cataster

lunar-virginia  asked:

"Do you mind telling me why the hell you are standing on my balcony at 3AM?"

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“Do you mind telling me why the hell you are standing on my balcony at 3AM?” Marinette seemed annoyed. I mean, of course she would be. As she had pointed out, I had showed up unannounced to a (supposed) stranger’s house in the middle of the night. I had probably woken her up; she seemed to be fighting to stay awake even as she stood there, clad in polka-dotted pajamas with a blanket wrapped around her shoulders like a cape. Ugh this was a mistake, I thought. I should probably just leave. I don’t even know why I came here for comfort. 

“Hey alley cat, I asked you a question! Why are you here?” Marinette demanded, or tried to demand. It was hard to sound angry with all the yawning punctuating her speech. 

“I’m sorry. I didn’t mean to bother you. But uh…I can take a hint so…” I cut off my sentence to avoid letting out a sob I hadn’t realized I was suppressing. With a sigh I turned my back to her and extended my staff, preparing to vault to some other roof and process…this information…without annoying anyone. 

“Wait!” Marinette suddenly exclaimed. I froze. She awkwardly looked at her feet, as if unsure whether or not to say something.  “I know I just told you to leave and I barely know you but I have to ask…are you doing okay?”

Was I really being that transparent? I supposed I owed her an explanation at least. After all, it was strange for a superhero to suddenly drop by a stranger’s house in the middle of the night for no reason. But that was another thing. As far as Marinette knew, I was a stranger. Why would she care about my problems? And this…this was something I couldn’t tell her without revealing who I was. I wasn’t sure if I was ready for that. I should have been telling this to Ladybug, not Marinette. I’ll play it off so I can leave, and then I’ll call Ladybug and let her know.

“I’m fine. Don’t worry about me. Sorry again, and have a good night.” I turned to leave once again.

“You’re fine,” Marinette repeated. “Not purrfect? Not catastic? Clawsome? I’m calling bullshit. You’ve been here a solid minute and you haven’t made a single pun.”

I gave a humorous chuckle. I guess nothing gets past Mari. “I guess I’m just not in the mood,” I said.

“You make puns as you’re cheating death,” Marinette countered. “Again, I’m calling bullshit. Come inside and tell me what’s wrong.” I got the gut feeling that resisting would be futile, so I put away my weapon and followed her inside.

Marinette pulled out her desk chair, which was presumably for me, but I felt too awkward to sit down. I felt like I was invading her privacy by being her, like I was deceiving her. Are you forgetting that you’re the one who came here in the first place? I remembered Nino telling me that I needed to tell others about things that were bothering me, and this strange new revelation was definitely…bothering me. Understatement of the century, Agreste.

Marinette sat on her bed, looking at me expectantly. Despite her annoyed tone and harsh words earlier, there was genuine concern in her eyes. For whatever reason, she seemed to care about my well-being, even though she didn’t know me, not really. There was no reason for me to tell her. I was already on the verge of a serious breakdown, and I was sure even telling her, accepting what I’d just found out would push me over the edge. There was no reason for me to tell her. “You need to talk to people, Adrien,” Nino’s voice rang in my head. “It doesn’t even have to be me. But you can’t bottle up all your hurt and expect it to go away.” There was no reason for me to tell her. I should run. I should forget. I should do anything but tell my random classmate, even if she was caring, trustworthy, kind, and willing to listen. There was no reason for me to tell her.

“I know who Hawkmoth is.”
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Bet you were expecting fluff! Well I don’t always roll like that ;).

Prompts are open! Feel free to drop me a prompt of any kind and I take a whack at it!

Da qui si doveva cominciare: il cielo.
Finestra senza davanzale, telaio, vetri.
Un’apertura e nulla più,
ma spalancata.

Non devo attendere una notte serena,
né alzare la testa,
per osservare il cielo.
L’ho dietro a me, sottomano e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva da sotto.

Perfino le montagne più alte
non sono più vicine al cielo
delle valli più profonde.
In nessun luogo ce n’è più che in un altro.
La nuvola è schiacciata dal cielo
inesorabilmente come la tomba.
La talpa è al settimo cielo
come il gufo che scuote le ali.
La cosa che cade in un abisso
cade da cielo a cielo.

Friabili, fluenti, rocciose,
infuocate ed eteree,
distese di cielo, briciole di cielo,
folate e cataste di cielo.
Il cielo è onnipresente
perfino nel buio sotto la pelle.

Mangio il cielo, evacuo il cielo.
Sono una trappola in una trappola,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.

La divisione in cielo e terra
Non è il modo appropriato di pensare a questa totalità.
Permette solo di sopravvivere
a un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari:
incanto e disperazione.

— 

Wislawa Szymborska, Vista con granello di sabbia, Adelphi edizioni

miei segni particolari, incanto e disperazione

La tradizionale favola di Natale che tanto non leggerete perché troppo lunga e oramai più di 4 righe è diventato uno sforzo assurdo allora ci piazzo un titolo bello grande così almeno vi costringo a guardare e sentirvi in colpa per la vostra pigrizia.

Il paesino di Bordilaga vanta la bellezza di 264 abitanti, 4 edifici storici, 2 supermercati e una sola passione: il presepe vivente. Come in una surreale città del natale, gli undici mesi che portano alla sacra festività dicembrina sono tutti utilizzati per la creazione della loro specialità.
Ogni paesino della valle ha un vanto. Bordilaga ha il presepe, il poco distante Cumazzano è famoso per aver detto No alle biblioteche. Goggia, località ridente, detiene il record di tentati suicidi più alto d’Italia, ma la vera punta di diamante della zona è Fonchiano, paese di un migliaio di abitanti tutti orgogliosamente astemi. Sul cartello in entrata infatti si può leggere: Benvenuti a Fonchiano, qua non si beve alcol e siamo tutti felici lo stesso. Come potete benissimo immaginare, non ci sono alberghi o parcheggi a Fonchiano data la totale assenza di turisti.
Bordilaga ha un calendario molto rigido da seguire con infinito rispetto e dedizione assoluta. Gennaio: riposo, febbraio si smantella il set del precedente presepe. Marzo si parte con l’ingravidamento delle vacche migliori per avere un bue portentoso. Si farebbe lo stesso anche con l’asinello, non fosse che da 25 anni consecutivi vince le selezioni l’asinello Giorgio, un veterano del presepe vivente, la star della vallata. A differenza di Fonchiano, la stalla dove abita Giorgio l’asinello è costante meta turistica.
Aprile e maggio vengono presentati i progetti per il nuovo set, tutta l’estate il paese la passa a realizzarlo. I muratori di Bordilaga, che saranno in totale una dozzina, non vanno in ferie per rimanere a costruire tanta è la passione.
A settembre ci sono le consuete selezioni per i personaggi.
Maria nelle ultime due edizioni è stata interpretata da Maria, strano caso di omonimia, la commessa più gradevole del supermercato più gradevole in paese. Essendoci solo due supermercati ed essendo che uno dei due viene bellamente snobbato perché il proprietario è di origini Fonchianesi, quindi niente alcol, ed essendo che persino le merendine Fiesta sono vietate (il sapore fittizio del rum è eccessivamente reale) il supermercato gode di pessima salute ed è prossimo alla chiusura.
Giuseppe inaspettatamente viene interpretato da Dragos, cameriere di origini croate arrivato in paese da poco e diventato già il giovane più ambito da tutte le donne single della zona. Le donne single della zona sono quattro. Maria (quella che lavora al supermercato dove vendono alcolici) non è tra le quattro donne single. Vive con la sua migliore amica in una casa dalle tende sempre chiuse e nessuno sa perché anche lei non si metta in fila per ordinare da mangiare al ristorante dove lavora il bel croato. Quando le è stato chiesto se si sarebbe fatta avanti con Dragos lei ha risposto “Non è il mio tipo. Sono più un tipo da Maria!”. Le presenti hanno pensato ad una profonda devozione verso la Madonna senza sapere che Maria, oltra al nome di Maria, è anche il nome di Maria, la conquilina di Maria (la commessa).
Maria è un nome decisamente comune a Bordilaga.
I re Magi vengono rispettivamente ricoperti da: sindaco in carica, presidente dell’associazione muratori di Bordilaga (come premio per l’impegno estivo) e dall’attuale allenatore della squadra locale di calcio. Una pessima squadra di calcio a 11 ridimensionata a 7 per mancanza di iscritti.
I pastorelli vengono scelti a rotazione quotidiana, così come gli angioletti e gli abitanti del vilaggio. C’è sempre un esubero di volontari.
Il problema di quest’anno però si presentò quando tutti alla riunione finale si resero conto che mancava proprio lui, il protagonista.
Non c’era Gesù.
L’orrore si dipinse sui volti dei presenti.
Colui che aveva ricoperto questo ruolo, Gianmario, aveva da poco compiuto 18 anni, età cruciale a Bordilaga perché dalla maturità in poi si può decidere se partecipare o meno al presepe vivente. Gianmario, come segno di protesta (ma anche come segno di liberazione dato che era l’unico nato in paese dal 98 a oggi) aveva dato la lettera di non partecipazione. La famiglia era distrutta dalla vergogna. Il paese intero lo accusava di egoismo. Lui dal canto suo diceva “Vorrei vedere voi a dover stare dentro una culla vestiti solo di fasce, seminudi, da quando siete nati! Non ce la faccio più io ho una dignità! Io voglio girare il mondo! Voglio conoscere ragazze della mia età! Non voglio che mi guardino come se indossassi sempre un pannolino!” e mentre lo diceva firmava il suo trasferimento a Fonchiano. Ennesimo colpo che decretò alcuni infarti nella sua famiglia.
Dopo quella notte gli abitanti di Bordilaga scesero a 262.
Con Gianmario trasferito, Dragos impegnato a soddisfare le single incallite e Maria impegnata con Maria, si pensava ad una fine orribile per la tradizione portante della comunità.
“Come faremo?” disse il sindaco “non possiamo venire meno al nostro impegno! Cosa sarà di noi!!! Diventeremo un paese inutile! Un paese dimenticato! Peggio di Fonchiano! Peggio di Obna!”
“Che paese è Obna???” chiese un abitante confuso.
“Appunto!!!” rispose il sindaco.
Era troppo tardi per riuscire a partorire in tempo, nonostante questa fosse stata la proposta delle quattro single mentre accerchiavano Dragos.
Quindi, come fare per avere un infante fresco appena sfornato per la notte del 24?

Delle volte la fortuna può assumere strane forme. La maggior parte si presenta sotto forma di caso, i più non la notano e lei va avanti a cercare qualcun altro. Altre volte si presenta sotto forma di bus minivan otto posti, carico di rifugiati più un volontario.
Il piccolo bus girava a vuoto nella valle da giorni e nessun paese sembrava disposto ad ospitarli.
La prima tappa fu Cumazzano ma data l’ignoranza regnante (la totale assenza di biblioteche e libri stampati poteva esserne la causa), gli abitanti del luogo formarono barricate con cataste di legno all’entrata in paese per impedirne l’accesso. L’autobus si fermò, l’autista fece inversione a U e proseguirono oltre.
La pagina Wikipedia di Cumazzano è stata aggiornata di recente con questa nuova voce “Paese inospitale, che decretò la propria fine utilizzando il legname utile altrimenti a scaldare le abitazioni per impedire a donne e bambini di rifugiarsi presso di loro. Tutti gli abitanti morirono congelati in una notte di dicembre, dopo aver pubblicato un selfie con scritto Vitoria!!1! su Facebook. Vittoria fu scritto sbagliato data l’ignoranza”.
La seconda tappa fu Goggia. Il bus arrivò in paese giusto in tempo per assistere alla riunione organizzativa per il tentato sucidio di massa di San Silvestro. “Fermatevi pure! Più siamo meglio è!” disse il sindaco.
“Veramente noi saremmo qua perché vogliamo continuare a vivere.” rispose un rifugiato.
“Ah, mi dispiace per voi.” disse il sindaco poco prima di girarsi verso i compaesani per tornare ad elencare i pregi dell’avvelenamento da gas rispetto all’impiccagione.
La terza tappa fu Fonchiano ma non c’era un reale luogo dove fermarsi. Non c’erano parcheggi. Non c’erano alberghi. Non c’erano case disponibili. Non c’era felicità sui sorrisi forzati degli abitanti. I passeggeri del bus avevano visto la distruzione e la perdita della speranza ma un luogo così, non l’avevano mai visto e gli stava dando i brividi.
Arrivarano a Bordilaga perché di Obna non c’era traccia. I 262 abitanti stavano tornando nelle proprie case oramai rassegnati ad annullare il presepe vivente. Il bus si fermò davanti a loro. Scese per primo il volontario.
“Salve, veniamo qua da voi perché nessun altro ha dato disponibilità ad ospitarci. Portiamo sette rifugiati, quattro uomini, tre donne e un bambino appena nato.”
Tutto si risolse in un lampo.
I quattro uomini vennero immediatamente presi per portare la squadra di calcio a 11 ridotta a 7 nuovamente a 11. Grazie a loro non divenne una vera e propria forza nel campionato, ma almeno riuscì a finire una partita senza perdere a tavolino. Furono anche assunti come muratori così da permettere ai colleghi stanchi di alternarsi nell’andare in ferie talvolta in estate.
Le tre donne furono accolte in casa da Maria e Maria. Attratte dalle letture sul femminismo e i diritti della donna, le tre iniziarono a studiare e finirono per laurearsi.
Il piccolo bambino, aveva qualche giorno appena, risultava ancora privo di nome.
Chiesero alla mamma se avesse qualche idea.
“Nessuna” rispose lei. “Aiutatemi voi a sceglierlo”.
Data la straordinaria coincidenza con il periodo più sacro dell’anno e la mancanza del protagonista ufficiale del presepe la scelta fu obbligata.
“Ti chiameremo come il nostro salvatore” disse il sindaco, alzando il piccolo pargolo scuro davanti alla mangiatoia colma di paglia e fieno appena ultimata.
“Benvenuto tra noi, Gianmario 2″.

Fine