carotes

Volevo scrivere qualcosa riguardo alla consapevolezza acquisita oggi mentre stavo affettando le carote, riguardo al mio somatizzare tutto, nel senso greco del verbo, cioè di “corporizzare” ciò che mi turba e mi stressa ed inevitabilmente stare male sia fisicamente che mentalmente. Mi sono anche resa conto di quanto io intensifichi piccole delusioni e le ingigantisca, fino a lasciarmi divorare dall'ombra di questi minuscoli dolori che mi autoinfliggo. Volevo scrivere di tutte queste cose che magari non fregano un cazzo a nessuno (nonostante sia il mio blog ancora mi faccio sti problemi scemi, ma lo capite quanto sono patetica? Un giorno scriverò di tutto senza preoccuparmi inutilmente) ma sto troppo male e non ci riesco, non riesco neanche a controllare la punteggiatura, la grammatica etc. Voglio scavare una fossa per poi buttarmici dentro come corpo morto.

Come superare una delusione con un chicco di caffè

Una giovane ragazza stava attraversando un periodo particolarmente difficile, costellato da continue delusioni. Come spesso capita in questi momenti la giovane frignona un pomeriggio iniziò a parlare dei suoi problemi con la mamma. Era ormai stanca di lottare: ogni problema che riusciva a superare (a fatica) era seguito a ruota da un’altra situazione critica che assorbiva ogni sua energia residua. Dopo quasi mezz'ora ininterrotta di frignite acuta, la ragazza confessò che era pronta ad arrendersi.

La mamma ascoltò a lungo la figlia ed infine le chiese di seguirla in cucina. Senza sprecare parole, la donna prese tre pentolini, li riempì d’acqua e li mise sui fornelli. Quando l’acqua incominciò a bollire in uno mise delle carote, nell'altro delle uova e nell'ultimo dei chicchi di caffè.

Dopo un tempo che sembrò infinito per la giovane figlia, la donna spense i fornelli e tirò fuori le carote adagiandole su un piatto, poi scolò le uova e le ripose in una scodella ed infine, utilizzando un colino, filtrò il caffè e lo versò in una tazza. Completate queste operazioni, la donna si rivolse alla la figlia e le domandò: “Cara, dimmi, cosa vedi qui sul tavolo?“

“Vedo delle carote, delle uova e del caffè. Cos'altro dovrei vedere?!” rispose la figlia perplessa. La donna chiese allora alla giovane ragazza di toccare le carote, che erano diventate cedevoli, la invitò poi a rompere un uovo, che era ormai diventato sodo ed infine le fece annusare e assaporare la tazza di caffè fumante, che sprigionava un’aroma ricco e profumato. La ragazza, ancor più confusa chiese alla mamma: “Non capisco, cosa dovrebbe significare tutto questo?”

La madre sorrise e le spiegò che sia le carote, sia le uova, sia i chicchi di caffè avevano affrontato la stessa identica “sfida”: l’acqua bollente. Ma avevano reagito in maniera differente. La carota, forte e superba, aveva lottato strenuamente contro l’acqua, ma ne era uscita debole e molle. L’uovo, liquido al suo interno e dal fragile guscio, si era indurito. I chicchi di caffè, infine, avevano avuto una reazione del tutto diversa: nonostante la bollitura, erano rimasti pressoché identici a sé stessi, in compenso avevano trasformato l’acqua bollente in una bevanda dal gusto irresistibile.

Con dolcezza la donna tornò a rivolgersi alla figlia, ponendole una domanda:

“So che hai avuto molte delusioni, ma sta a te scegliere come reagire a questi eventi della vita: vuoi essere come la carota, all'apparenza forte, ma debole ed incapace di reagire alle difficoltà? Vuoi essere come l’uovo, tenero e fragile, ma che si indurisce ed è incapace di esprimere sé stesso quando è sotto pressione? Oppure vuoi essere come un chicco di caffè, che è in grado di immergersi nelle avversità ed accettare le delusioni, esprimendo il suo miglior aroma e sapore quando il mondo intorno a sé raggiunge il punto di ebollizione?

Le persone che hanno imparato ad essere felici non sono certo quelle che non hanno mai provato una cocente delusione. No, queste persone, nonostante le avversità, hanno saputo prendersi il meglio della vita, trasformando problemi e delusioni in opportunità di crescita. Quando sei immersa nell'acqua bollente e la delusione ti brucia, puoi scegliere se rammollirti come una carota, indurirti come un uovo o sprigionare il meglio di te come un chicco di caffè, trasformando le difficoltà stesse in qualcosa di superbo.

Ma che importa se non abbiamo parlato, quel giorno, se da quel giorno è tutto cambiato? Ci si baciava tanto e poi all'improvviso più niente, ci si piaceva tanto e poi all'improvviso ci sono iniziati a piacere altri, tutti diversi e siamo cambiati anche noi, se ti incontrassi adesso probabilmente non ti riconoscerei. Però volevo dirti che qualcosa mi rimane, che ci sono mattine in cui non ho tanto da fare e il mio pensiero si posa ancora su noi due al mare, e quando mi sento sola ci sono sere in cui potrei avere ancora bisogno di te. Insomma non ci sei, ma ci sei lo stesso. Te ne sei andato, ma sei rimasto. Siamo finiti, ma da qualche parte continuiamo. Nel mio letto, a volte. Sui treni che mi tocca prendere. Quando entro in un supermercato e vedo qualcuno che ti assomiglia che sceglie le carote con cura. Le carote ti piacevano tanto. Provo sempre un brivido di terrore al pensiero di incontrarti ancora, forse non è vero quello che ho detto prima, forse ti riconoscerei. Va tutto alla grande, ma ci sono momenti in cui provo ancora il desiderio di ritrovarti, da qualche parte, prima o poi. E di piacerti ancora. Almeno un po’. Di essere ancora quella che ero quando mi amavi così tanto, ma così tanto, che dimenticare è praticamente immorale.

Grazie Suz, grazie di tutto.

—  susanna casciani