carotenoidi

I carotenoidi della Klamath

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Uno dei principali vantaggi dell'uso dei cibi selvatici primordiali, rispetto a quello di integrazioni singole o parziali dei comuni supplementi, è che in essi ciascun nutriente funziona bene ed è fortemente potenziato perché in una sinergia completa e bilanciata con tutti gli altri.

Prendiamo il caso del betacarotene: la Klamath, a differenza di altri alimenti, possiede un significativo corredo di acidi grassi essenziali, che le consente di accumulare una più ampia gamma di carotenoidi aumentandone la biodisponibilità e rendendo il suo potere antiossidante superiore anche a quello di altre microalghe coltivate.

Studi promossi dallo statunitense National Cancer Institute hanno mostrato come il betacarotene sintetico, e lo stesso betacarotene naturale ma isolato, lungi dallo svolgere un’azione antiossidante, agiscono come fattori ossidativi e addirittura, sembrerebbe, pro-tumorali. [1]

Controprove e conferme sono poi arrivate da altri studi [2], dove un supplemento giornaliero di betacarotene, unito però ad altri micronutrienti, ha diminuito del 10% l'incidenza del carcinoma gastrico in una popolazione ad alta prevalenza.

A seguito di queste ricerche, è diventato chiaro che per ottenere un'azione preventiva dei tumori è necessario assumere il betacarotene in entrambe le sue forme cis e trans, cioè come si trova nel suo stato naturale, e soprattutto in sinergia con altri carotenoidi e micronutrienti.

Nella microalga Klamath il betacarotene si trova unito ad altri 14 carotenoidi (alfa, gamma, cantaxantina, astaxantina, luteina, zeaxantina, licopene ecc.) e a circa 70 micronutrienti e cofattori nutrizionali che insieme creano una potente azione protettiva e preventiva naturale.

La Klamath si trova in forma pura oppure in formulazioni nutraceutiche specifiche

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[1] Mayne S.T., et al., Beta-carotene, carotenoids and disease prevention in humans, in FASEB J., 10(7): 690-701 (1996); Pryor W.A., et al., Beta-carotene: from biochemistry to clinical trials, in Nutr Rev., 58(2 Pt 1): 39-53 (2000).
[2] J Natl Cancer Inst 1993; 85: 117