catalogare

Sto seduta sul divano alla fine della giornata.
C'è una pallina nera sul tappeto, la ciotola con i croccantini vicino al frigorifero. La tua cuccia, il tuo tappeto. E’ ancora tutto qui. E’ ancora tutto in attesa che io mi svegli e tu sia in giardino. Non li ascoltare quelli che dicono che eri solo un cane, non ti capiscono, non ci capiscono. Stasera non ci sarà nessuno a piagnucolare per correre in giardino, nessuno che verrà ad appoggiarsi alle mie gambe, nessuno che vorrà giocare con la palla. La palla è immobile. Immobile come me. Nessuno si immagina mai di alzarsi e credere che quello sarà uno dei giorni peggiori, invece i giorni peggiori esistono e non sai mai quando arrivano. Te ne accorgi quando è già troppo tardi, quando hai già il cuore spaccato a metà e sei li che ti chiedi come hai fatto ad arrivare a sera. Ti chiedi perchè le persone sentano il bisogno di catalogare il dolore. E poi aggiungi che non te ne frega niente, perchè ogni dolore va vissuto per poterlo comprendere e io non ho voglia di spiegarlo.
C'è ancora tutto di te, tranne te.

Un'etichetta.

Un'etichetta. Si applica così facilmente ad un uomo, oppure una maglietta, da risultare scontato. Perchè? Bisogna distinguere. 

Perchè bisogna etichettare? Davvero abbiamo il bisogno primario di catalogare le persone? 

Certo, così possiamo evitarle. Seriamente?! 

Catalogare in base al modo di vestirsi, di comportarsi, del genere di musica che ascoltano, di ciò che fanno nel tempo libero ecc.

Cos'è, abbiamo perso la fiducia nel prossimo? Dove sono finiti i valori? Dov'è finita quell'istinto naturale di socializzazione, che non distingueva nessuno?

Dove cazzo è l'istinto che avevamo da bambini, quando si stringevano amicizie con chiunque, quando non sapevamo ancora cos'era la slealtà, quando ogni azione non necessitava per forza un fine preciso?

Critiche. Giudizi. Chiunque si sente in grado di criticare chiunque. Qualunquismo, dai. Non segui la massa? Non fai le stesse cazzo di cose che fanno tutti? Sei diverso o diversa. E il “diverso” non rientra nel dizionario della società moderna.

Ci si sorprende se poi le persone cambiano. No dai, veramente? La legge dell'universo: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Meglio essere un cane al guinzaglio, oppresso e costretto anche inconsciamente a fare le stesse cose, o essere un cane sciolto?

Randagio, diverso, guardato con disprezzo da tutti. Ma che in fondo non ha fatto nulla di male.

Le persone scordano chi sono, smarriscono la loro individualità, diventano una cosa sola con il gruppo. E restano di stucco se non sono speciali. Perchè tutto questo discorso? Da uno sconosciuto poi. Pazzia? Maybe. Non lo so, voglio solo mantenere vivo quel bagliore che intravedo in alcune persone.

Un bagliore che non deve spegnersi, mai. 

"Come stai?"

Il vizio di catalogare ce l'ho, ed e’ quindi inutile cercare di estirparlo. E’ un vizio un po’ di tutti, ma per fortuna nel mio caso non e’ accompagnato dalla discriminazione. Non ti discrimino, ti catalogo soltanto.

Nel mio essere eterna matricola della vita, e nella mia brillante seppur poco florida esperienza sociale, mi e’ anche capitato di catalogare la gente per come risponde alla sempreverde domanda “Come stai?”…

“IL SOLITO” - Chi risponde cosi’ e’ generalmente chi ritiene poco carino dire “una merda”

“UNA MERDA” - Chi risponde cosi’ e’ generalmente chi ritiene di non aver motivi per essere carino.

“BENE, PERO’ CREDO DI AVERE UN PO’ DI FEBBRE, MI HANNO LICENZIATO E MI E’ MORTIO IL CANARINO” - Chi risponde cosi’ deve essere per forza uno sfigato. Poverino.

“ALLA GRANDE AHAH”- Anche questo e’ uno sfigato.

“NON IMPORTA. PARLIAMO DI TE” - Vi ritroverete a parlare di lui fino alla mattina dopo.

“INSOMMA” - A seconda dei casi si tratta di una domanda poco opportuna, oppure non aspettava altro.

“DICIAMO BENE” - Il depresso di turno a cui e’ cara la storia del “sorridi fuori e soffri dentro”.

E poi ovviamente ci sono io, che rispondo semplicemente “BENE” senza tanto pensarci, per due motivi: e’ una stupida convenzione e allora tanto vale rispondere convenzionalmente o, se sincera, non voglio dire di star male a una persona a cui farebbe male saperlo.

Lightroom - Come organizzare il catalogo

Lightroom – Come organizzare il catalogo

Una delle cose più complicate ed impegnative per un fotografo è quella di organizzare in maniera efficiente il proprio catalogo di fotografie. Molti fotografi sottovalutano questa parte del proprio lavoro, ma se curata nel modo giusto, sicuramente a lungo termine risolve diversi problemi e perdite di tempo.

Quante volte ti sarà capitato di cercare invano una foto che ricordavi perfettamente di…

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La tua libreria # 1

La tua libreria # 1

Gian Paolo Serino, per BiblioFlash, condivide la sua libreria. Si sa che dai nostri libri e dal modo in cui li teniamo raccontiamo molto di noi.

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Houses

I

Le ventole del pc sono abbastanza assordanti e il computer emana un calore fastidioso, soprattutto in queste giornate di fine giugno. Dio solo sa quante schifezze ci sono dentro, quanta polvere è imprigionata al suo interno. L'importante è usare un deodorante efficace, bere molta acqua, proteggersi.

II

È sempre così, superata la prima pagina. La paura di una descrizione dell'abitazione del protagonista, la casa dove si svolgerà la vicenda. Forse ne ho già scritto, ma ciò che mi trattiene dall'iniziare un nuovo romanzo sono proprio le descrizioni delle case, perché so che finirò ad ambientare il racconto nella mia casa, qualunque essa sia. Forse è il timore di venire colpito troppo da una storia, non lo so dire. Vale lo stesso per le canzoni: temo l'ascolto di un brano nuovo perché poi potrei non essere in grado di dire a quale altro brano assomiglia, e così per le foto, le immagini, qualunque materiale iconografico. Ho la necessità di catalogare e mettere in ordine; la mia mente è un contorto ammasso di elementi raccolti e inseriti più volte, idee o parole o fotografie che si ripetono in un numero sempre maggiore di copie. Paura di lasciare qualcosa al caso o fuori controllo. Copia e salva e imprimi nel cervello, prima di neurodegenerazioni o deterioramenti cognitivi. 

III

In genere finisce male, ma prima dell'evitarsi c'è un breve periodo di scoperta, di trasmissione di idee e condivisione di sentimenti. Prima di distogliere lo sguardo durante incontri nei corridoi, prima di fingere estraneità, prima di anonimi messaggi di odio o visualizzazioni senza risposta c'è una fase di piacevole empatia, quasi di amicizia. Ma a quanto pare i finali amari li chiamo, o li creo se non mi vengono a prendere.

IV

Dopotutto questo è uno spazio pubblico pur essendo un blog personale. Non serve una password per accedervi, basta conoscere l'indirizzo. Quello che scrivo può influenzare i pensieri o il comportamento di altri individui, suscitare approvazione o fastidio. Non importa il mezzo, ci sono cose che posso dire, cose che non posso dire e cose che è meglio non dica. Devo ancora impararlo fino in fondo; nel frattempo compio errori e sbatto il cranio in una gabbia di Thorndike. Apprendo per prove ed errori, forse come tutti.

V

L'arte prima o poi ci salverà. E comunque leggete, che fa bene.

Io a Milano ho incontrato tantissimi sognatori. Li riconosci per strada: sono quelli che ancora sorridono agli estranei; che hanno scelto di venire fin qui, magari da un piccolo paese del sud italia, a farsi le ossa; sono quelli che hanno tante idee, ma soprattutto la forza di volontà per metterle in pratica. Sono persone “impegnative”, non sono facili da frequentare, tantomeno da sopportare nel lungo periodo. Quel genere di persone che ti attraggono in un modo che puoi solo catalogare tra l'irragionevole e lo sconsiderato. Milano è piena di cervelli bellissimi, se impari a guardare oltre ai corpi denutriti di plastica sui cartelloni pubblicitari in centro. Mi sto riferendo a quel genere di persone che ti inchiodano, ti mettono al muro. Quelle persone che ti obbligano a guardarti dentro quando lo vorresti di meno, quando dovresti di più. Si tratta di persone che spesso arrivano e restano solo una stagione, ma lasciandoti un segno permanente. Sono anime che ti entrano dentro, ti fanno vedere il mondo in occhi diversi e poi ti abbandonano. Sono itineranti e in fondo si sa che le persone interessanti finiscono sempre diringendosi verso nuove mete. Sono proprio questi sognatori ad avermi aperto gli occhi, anni fa. Mi hanno mostrato una Milano diversa, la Milano delle opportunità. Quella Milano che è un biglietto di sola andata per il tuo futuro, per ovunque tu voglia arrivare. E questa Milano non è grigia. Questa Milano è la Milano dei colori, delle emozioni, delle notti in macchina a cantare, di piazza Cadorna alle tre del mattino, del paninaro alle sei quando chiudono le discoteche, delle colazioni di fretta, dell’aperitivo in terrazza in centro, degli innamoramenti lampo in metro, tanto alla prossima fermata mi tocca scendere. Con la consapevolezza che quello sconosciuto resterà uno sconosciuto, ma che un tratto così breve, uno scambio di vite attraverso uno sguardo, può davvero cambiarti la vita, a volte. Milano mi fa restare a bocca aperta ogni volta che mi trovo di fronte al Duomo, fregandomene delle impalcature. Se fossi un uomo, Milano sarebbe la mia donna: abbastanza impegnata da non dedicarmi tutto il suo tempo, romantica di notte, un po’ stacanovista, con quello stile a metà tra il rock e lo chic, avrebbe la sua nebbia a renderla misteriosa e le sue giornate di sole per farmi innamorare di nuovo.


Tratto da “Portami con te” - Erica

Favoritos

Yo no puedo catalogar algo sobre todo lo demas, me gustan muchas cosas y la música es una de esas cosas que me gustan mas, si me preguntarán, “cual es tu canción favorita?” No podría decir una, diría unas 5 y en una semana esas 5 habrían cambiado, me gusta conocer mas música y escuchas álbumes que no he escuchado, nuevas bandas y nuevos sonidos.

Zona di sicurezza

È tutto troppo bello,giulivo, quando i problemi non si pongono. Quando le cose che accadono,tu sei sicuro di poterle sistemare, catalogare, sviscerare e infine lasciarle impolverare nel mercato dei ricordi. Poi però arriva quel momento in cui si arriva a una salita, ed è come quando “spezzi il fiato” per continuare una corsa: si tratta del momento più faticoso, che sembra non finire mai. Anzi, forse la vita è proprio sempre in salita, a meno che tu non sia drogato, sudi solo come una bestia, ma a volte il paesaggio è bello e ti rallegra. Il mio problema principale sino ad ora è stato quello di fermarmi proprio in quel medesimo momento. Non esiste cosa più deleteria. Quando riparti non ti ricordi come si cammina, come si corre, la fatica è doppia, tripla, ma soprattutto tu sei solo. Ho abbastanza esperienza nei fallimenti per affermare che le cose vadano così, purtroppo. La zona di sicurezza è una casa, una madre, un bacio. La zona di sicurezza è il miraggio che si vive durante l'infanzia, durante l'incoscienza. È l'inizio. L'inizio è sempre entusiasmante,la data di scadenza sembra lontana e tutto è più bello. Accade però che la paranoia ti arresta e vieni inghiottito da una strada buia. Il vicolo cieco della mia esistenza, che sembra non finire mai.

Per tutti quelli che faranno la maturità l'anno prossimo. È vero quello che vi dicono: quest'esame non significa niente, è stato introdotto durante - guardacaso - il fascismo per chissà quale motivo, forse perché al duce piaceva tanto organizzare e catalogare le persone in tante piccole scatolette e, nel caso dei giovani, in giudizi numerici.
Se l'anno prossimo avete la maturità il mio consiglio è: non dannatevi, non ne vale la pena. Avete già dimostrato quello che avevate da dimostrare nei 5 anni precedenti. E non è vero che i vostri prof interni vi aiuteranno, anzi, se sono bastardi non si smentiranno fino all'ultimo. E gli esterni a volte saranno anche peggio, perché daranno giudizi a cazzo senza conoscervi rovinando la media a chi è bravo e magari alzandola agli impediti secondo i loro misteriosi criteri.
L'esame di maturità non vale niente, non prendetelo troppo sul serio. È solo un altro dei cento modi ipocriti con cui la società controlla le masse di giovani.
Certo, se chi, come me, ha bisogno di un voto di maturità alto per ottenere una borsa di studio in un'università di un'altra città per frequentare senza fare la fame sotto un ponte, allora in quel caso è un po’ utile farselo andare bene. Ma sappiate che neanche in quel caso dovrete fidarvi fidarvi troppo, perché a prescindere della vostra media, dei vostri voti in pagella, della vostra effettiva preparazione e del vostro talento, saranno sempre pronti a mettervela in quel posto.

ernesto-solo-ernesto asked:

De la 1 a la 35 ♡♥♡

1. ¿Nombre de la persona que odias?
-Los odio a todos.

2. ¿Alguna vez te haz peleado a golpes?
-¿Cuentan las peleas de niñez?

3. ¿Tienes piercings o tatuajes?
-No :c

4. ¿Dices groserías?
-Nunca diría groserías. Osééééa qué te pasa.

5. ¿Por que fue la ultima vez que te castigaron?
-No, me castigan ;_;

6. ¿Usas maquillaje?
-Algunas veces.

7. ¿Crees en los aliens?
-Sí.👽


8. ¿Has robado?
-[JAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJAJA Tal vez chicles._.]


9. ¿Cual es tu peor defecto?
-¿Por qué lo tendría que decir?

10-11. ¿El peor dia de tu vida? ¿El mejor día de tu vida?
-No sé, que día catalogar como el peor o el mejor. 

12.-13. ¿Vives con tus padres? - ¿Alguna vez te has emborrachado?

Originally posted by izayafuckyeaorihara

-
15. ¿Coleccionas algo?
-Estrellas, palabras, letras, canciones, fotografías, poesía, nubes…

16. ¿Marca de ropa favorita?
-👽

17-18. ¿Piensas tener hijos? ¿Te piensas casar?
-Seré la loca de los gatos. 

19. ¿Haz sido amante de alguien?
-Nah.

20. ¿Te rasuras el vello púbico? ._.

21. ¿Religión?
-No estoy en ninguna entidad religiosa.

22. ¿Cual es tu profesión ideal?
La qué te motive ir los lunes a trabajar, la que te quite el sueño(?)

23. ¿Prefieres ser amigos de chicas o chicos?
Depende.

24. ¿Cual es tu lema?
sick sad world (?)


25. ¿Te gusta bailar?
Aveces.

26. ¿Te sigues disfrazando en halloween?
No, ¿Qué te pasaaaaaaaá?

27. ¿Has usado un arma?
Los asesino mentalmente :v

28. ¿Alguna vez has ganado algo?
-Dulces.

29. ¿Te gusta cocinar?
Sí, especialmente si es tu corazón.

30. ¿Comida que más odias?
Insectos(?)

31. ¿Como te sientes en estos momentos?
No lo sé, todo es regular.

32. ¿Todavía le hablas a tu ex?
-No.

33. ¿Te sietes bonita/o?
-Brasil, decime que se Siete, tener en casa a tu papá, te juro que aunque pasen los años, nunca nos vamos a olvidar :v

34. ¿Tuviste un buen día ayer?
Aun sigue la monotonía.

35. ¿Cual ha sido el mejor regalo que te han dado?
No, hay.

WITH KINGS

Masato Musashi: Su relación con el Emperador se podría catalogar como excelente, a base de victorias fue creando la confianza de el a tal punto que cuando Kyoshiro presentó la petición para retirarse del campo de batalla y convertirse en un asesor el lo acepto al momento, sin dudar, sabiendo lo que el Rey Conquistador era capaz de hacer incluso sin estar en la lucha.

Ryuugamine Kenji: Comenzó como una relación pésima, ambos son totalmente contrarios uno al otro, mientras Kyoshiro es un hombre de carácter fuerte y mentalidad ofensiva, Kenji es alguien tranquilo y analista, hasta que no se dieron cuenta que uno podía aprender del otro, fue hasta que no se dio una relación entre ambos, eso y también ayudo el que ambos fueran hombres que disfrutan de una buena copa de sake después de una victoria.

Honjo Nanashi: Pésima, quizá otros reyes consideren la manera de actuar de Kyoshiro como demasiado ofensiva, pero quien es la voz que la critica mayormente es Nanashi, el fue el primero en aplaudir cuando un hombre retó a Nagase a una pelea por el título de Rey ( Misma que le costo el ojo y al otro hombre la vida ). Siempre han sido opuestos e incluso el mismo Emperador lo sabe y opta por mantenerlos lo mas alejados posible.

Midorima Yuu: Kyoshiro era bastante amigo del padre de Yuu, por lo que conoce a esta desde temprana edad, algo que ayudo a que la chica se sintiera mas bienvenida cuando su padre le dejo el título de Rey. Al tener un mayor trato ella desarrollo cierto enamoramiento por el, mismo que acabo cuando vio la relación entre el y su esposa, Kamil, tampoco ayudo la mirada fulminante que le dedico la loba en algunas ocasiones.

Akiyama Kyosuke: Si con alguien esta completa y totalmente agradecido, es con los Akiyama, al tener la ausencia de un padre y falta de alguien que pudiera llevarlo por el buen camino, la llegada de Takuto Akiyama fue una luz para el y por ello es que tiene a ese hombre y su familia en una gran estigma. Kyoshiro sabe que en algún momento Kyosuke terminara siendo el emperador y por ello a veces es algo estricto con el, del mismo modo que en el pasado lo fuera el abuelo del joven Akiyama.

Ishida Mitsuru: La relación con Mitsuru es como si fueran aliados de toda la vida, aunque ambos se conocieran cuando ocuparon el título de Reyes, ambos tienen una mentalidad similar, e incluso sus métodos son bastante parecidos, si alguien va a realizar el trabajo de preparación para la Reina Ejecutora, es el Rey Conquistador.

Maeda Shiro: La manera de catalogarla es algo que va mas allá de horrible, Shiro lo considera un hombre brutal, un monstruo, calificativos que lo tienen sin cuidado a fin de cuentas, ambos tienen formas de pensar diferentes, a tal punto que la visión pacifista de la mujer le es un tanto hastiante a Kyoshiro y viceversa con la manera tan agresiva que tiene el hombre visto desde los ojos de la mujer.

Rimarrà una di quelle storie senza fine, una di quelle che ripensandoci piangi ma poi ti arrabbi per tutto ciò che era successo e che non succederà più. Rimarra’ una di quelle storie che racconterai ai tuoi figli magari con qualche rimorso ma che ti farà ridere. Quando la racconterai ti ricorderai dei bei momenti e non farai piu’ caso a quelli brutti, quelli che ti hanno ferita di piu’. Con il passare del tempo, con la crescita capisci che cio’ che era fondamentale puo’ passare in secondo piano. Quelli passati con lei non  sono momenti da dimenticare, sono momenti da catalogare nella parte piu’ profonda di te. E poi, diciamoci la verita’, quei momenti non si scorderebbero nemmeno volendo. Quando eravamo sul suo letto al buio e avevo messo stay di Miley a ripetizione continua, quello di tutti gli anni insieme è il mio momento preferito, mettendo quella canzone volevo dimostarle che io avevo davvero paura che se ne andasse, la tenevo stretta, ma poi non ce l'ho fatta io, per me era troppo. Troppo male, troppe pugnalete che le rimanevano indifferenti. Ho ceduto, le mie gambe non hanno retto il peso e sono crollata. Mi ricordo quando scleravamo per il video di best song ever, sono seduta sul divano in cui stavamo. Ogni tre secondi mettevamo in pausa  per vedere i momenti larry o altro e facevamo screen ovunque.Mia madre quel giorno ci sgrido’, pensava stessimo imparando il balletto, le dava fastidio il fatto che bloccavamo il computer per cogliere ogni momento. Oppure quando andammo a vedere this is us e c'ero io che piangevo e lei mi diceva di smetterla perche’ mi sentivo solo io. Quante volte ci siamo mandate a fanculo.Tante di quelle volte in cui magari ci odiavamo. Come scordarsi di quando eravamo insieme e pioveva oppure quando litigavamo e faceva i temporali. “Dietro le nuvole c'é sempre il sole e tu, sei il mio sole”. Come scordarsi di quando perdeva alla play e voleva la rivincita, quando giocavamo a tekken e voleva vincere ma non ci riusciva. Io non gliel'ho mai detto, ma quando dormivo da lei amavo vederla dormire, mi addormentavo sempre dopo e mi svegliavo prima per restare lì ad osservarla. Mentre dormiva sembrava così in pace, così ingenua e delicata che sembrava una bambina. Come scordarsi della sera in cui sembrava fatta e urlo’ il nome Valentina, morimmo dalle risate. O quella volta che lei si mosse e fece un verso molto ambiguo e ridemmo e svegliammo la madre. Ma quando si fece la doccia e restammo a casa da sole? Io mi misi davanti al termosifone a gambe incrociate, provò tutti gli angoli del bagno per vedere quale era il migliore, quello in cui non c'erano specchi o cose che avrebbero potuto rifletterla. Mi sono resa conto che io, con lei non ero me stessa al 100%, mi vergognavo di tutto, ora non me ne frega un cazzo di niente. Indubbiamente sono cambiata, ma va bene così. Il mio cuore, quando l'ho rivista è sprofondato in un baratro. Quando l'ho rivista per la prima volta, il giorno, finita la festa Sara venì a casa mia e io, ancora sconvolta, ancora arrabbiata per il suo comportamento, non riuscivo a parlare normalmente urlavo. Quindi Sara raccontò a mamma approssimativamente cosa era accaduto e mamma a sua volta le raccontò di alcuni suoi atteggiamenti, di alcune fatti, a ogni frase ripeteva “Io ti avevo avvisato, dovevi mollare prima”. Ma spegami, come facevo? Io l'amavo e dell'opinione di mia madre non mi interessava nulla. Ero accecata dal bene che le volevo, che le voglio e che mi portero’ dietro a vita. Era un bene particolare quello che ci volevamo, era un legame particolare. In quel particolare momento della sua vita a lei serviva una persona come me, io c'ero. Ma nei miei momenti particolari io non volevo nessuno, questo ha causato molti litigi ma tutti risolvibili con la verità che alla fine, ci dicevamo sempre. Il nostro era un rapporto in cui le parole “Ti amo” erano sempre in bocca o al mattino nei messaggi o perfino prima della buonanotte. Quelle due parole erano di una sincerità particolare che forse solo in rapporti così puo’ esistere. Spero che un giorno mi svegli e non sara’ il primo pensiero, o l'ultimo prima di addormentarmi, spero che alla fine, i ricordi vincano e lascino spazi ai momenti futuri in cui sarò diversa e magari, anche migliore.
—  nonriescoaprovareemozioni