caro.ma

Ma caro, se il sole riesce a trovare la forza di splendere ogni giorno, anche quando è completamente nascosto da scure nuvole di pioggia, e nessuno fa caso a lui, allo stesso modo puoi fare tu.
Brilla.
Ti prego, brilla.
Brilla anche quando tutto va male, anche quando stai attraversando un periodo buio, e le tue gambe iniziano a tremare perché vogliono cedere, e i tuoi occhi iniziano a riempirsi di lacrime, e il tuo cuore si spezza un po’ di più ad ogni battito.
Brilla, perché se non ti lasci soffocare, né opprimere, dalle tue paure, dal tuo dolore, dal tuo caos, farai con loro ciò che i raggi del sole fanno con le gocce di pioggia;
l'arcobaleno.

Alessia Alpi
(Volevoimparareavolare on Tumblr)

Tu mi hai distrutta.
Poi mi hai salvata.
Sono affogata nei tuoi occhi e tu mi hai riportata a galla.
Poi mi hai ucciso.
Io ti ho perdonato.
Poi tu mi hai rubato il cuore e io come una cretina me lo sono fatto portare via da te e dai tuoi maledettisimi modi di fare.
Poi ti sei impossessato dei miei pensieri, giorno e notte.
Poi sei stato stronzo e mi hai fatto soffrire.
E io puntualmente ti ho perdonato, perchè sono arrivata al punto di amarti tanto da odiare me stessa.
—  laragazzadagliocchicolorsmeraldo
Risse ideologiche tra scienziati

Dopo aver osservato a lungo quei crani inscatolati nel vetro, Crookes esclama trionfante “ah, il potere della coscienza creatrice della materia!” Jones, visibilmente irritato da quelle parole, si avvicina al collega, e con un'alzata di sopracciglio gli sussurra “zio, non vorrei distruggere le tue speranze, ma la coscienza è un prodotto del cervello…” Crookes gli sorride “se tu non avessi una coscienza, non saresti in grado di descrivere quella massa amorfa che è il tuo cervello di bionda”

“come osi darmi della bionda???”

“beh, ho condotto un esperimento in laboratorio su due campioni di ragazze, da un lato il gruppo delle bionde e dall'altro il gruppo delle more, le statistiche confermano che nove bionde su dieci credono che la coscienza sia un prodotto del cervello”

“e alla fine?”

“e alla fine tu sei una bionda”

“no, dicevo, alla fine quale delle venti ti sei scopato?”

“quella che aveva meno tratti somatici in comune con i tuoi”

Jones si irrigidisce. Rimugina sull'ultima frase e, in preda alla rabbia, decide di estrarre l'arma dalla tasca sinistra della giacca.

“la vedi questa banana?”

“sì”

“tu sei fatto degli stessi atomi di questa banana”

Crookes si agita. L'ultima volta che qualcuno l'aveva paragonato a una banana era corso in lacrime dai suoi genitori pregandoli di cambiargli scuola. Ma adesso lui era uno scienziato. Cazzo Crookes, adesso sei uno scienziato, non un bambino frignone.  

“oh, le mie congratulazioni dottor Jones! sette bionde su dieci possedevano banane sempre a portata di mano, ti andrebbe di essere l'undicesima bionda del campione sperimentale?”

La rabbia di Jones si intensifica sempre di più.

“che c'è? stai deviando il discorso perché non accetti di essere una lurida banana?”

“come potrei essere una banana se soffro di ipokaliemia?”

“al diavolo il potassio! quando il tuo cervello morirà, il tuo corpo diventerà materia inerte esattamente come questa banana, solo che tu puzzerai di più, e sarai più inutile di una buccia di banana che, quanto meno, è utile da mettere sotto i piedi degli spiritualisti per scivoloni in grande stile”

Crookes adesso sei uno scienziato, non un bambino frignone, ti prego trattieni le lacrime, concentrati ok? ripeti insieme a me, io non sono una banana, io non sono una banana, io non sono una

“IO NON SONO UNA BANANA, IO HO LA COSCIENZA DI ESISTERE”

“che è prodotta dagli stessi atomi della banana”

“no, fottuto scientista ritardato, è la mia coscienza di esistere, eterna, che decide come disporre gli atomi della banana e del mio cervello, gli atomi non si dispongono da soli”

“infatti è il caso che li dispone”

“il caso non esiste”

“invece sì”

“quello che tu chiami caso, è coscienza universale”

La discussione li infervora: caso contro coscienza universale. Dal laboratorio contiguo si cominciano a udire urla strazianti, qualche goccia di sangue schizza nel corridoio. Il profumo inebriante di criminali nuovi penetra nelle narici di Lombroso, che in preda alla massima esaltazione, con tre capriole, una piroette e un salto in lungo, ne approfitta per sbirciare nell'altra sala. Dio solo sa a quale macabro spettacolo si trovò ad assistere, spalancando quella porta…

“Piero Angela, scelgo te!” strilla Jones in preda al delirio. E dalla sfera pokè esce l'ologramma di Angela, in dimensioni piuttosto rimpicciolite, che esordisce con un “allora, oggi quale boccalone dobbiamo riportare sul pianeta terra?”

“ah, questa è buona! un ologramma dimmerda che vuole riportare me sul pianeta terra!” ribatte Crookes, offeso.

“Jones, vai con la musica!” ordina Piero Angela.

Jones obbedisce al maestro, e parte Air di Johann Sebastian Bach.

“fratelli” dichiara in tono solenne l'Angela “siamo qui riuniti oggi per celebrare la messa dell'ottantesimo festival delle affermazioni contro il paranormale, noi del cicap lavoriamo per voi, con voi, su di voi, sotto di voi, e affianco a voi, e ricordate sempre il nostro slogan: ci piacerebbe da morire essere immortali!”

Jones socchiude gli occhi in segno di profondissimo assenso e si lascia andare in un devoto applauso.

“Jones, piantala di applaudire e posiziona i riflettori su di me” ordina Piero Angela.

“s-sìssignore!”

“allora, dolce Crookes, quale argomento vogliamo affron*tosse* negare oggi?”

“mi parli delle scie chimiche, signor Angela”

“ebbene, partiamo dal presupposto che le scie chimiche non esistono perché non possono essere riprodotte in laboratorio in condizioni di controllo, ebbene, fatto questo, spieghiamo cosa sono realmente le scie chimiche, ebbene, le cosiddette scie chimiche, definite così dai teorici del complotto boccaloni, non sono altro che condensazioni di monossido di carbonio prodotte dalla biosfera degli aerei dopo aver consumato un pasto a base di cipolle, dunque le scie chimiche sarebbero nient'altro che il cosiddetto alito pesante che emerge dalla bocca degli aerei, ebbene, come vedi, niente di paranormale”

“sì, d'accordo, ma i cerchi nel grano?”

“ebbene, partiamo dal presupposto che i cerchi nel grano non esistono perché non possono essere riprodotti in laboratorio in condizioni di controllo, ebbene, fatto questo, spieghiamo cosa sono realmente i cerchi nel grano, ebbene, i cerchi nel grano non sono altro che i giochi all'aperto di architetti annoiati, come saprai gli architetti sono in grado di disegnare cerchi perfetti, e cosa fa un architetto annoiato nel grano? disegna enormi cerchi perfetti, con l'ausilio di enormi compassi, costruiti a loro volta da enormi ingegneri, ebbene, come vedi, niente di paranormale”

Crookes era sempre più sconcertato. Avrebbe solo voluto piangere, fino a consumare le lacrime.

“non fa una piega, dottor Angela… ma l'ectoplasma? sa, io ho assistito personalmente alle sedute medianiche della Palladino, e le ho visto cacciare liquido ectoplasmatico da ogni orifizio del corpo…”

“ebbene, siamo riusciti a riprodurre l'ectoplasma in laboratorio, dunque l'ectoplasma esiste, ma proprio perché riproducibile in laboratorio non è niente di paranormale, bensì si tratta di una sostanza naturale, perché riproducibile in laboratorio”

“l'ha già detto”

“ebbene, l'ectoplasma è formato da residui di di lardo animale uniti alla stoffa utilizzata per il velo da sposa, che il medium ingerisce prima della seduta medianica e poi vomita sotto gli occhi degli astanti, perché i medium sono soggetti bulimici che debbono vedere un bravo psicologo che sicuramente noi del cicap potremmo recuperare, ebbene, come vedi, si tratta di malattie mentali, niente di paranormale”

“sicuro, ma adesso mi parli degli avvistamenti alieni di massa…”

“ebbene, gli avvistamenti alieni di massa sono i prodotti di una psicosi collettiva”

“e quale sarebbe, dottor Angela, la cura di una psicosi collettiva? una… terapia di gruppo?”

“I COMBLOTTI NON ESISTONO!!!”

“e chi ha parlato di complotti?!”

“sì, scusa, deformazione professionale, comunque dicevamo, no, la psicosi collettiva non si cura con la terapia di gruppo”

“quindi esiste uno specialista che tratta le psicosi collettive?”

“no, mio caro Crookes, ma sicuramente noi del cicap potremmo riprodurlo in laboratorio in condizioni di controllo”

Crookes era sempre più scosso, in quel momento tutte le sue certezze stavano andando a puttane per colpa di uno stupido ologramma. Crookes non poteva accettarlo. Crookes non era una banana.

“allora, signori, dacché voi siete convinti che la coscienza non sopravviva alla morte del corpo fisico, propongo di trivellarci a vicenda il cranio a colpi di barometro, per constatare insieme quanto inutile sia stata questa esistenza”

Improvvisamente, l'ologramma di Piero Angela si dissolve in un flebile ciaone. Jones dà qualche colpetto alla sfera pokè, invocando a voce alta il suo maestro, ma niente. Jones era solo. E stava per morire.

“m-ma senti, Crookes” biascica Jones con voce tremante “non preferiresti un'altra statistica sulle bionde?”

“oh, no! le mie altre statistiche le farò nell'aldilà, nell'aldilà persino le bionde sono intelligenti”

“e… se mangiassimo insieme questa banana?”

Crookes si sente, ancora una volta, perculato. Guarda il nemico dritto nelle pupille, afferra con tenacia il suo barometro e…

“NOOOOOOOOOOOO FERMATIIIIIIIIIIIIIIIIII HAI RAGIONE TU LA COSCIENZA E’ CREATRICE, IL CERVELLO E’ UN PRODOTTO DELLA COSCIENZA, IL CASO NON ESISTE!”

“hai dimenticato la cosa fondamentale, e cioè che io non sono una banana!!!!!”

“tu non sei una banana!!!!”

“più forte”

“TU NON SEI UNA BANANA”

Come disse il buon vecchio Hegel nella dialettica del servo-padrone, a dominare è colui che non teme la morte.

“e anche oggi i criminali si acciuffano domani, fanculo” conclude Lombroso.

Uma vez eu li que “O final só chega quando você desiste.” Mas, meu caro, como eu posso não chegar ao fim? E tantas coisas sem coração, sem sentido, sem uma sequer emoção, sem nada de bom. Nem o próprio vazio faz mais sentido. Como eu posso não desistir?! Às vezes me pergunto qual a razão existencial. Me vejo procurando alguém que me diga, que me ajude, que me tire do escuro, que me mostre, e, que possa olhar e decifrar o que tem dentro da minha alma. Eu só quero entender o meu sentindo nessa vida. Mas, eu sei que sou a única que posso me ajudar. Mas como? Se nem eu entendo direito o que almejo dela, e o que ela quer de mim. Pois bem, cheguei a conclusão que às vezes a gente tem que se permitir desistir. Permitir que se chegue ao fim. Sabe por quê? Porque algumas coisas , a gente só consegue entender quando se chega no final delas. Deixar morrer, para poder renascer. Deixar findar, para recomeçar. Se tem tantas coisas sem coração? Largue mão delas. Sem sentido? Seja o sentido. Se nao proporciona qualquer emoção? Então não é para você.
—  Chrislayne Lima & Christiellen Pinto.
Caro nonno

Mi manchi, ma non sento più nulla.
Tutto è cambiato da quando non ci sei più: io, mamma, la nonna, la zia.
Ricordo ancora perfettamente quello che è accaduto quel giovedì 23 giugno dell'anno scorso.
Era il secondo giorno della prova di esami, ero in preda dall'ansia, avevo paura di fallire e di perderti, perché ormai sapevo che era questione di ore e tu non ci saresti stato più.
Avevo appena concluso di scrivere, ero così soddisfatta di me stessa che quando ritornai a casa decisi di venirti a trovare e raccontarti tutto. Ma alla fine mi addormentai, la notte precedente avevo dormito pochissimo, e mamma decise di lasciarmi riposare.
Quando mi svegliai, ricordo ancora quella stana sensazione di leggerenza e spensieratezza che provai… come se un grosso macigno si fosse frantumato in bricciole.
Forse era la tua sofferenza che aveva cessato di esistere portandoti con sé.
Ricordo ancora di essermi seduta al divano e di aver guardato un programma stupido in tv, ridendo qua e là mentre aspettavo il ritorno di tutti.
Ma più guardavo l'orologio e più il tempo scorreva, tuttavia non ci feci troppo caso perché ero consapevole che la nonna faceva tante storie nel non voler andare via.
Ma non ci feci neanche tanto caso quando Maria mi inviò un messaggio scrivendomi “Marì, come stai?”; pensavo si stesse riferendo all'esame così le raccotai un po’ come fosse andato e alla fine rimasi un po’ sorpresa nel leggere “Per qualsiasi cosa, conta su di me.”
Anche allora non capii, non capii che ero l'unica a non saper ancora nulla di te.
Erano quasi le dieci, avevo tanta fame così decisi di chiamare papà. Dopo un paio di squilli mi rispose, ricordo ancora che invece di rispondere alla domanda: “Quando ritornate, è tardi” lui mi rispose con: “Maria, il nonno non c'è più”.
Non ho mai odiato così tanto papà nella mia vita. Ricordo ancora di avergli chiuso il telefono in faccia, di essermi seduta a fatica sul divano e di aver guardato il vuoto perdendomi dentro.
Dove alla fine mi sono persa anche io.
Ricordo tutto velocemente quello che poi è successo: io che ti accarezzo per l'ultima volta la guancia, io che sento il vuoto dentro di me. Io che sento che una parte di me è con te.
Non ho pianto, nonno. Non ci riesco ancora.
Tutto il dolore che provo è ancora in me… le sue radici stanno diventando sempre più spesse e lunghe e io ho paura.
Ho paura di non provare più nulla, di non sentire più nulla… di essere divorata da questo senso di vuoto che ormai mi tiene stressa a sé.
Eri l'unico da cui mi facevo abbracciare.
Mi piaceva tanto quando mi stringevi il viso fra le mani e mi  sorridevi dolcemente.
Adoravo quando mi abbracciavi forte e la tua pancia era un po’ troppo grande.
Mi sentivo a casa solo respirando il tuo profumo sui vestiti.
Ma ora non ci sei più e non c'è più nessuno che mi abbraccia, anzi solo l'idea mi innervosisce.
Nonno, da quando non ci sei più odio andare a casa tua. È più forte di me… aspetto che tu da un momento all'altro esca dalla cucina pronto per rimproverare la nonna che mi sprona ad assaggiare quello o quell'altro.
Non mi piace anche quando la nonna parla di te o piange e si confida con me. L'ascolto, la coccolo, perché so che tu vorresti così, ma a volte non ce la faccio proprio.
Non ho ancora accettato l'idea che tu non ci sia più… io ti sto ancora aspettando.
Ti aspetto per dirti che alla fine sono sopravvisuta alla maturità, che sono entrata all'università e ora frequento il primo anno di psicologia. Io psicologa, mi vedi?
Ti aspetto perché ho bisogno di te per quando mi sposerò. Ricordi ciò che ti dissi? Che al mio matrimonio saresti stato tu ad accompagnarmi perché eri come un secondo papà.
Tu all'inizio avevi detto di no, che non era giusto per papà, ma alla fine ti ho convinto affermando che anche per lui ci sarebbe stata l'occasione con Francy. Alla fine hai accettatto, sollevando gli occhi al cielo e borbottando: “Come dobbiamo fare con te?”
Mi piace ricordati così.
Io e te che parliamo di tutto, tu che mi racconti di quando eri piccolo o che cantavi insieme al tuo adorato Claudio Villa mentre la nonna ti ordinava di spegnere o abbassare la voce.
Ormai non ricordo più bene la tua voce… e questo un po’ mi spaventa, ma al tempo stesso so che non ti dimenticherò mai.
Nonno, se solo avessi cinque minuti per poteri rivedere, credo che ti abbraccerei fortissimo e ti direi quanto io ti voglia bene.
Tu eri, sei e sarai una delle persone più importanti della mia vita.
Se solo avessi cinque minuti credo che gli passerei con te, stretta tra le tue braccia e cullata dal tuo amore.
Ora non sto piangendo, è solo qualche lacrima che scivola via.
Avrei voluto dirti da tempo e ripeterti tutte le volte che ti vedevo quanto ti volevo bene, ma penso che tu alla fine lo sapessi già.
Perdonami se a volte ti ho risposto male e ho messo il broncio.
Perdonami per non essere stata una nipote perfetta.
E perdonami se non ti vengo spesso a trovare, ma non ci riesco.
Ti voglio bene, ti aspetto con ansia, tua per sempre Maria.

Suposta Carta de Suicídio

Quando as pessoas encaram a morte, impõem duas opções: ou você é esperto o suficiente para morrer no fim da vida, velho moribundo, em um quarto velho com cheiro de vida ultrapassada, ou você é um idiota por morrer cedo – tirando as causas naturais. Morrer cedo pode ser um tiro no pé, já que ninguém sabe o dia de amanhã. Dia de amanhã que não existe, só em nossas mentes. Por outro lado, alguém que dá um tiro sangrento na própria cabeça não quer saber do dia de amanhã. Entenda: ele já passou por tudo que aguentou passar (sejamos sinceros, na maior parte das vezes coisas horríveis, físico ou psicologicamente) e não quer mais experimentar. É gostoso experimentar, ninguém negará isso. Quando aquele primeiro beijo te invade junto com a língua da outra pessoa na sua boca e seus instintos gritam para você fazer assim e assado. Isso é lindo. Mas do experimento só vem algo bom quando existe o equilíbrio da vida. Você precisa do ruim para viver e vice versa. Todo mundo precisa cair da bicicleta para poder aprender que daquele jeito é foda de andar. Mas ninguém continua andando de bicicleta caso ela continue caindo, minuto após minuto, mesmo que isso não seja culpa sua – talvez, claro, seja. O fator importante não é discutir de quem é a culpa, mas sim falar de quem cai.

Naquelas primeiras vezes que você andou de bicicleta e seu pai levantou você pelo braço, limpou sua camisa rasgada e falou “tenta de novo, assim e assado, porque assim é melhor”, você quis tentar de novo. Porque tinha alguém lá, dividindo a sua angústia de cair, dividindo a dor que você sentia por ter ralado todo o joelho nas pedras. Ele queria te ajudar e você aceitou isso. Quando se cresce, claro, não existe quem te puxe pelo braço e também não é preciso. Você, obviamente, sabe caminhar sozinho, sabe fazer as coisas que te interessam. Só que aquele abraço e aquele sorriso são indispensáveis. Aquela mão estendida pra você poder se agarrar quando tudo desmoronar e você cair no chão. É disso que cada um precisa – com suas variações, claro. Quem vai pelo caminho contrário, no que estão acostumados a chamar de “idiota”, não quer mais medir as escolhas, porque assim não dá mais; ele tentou isso por toda a sua vida. Quem vai pelo caminho contrário do suposto único sabe que existe algo muito errado com ele e que, naquela hora de botar a corda no pescoço, não parece ter uma solução a vista. Virgínia Woolf se matou por causa das vozes em sua cabeça, mas ela tinha marido e fama, o objetivo de muita gente por ai. E um bom marido, diga-se de passagem. Ela tinha uma mão que se estendia todos os dias para poder ajudar ela nas suas sucessivas quedas de bicicleta, mas tinha mil homens a puxando para o abismo. Ela tinha algo muito errado – e, meu amigo, ela sabia disso. Se matar parece algo besta, só se mata quem é pobre, só se mata quem é fraco. Mas, meu caro, entenda, pobre de alma e fraco de espírito. A alma não aguenta ficar sem comer, não aguenta ficar sem sorrir; o espírito precisa de alma, cai das pernas se não tem suas muletas.

A felicidade, tantos otários pensam, é um objetivo que deve ser alcançado: trabalhando, ralando, roendo unha e suando ferro. Mas ninguém pensa que não existe futuro. Que cada momento feito agora é a base, aquele tijolinho do chão, que vai, no futuro, construir algo para que você possa olhar pra trás e fale “que tempos felizes” e (claro!) ser feliz por isso. E morrer feliz por isso. Mas então, me diga, se a felicidade é o agora montado em pequenos espaços de quebra-cabeças, então o que há de ser de mim, que não monto esse quebra-cabeça todos os dias? Eu que não tenho minha felicidade momentânea, meu ínfimo sentimento de prazer e gozo, como vou fazer a felicidade-mor? Talvez seja por isso que alguém passa a navalha no pulso. Não existe a porra de um momento feliz na porra da vida e quando aparece, tímida, calada, como um estalo de dedos que não dura nem três segundos nos ouvidos alheios, ela se afoga no meio de tantas outras mágoas. A vida é longa demais, já dizia Elliot. E eu, na minha santa ignorância, concordo. Que a vida se faça nesses três míseros segundos, de energia dissipada no espaço e sentimentos ardentes intercalados, e eu morra feliz; naturalmente.

Por isso, não importando se sou um abestalhado ou um perdido, um sábio ou um maluco, não procuro mais felicidade; não espremo mais a laranja até sair seu fluido sujo e azedo; não procuro mais quem estenda a mão nas minhas infinitas quedas. Eu coloco um fim na minha indiferente existência, escrevo no meu corpo a assinatura da morte e rezo para que em um futuro próximo exista descanso para a alma desgraçada que é a minha, que busca três segundos de felicidade.

Oggi pomeriggio, io e mia moglie siamo stati al Supermercato. Al banco della panetteria, la ragazza che ci ha appena servito mi ha salutato con un gentilissimo quanto incongruo “Ciao, mio caro!”.
Non aggiungo altro, ma vorrei riuscire a descrivere lo sguardo inceneritore lanciato dalla Sig.ra Masuoka. Credo fosse una cosa simile:

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Adesso, scusatemi ma devo scappare via. Alla Benny Hill.

É tão bom quando você tem alguém que te faz dormir e acordar sorrindo, não por te dar presentes caros ou elogios falsos, mas pelo fato dele estar ali todos os dias quando você fecha ou abre os olhos.
—  Yollanda Pereira.
O amor tem seus lados. Suas faces. Seus altos e baixos. Não me venha com essa que amor é sorrisos, só risos, pois não é. Amor é convivência, é ser a calmaria e a tempestade, é estar e permanecer acima de qualquer coisa, a qualquer custo. É brigar, e rir. É lutar juntos. Trabalhar juntos. Planejar juntos. Realizar juntos. Tudo juntos. É ser dois em um. É aprender, é ajoelhar juntos e rezar, é pedir a Deus pra dar, pra caber, pra orientar, pedir mais paciência, paz, fé. É chorar junto, e também morrer de rir junto. Amor é pura felicidade, mas também tem suas tristezas. Quem ama sorrindo, também ama chorando. O amor é para os fortes de coração e de alma. Para os determinados, para os que querem de verdade. Para os que veem além dos problemas e das brigas. O amor não é pra todos, sinto informar isso meus caros. Mas o amor está pra quem quer lutar, está até onde quiserem ir, até onde se propuserem a lutar. Não é pra qualquer um (digo e repito). O amor está onde existem duas pessoas que passariam por qualquer coisa, mas não abandonariam uma a outra. Amor é implicar pra que a pessoa siga os caminhos certos, é sentir ciúmes, é gritar, é tudo isso. Amor é um clichê e tanto, mas não da pra reclamar disso. Amor é você colocar aquela pessoa em suas orações todas as noites, e agradecer a Deus todas as manhãs por ela também. Mesmo com dificuldades, com problemas, com choros, com brigas, o amor nunca vai ser nada menos que amor.
—  Estéfane
Ciúmes e medo de perder, sentimentos que fazem as pessoas cometerem atos ás vezes terríveis. Para alguns isso parece bonito, uma autêntica prova de sentimentos, mas não se enganem, pois não são. Ambos remetem ao sentimento de posse que temos sobre as outras pessoas. Um sentimento equivoco. Pessoas não são objetos para possuirmos. Ninguém nos pertence. Não tratemos os outros como objetos. É claro que devemos ter apreço e demonstrar que valorizamos quem nos é caro, mas não com ciumes, ou por medo de perder, façamos isso simplesmente por que é bom nutrir e demonstrar sentimentos bons, sem esperar domínio ou cárcere eterno.
—  Escritos.