poesia, paragonò la rosa canina ad una sedicenne: bella ma acerba, pungente.
Ed ecco, che con ogni parola appena scritta, si può descrivere questa rosa.
Una volta lessi da qualche parte che i petali di questa rosa rappresentano le fasi della vita di una donna:
La nascita, lo sviluppo, la procreazione, la menopausa ed infine la morte.
E non a caso le rose hanno forma circolare.
Rappresentano un ciclo, il ciclo della vita.
E questa rosa più di tutte, la vita della donna.

E è a voi, care lettrici, che dedico questo fiore.
A voi che siete così comuni ma speciali,
come le rose,
a voi che siete così belle,
come le rose,
a voi che sapete esser pungenti,
come le rose.

E a voi,
che celate misteri,
come questa rosa.

Siamo ciò che abbiamo passato, ciò che abbiamo vissuto. Siamo porte sbattute in faccia, lacrime sul cuscino, freddo in piena estate. Siamo brividi lungo la schiena, occhi a cuoricino, bugie mal celate. Siamo coperte di delusioni, di false promesse e falsi amori. Siamo chilometri di lontananza, chilometri anche a due centimetri dal proprio volto, chilometri corsi sotto la pioggia, in treno, in aereo, con la mente. Siamo viaggi e sogni, siamo voglia e disperazione, siamo il presente e l’abbandono. Siamo in quell’angolo della camera, ma anche quello del bagno a scuola, quello del museo e del cinema. Siamo cuffie alle orecchie, note nell'anima, frasi tatuate addosso. Siamo tagli sulle braccia, coltellate al cuore, urla contro il vuoto, contro i muri, contro lui. Siamo ciò che abbiamo vissuto, perché noi viviamo e dobbiamo continuare a farlo. Siamo dolore e felicità, il dolce e il salato, il dolce e l’amaro, liscio e gasato, latte e fondente. Siamo il passato e il presente, meritiamo un futuro. Siamo le mura di una città, potrebbe scoppiare una guerra dentro, ma noi ci saremo sempre. Noi, le nostre mura, resteranno salde, piantate per terra e vedranno la città riprendersi da un brutto periodo, da una guerra. Noi viviamo e continueremo a farlo!!!
—  Me, hiseyesarekillingme
6

session notturna. 

CANTO NOTTURNO Dl UN PASTORE ERRANTE DELL’ ASIA. (leopardi)

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
Move la greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
Il tuo corso immortale?

Vecchierel bianco, infermo,
Mezzo vestito e scalzo,
Con gravissimo fascio in su le spalle,
Per montagna e per valle,
Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
L'ora, e quando poi gela,
Corre via, corre, anela,
Varca torrenti e stagni,
Cade, risorge, e più e più s'affretta,
Senza posa o ristoro,
Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva
Colà dove la via
E dove il tanto affaticar fu volto:
Abisso orrido, immenso,
Ov'ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
E’ la vita mortale.

Nasce l'uomo a fatica,
Ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
Per prima cosa; e in sul principio stesso
La madre e il genitore
Il prende a consolar dell'esser nato.
Poi che crescendo viene,
L'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre
Con atti e con parole
Studiasi fargli core,
E consolarlo dell'umano stato:
Altro ufficio più grato
Non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perchè dare al sole,
Perchè reggere in vita
Chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura,
Perchè da noi si dura?
Intatta luna, tale
E’ lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
E forse del mio dir poco ti cale.

Pur tu, solinga, eterna peregrina,
Che sì pensosa sei, tu forse intendi,
Questo viver terreno,
Il patir nostro, il sospirar, che sia;
Che sia questo morir, questo supremo
Scolorar del sembiante,
E perir dalla terra, e venir meno
Ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
Il perchè delle cose, e vedi il frutto
Del mattin, della sera,
Del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
Rida la primavera,
A chi giovi l'ardore, e che procacci
Il verno co’ suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
Che son celate al semplice pastore.
Spesso quand'io ti miro
Star così muta in sul deserto piano,
Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
Ovver con la mia greggia
Seguirmi viaggiando a mano a mano;
E quando miro in cielo arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito Seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io che sono?
Così meco ragiono: e della stanza
Smisurata e superba,
E dell'innumerabile famiglia;
Poi di tanto adoprar, di tanti moti
D'ogni celeste, ogni terrena cosa,
Girando senza posa,
Per tornar sempre là donde son mosse;
Uso alcuno, alcun frutto
Indovinar non so. Ma tu per certo,
Giovinetta immortal, conosci il tutto.
Questo io conosco e sento,
Che degli eterni giri,
Che dell'esser mio frale,
Qualche bene o contento
Avrà fors'altri; a me la vita è male.

O greggia mia che posi, oh te beata,
Che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perchè d'affanno
Quasi libera vai;
Ch'ogni stento, ogni danno,
Ogni estremo timor subito scordi;
Ma più perchè giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
Tu se’ queta e contenta;
E gran parte dell'anno
Senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
E un fastidio m'ingombra
La mente, ed uno spron quasi mi punge
Sì che, sedendo, più che mai son lunge
Da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
E non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
Non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
O greggia mia, nè di ciò sol mi lagno.
Se tu parlar sapessi, io chiederei:
Dimmi: perchè giacendo
A bell'agio, ozioso,
S'appaga ogni animale;
Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?

Forse s'avess'io l'ale
Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,
Più felice sarei, dolce mia greggia,
Più felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
Mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:
Forse in qual forma, in quale
Stato che sia, dentro covile o cuna,
E’ funesto a chi nasce il dì natale. 

Sin da bambina ho avuto paura del buio.
Vedevo celate nel buio creature feroci pronte ad attaccarmi, azzannarmi, potarmi con loro nelle tenebre, uccidermi.
Avevo paura del mostro sotto il letto, degli angoli bui della stanza.
Il nero sembrava pronto ad inghiottirmi da un momento all'altro. Il nero ti avvolge, ti stringe fino a soffocarti.

Sin da bambina ho sempre avuto paura della solitudine.
La solitudine rende tristi le persone, toglie il sorriso alla gente.
Quando ero bambina non volevo mai restare da sola. Cercavo sempre la mano di mamma o papà, per sentire la loro vicinanza. Appena vedevo un bambino che conoscevo, gli correvo incontro e iniziavamo subito a giocare, immaginare, come solo due bambini innocenti possono fare.

Quando la sera, nella mia stanza, mi ritrovavo da sola, al buio, mi sentivo morire. Avevo paura ed ero triste. Il buio mi avvolgeva e la solitudine s'impadroniva di me.

Ma si sa, le cose cambiano, le persone cambiano; ed io sono cambiata, e le mie paure con me.

Ora, col buio ci scherzo; non vedo più creature malvagie pronte ad uccidermi. Ora non vedo niente. Solo buio. La notte, la mia stanza diventa come l'interno di una boccetta d'inchiostro nero, ed io nel nero non affogò più, ora nuoto.

La solitudine non mi rende più triste. La solitudine mi fa pensare, ragionare, immaginare, sognare. Ora non cerco più la mano dei miei genitori, ora cerco soltanto me stessa, perché col tempo ho imparato che nessuno ti sta vicino. Inutile cercare mani da stringere o bambini con cui giocare. Nessuno rimane. Nessuno ti stringe la mano. Nessuno gioca con te.

Ma si sa, le cose cambiano, le persone cambiano; ed io sono cambiata, e delle mie paure ne ho fatto il mio punto di forza.

—  Laragazzachevolevavolare