casa-nuova

anonymous asked:

Cosa si prova ad essere innamorati ?

Adesso ti posto l’ultima lettera che ho scritto al mio ex, perché penso che in queste parole sia racchiusa la risposta alla tua domanda.

13/12/15

Ricordo che un anno fa ci mettemmo insieme, e adesso non abbiamo nulla da festeggiare.
Ricordo molto bene quella giornata, ricordo che ti ho fatto ascoltare ‘te robaré’ dicendoti che aspettavo di dedicarla alla persona giusta, ricordo che alla fine della canzone ti ho fatto chiudere gli occhi e ti scrissi ‘mio’ sulla mano, e ti dissi che dal quel momento stavamo insieme.
Ricordo ancora i tuoi occhi, tutti i baci dati quel giorno, ricordo che nel mondo c'eravamo solo noi e che rimanemmo chiusi nel parco, e che io trovai il modo di uscire.
Ricordo la canzone che mi dedicasti, ricordo che sembrava di stare in un libro e che anche io avrei voluto leggerlo con te.
Così ci siamo messi a scriverlo, ma poi tu lo hai fatto finire così all'improvviso e nel modo più brutto del mondo.
Davvero volevi questo?
Davvero non volevi più nemmeno un mio bacio? Davvero non volevi più svegliarti accanto a me, vivermi?
Davvero?
Ricordo quando ci siamo conosciuti, quando andai in ospedale e nonostante parlavamo da pochi giorni, mi facevi compagnia giorno e notte.
Ricordo che piano piano le cose stavano sempre crescendo.
Ricordo la nostra prima uscita, il nostro piccolo primo bacio, l'orsetto, il primo di tanti regali.
Ricordo il nostro secondo bacio, vero, e anche lì mi avevi chiesto il permesso di farlo.
Ricordo che poi mi hai chiesto se ero tua mentre stavamo abbracciati ed io annuii con la testa e anche se faticai per farlo, io lo sapevo già dal primo giorno.
Ricordo quanto tremavo e stavo in ansia prima di vederti.
Ricordo il tuo cuore che batteva velocissimo quando mi vedevi.
Ricordo la prima volta che mi hai chiamata ‘amore’, e la prima volta in cui ti ci ho chiamato io.
Ricordo la mia prima lettera, e la sorpresa dell'ovetto con scritto che mi stavo innamorando di te.
Ricordo che quella notte fu la prima di tante in cui dormimmo insieme e in cui ci sono stati i primi momenti di intimità.
Ricordo i nostri corpi seminudi, il mio imbarazzo iniziale, e poi ricordo che i vestiti non me li sarei più messi.
Ricordo il giorno del tuo compleanno, la sorpresa, la colazione, i fiori, e Ted che stava tutto stropicciato nel letto e a me vennero gli occhi lucidi.
Ricordo tutti i viaggi fatti in metro per te, e tutte le volte che era difficile staccarsi.
Ricordo i morsi sulle labbra fino a farle nere, i succhiotti, i nostri sguardi, il mio avere sempre caldo quando stavamo insieme.
Ricordo il tuo primo ti amo, quello vero, a quel parco orrendo a Lepanto dove ti avevo portato io.
Ricordo che mi stava venendo da piangere, ricordo che ero la persona più felice del mondo.
Ricordo che di lì a poco sei venuto per la prima volta a casa mia.
Ricordo la prima volta a casa tua, quanto mi vergognavo e quanti baci in camera tua ci siamo dati.
Ricordo che ogni volta che ti baciavo qualcosa in te si svegliava.
Ricordo i pomeriggi passati da me e quelli passati da te, quelli passati con i tuoi amici, quelli in giro, quelli passati a farci le coccole sul mio letto, quelli a parlare e quelli a studiare.
Ricordo il tuo segreto, ed il mio.
Ricordo i miei mille progetti che purtroppo sono destinati a restare carta su questo piccolo quaderno.
Ricordo la nostra prima litigata, la prima volta in cui ti sei sentito male, la tua sorpresa, l'anello, la cena, il tuo dimostrarmi che mi amavi, il mio cominciare a fidarmi di nuovo.
Ricordo quando sei partito per Dublino e sono venuta da te quel venerdì, ricordo che stavamo guardando la TV, ed io avrei voluto dirti che in quel momento lì, con te appoggiato sulle mie gambe ed io che ti toccavo i capelli, avrei voluto fare l'amore con te.
Ricordo che quella sera siamo andati un po’ oltre.
Ricordo quando ti ho fatto quella cosa della collana, dei tre baby, femmina, maschio, maschio come i miei e che rimasi senza parole perché mi stava venendo da piangere.
Ricordo che tu eri il mio baby.
Ricordo quanta voglia di viverci e di averci c'era, ricordo il mancarsi in modo incondizionato.
Ricordo che al mio compleanno non c'eri perché stavi ad Amsterdam, ma che quando sei tornato avevi tante cose per me ed una lettera.
Ricordo che non volevo leggerla con te, perché sapevo che avrei pianto come una bambina ed infatti così è stato.
Ricordo tutte le lettere cartacee e non che ti ho scritto, i messaggi che ti ho mandato nel  bel mezzo della notte.
Ricordo il tuo primo tatuaggio, ricordo che mi scrivesti ‘ti amo’ sul telefono nonostante stavamo a venti centimetri di distanza.
Ricordo il concerto di Fabrizio Moro, la sera stanchi nel tuo letto ad amarci.
Ricordo i palloncini che ti ho fatto, quello con i cuori dentro e quello con scritto 'baby boy’.
Ricordo la sorpresa che ti ho fatto a quello che ormai avevo definito 'il nostro parco’, ricordo lo striscione, la musica, la tua mano stretta nella mia, le tue lacrime, i tuoi baci e i tuoi lunghi abbracci.
Ricordo il nostro stringersi, il voler stare l'uno nelle braccia dell'altro fino a voler essere una persona sola.
Ricordo che volevo tanto fare l'amore con te, la mia prima volta, e anche la tua, quella fatta con il cuore.
Ricordo i cinque giorni che passammo insieme, ricordo il campo avventura, noi sudati ma felici.
Ricordo i giri in macchina, la tua mano che toccava le mie gambe e il  tuo sguardo che incontrava il mio.
Ricordo che volevi che io fossi l'ultima, che avevi fatto un patto con te stesso, che mi avresti voluto sposare, che avresti voluto tutti e tre i baby, che avresti voluto passare la tua vita con me, e che anche io lo avrei voluto.
Ricordo che mi dicevi che io ero l'unica che sapeva come trattarti e l'unica che ti ha capito ed accettato.
L'unica che hai amato davvero e spero che in un futuro non rinnegherai nulla di noi e di questo amore.
Ricordo che sono l'unica che ti ha fatto sentire amato, l'unica che ti ha portato in alto come gli aereoplani.
L'unica con cui tu sei stato te stesso senza paura.
L'unica che ti ha sconvolto la vita.
La prima che hai portato a casa, che ha conosciuto la tua famiglia, e che hai portato nel tuo posto speciale di quando eri piccolo.
Ricordo che volevi stare con me per sempre, e che lo sai io non ci credevo, ma non pensavo che saremmo finiti così presto.
Ricordo gli esami, studiare insieme, sostenersi, aiutarsi, fare la tesina e disperarsi.
Ricordo il concerto di Tiziano che avevo vinto, il 27 giugno, la sera dopo il mio esame, ricordo che piansi quando disse 'e stavo attento a non amare prima di incontrarti’ e ti guardai negli occhi, poi tu hai preso il mio viso e mi hai stretto forte.
Ricordo il giorno del tuo esame, la paura e la vittoria.
Anche lì un concerto.
Ricordo il divertimento.
Ricordo che ormai eravamo liberi.
Ricordo la sorpresa quando sei venuto di notte da me, per un solo bacio e poi sei tornato a casa tua.
Ricordo i pianti che mi sono fatta per quanto ero contenta.
Ricordo i sette mesi, la rosa nera, lago gandolfo e il posticino tutto in mezzo al verde dove abbiamo mangiato.
Ricordo il diario per i sette mesi che ti ho fatto, dove era raccontata la nostra storia e i miei pensieri mai detti.
Ricordo la sorpresa con i loacker quando sei tornato a Roma, ricordo che era un po’ tardi, che faceva caldo e che eri un po’ sudato, ricordo la doccia e il mio attenderti nel mio letto.
Ricordo il tuo abbraccio, forse ricordo anche come eri vestito.
Ricordo i giorni al lago e quelli al mare, ricordo che mi sono lasciata andare e che mi sono fatta toccare un po’ di più.
Ricordo le notti passate a giocare ad animal crossing, a prendere pesci ed insetti, ed io che rosicavo perché trovavi ciò che io cercavo.
Ricordo quella sera a casa tua, quando mi hai raccontato tante cose della tua vita e che dopo ti sentivi libero da un peso.
Ricordo quando ti chiesi se volevi venire un po’ nel mio letto (che poi era il tuo) per farti coccolare un pochino, e tu sei venuto e dopo ci siamo addormentati.
Ricordo ogni notte passata insieme, le mani che si cercavano, gli abbracci e il tuo volermi stare vicino.
Ricordo la paura, l'estate che stava per finire e la decisione da prendere.
Ricordo che volevamo andare a vivere insieme e che io ti avrei seguito ovunque perché tu solo qui potevi venire a studiare.
Ricordo le case cercate, il mio non farcela più e voler porre una fine che poi non è ⁠⁠stata posta, perché non ce la facevo a lasciarti andare.
Quanta paura avevo che le cose andassero male, ma allo stesso tempo avevo una voglia di viverti immensa e quindi mi sono buttata anche in questa cosa.
Ricordo quando ci stiamo trasferiti, ricordo la nostra prima e vera notte passata da soli.
Ricordo che ero un po’ triste ma felice perché stavo vivendo una nuova avventura con te che eri la persona della vita.
Ricordo che sono andata contro tutti per prendere questa decisione.
Ricordo il nostro esplorare la città di giorno e di notte, il nostro fare la spesa insieme, tu che cucinavi per me ed io che facevo i piatti e quasi ogni volta che mi mettevo i guanti ti dicevo 'è l'ora della visita’.
Ricordo i baci lenti e quelli passionali, il mio corpo sul tuo e il tuo sul mio, le mie mani che scorrevano sul tuo corpo e le tue che scorrevano sul mio.
Ricordo la delicatezza e la passione, ricordo il vero amore.
Ricordo i test di ammissione, l'ansia, e i primi giorni di università.
Le prime discussioni che finivano in un secondo.
I primi esami, il corso insieme.
Ricordo la tua mano stretta nella mia come se fosse il primo giorno che ci siamo visti, il cuore che andava a mille e il vuoto dentro ad ogni attimo di dolcezza.
I baci in questa nuova casa, il tuo stringermi e baciarmi mentre io dormivo e la voglia di cominciare un nuovo giorno insieme.
Ricordo gli autobus presi e i progetti insieme.
Ricordo le prese a male di notte, i dolori e lo starsi sempre accanto.
Ricordo quel completino rosa che comprai per la prima volta in cui avremmo fatto l'amore, e che come tornerò a Roma, credo che butterò perché ormai non mi serve più.
Ricordo ogni volta che facevi il finto offeso solo per farti coccolare di più, le volte che ti facevo la faccia triste e mi dicevi che ero bellissima, il gesto con la mano per dirti che volevo un bacio, e l'altro che facevo quando ti dicevo 'ma che stai a di?’.
Ricordo che ogni volta che il treno fischiava, facevamo 'Biii’ insieme, e che ogni tanto quando parlavi ti prendevo in giro facendoti le voci sotto, e ti dicevo 'bidibidi’ e non parlavi più e facevi finta di offenderti.
Ricordo quando ti insegnavo le parole inventate da me per definire le cose, tipo 'sorche, ria, ape maya, doide, verity e Bove’.
Ricordo il tuo sorriso ogni volta che ti chiamavo Bove, ho l'immagine dei nostri sorrisi vicini e noi che ci baciamo.
Ricordo che ogni notte dormivi con Ted nonostante ormai c'ero io nel letto con te.
Ricordo che non vedevo l'ora di tornare dall'università per vederti, ricordo le notti che abbiamo fatto tardi perché dovevo studiare, e quelle in cui ci siamo amati.
Ricordo il 2 novembre, il nostro anniversario del giorno in cui ci siamo conosciuti, avrei voluto fare tante cose, ma non avevo i soldi ed ho preferito andare a mangiare una cosa insieme che mi sarebbe costato meno.
Quello ormai era 'il nostro ristorante’.
Ricordo che in questi due mesi mi hai trascurata ma che io non ho mai mollato la presa, anche se sono stata male.
Mi ricordo che mi dicevi che stavo diventando pesante perché ti facevo presente questo problema, e invece ti saresti dovuto preoccupare se non lo avessi fatto.
Mi dispiace se avessi voluto che tu non mi lasciassi sola, che mi chiedessi di uscire io e te, e che la sera invece di andare in giro stessi nel letto con me.
Mi dispiace se ho messo tutta me stessa, tutto il mio cuore fino all'ultimo secondo di questa storia.
Mi dispiace se ultimamente avevo bisogno di te più del normale, mi dispiace se avevo tanta paura di perderti.
Scusami se ultimamente non ti facevo più presente il mio sentimento, che c'era, ma sai che io già fatico a dire le cose, e tu con il tuo comportamento hai solo peggiorato le cose.
Quando dici che non ce la facevi più a sopportare certe mancanze, pensa a quello che hai fatto e a come mi sono sentita io, perché ultimamente il giardino del nostro amore lo stavo annaffiando solo io, e si è seccato perché io da sola non ce l'ho fatta.
E quando penserai che eri stanco del mio non esternare a parole ciò che ho provato, pensa ai miei gesti, pensa al fatto che sono venuta qui per te, pensa ai miei occhi che piangevano quando siamo stati distanti solo tre giorni perché io ero tornata a Roma.
Pensaci, perché i gesti valgono più di mille parole, e ammetto di aver sbagliato a non fartelo più presente, ma ti ho spiegato perché, e tu non mi hai dato nemmeno un giorno per poter rimediare.
Scusami se mi ero accorta che le cose si stavano perdendo ed io ho tentato di tenerle unite e di tenerti con me, perché io davvero ci tenevo al nostro AMORE.
E in questo momento che sono nella 'nostra’ casa, mi domando quando me ne andrò e tornerai tu, cosa penserai.
Cosa penserai quando la mattina ti sveglierai solo nel letto (e mi cercherai), senza un bacio, senza i miei baci che ti 'infastidivano’ e ti giravi dalla parte opposta, senza nessuno per cui cucinare, con cui parlare o guardare la TV, con cui voler fare il VERO AMORE, o la doccia.
Mi domando cosa penserai quando mi vedrai in ogni angolo della casa, quando sentirai il profumo sulle coperte in cui sto dormendo, quando non ci sarà nessuno con cui fare le vocine, nessuno a cui dire 'ti amo’, nessuno con cui avere momenti di intimità, nessuno che senza vestiti ti chiederà 'posso andare in giro così?’.
Mi domando cosa penserai quando ti sentirai solo e ti mancherò, quando non ci sarà un mio abbraccio, o il mio sguardo.
Mi domando cosa pensi quando ti manco e quando le lacrime scendono sul tuo viso, come qualche sera fa quando ci siamo visti l'ultima volta per parlare.
Non è stato facile lasciarti andare, mi si è spezzato ancora di più il cuore, e non è stato facile nemmeno per te.
Tu ogni tanto piangevi e singhiozzavi, mi toccavi ed abbracciavi, non volevi andartene e vedevo che volevi baciarmi.
Mi domando che significato ha avuto per te quell'ultimo bacio che mi hai dato prima di chiudere probabilmente per sempre quella porta.
Mi domando perché non mi hai scritto il giorno dopo.
Mi domando perché non fai niente per recuperare nonostante troveresti un muro davanti, mi chiedo perché tu stia fermo quando gente al posto tuo mi avrebbe portato pure la luna.
Vorrei solo ricordarti che non sarà un 'ti amo’ a determinare una relazione, perché non sempre chi lo dice è sincero e lo pensa, e lo sai perché tutte quelle che hai avuto prima di me erano così, e tu sei stato così con loro.
Ricordati che chiodo scaccia chiodo non funziona mai, e che nessuna scopata potrà mai sostituire quello che c'è stato tra noi e quello che entrambi avremmo voluto che accadesse.
Hai capito con me il significato dell'amore e mai credevo che le cose sarebbero andate così, perché mi hai detto determinate cose fino all'ultimo giorno.
Da quando ci siamo lasciati ho capito tante cose, sentimenti compresi.
Chissà se invece tu hai capito qualcosa.
Ricordati 'su di noi’ e la canzone che sicuramente dovrai ancora ascoltare e che ti ho mandato qualche giorno fa.
Ricorda di stare attento ai falsi 'ti amo’, e ricorda di non dirli tu.
Ricordati di me quanto la mattina lascerai il letto sfatto e non ci sarò io né a farlo, né a sgridarti.
Ricordati quando avrai paura e non potrai più abbracciarmi o parlarmi.
Ricordati di me quando mangerai un tortino, quando avrai le mani fredde, quando non ci sarà più una mano che combacia perfettamente con la tua.
Ricordati degli anelli che ormai sono soli come noi due.
Ricordati di tutto ciò che ho fatto, di quelle notti che passavo a sorprenderti e ad andare oltre.
Ricordati dei piccoli gesti, del biglietto che ti ho lasciato il giorno prima della maturità, del tiramisù che ti ho portato e di quando ci siamo asciugati i capelli.
Ricordati di me quando tornerai a casa e non avrai nessuno a cui fischiare sulle scale, e quando nessuno ti fischierà.
Ricordati di me quando ascolterai Romeo Santos.
Ricordati che eri il mio piccolo principe.
Ricordati della K e della Q.
Ricordati quando ti provocavo, anche se a te bastava solo guardarmi, anche vestita.
Ricordati i baci sul collo, i morsi, i baci sulla pancia e i grattini alla schiena.
Ricordati di me per sempre, anche quando sarai grande.
Ricordati di me come il barattolo di Nutella dopo aver mangiato merda per una vita.
Ricordati di chi te l'ha sconvolta, ricordati che nemmeno un minuto senza di me dicevi di sopportare, mentre adesso sarà tutta una vita..
Era questo ciò che volevi? Una vita senza di me?
Senza le mie mani e il mio corpo?
Senza le nostre avventure, vacanze future, senza amore?
Perché io me lo ricordo che mi dicevi che ti sentivi amato nonostante non ti avessi mai detto quella parola.
E allora dovevi mettermi nelle condizioni di farlo.
Sai le volte che avrei voluto farlo? Sai quanta paura avevo? Probabilmente no, altrimenti non avresti rovinato la cosa più bella della tua vita.
Mi domando perché lo hai fatto, perché invece di chiamarmi quella sera mi hai mandato un messaggio, mi domando perché non sei venuto nel nostro letto a dormire.
Chissà se ti sveglierai nel cuore della notte cercandomi o mi sognerai.
Non so se mi ami ancora.
Ricorda che non è forte chi vuole fare il duro e finge, ma chi ammette di aver sbagliato, chi ammette di stare una merda e piange anche come un bambino se deve.
Come io non ti nego che sono stata male questi giorni, che ho pianto spesso e che ho iniziato a piangere da quando sto scrivendo quest'ultima lettera.
È forte chi accetta o chi lotta nonostante tutto, chi ci prova fino alla fine, non uno che lascia.
Prima o poi potrebbe essere troppo tardi.
Questa è la lettera per il nostro anno, mai avrei imaginato di dover dire queste cose, mai avrei pensato che le cose sarebbero andate così.
In questo momento dovevamo essere a Firenze, perché avrei voluto prenotare un weekend da passare lontani dal mondo per festeggiare il nostro amore ed avrei fatto una cosa che ti avrebbe reso felice.
Dubito che mi risponderai, ma i motivi li saprai solo tu.
E tu davvero volevi tutto questo?

“Ci siamo conosciuti ad un evento a capodanno del 2010, sapevo chi fosse, era quel ragazzino che tutte le ragazzine di tutto il mondo amavano: Justin Bieber.
Quel giorno lui dovette cantarmi una canzone, One Less Lonely Girl. Lui continuava a venire da me cantando ed io chiaramente ero in imbarazzo. Poco tempo prima, esattamente nel settembre 2009 eravamo ad un evento e vidi che mi stava fissando,si avvicinò a me e iniziò a parlare: “Hey, tu devi essere Selena Gomez, piacere, io sono Justin Bieber.” disse porgendomi la mano, era davvero carino, con quel ciuffo davanti agli occhi e che spostava ogni secondo. “Hey, so benissimo chi sei. Piacere.” gli sorrisi prendendogli la mano. Cominciammo a parlare, e decidemmo di sederci vicini all'evento. Era un ragazzo simpatico, avrei desiderato conoscerlo.
Purtroppo era arrivato il momento di lasciare l'edificio dato che l'evento era ormai finito, ma prima ci scambiammo i numeri.
Ci sentimmo ogni sera telefonicamente o tramite Skype. Dopo Capodanno mi invitò a vari appuntamenti, dove in uno di questi mi baciò nella sua macchina sussurrando un ‘finalmente ci sono riuscito’, e quello, era il mio primo bacio, beh non proprio dato che detti un bacio ad uno dei due gemelli della serie “Zack e Cody al grande hotel” ma quello non poteva definirsi un vero bacio. Le sere successive mi invitò ad una cena a New York dove mi chiese di essere la sua ragazza, mi piaceva perciò accettai sapendo però, che non avremmo potuto vederci sempre come farebbe una normalissima coppia. – La vita di una celebrità non era affatto semplice come sembra, hai i paparazzi attaccati al culo come se fossero sanguisughe, non hai mai tempo per la tua famiglia dato che loro vivono in un'altra città molto distante da te, insomma non è tutto rose e fiori. –
Dopo poche settimane entrambi dovevamo partecipare allo stesso evento, il party post Oscar di Vanity Fair perciò decidemmo di dire a tutti che stavamo insieme. Ci baciammo davanti ai paparazzi sul Red Carpet e subito milioni di articoli pubblicati su Internet.
Della nostra storia si parlava molto, fans che non ci volevano insieme, altri che ci dicevano di supportarci, insomma la nostra era una relazione pubblica a tutti. Stavamo insieme da ben tre anni fin quando iniziavano davvero molti rumors su di lui e Barbara Palvin, dato che lui si era esibito al 'Victoria Secret Fashion Show’. Lo vedevo strano, ogni volta che i nostri occhi si incontravano lui distoglieva lo sguardo, gli chiedevo cosa stesse succedendo e lui non rispondeva, anzi cambiava anche discorso.
I rumors su di lui e Barbara Palvin aumentavano sempre di più dato che uscivano nuove foto ogni giorno. Mi sentii illusa e stupida, avevo iniziato a mettermi in testa che lui mi avesse solo usata e non mi avesse mai amata.
Decisi di mettere fine a questa storia sebbene sapevo che ci sarei stata male e così fu, stavo male, ma a quanto pare non solo io, anche lui. Ci vedevamo a volte, per parlarne o almeno, quella era una scusa per stare insieme.
Senza di lui mi sentivo debole, pensavo che non avrei mai superato questa storia, e in un certo senso fu così, iniziammo a vederci di nuovo nel 2014, andammo in una vacanza in Canada dalla sua famiglia e ci baciammo rimettendoci insieme. E ancora una volta quando eravamo di nuovo a Los Angeles ci furono dei rumors su di lui ma stavolta con una sua amica Chantel.
Non vivevamo insieme ma spesso lui veniva a casa mia o io andavo da lui. In questo caso andai a casa sua dato che avevo finito presto in studio e avendo le chiavi, entrai, lo cercai ovunque ripetendo il suo nome ma non trovandolo andai a casa mia chiedendomi dove fosse e del perché non rispondesse al telefono. Dopo poche ore mi arrivò un e-mail con delle foto: Era Justin, era il mio Justin, mentre baciava quella sua amica, Chantel. Iniziai a piangere e buttare per terra tutto quello che mi capitava tra le mani, era successo di nuovo, lui mi aveva tradita.
Da quel giorno avevo tagliato tutti i contatti con lui non volendo più vederlo, si ci siamo visti ma di sfuggita, ad esempio al Met Gala, dove vedendolo scoppiai a piangere tra le braccia del mio truccatore, lo vidi anche ad una cena e poi decidemmo entrambi di incontrarci in un hotel. Eravamo rimasti in ottimi rapporti, eravamo solo amici e avrei giurato di non ritornare più con lui perché ormai avevo trovato me stessa.

In questo momento ero nella mia nuova casa a Los Angeles, era una giornata di novembre e faceva abbastanza freddo. Mi misi sul letto quando mi arrivò un messaggio, presi il cellulare e lessi il destinatario e il contenuto:
-Justin.-
«Selena, ci vediamo stasera? A Beverly Hills, verso le 8.30.»
Sorrisi a quel messaggio e risposi con un 'si’ dove dopo poco mi arrivò l'indirizzo. Erano le 7 e decisi di prepararmi, mi truccai un po, perché non mi piaceva truccarmi molto e nascondere chi sono davvero, presi dei collant neri, tacchi neri e un vestitino marrone indossandoli. Dopo poco andai in macchina dirigendomi verso il locale che Justin mi aveva mandato, lui stava cantando la sua nuova canzone 'Sorry’ che in una recente intervista aveva rivelato che fosse per me. Appena mi vide mi sorrise e si avvicinò dandomi due baci sulla guancia, ormai era più alto di me. “Piccola” disse sorridendo e mi portò ad un tavolo dove prese un microfono e mi sussurrò 'Stai attenta a quello che canterò’, iniziò a cantare una canzone intitolata 'My Girl’ mi piaceva il modo in cui mi guardava, cantava e sorrideva. Quando finì di cantare lui porse il microfono al cameriere e stava fermo non sapendo che fare, mi presi di coraggio e allungai il braccio tirandolo dalla maglia facendo in modo che mi abbracciasse e così fu, prese il mio polso e mi attirò a se baciandomi la testa e mi accarezzò la schiena. In quel momento ripensai a tutti i nostri abbracci, a tutti i nostri baci e a tutti i nostri bei momenti passati insieme, come la nostra prima volta. La nostra storia era qualcosa di magico, ci amavamo così tanto, ci eravamo trovati così giovani e non era una cosa da ogni giorno, avevo soltanto 17 anni quando lo incontrai, e ormai senza di lui non sapevo cosa fosse l'amore. Ci staccammo dopo poco e iniziammo a ballare in una stanza dove eravamo solo noi due e la musica, lui mi stringeva i fianchi e io allacciai le mie braccia al suo collo guardandoci negli occhi.
“Quanto sono stato coglione.” disse tutto d'un tratto, aggrottai la fronte guardandolo. “Già, sono stato così coglione da preferire quattro puttane all'amore della mia vita, come ho potuto fare quello che ho fatto? Avevo accanto la ragazza più bella del mondo, avevo una ragazza che mi amava per quello che ero prima, ti ricordi? Quel ragazzino che veniva definito gay, e un bimbominchia da tutti.- annuì in segno di risposta- Ecco, mi sono fatto scappare come un coglione questa ragazza che mi amava per come sono andando a letto con que-” lo fermai portando un dito sulla sua bocca. “Smettila di ripeterlo, così fai male a me e soprattutto te stesso” lo vidi annuire e poggiò la testa sulla mia spalla e riuscivo a sentire il suo respiro sul mio collo per poi sentire delle labbra su di esse e subito un brivido mi percorse la schiena e questo sembrò notarlo dato che lo fece ancora più volte e fece combaciare i nostri corpi, chiusi gli occhi lasciando da parte tutte le altre cose e mi godetti quel momento, che era davvero un momento pieno d'amore. Poggiai le mie mani sulla sua schiena e lui alzò la testa per poi avvicinare il viso ancora più vicino al mio, restai immobile e quando sentii le sue labbra sulle mie chiusi gli occhi cominciando a muovere le labbra mentre lui sorrise, molto probabilmente si sarebbe aspettato che avrei girato la testa o lo avrei spinto via da me ma vide che non fu così e per questo sorrise. In quel momento mi sentivo come la prima volta che facemmo l'amore, e non sapevo perché. In quel momento eravamo solo io e lui, in un certo senso beh era così ma adesso era completamente così. Noi non possiamo separarci, noi siamo destinati a stare insieme ed è questo che dobbiamo fare. Devo fidarmi di lui, ho ritrovato me stessa ma non manca ancora qualcosa, come se fosse un puzzle, mancava un pezzo. “


Non sono una grande fan, ma leggendo mi sono scese le lacrime.

Ricordo che una delle prime notti nella casa nuova mi misi in giardino a guardare le stelle. Non avevo mai avuto un giardino. È durata poco, non sono tagliato per i giardini, così come non sono tagliato per la notte. Mi stesi sul prato a guardare il cielo buio sperando di vedere qualcosa. Era periodo di stelle cadenti, la fai questa cosa di guardare il cielo in attesa di una stella cadente quando è estate e non prendi sonno. Da piccolo lo facevo sul terrazzo dei nonni, mi coprivo degli asciugamani da mare e stavo ore terrorizzato a guardare il buio. Avevo una paura immensa. Più lo fissavo più mi sentivo inutile. Più passava il tempo più mi era ovvio sarebbe successo qualcosa di terribile. Guardare il cielo aspettando di veder cadere una stella come tutti, certo, quello è un obbiettivo facile, ma io sapevo che a me sarebbe successo di peggio. Io guardavo il cielo con la consapevolezza che la mia non sarebbe stata una semplice stella cadente ma un meteorite che avrebbe spazzato via tutto, me, i miei nonni, il terrazzo, la razza umana. Oppure che quel taglio di luce direzionato verso di noi altro non sarebbe stato che una navicella aliena e io il primo essere umano a vederla, a doverci entrare in contatto, a subire degli ignobili esperimenti sulla mia persona. Così, come ero un bambino che guardava l’ignoto sperando che l’ignoto non si facesse mai vivo, nella mia casa con giardino ero diventato un uomo che guardava l’ignoto sperando che l’ignoto si mostrasse per fargli capire che qualcosa d’altro c’era, oltre la sveglia la mattina per andare a lavorare, oltre lo stipendio, oltre le persone che avevo conosciuto e che si erano rivelate solo persone, oltre a tutto. Ho lasciato la casa col giardino perché l’ignoto non è mai arrivato. Sei arrivata tu, che non mi spiego come sia possibile, forse mi ero distratto un attimo dal cielo buio, hai bruciato nella mia atmosfera e sei sparita. Guardo la notte e spero di vederti ancora ma non ho più la pazienza che avevo una volta, non ho un giardino o un terrazzo, non ho abbastanza coperte e la posizione assunta è davvero scomoda, forse sono semplicemente invecchiato, ma è stato bello ricevere una risposta dopo tanto osservare. Non sei solo. Ecco quello che cercavi. Come dici? Vorresti trattenerlo? Averlo tutto per te? Non puoi. Ecco che adesso c’è, ecco che adesso non c’è più. Il cielo, la notte, le stelle, tu, il destino, l’ignoto, avete tutti uno stranissimo senso dell’umorismo.

La velocità del suono

Sono da poco passate le tre del mattino. Sono a letto e guardo il soffitto, nudo perché ho caldo e stanco perché ho bevuto. Il rumore regolare del ventilatore riempie la stanza buia e diventa una parte del mondo reale, il momento stesso in cui l’artificiale diventa natura, il falso diventa vero o quantomeno possibile. 
Sento il leggero sollievo dell’aria che sbatte sulla mia pelle e ho una voglia improvvisa di rivoluzionare la mia vita e cambiare tutto quello che non mi piace. 
Basta un attimo, un guizzo di creatività, un unico istante lucido per ricordarmi di come si fanno le cose, di quello che devo fare e rimando da secoli.  
Domani, dico a me stesso o a chissà chi; domani cambia tutto. 
Purtroppo le conclusioni delle tre del mattino tendo a dimenticarle: mi capita di svegliarmi il giorno dopo e non ricordare più niente. 

Nei miei discorsi a me stesso da ubriaco ci entra qualsiasi cosa, come quando si comincia a riempire una valigia vuota prima di un viaggio lunghissimo. E allora ci metto tante cose, finisco con la lista di quello che non va e comincio con quello che voglio, quello per cui sento che da domani varrà la pena combattere. Voglio una casa nuova con due balconi e delle finestre, un affitto con spese incluse perché non mi va di andare a pagare ogni cosa singolarmente, un proprietario che non c’è mai e quando c’è mi fa i complimenti perché ho pulito il buco della serratura; voglio una ragazza bellissima che non mi faccia problemi, che mi faccia uscire con chi mi pare quando mi pare, che sia gelosa e ossessiva soltanto quando va bene a me, soltanto quando le dico che può esserlo, che mi perdoni senza pensarci troppo se la faccio soffrire, se la faccio star male, se non le dico di venire a casa con me, se le chiudo di fretta l’ascensore davanti. Voglio che l’ultimo ricordo di me dei miei genitori sia quello di un figlio perfetto che ha sempre fatto qualsiasi cosa per sistemare la propria vita e la loro, che non ripensino mai a niente di quello che ho fatto di sbagliato. Voglio un’auto nuova e un nuovo lavoro, correre ogni mattina, colazioni pronte per chiunque mi stia anche solo minimamente a cuore, promesse mantenute, biglietti del cinema stampati alla perfezione, lampioni veloci nella notte fredda o in quella caldissima, dormire e svegliarmi innocente.

Un lampo improvviso illumina la mia stanza buia, e mi basta quel brandello di luce, quello sputo di infinito, quell’attesa del tuono; mi basta questo per vedermi dall’alto, nudo e sudato sul letto, e per capire che di tutte le cose che ho detto io non ne merito nemmeno una. 

Per fortuna le conclusioni delle tre del mattino tendo a dimenticarle: mi capita di svegliarmi il giorno dopo e non ricordare più niente. 

Fuori tema, ma non troppo.

Parliamo delle storie dei libri di piccoli brividi. Voglio dire, se decidi di trascorrere una vacanza in famiglia in un parco di divertimenti chiamato “Horrorland"e la vostra macchina esplode nel parcheggio appena arrivati, forse, far finta di niente, comprare dei popcorn XL e dirigersi verso "lo scivolo della morte”, non è proprio la scelta migliore da fare. Oppure, se rubi una strana macchina fotografica dalla cantina inquietante dei tuoi vicini di casa e in ogni foto che fai appaiono cose terribili come decapitazioni, amputazioni o gli hamburger di tofu e poi tutte le cose orribili delle foto iniziano ad accadere, allora smetti di scattare foto. O ancora, se ti sei trasferito in una nuova casa e c'è un gruppo di bambini che vive nella tua soffitta ma i tuoi genitori non possono vederli, forse dovresti evitare di andare a giocare nel cimitero in giardino.
E così, quando ti parlo dei fantasmi che abitano la mia mente, quando ti dico che ho un cimitero nell'armadio, uno in giardino e uno persino in cucina, quando ti dico che l'ansia è uno scivolo ripido di cui non si vede la fine, quando ti dico che la mia depressione è una fotocamera che mostra tutte le persone che amo come estranei, quando ti dico che il panico è un fantasma testardo che mi si aggrappa addosso e non mi lascia andare per mesi, quando mi chiedi “parlami dei giorni neri” è come ricevere una pugnalata alla bocca dello stomaco, questo è il momento esatto della storia in cui tutti ti gridano di scappare.
Amare me significa amare una casa infestata.
E tu mi ami, come la famiglia che, mano nella mano, attraversa Horrorland. Non sei stupido, sbadato o coraggioso, semplicemente non hai mai visto una casa infestata da vicino.
Tesoro, questo amore non mi guarirà.
Questo amore non gratterà via il sangue dai muri, ma accenderà tutte le luci e prenderà il basilico e lo pianterà in ogni singolo davanzale.
E ho ancora i brividi quando penso a quella volta che hai detto ai fantasmi “se volete restare allora è meglio che facciate spazio”.
Quanto è imprudente il modo in cui ti amo, come il primo capitolo di una storia di fantasmi.

Stavo tornando dalla pausa caffè quando vicino ai bidoni della differenziata mi lascio coinvolgere dallo strano combattimento tra una vecchina carina e un ape. Lei aveva appena buttato il suo sacchetto dell’umido, l’ape evidentemente aveva scelto quel bidone come sua nuova casa, forse aveva in mente di portare qualche regalo speciale una volta di ritorno verso la sua regina. Non posso saperlo. La vecchina si mette ad inveire contro l’ape, agitando un sacchetto della spesa di quelli robusti che sponsorizzano qualche supermercato. L’ape si difende come può, svolazza, forse le indirizza qualche insulto ma poco importa, quella è casa sua, per me ha ragione lei. Nonostante la vecchina sia molto carina nel suo modo di accanarsi in una battaglia inutile, devo dire che non sarò mai dalla sua parte.
Al café/pasticceria siciliana solito dove vado ho iniziato a notare una cosa strana. Non importa a che ora io vada per bere il caffè (faccio una pausa caffè al giorno, non di più, superata la soglia dei due caffè non riesco a dormire, a meno che non rilegga le cose che scrivo), seduta fuori o su qualche sedia all’interno, vedo sempre la stessa donna. La mia pausa dura all’incirca 12 minuti. Che io vada non appena apre alle 11, lei è lì. Verso le 12:30, sempre lì. Alle 14? Ancora lì. Dopo le 15? Certamente. Dopo le 16? Non lo posso sapere, non posso bere caffè dopo le 16 altrimenti nemmeno le cose che scrivo possono aiutarmi a prendere sonno. Questa donna sta sempre lì. E devo dire di averla notata spesso sta cosa delle persone che vivono nei bar, che non hanno altra vita al di fuori dello stare in un luogo di passaggio frequentato da persone di passaggio. Non mi spiego perché. Servono solo caffè e dolci, non alcolici. Potrei capire fosse un’alcolista. Ma una dipendenza da cannoli non l’ho mai sentita. Sta fuori e saluta, beve qualcosa. Ed è sempre lì. Il mio lasso di tempo di 12 minuti, posso sovrapporlo ad un qualunque istante delle 5 ore che mi sono concesse dalla mia scarsa tolleranza alla caffeina e il risultato è che la becco ogni volta e mi domando sempre che cazzo fa nella vita.
Probabilmente anche lei pensa la stessa cosa di me.
Non sa che nella vita io scrivo cose utilissime come una serie di pensieri inutili su di lei.
Nel bar vicino casa mia accade anche altro materiale per le mie elucubrazioni. Ogni giorno alle 17 apre e puntuale arriva questo personaggio vestito sempre uguale: jeans blu, polo nera, barba bianca, capello bianco, pancia sferica voluminosa. È il primo ad arrivare, mette fuori i tavolini, quindi posso dedurre sia una figura tipo il proprietario, poi prende una birra e si mette sempre allo stesso tavolino a bere una birra dopo l’altra e a fumare ogni sigaretta fino alla chiusura. Se piove, potete stare sicuri di vederlo fuori lo stesso. Ci mette solo un poco di più a finire le birre. Se è freddo, sarà sempre la fuori, sempre solo con la stessa polo nera e gli stessi jeans blu. Anche questa persona cattura la mia fantasia e ogni volta che la vedo mi dico che devo andare a parlarci. Fargli delle domande. Ad esempio non so se è andato in ferie quest’anno. O se quelle per lui sono ferie. Se quando va in ferie fa anche la stessa cosa e sceglie una meta turistica e poi si piazza in un baretto scrauso di una piazzetta scrausa a bere finché non è ora di tornare quasi sotto casa mia a farlo. Se ha altri abiti nell’armadio. O se il suo armadio ha dozzine di polo nere tutte uguali. Oppure se è bloccato in una specie di situazione alla Bill Murray nel film della marmotta, e ogni mattina lui si sveglia rivivendo la stessa giornata ma applicato alla realtà, solo per lui è la stessa giornata (un caso di demenza avanzata), mentre il resto del mondo va avanti normalmente. E regolarmente si dimentica di fare la lavatrice e per questo indossa sempre gli stessi vestiti.
Una vecchina che litiga con un ape. Una cannolodipendente. Un uomo senza tempo. Bene, anche oggi ho fatto di tutto con la mente tranne che lavorare.

Chissà se ogni tanto ci pensi, mi pensi, a come sarebbe stato, a cosa avremmo fatto, se solo avessimo avuto il coraggio.
Quel coraggio che alcune volte ci è mancato, e che alla fine ci ha allontanato.
Ma siamo sicuri poi che ci ha allontanato?
Tu cosa dici? Vorrei sentirti un po’…
Vorrei sentire nel profondo come ti va questa vita, se va bene, se è stretta e lenta, e quindi ci metti un po’ di più ad uscirne…
O se invece con una corsa arrivi subito.
Poi penso ad una città nuova, un paese nuovo, una casa nuova, solo per noi…
E allora la vita di sempre la metto da parte, e me ne immagino una nuova, che poi forse nuova non è il termine adatto, ma, modificata, ecco sì, modificata è la parola esatta.
Chissà se ogni tanto ci pensi, mi pensi, pensi a noi in quella vita modificata.
Io sì, e mi sento bene, ci penso e ti penso…sempre…!
—  Iltuonomenelcuore.

L'amicizia a distanza è la cosa più bella in assoluto ragazzi.

Io l'ho conosciuta esattamente il 28 agosto del 2012. Io di Napoli e lei di Messina. 13 anni a testa.

Due caratteri opposti, io troppo insicura, timida, lei bellissima, solare, vivace, una alla mano, molto socievole. Per me era un periodo di merda, dove non avevo nessuna amicizia, conoscevo persone che poi si rivelavano persone false, un periodo dove non mi fidavo di nessuno e preferivo di restare sola.

Conobbi lei tramite un ragazzo, era il periodo delle bimbe minchia dove il giorno dopo aver conosciuto una persona la chiamavamo gia “migliore amica”. Quando conobbi lei pensai"okay, un paio di giorni e scompare anche lei", capitò che dopo un paio di giorni non avevo più il portatite se lo prese mio padre per lavoro, per viaggiare, avevo quello fisso ma mancava internet visto che da pochi giorni mi ero trasferita in una nuova casa, quindi restai 2 settimane senza sentirla, quando mi misero internet la ritrovai, giorno dopo giorno parlavamo ancora, 5-6 mesi, poi un anno e lei stava ancora con me e io stavo ancora con lei. Iniziava la voglia di vederci di abbracciarci, di guardarci negli occhi, in quel caso veramente la consideravo la mia migliore amica in tutto e per tutto, iniziò la gelosia, paura di qualcuno che ci portasse via, ma il bene che c'era era più forte di qualunque altra cosa al mondo, ci sono stati tanti litigi, tanti pianti per la voglia di abbracciarci e non poterlo fare, ci sono state anche tante risate, scherzi, tanta complicità, piani di uccidere ragazze che andavano dietro ai nostri ragazzi.

Sono iniziate le promesse, i giuramenti che ci saremo incontrate, ci spedivamo pacchi, regali, ma anno dopo anno, ma non succedeva mai niente, finchè nell'inverno del 2015 inizio a frequentare una ragazza che veniva in classe con me, le uscite tutti i giorni, il sabato e la domenica sera era fisso che mangiavo a casa sua, capitò che io dormivo da lei ect, ma in tutto questo alla mia migliore amica non l'ho mai messa da parte, ma la gelosia non fa capire nulla più giusto? Passano mesi e io e lei diventavamo sempre più distaccate, finchè arrivammo al punto di chiudere la nostra amicizia, dopo 3 anni di amicizie, per me fù come un trauma, ricordo che avevamo la collana con il cuore spezzato con scritto “best friend” quando decidemmo di chiudere tutti i tipi di rapporti, non avevo il coraggio di togliermi quella collana, e prima di toglierla un pianto esagerato. Lei era tutto quello di cui avevo bisogno, era la mia ancora e il mio ancora, lei era il mio respiro, la parte più bella di me e il mio cuore lo teneva lei,comunque a fine luglio io parto con questa mia amica di scuola per Matera con i suoi genitori per 1 mese, con la mia migliore amica avevo chiuso che era giugno. Era il 16-17 di agosto, e io decisi di fare la lettera alla mia migliore amica per il 28 di agosto, mi ero detta che non mi interessava se io e lei avevamo chiuso lo stesso gliela avrei mandata. Facevamo parte di un gruppo di whatsapp di tumblr, quando io e lei chiudemmo lei si tolse da questo gruppo mentre io restai, verso il 20-21 di agosto su questo gruppo esce scritto" tizia ha aggiunto a…“ e io "😍”, per una scusa o per un altra iniziammo a parlare di nuovo, non c'era stato un giorno in cui un mio pensiero non andasse a lei, e quando iniziammo a parlare capimmo che non riuscivamo a stare senza di noi, facemmo pace, per me fu come una boccata d'aria, come se mi mancava qualcosa di importante, mi mancava lei. Passano altri 2 anni, io e lei inseparabile più che mai, certo non mancavano le litigate, ma ci eravamo promesse che non saremo mai arrivate al punto di chiudere tutto, in tutto questo ancora niente abbraccio, niente. arriva gennaio del 2017, io il 25 di febbraio facevo 18 anni, non volevo ne festa, ne regali e ne niente, l'unica cosa che volevo era passare il mio compleanno insieme a lei, e lei lo sapeva, lei mi diceva che sarebbe venuta, ma come tutte le volta ormai non ci speravo più, finchè lei mi mandò la foto dei biglietti, 1 settimana da me, dal 19 febbraio al 26 febbraio. Era un sogno, non ci credevo finchè non l'ho avuta tra le braccia.

All'inizio ero molto paranoica pensavo che era tutto diverso, invece era tutto uguale. La settimana passa subitissimo, le mie sorelle, mia mamma si sono legarono a lei in una maniera incredibile al punto che la sera prima che partiva piangevamo tutti. Arriva 21 maggio domenica, lei deve compiere 18 anni, io il 21 di maggio stavo da lei per festeggiarlo con lei, arrivo alle 15;30, lavati, preparati per la festa, la festa finisce alle2 di notte torniamo a casa per le 3, il giorno dopo, lunedì, tenevo il treno alle 13:15 per tornare a casa, che il martedì dovevo tornare a lavoro

Abbiamo sempre sognato di passare l'estate insieme, o di passere il 28 agosto assieme, arriva il 9 agosto prendo il treno per andare da lei, passo 9 giorni a casa sua, con le sue amicizie, il 18 agosto partiamo INSIEME e torniamo a Napoli,per non tirarla al lungo abbiamo passato 1 mese e 2 giorni assieme, ed e’ tornata a casa sua l'11 settembre! RAGAZZI E STATA LA COSA PIÙ BELLA DELLA MIA VITA! Un'emozione incredibile. Non potete immaginare quanto e bello stare tra le braccia della propria migliore amica a distanza, e tutta un altra cosa, delle emozioni indescrivibili, da quando non la puoi abbracciare al fatto che la puoi abbracciare quando vuoi anche se dopo, ora e devastante stare senza la sua presenza per casa.

RAGAZZI IL 2017 E’ STATO IL MIO ANNO MIGLIORE. IN 8 MESI L'HO ABBRACCIATA 3 VOLTE, e ho intenzione ancora di vederla, abbracciarla!

È ancora l'inizio di un lungo viaggio…

Ragazzi, non mollate che quando sembra che tutto sia per finire, in quel momento tutto sta iniziando!!

Quando venni a trovarti, ti portai in valigia 5 pacchi di pasta Rummo. 

Oggi finalmente, dopo tanti mesi, ho trovato il coraggio di fare il pacco con cui ti restituirò tutta la tua roba che hai lasciato qui, che si è mossa con me dalla casa vecchia alla casa nuova, casa che non conosce il tuo odore, né il colore dei tuoi occhi. Mi hanno quasi fatto male le mani, mentre toccavo le tue camicie e le tue felpe. Chissà cosa penserai, quando ti arriverà il pacco, nella tua casa nuova, che non conosce il mio odore né il colore dei miei occhi. Ma spero che forse un pochino sorriderai, nel vedere un pacco di pasta Rummo. 

Mai perdere le buone abitudini.

T'amo è dichiarazione di avvento, la pietra prima di una casa nuova che contiene le altre fino all’ultima tegola del tetto, fino al fondo dei giorni. Che rispetti o no la durata, t’amo comporta il passo che supera se stessi. È un macigno di responsabilità, sgomenta dirlo e udirlo.

Erri De Luca

10

Tu che vivi del tuo dolore e che credi reali solo le tue lacrime, lascia queste tue ali nere, quest’abbraccio di fuoco della medusa che hai chiusa nel tuo cuore. Vieni ti porto in una nuova vita, in una nuova casa, in un nuovo mondo fatto di luce e di vento caldo che ti donerà una nuova te stessa fatta di abbracci di notte e stelle negli occhi. Qui la luce nutre i rossi fiori e gli antichi ulivi e nutrirà anche il tuo cuore facendolo fiorire in una nuova stagione con nuovi sorrisi. Non si vive di lacrime, non si ferma il fiume della propria vita in una palude dall’odore di morte.
Tu che vivi nell’ombra della tua solitudine e che ami solo altre ombre fatte di cicatrici che pensi inguaribili, tu che sei sempre rinchiusa nella tua stanza circondata di rovi spinosi come i tuoi ricordi, vieni, ti porto in questa casa che si specchia nel caldo mare e nele nere isole madri di vita, figlie del fuoco; anche tu rinasci dalle tue ceneri, credi in un nuovo mare da esplorare, vinci i tuoi silenzi e riempili con una canzone di gioia, doma i tuoi demoni e rendili il concime di un nuovo amore.
Tu che non credi, non speri, non vedi nessun’altro domani, se non il tuo continuo ed unico dolore, un inverno infinito in cui ogni giorno è più freddo di ieri, vieni, in questa casa c’è l’eterna primavera, l’eterno fiorire di gioie e carezze, è una casa chiamata certezza, è una casa chiamata con il nome segreto che lui ti darà, è una casa costruita in un luogo di pace per il tuo cuore: ogni sua stanza è un nuovo modo d’amarti, un modo nuovo di renderti felice ed il suo giardino è il continuo rinascere, l’immortale ricreare del fuoco, del vento e del mare: la tua anima riavrà quanto le hanno rubato, i tuoi domani non saranno più ciechi e vivranno ogni tramonto amandone i colori e l’annuncio di un nuovo, più felice domani.

Pictures from Certified Proprietary - Luxury Villas


You who live of your sorrow and believe only your tears, leave your black wings, this hug of fire of the medusa you have closed in your heart. Come to a new life, in a new home, in a new world of light and warm wind that will give you a new self made of hugs in the night and stars in your eyes. Here the light nourishes the red flowers and the ancient olive trees and will also nurture your heart making it bloom in a new season with new smiles. You cannot live with tears, you cannot stop the river of your life in a marsh with the smell of death.
You who live in the shadow of your solitude and who only love other shadows made of scars that you think are incurable, you who are always locked in your room surrounded by spines like your memories, come, I bring you to this house watching the heat Sea and the black mothers of life, daughters of fire; You also resurrect from your ashes, believe in a new sea to explore, win your silences and fill it with a song of joy, win your demons and make them fertilizer a new love.
You who do not believe, do not expect, you will see no other tomorrow than your continuous and single pain, you feel your life as an infinite winter where every day is colder than yesterday, come here, there is eternal spring in this house, the eternal flourish of joys and caresses, is a home called certainty, is a house called with the secret name he will give you, is a home built in a place of peace for your heart: every room is a new way to love you, a new way of making you happy, and your garden is the continual rebirth, the immortal recreation of fire, wind and sea: your soul will regain what have been stolen from her, your tomorrow will no longer be blind and will live every Sunset loving the colors and the announcement of a new, happier tomorrow.

aggiornamento di inizio settembre

Qua è arrivato l’autunno ma fa ancora caldo, con l’estate attaccata con le unghie al paraurti di quest’anno che va avanti, e lasciamolo andare, che dia una bella accelerata a questi due mesi che ti vedranno via.
Ho trovato casa nuova e l’oroscopo dice che è ok, il proprietario porta via la cucina, io ho comprato al mercatino un pezzetto di luminarie da festa di paese, che non m’aiuterà a cucinare la pasta, ma ti piaceva molto. 
Poi vediamo, tra meno di due mesi esce il film, i miei si vogliono ancora bene, dovrei andare a trovare mia nonna, cambiare taglio di capelli, ho salvato due cani dalla strada, e non trovo notizie su google che mi spieghino in modo attendibile perché sto così bene, quando metto la faccia tra le tue scapole. 

Ieri sono uscita con i miei nuovi coinquilini a prendere una birra che mi hanno offerto. Sono stati molto carini, ho fatto anche finta che mi piacesse la birra e ho cercato di essere un po’ meno rigida come un pezzo di marmo. Insieme a noi è venuto inspiegabilmente anche il portiere del palazzo, simpaticissimo; i suoi sono proprietari di hotel in Sri Lanka, hanno la servitù, ma lui preferisce stare qui a fare il portiere perché gli piace Bologna.

ieri mi è arrivato il primo pacco qui a casa nuova. era un pacco tuo ed eri tu che mi avevi fatto una sorpresa. sopra il pacco queste parole. dentro il pacco una lucina pesciolina per i bimbi che hanno paura del buio. la premo e si illumina fioca fioca per far vedere senza disturbare. ho sorriso e non faccio la ruffiana esagerata se ti dico che sei tu ad avermi insegnato a sorridere così, che prima non sapevo sentire come il cuore reagisce alle cose e come se ne può andare via leggero a passeggiare. stesso io, così greve bloccata pesante, mi tenevo dritta ferma impostata. ora -ti ringrazio- so lasciarmi proteggere e, con te, mi avvicino a me