catenaccio

anonymous asked:

A volte mi vengono in mente domande assurde. Sono ignorantissima in materia, per cui mi chiedevo.. Ma perché si studia lo spazio? O meglio, che cosa abbiamo "guadagnato" andando sulla luna o mandando le sonde su Marte o qualsiasi altra cosa abbiamo fatto di simile? Sarebbe molto diversa oggi la nostra vita se ce ne fossimo stati a casa in pantofole? Ho smesso di fumare da una settimana ed ecco che è successo. (ti prego non dirmi di ricominciare) grazie

Studiamo lo spazio per capire come sistemare, nella maniera perfetta, 11 giocatori su un rettangolo di calcio.

Secondo il grande pensatore ceco del ‘700, Zdeněk Zeman, il modo migliore per stare in campo è il 4-3-3. Con tale disposizione si occupa interamente il campo in maniera perfetta. Caratteristiche principali: difesa altissima, sulla linea del centrocampo, centrocampo sui 16 metri e attacco in pratica in linea con i fotografi a bordo campo. Portiere volante.

Due secoli prima di lui, già l’olandese Hendrik Johannes “Johan” Cruijff aveva capito che lo spazio è relativo e chi attacca può difendere e chi difende può attaccare in quello che venne definito il calcio totale. Lo spazio è grande, ma se giochi il calcio totale lo diventa molto di più, soprattutto se sei quello che deve rincorrere gli avversari per rubargli il pallone.

Secondo il concetto spaziale del teologo di Fusignano, Arrigo Sacchi, invece, l’unica maniera di piegare lo spazio/tempo alle tue volontà era quello di adoperare il 4-4-2, un sistema sulla carta semplicistico ma che prevede tantissime varianti, soprattutto nella linea di centrocampo. Il 4 può avere due ale larghe che ti si piantano in attacco in una specie di 4-2-4, ma può diventare anche un rombo col regista basso davanti alla difesa, ma anche un terzetto in mediana con regista dietro le punte.

Con l’arrivo di Carlo Ancelotti di Roggiolo, però, quel 4-3-1-2 diventava un 4-3-2-1 ribatezzato anche l’alberello e che non segue più le leggi fisiche di Galileo ma opera ellitticamente intorno alla prima punta.

Ma è solo con l’arrivo di Mr Spilletto, monaco tibetano di Certaldo, che scopriamo la quinta dimensione dello spazio o del modulo a tonnara senza prima punta: il 4-2-3-1 dove l’1 era Francesco Totti che anziché correre verso la porta avversaria scalava a centrocampo per aprire i varchi ai 3 di centrocampo che s’inserivano come diti nel culo, in quella che fu una delle più gioiose macchine calcistiche spazio-temporali mai viste prima. 

Con la nascita del Guardiolismo, lo spazio diventa un posto fisso e immutabile. Il modulo senza punta viene modificato nel “falso nueve” e però si tende all’occupazione totale e statica del campo, dove i giocatori, per la prima volta stanno fermi e gira solo la palla come fosse impazzita. Il Barcellona ci vince tutto o con 2 mesi d’anticipo, dimostrando come lo spazio e il tempo siano la stessa cosa.

Da qua Nolan ne trarrà spunto per 2 film e un torneo di calciobalilla nei studios della Miramax di Hollywood.

Il guardiolismo, ovviamente, evolve e lo spazio torna ad essere occupato dinamicamente e nasce la teoria delle stringe o se vogliamo, della difesa a 3 e mezzo. Non a tre, ma manco a quattro: 3,5 e il fautore è un certo Paulo Manuel Carvalho de Sousa, matematico portoghese, che crea quello che fino a poco tempo fa si credeva impossibile, ovvero il primo modulo calcistico frazionato.

Per queste ed altre milioni di ragioni l’uomo studia lo spazio e in generale, tutto ciò che lo circonda. Per capire perché l’Italia, pur con il suo catenaccio, è stata una delle prime nazionali a proporre terzini che attaccavano alti, come il numero di attaccanti in campo non è proporzionale al numero di occasioni create e che " Non importa quanto corri, ma dove corri e perché corri.” (Z. Zeman).

Comunque il Paraguay ieri ha fatto un catenaccio, ma un catenaccio, ma un catenaccio, che al confronto la Cremonese che andava a giocare a Torino contro la Ggiuventus sembrava il Barcellona.

E poi dottorpeace è stato sempre contrario - parlo in terza persona, come Scilipoti - alla “lotteria” dei rigori. Abbisognano delle valide e convincenti alternative.

Ad esempio, vince la partita la squadra con il maggior numero di giocatori che si è trombato veline e starlette della TV varie ed eventuali.

E così anche la nazionale e le nostre squadre in Europa potrebbero tornare al sano ed onesto catenaccio, alla luce del sole, senza inutili manfrine.

Anti-fútbol total

En la década del 1960, el entrenador franco-argentino Helenio Herrera, director técnico del Inter de Milán, popularizó el “catenaccio”. La idea de este esquema de juego era defender por sobre todas las cosas. Más específicamente, introducía una nueva posición: el “líbero”. Este jugador se ubicaba detrás de una línea de tres defensores, y seguía al delantero que penetrara la línea primera línea defensiva. El catenaccio evolucionó de muchas maneras, pero la idea siempre fue construir el juego desde atrás hacia adelante.

Cuando parecía que esta táctica prevalecería en el fútbol mundial, el entrenador holandés Rinus Michels inventó un nuevo concepto: el fútbol total. El ratón de laboratorio fue el Ajax, que bajo esta mentalidad de juego permitía que cualquier jugador de campo se ubicara en cualquier posición en la cancha. Claro está, cada uno tenía una posición predilecta, pero ante la posibilidad de armar una jugada ofensiva, un defensor podía ocupar la posición de mediocampista o delantero, y su puesto era reemplazado por otros jugadores de más adelante. La final de la Copa de Europa de 1972, con una victoria de 2-0 del Ajax sobre el Inter, fue categorizada como “la muerte del catenaccio”. Es que al no tener posiciones establecidas, el fútbol total podía atacar al catenaccio desde cualquier posición imaginable.

Pero el fútbol total requiere dos compromisos que son privilegios en el fútbol moderno: concentración intensa y conocimiento profundo de los compañeros. Lo primero es necesario para cubrir los espacios que deja un jugador al abandonar su posición. Lo segundo, porque el desconocimiento de los compañeros impide que un jugador se confíe al intentar una jugada.

Así fue que a partir de la década de 1980, el fútbol defensivo tuvo un resurgimiento y, a pesar del paso del tiempo, esa tendencia nos llega hasta el día de hoy. Los equipos saben que la clave del triunfo es un gran arquero y una gran organización defensiva. Lo demás son detalles. Y aunque el equipo más celebrado de nuestra época, el Barcelona de Guardiola, no cuenta con un gran arquero ni con una gran defensa central, la mayoría de los otros equipos exitosos juegan así.

Hoy vi el partido de Platense contra Almagro, y vi esto mismo repetido, después de tantos partidos con la misma tendencia. Reconozco que Platense no sabe definir las jugadas, que los delanteros tuvieron ocasiones en sus pies que desperdiciaron solos. Y felicito a los grandes arqueros que, como Centeno hoy, impiden que Platense meta más goles. Pero este fútbol no es vistoso, y el amor por el equipo tiene sus límites cuando el juego no gusta. La solución no la conozco, pero de la misma manera que el fútbol total suspendió el éxito del catenaccio, un nuevo paradigma tiene que parar el éxito del nuevo fútbol defensivo. En el básquet de la NBA, cuando hubo problemas con el juego, se cambiaron las reglas. A mí esa opción no me gusta, pero quizás no haya alternativas. Esperamos que los entrenadores sean creativos y encuentren formas de romper los arcos. 

Por lo pronto, Platense juega ofensivo y pierde los partidos contra equipos claramente peores. Otros equipos sufren la misma suerte. ¿Hasta cuándo hay paciencia? ¿Hasta cuándo los entrenadores ofensivos resisten y siguen atacando? Veremos qué tendencia prevalece…

Barca 2 - 2 AC Milan

AC Milan took a page out of the classic calcio handbook to send Barcelona to their second consecutive 2-2 draw in all competitions.

A mixture of complacency and defensive frailty sunk the Catalans. Barcelona have had some issues at center back; neither Gerard Pique nor Carles Puyol were fully fit for the match. Guardiola has countered this by being more aggressive with his signature tactic: splitting his nominal “center backs” and having a defensive midfielder drop in between them to form a 3 man back line. Against Milan, Barcelona’s defensive line consisted of three defensive midfielders: Sergio Busquets and Javier Mascherano, who started in the nominal CB position, and Seydou Keita, who took over Busquets usual role and dropped between them. Eric Abidal, who has been used at CB in the past, started at left back.

Pep’s tactics have worked brilliantly so far in his career at Barcelona, but his team got caught cold by Pato in the opening 30 seconds. He simply knocked the ball past Busquets, sprinted in one v one with the keeper, and rolled it nicely through Victor Valdes’ legs. 1-0, Meelan.

From there, Milan did the professional thing. They let Barcelona have the ball, defended in numbers, and didn’t panic when they got beat by two brilliant pieces of individual effort. Messi’s sprint past Ignazio Abate to set up Pedro’s tap in and Villa’s outstanding free kick were moments of quality that no team in the world would be able to prevent.

Massimo Allegri got his tactics right. He wisely took off his one mistake, Antonio Cassano, who had a terrible game. His movement was poor, he gave the ball away far too often, and his niggling, silly foul set up Villa’s stunning free kick. Pato was similarly sloppy, but his physical presence unnerved the Barcelona defense all game. Milan won a corner in stoppage time, and Thiago Silva took advantage of Barca’s lack of height  to earn Milan a deserved point.               

Barca can make excuses. This wasn’t really their first choice team, their passing was surprisingly sloppy (Dani Alves had a day to forget), and a point is a perfectly good result against the only other team in their group that can really challenge for a place in the knockout rounds. But while the result may be sufficient, Guardiola will want to move quickly to stamp out any seeds of doubt that may just have started to fester. If Milan proved anything, it’s that you still need defenders to win big games.

                                            Winning.