capro

Preterizione a latere

Mi ero ripromesso di non dire nulla sul sedicenne suicida per un tocchettone di fumo e vediamo se teoricamente riesco a mantenere la promessa.

Questa terribile storia (questo lo possiamo dire, visto che è morto un ragazzo che aveva davanti tutta una vita da immaginare) arriva in un momento molto particolare della condizione socio-politica del nostro paese e lo abbiamo visto da come la notizia sia stata data con un furbo contagocce e andando a sgocciolare ora su una certa tipologia di lettori, ora su un’altra.

Possiamo dire (come sempre, d’altronde) che la gente capisce a malapena la struttura anatomica di quell’organo sessuale tipico dei portatori del cromosoma Y e la stratificazione mediatica di questa notizia è stata (volutamente?) ottima per far triggerare tutti quanti, in una maniera tale che ho visto così tanti piedi sfasciati dalla propria zappa solo quella volta che mi hanno aiutato a fare l’orto alcuni miei amici gonfi di grappa fatta in casa.

Intanto ve lo dico in maniera molto delfica ed evitate il no però ma invece ché una cosa è il mio pensiero in merito, un'altra la causalità di certi avvenimenti…

Scordatevi la legalizzazione della marijuana per almeno un’altra decina d’anni.

Possiamo incolpare la madre di aver praticamente ucciso il figlio chiamando la guardia di finanza a casa a sequestrargli il fumo oppure possiamo anche scoprire che il figlio era adottato e chiederci se sia il caso di fare un passo indietro di fronte a una evidente situazione di disagio di cui non conosciamo nulla. O invece ci scopriamo tutti psicopedagogisti assistenti sociali con la sfera di cristallo e un’esprit d’escalier grosso quanto la nostra presunzione di risolvere i problemi a frittata sul pavimento?

A chi la diamo la colpa? Ai finanzieri fascisti che andassero a cercare i veri evasori, al figlio viziato e drogato oppure al grande capro espiatorio, la Società di Merda™?

Io mi limito a prendere atto che la mia trentina di righe malscritte sono già trenta di troppo per una morte di cui non capiremo mai abbastanza o, più verosimilmente, mai nulla e quindi mi guarderò bene dal commentare ogni intervento a favore o contro qualsiasi cosa.

(spero di riuscire a mantenere la promessa ma questo dipende anche da voi)

non faccio altro che cercare un capro espiatorio, per il mio malessere, per il mio senso perenne di solitudine, per l'aria che mi manca e per i miei polmoni sporchi che non riescono a contenerne molta. mi guardo attorno e vedo solo nero, scappo dalle persone perché non sono in grado di rendere felice me stessa. mi piace farmi rincorrere, all'infinito, odio sentirmi sola quando gli altri si stancano di stare dietro ai miei capricci. io non lo so cosa voglio realmente, ma questo sicuramente no. e allora? continuo a mangiare mangiare mangiare per poi vomitarmi dentro. allontano le persone a calci in culo quando provano a starmi accanto e poi mi siedo sui loro piedi quando vogliono camminare lontano da me. mi manca qualcuno che sappia zittirmi e tenermi testa. e farmi le coccole. e scoparmi quando sono tutta morbida liscia e profumata dopo una doccia bollente.

So che sembro presuntuosa

Ma vi giuro che gli altri genitori sarebbero davvero orgogliosi di avere una figlia come me.

Non tutti, ovvio, ma diciamo che nella media un genitore desidera una figlia nella media, come me: studio tanto e porto a casa bei voti, in casa faccio il mio dovere, faccio attività fisica.

Semplice, lineare.

Tutti i genitori… Tranne mia madre.

Ecco, vedete, lei mi disprezza nel profondo. Non so, è come se riflettessi tutte le cose che più odia sulla faccia della terra. Un bel giorno (tutti i giorni) torna a casa con una qualche scusa per prendersela con me (e se non ha una scusa se la prende comunque con me).

E quando dico “se la prende” non intendo che non mi parla, o che mi ignora. No no. Magari.

Mi insulta. Mi dà della troia, dell'inutile, sono stata il più grande errore della sua vita. E ogni tanto mi mette pure le mani addosso.

Io sono il capro espiatorio.

Mia sorella la preferita.

Non è questione di invidia. Ma di praticità. Lei è un'inetta. Un'ameba egoista.

Io sono quella che fa di più. Quella che si sforza. E sapete come funziona a questo mondo, sono gli “onesti” che inspiegabilmente ci rimettono.

Se mia madre leggesse questo post si metterebbe a ridere in preda ad uno scatto di rabbia vulcanico. Correrebbe da me e prendendomi per i capelli, strattonandomi, urlerebbero che sono una cagna bastarda che non si merita niente, che posso andarmene da qui. Anzi, che devo.

Ma dove vado? Non ho nessuno.


(Questo blog si sta trasformando nelle cronache che nessuno vorrebbe sentire. Mi dispiace. Ma uno sfogo mi serve.)

vorrei dire qualche cosetta.
e ne faccio un discorso generale e non limitato solo ai fatti di oggi (anche perché non c'ero): diciamo che parto dal particolare per arrivare al generale e dire cose che penso da molto tempo.

1) io mi sono sempre chiesta (e sempre mi chiederò) come cazzo è che una vetrina rotta, qualche scritta sui muri e un paio di macchine incendiate fanno indignare e incazzare più della violenza fisica ai danni dei manifestanti e più della violenza del sistema che impoverisce e schiavizza quotidianamente l'individuo.
davvero trovate la seconda violenza (che è contro la persona, tra l'altro, e non contro cose) meno grave della prima?!
la seconda la accettate in silenzio e pronti a incassare.
spesso neanche la vedete e, quando la vedete, la difendete pure.

c'è questa discutibilissima tendenza a usare due pesi e due misure… tendenza che trovo assurda. perché tutta l'indignazione per il primo tipo di violenza io non l'ho quasi mai vista indirizzata anche al secondo tipo. e sicuramente non l'ho mai vista espressa con la stessa veemenza dedicata al primo tipo (veemenza che si trasforma in altrettanta violenza indirizzata pure in quel caso verso l'obiettivo sbagliato: il capro espiatorio).

[e non le accetto più, come risposta, le frasi fatte tipo “ma la povera gente di quella macchina deve ancora finire di pagare le rate”: provate a chiedervi piuttosto come mai il “povero cristo” si trova in difficoltà a pagare le rate. chi lo sta impoverendo? il black bloc o lo stato?]

2) sulla scelta degli obiettivi strategici di certe azioni io ho una mia opinione che ho spesso discusso coi compagni: sarei per indirizzarli verso obiettivi ben precisi, più politicamente significativi.
ma comunque non condanno il black bloc.
perché anche quelli colpiti in piazza (auto, vetrine, banche) sono obiettivi politicamente sensati e con una dignità ideologica, in un certo senso (in un senso iconoclasta), però il discorso è lungo e complesso. potrebbe trovare una sintesi nella frase che gira spesso anche su fb: “lavori per comprarti la macchina per andare al lavoro”, frase che molti trovano divertente mentre a me mi deprime profondamente.

3) quando le rivolte le si fanno oltreconfine, sono tutti eroi. qua sono tutti maledetti bastardi.
“viva la rivolta greca” (che tra l'altro la stanno facendo gli anarchici), “loro sì che sono forti e non si lasciano mettere i piedi in testa!”…
poi qua si rompe qualche cosa (COSE che a quanto pare sono più sacre della vita e della libertà) e scatta lo scandalo: “arrestateli tutti e pestateli, questi pazzi squinternati violenti brutti e cattivi!”.
un'altra forma di assurdo doppiopesismo.

tra l'altro spesso e volentieri fioccano i commenti dei giustizialisti “compagni” comunistoni duri e puri che invocano dure pene per i “violenti” (che siano per mano dello stato o degli stessi “compagni”): invitano alla delazione; sperano che tornino i cordoni di una volta, pronti a cacciare tutta una parte “pericolosa” del movimento; sperano nelle manganellate, negli arresti e nei pestaggi dei poliziotti ai danni dei “facinorosi”.
insomma, a tratti non distinguo più chi è amico e chi è nemico.
perché ‘sti discorsi me li aspetto dalla feccia fascista, dai leghisti, dal governo tutto… ma dai compagni proprio no.

4) quando si tratta di riempirsi la bocca (o la tastiera) di belle citazioni tipo “la rivoluzione non è un pranzo di gala”, sono tutti bravi sul web o al bar.
quando però le parole si trasformano in fatti, ci si indigna e ci si incazza!
mi piacerebbe sapere da tutti i “partigiani del nuovo millennio” che oggi si scandalizzano per qualche vetrina rotta: se mai si paventasse l'occasione di agire, se si creassero tutte le condizioni per farla davvero la rivoluzione (che se continuiamo a indignarci per così poco, ce la possiamo solo sognare)… scenderebbero in piazza con tè e pasticcini o armati fino ai denti?
perché i parigiani non stavano sulle montagne per farsi un balletto: erano pronti ad ammazzare e l'hanno fatto. e io non condanno neanche una goccia di quel sangue versato.
qua invece si discute di qualche oggetto rotto come di una violenza inaudita alla persona… come se la vera violenza non fossero la sopravvivenza, la schiavitù e la prigionia a cui ci costringono.
ma come pensate di cambiarle le cose se vi attaccate così tanto a qualche oggetto? per farla davvero, la rivoluzione, dei sacrifici sono necessari.
per spezzare le catene si dovrebbe partire dall'annientamento dell'asservimento alle cose materiali a cui ci ha ridotto il capitalismo/consumismo. a partire dai soldi (e pure qua il discorso sarebbe lungo e complesso: consiglio letture anarchiche sull'argomento “denaro”).

5) sta girando il video di questo ragazzetto che, intervistato da un giornalista, si vanta degli scontri. e io sto con le mani nei capelli perché vedo che il 90% delle persone credono sia autentico. e ovviamente tutti scandalizzati a dire “ecco, visto che sono coglioni?” riferendosi chiaramente a tutti i manifestanti, perché non c'è niente di più semplice delle generalizzazioni.
e voglio capire che a crederci siano dei “verginelli” (persone che non hanno avuto molto a che fare, nella loro vita, con cortei ad alto rischio).
ma dai compagni che invece con queste cose hanno una certa dimestichezza, m'aspetto tutt'altro livello di scaltrezza.

ogni volta che si va a cortei come quello di oggi, si dovrebbe applicare un minimo di buon senso e furbizia.
tipo:
- se vedi che un obiettivo (che sia di una macchina fotografica o di una telecamera) punta verso di te, scappa o copriti! perché, anche se non stai facendo assolutamente niente, se appari nelle immagini della bolgia (anche se stai solo scappando dal casino senza partecipare perché sei capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato), possono tranquillamente incriminarti;
- se esci vivo e non arrestato dagli scontri o anche solo dalla bolgia, non fermarti a parlare con un giornalista raccontando quant'è stato bello partecipare agli scontri.
ecco, 'sto ragazzino ha fatto tutto quello che NON si deve fare a una manifestazione del genere: si è fermato a parlare, a volto scoperto, con un giornalista per dire (con stentate capacità dialettiche e un'infima padronanza del linguaggio) che lui voleva spaccare tutto, che era nel bel mezzo della guerriglia e che è stata l'esperienza più bella della sua vita.
mò, o questo è un troll nella vita reale che s'è divertito a perculare il giornalista che ci ha pure creduto (e dall'atteggiamento che hanno assunto lui e l'amico dietro lo si potrebbe anche supporre) o l'intervista era pilotata.
e se era pilotata, era studiata a cazzo di cane: il blocco nero esiste, ma non è quello raccontato dai media. se devono farci su un copione, almeno che imparassero bene la parte!

in ogni caso, la faccia della verità non è mai una sola e sicuramente non è mai quella che ti racconta il potere.

—  Una compagna, su FB
Il mondo sarebbe un posto migliore se accettassimo di poter commettere degli errori, di averli commessi, di non essere perfetti. Molte persone accampano scuse, cercano un capro espiatorio da incolpare, rimanendo estranei al piacere di ammettere le proprie responsabilità. Un piacere dato dalla consapevolezza di aver preso la decisione sbagliata e di saperlo riconoscere.
Sarebbe bellissimo assistere a processi nei quali la gente ammette i propri errori, con gli autisti che riconoscono di aver messo sotto qualcuno perché guidavano oltre il limite di velocità.
Riconoscere di poter sbagliare è fondamentale per prendere coscienza dell'errore, evitando così di ripeterlo. Forse molti temono la punizione che ne deriverebbe, ma è la cosa meno importante: l'unica cosa che conta è dare al cervello gli input corretti.
—  Albert Espinosa, Braccialetti rossi: Il mondo giallo
La comunità virtuale, l'utente medio.

Ci sono certe categorie che popolano i social network che a me fanno sorridere molto e se non ci fossero loro io troverei tutto molto noioso perché della gente che sta bene con la testa, che scrive cose sensate e ha una vita normale, non me ne faccio nulla. Scriverò al maschile, perché mi rivolgo a questo ipotetico utente medio, ma vale sia per le ragazze che per i ragazzi:

  • Sapientino: è colui che sfoggia le conoscenze acquisite durante gli studi in ogni cosa che scrive, citando autori a destra e a manca, nonché teorie filosofiche più o meno accreditate, fa discorsi pieni di parole ricercate e usa un linguaggio forbito senza farti capire una mazza e arriva al dunque dopo un insieme di parole inutili, ma probabilmente non arriverai mai al dunque perché ti fermerai molto prima e ti perderai nel bel mezzo del discorso assalito dalla noia. Tale soggetto solitamente non vuole comunicare con gli altri - pur professandoti per una di quelle persone che vuole diffondere il sapere - perché non fa nulla per mettere gli altri nelle condizioni per interagire con lui, si affida al buon senso, alla umiltà e alla ignoranza altrui perché di fronte a certi discorsi si aspetta un inchino e un’arresa. Insomma, è pieno di sé e solitamente, umanamente parlando, è una di quelle persone che è meglio di no perché dietro le parole ti ci puoi pure nascondere ma se hai una personalità di merda quella la senti eh!
  • Il romantico: Il romantico è colui che ha lo sguardo da cane bastonato ed è mediamente carino. I suoi pensieri sono quasi sempre legati all’amore, a vicende passate, ad una vecchia fiamma, a delusioni, a storie tormentate e dai suoi scritti si evince che sicuramente deve essere un po’ fesso, però per sua fortuna si trova su un social network dove non ha nessun motivo per sentirsi un povero disgraziato perché il suo viso carino e la sua infinita dolcezza espressa in pensieri brevi ad effetto, faranno di lui un povero cucciolo tenero tutto da abbracciare e da accarezzare. Infatti è seguitissimo, ha un suo fan club che gli rivolge dolci frasi del tipo ma esistono i ragazzi come te?, e lui inizierà quindi a puntare su questo lato tenero per riscattarsi da quella stronza che lo ha fatto soffrire. Comunque, tutta scena.
  • Il frustrato: è colui che vive una vita insoddisfatta e si lamenta di qualsiasi cosa, dà sempre la colpa agli altri, inserisce la parola cazzo e qualche bestemmione pure quando proprio no, la sua vita è una merda ma non lo ammetterà mai esplicitamente e cercherà sempre di puntare il dito contro qualcuno. Infatti, è alla continua ricerca del capro espiatorio, pur essendo abbastanza consapevole di come stanno le cose e che la colpa è solo sua, ma è troppo pigro per ammetterlo o forse gli manca il coraggio. Ma sui social network ci sta bene perché la gente ha così tanti problemi ed è così sfigata che si può nascondere.
  • Il troll: viene dalla Norvegia ed è colui che nelle comunità virtuali interagisce con gli altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi, by wikipedia. Che gli vuoi dire bravo bravo, ti sei divertito?. Questi esseri esistono e sono in mezzo a noi, però fingono di porsi come i paladini del nulla, pensano di essere superiori, dall’alto di un cazzo, pensano di avere tanti nemici intorno a loro e quindi si prefissano come obiettivo quello di smascherarli tutti, giusto perché è utile alla comunità a cui appartengono. Sono pieni di scheletri nell’armadio però probabilmente gli scheletri sono usciti e loro sono rimasti chiusi dentro. Senza dubbio sono soddisfatti, lavorano tutto il giorno, sono indaffarati e hanno cose importanti a cui pensare come a chi rompo le scatole adesso? Avanti il prossimo!.
  • Sessualmente passivo: colui che pubblica continuamente cose porno e ha un blog pieno di cose porno, ci tiene a ricordare nella descrizione che il suo blog è solo per gente maggiorenne come se poi da qualche parte esistessero filtri e i minorenni non avessero mai sentito parlare di sesso e quindi oddio mamma cos’è quel coso che entra in quel buco?. Talvolta dà consigli sul sesso, millanta di fare sesso a destra e a manca, aleggia intorno a lui un’aria di mistero che si nota dai colori scelti per il tema, tipo il nero e il rosso, e quando reblogga porno aggiunge cose tipo “stasera…”. Boh. Prepara solo la trappola per le tope.

Pace e amore.

Voi, i cristiani, gli ebrei, i musulmani, i buddisti, gli scintoisti, gli avventisti, i panteisti, testimoni di questo e di quello, i satanisti, i guru, i maghi, le streghe, i santoni, quelli che tagliano la pelle del pistolino ai bambini, quelli che cuciono la passerina alle bambine, quelli che pregano ginocchioni, quelli che pregano a quattro zampe, quelli che pregano su una gamba sola, quelli che non mangiano questo e quello, quelli che si segnano con la destra, quelli che si segnano con la sinistra, quelli che si votano al Diavolo, perché delusi da Dio, quelli che pregano per far piovere, quelli che pregano per vincere al lotto, quelli che pregano perché non sia Aids, quelli che si cibano del loro Dio fatto a rondelle, quelli che non pisciano mai controvento, quelli che fanno l’elemosina per guadagnarsi il cielo, quelli che lapidano il capro espiatorio, quelli che sgozzano le pecore, quelli che credono di sopravvivere nei loro figli, quelli che credono di sopravvivere nelle loro opere, quelli che non vogliono discendere dalla scimmia, quelli che benedicono gli eserciti, quelli che benedicono le battute di caccia, quelli che cominceranno a vivere dopo la morte…
Tutti voi,
che non potete vivere senza un Babbo Natale e senza un Padre castigatore.
Tutti voi,
che non potete sopportare di non essere altro che vermi di terra con un cervello.
Tutti voi,
che vi siete fabbricati un dio “perfetto” e “buono” tanto stupido, tanto meschino, tanto sanguinario, tanto geloso, tanto avido di lodi quanto il più’ stupido, il più’ meschino, il più’ sanguinario, il più’ geloso, il più avido di lodi tra voi.
Voi, oh, tutti voi
NON ROMPETECI I COGLIONI!
Fate i vostri salamelecchi nella vostra capanna, chiudete bene la porta e soprattutto non corrompete i nostri ragazzi.
Non rompeteci i coglioni!

François Cavanna (uno dei fondatori di Charlie Hebdo)

In Italia non c'è un cazzo

Partiamo da un presupposto: io non voterò. Non sono in Italia, ma credo che non lo farei nemmeno se ci fossi, forse anche se vivessi in un seggio elettorale ed avessi schede al posto della carta igienica andrei a cagare al bar pur di rischiare di votare. Non voterò e non lo faccio perché “sono tutti ladri” o “non mi sento rappresentato”, ma perché sono convinto che il nostro problema come paese NON SIA LA CLASSE POLITICA.
Ok, mi rendo conto di aver quasi bestemmiato, e so che per certo è molto più apprezzato sganciare un porco*** che dire cose sensate, sull’internet quindi se in questo momento vi si è attivato il caps lock e vi è andato il sangue al cervello, per favore continuate a leggere o andate a fare qualcosa d’altro, perché non ho certo voglia di discutere con dei redneck nevrotici o degli scientologisti guerrafondai.
Ma andiamo con ordine. Come dice il titolo del post, in Italia non c’è un cazzo. E non ce ne si rende conto, finché non si esce un pochino, finché non si mette il naso in Francia, Germania, Inghilterra, o in qualunque altro paese d’Europa. Non abbiamo petrolio, gas, ferro, carbone, rame, oro, pianure sconfinate, o qualsivoglia fonte di prosperità virtualmente illimitata. In sostanza, quello che abbiamo è un paese fatto di risorse, molto, e sottolineo molto, finite. Certo abbiamo un sacco di prodotti di elevata qualità, ma considerarli fonte di ricchezza sarebbe come pensare di alimentare una famiglia a caviale beluga.
A dirla tutta, in Italia c’era,ma decenni fa una risorsa illimitata, quella che per anni ci ha spinto da paese distrutto a potenza industriale: le persone. Sì, persone con voglia di lavorare, con idee in testa, obiettivi umili, trovare casa, fare famiglia, vivere tranquilli, godersi la vita. Persone con una mentalità che è stata completamente devastata nel corso degli anni 70-80 quando ci hanno convinto che dovevamo tutti aspirare a diventare ricchi, ad avere la moglie più figa e la casa più bella. Quando CI SIAMO convinti, di poter diventare un paese di sessanta milioni di borghesi, ignorando il fatto che non c’era un magico pozzo di petrolio o una miniera di carbone da cui bastava estrarre più roba per avere più soldi. Abbiamo scientemente eliminato l’unica cosa che ci rendeva un grande paese, la nostra cultura della “giusta misura” per adottarne una importata dal resto del mondo, senza verificare la sua applicabilità.
Quindi, quando sarete in cabina, a votare per uno di questi utopisti, che cercano di convincerci che basta mescolare la zuppa in modo diverso e magicamente basterà per tutti, ricordatevi che quando si è in troppi attorno al tavolo, non serve rimestare ossessivamente nel pentolone per soddisfare tutti, ci sono solo due soluzioni: o si riducono i commensali, o ci si accontenta alzarsi dopo aver mangiato abbastanza per sopire la fame anche se non si sente tirare la cintura. Per questo, non voterei nemmeno se fossi a casa, perché come al solito, per l’ennesima volta, stiamo cercando di delegare la responsabilità di risolvere i nostri problemi, ad un illusorio capro espiatorio di cui chiederemo la testa, quando non avremo la pancia piena.
E questa non è una soluzione, anche se ci fa sentire in pace con la nostra coscienza.

Vuoi davvero mangiarle? ( waferspiegacose is back )

Immaginate di stare camminando in un gigantesco museo tipo il MoMa di New York. Avete fame, sete, non ci capite niente di quello che sta esposto  e vorreste solo picchiare chi vi ha costretto fin lì. Ad un certo punto, in un angoletto della stanza, ecco che vedete un mucchio piuttosto consistente di caramelle avvolte in carta lucida e colorata - di quelle che le tiri ai lati, e quelle si srotolano rivelando il dolcetto dentro.

Ne vorreste una, scommetto. Aprirla subito, magari. O forse è una incomprensibile opera d'arte e se ci si avvicina si finisce in prigione direttamente e senza passare dal VIA? Tranquilli, amisci: è un'opera d'arte, non è così incomprensibile, e potete tranquillamente avvicinarvi e prenderne una tutta per voi - anzi è lo stesso autore che lo richiede disperatamente; portarsi via una caramella rende la sua opera mutevole, sempre in rinnovamento, simbolo della varietà della vita umana: 

« Io ho bisogno dello spettatore, dell'interazione del pubblico. Senza pubblico i miei lavori sono nulla. Il pubblico completa i miei lavori: gli chiedo di aiutarmi, di prendersi una responsabilità, di diventare parte del mio lavoro, di unirsi a me »

Félix Gonzàlez-Torres, che è l'autore di questa opera Untitled nel 1990- e di tante altre simili ( ma non solo ) vuole che chi veda la sua opera sia tentato da mangiarne un pezzettino, ne voglia portare un po’ via. Perché dopo che prendi trionfante una caramellina e la intaschi, ti avvicini alla targhetta dove c'è la spiegazione dell'opera, lì a fianco, in piccolino - e scopri che il peso complessivo delle caramelle è l‘equivalente del peso di una persona morta di AIDS, malattia che si portò via l'artista stesso nel '96 e anche il suo compagno Ross al quale dedicò l'intera sua opera - prima e dopo che morisse. 

Ci pensi un po’: per mangiare quella caramella lì bisognerà scartarla, spogliarla; bisognerà che la si lecchi, bisognerà succhiare. Sì - fate bene ad essere malpensanti: tutte attività riconducibili ad un tète à tète erotico. Con una persona con l'AIDS. Siete ancora convinti di voler mangiare quella caramella lì?

In un periodo della storia dove l'omosessualità era guardata con occhio accusatorio impietoso, capro espiatorio della trasmissione di una malattia terribile quale l'AIDS, Félix sfrutta il minimalismo di oggetti comuni a tutti, per raccontare la sua storia con spavalderia e coraggio:

« L'arte è soprattutto un modo per lasciare una traccia della mia esistenza: io ero qui. Ho avuto fame, sono stato tradito, ero felice, ero triste, mi sono innamorato, ho avuto paura, ho avuto tante speranze, ho avuto un'idea, avevo un buon fine, ecco perché faccio arte »

Chissà se quando ammucchiava le caramelle in un angolino era consapevole di star scrivendo anche le pagine del suo ineluttabile destino. 

Ma davvero?

Ora, mi chiedo se il rotolo di cartaigienica del senso della misura qualcuno si sia ricordato di cambiarlo o se tutti quanti stiano a lamentarsi col culo sporco accusandosi a vicenda di non averci pensato prima.

Questo poliziotto

ha perfettamente ragione.

Questa mattina ho sentito per radio una levata di lance con la quale mille politici quasi gioivano per aver individuato un capro espiatorio da dare in pasto all’opinione pubblica e io invece voglio dire una cosa di questa povera testa di cazzo:
Bravo. Tu non hai nessuna colpa ad essere un fascista frustrato che ha sfogato la sua impotenza intellettiva e sessuale su persone inermi…eri pagato per questo e gli ordini dei tuoi superiori non lasciavano adito a dubbi morali (casomai il testosterone non ti avesse affogato gli unici due neuroni).
Dopo quindici anni sono venuti a dirci che il segreto di Pulcinella non era più un segreto e che a quella macelleria messicana avevano rilasciato tutti i permessi per essere in regola e smerciare carne al sangue.
Di cosa vogliono accusarti esattamente adesso di cui non avrebbero potuto accusare te e i tuoi camerati in questi quindici anni?
Di essere una testa di cazzo?
Lo sapevamo a priori. 
Sei stato onesto nel dire che c’eri, altrettanto non si può dire dei tuoi ignoti colleghi inidentificabili e di chi, pur avendo avuto potere decisionale, ha giocato ad un mirabile scaricabarile fino ad avere una completa assoluzione in tutti i gradi di giudizio.
Chi allora è stato incapace di fare giustizia farebbe senz’altro una figura migliore a non cercare di riabilitarsi con una finta indignazione populista.

Ah…e giusto per concludere un’altra polemica ché qua pare di essere sul set di Memento, solo un testa di cazzo ignorante populista superficiale chiuditore di stalle con i buoi in salotto può affermare che in Italia è troppo facile avere un’arma (sì, sto parlando anche con te).
Provate a procuravi una licenza di porto d’armi e poi ne riparliamo (no, non tirate fuori la fòla della perizia psichiatrica perché dimostrereste di non capire doppiamente un cazzo).