castelli di rabbia

Era finita. Era proprio finita. Così è successo che ho deciso di andarmene.
Chissà dove l'ho presa poi la forza di farlo.
—  Alessandro Baricco, Castelli di rabbia
Poi si erano lasciati ma in quel modo che non è un lasciarsi veramente: lui era un po’ matto, lei troppo bella, ma si volevano da morire.
Non potevano stare insieme, non potevano stare lontani: non ci esci, da quelle storie.
La strana intimità di quelle due rotaie.
La certezza di non incontrarsi mai.
L’ostinazione con cui continuano a corrersi di fianco.
—  Castelli di rabbia, Alessandro Baricco.
Ma quando ti viene quella voglia pazzesca di piangere, che proprio ti strizza tutto, che non la riesci a fermare, allora non c’è verso di spiccicare una sola parola, non esce più niente, ti torna tutto indietro, tutto dentro, ingoiato da quei dannati singhiozzi, naufragato nel silenzio di quelle stupide lacrime.
Maledizione.
Con tutto quello che uno vorrebbe dire.
E invece niente, non esce fuori niente.
Si può essere fatti peggio di così?
—  Baricco ( Castelli di rabbia )
È una specie di gioco. Serve quando hai lo schifo addosso, che proprio non c'è verso di togliertelo. Allora ti rannicchi da qualche parte, chiudi gli occhi, e inizi ad inventarti delle storie. Quel che ti viene. Ma lo devi fare bene. Con tutti i particolari. E quello che la gente dice, e i colori, e i suoni. Tutto. E lo schifo poco a poco se ne va. Poi torna, è ovvio, ma intanto, per un po’, l'hai fregato.
—  Alessandro Baricco
È una specie di gioco. Serve quando hai lo schifo addosso, che proprio non c'è verso di togliertelo. Allora ti rannicchi da qualche parte, chiudi gli occhi, e inizi ad inventarti delle storie. Quel che ti viene. Ma lo devi fare bene. Con tutti i particolari. E quello che la gente dice, e i colori e i suoni. Tutto. E lo schifo a poco a poco se ne va. Poi torna, è ovvio, ma intanto per un po’ l'hai fregato.
—  “Castelli di rabbia”, Alessandro Baricco
E assolutamente in silenzio, iniziò a piangere in quel modo che è un modo bellissimo, un segreto di pochi, piangono solo con gli occhi, come bicchieri fino all'orlo di tristezza, e impassibili mentre quella goccia di troppo alla fine li vince e scivola giù dai bordi, seguita poi da mille altre, e immobili se ne stanno lì mentre gli cola addosso la loro minuta disfatta.
—  Castelli di rabbia, Alessandro Baricco
Ma quando ti viene quella voglia pazzesca di piangere, che proprio ti strizza tutto, che non la riesci a fermare, allora non c’è verso di spiccicare una sola parola, non esce più niente, ti torna tutto indietro, tutto dentro, ingoiato da quei dannati singhiozzi, naufragato nel silenzio di quelle stupide lacrime.
Maledizione.
Con tutto quello che uno vorrebbe dire.
E invece niente, non esce fuori niente.
Si può essere fatti peggio di così?
—  Baricco, Castelli di rabbia.
Adesso sono io che vado lontano. E non sarà vicino a te che morirò. Addio, mio piccolo signore, che sognavi i treni e sapevi dov'era l'infinito. Tutto quello che c'era io l'ho visto, guardando te. E sono stata ovunque, stando con te. E’ una cosa che non riuscirò mai a spiegare a nessuno. Ma è così. Me la porterò dietro, e sarà il mio segreto più bello. Addio, Dann. Non pensarmi mai, se non ridendo. Addio.
—  Alessandro Baricco, Castelli di rabbia