capro

Preterizione a latere

Mi ero ripromesso di non dire nulla sul sedicenne suicida per un tocchettone di fumo e vediamo se teoricamente riesco a mantenere la promessa.

Questa terribile storia (questo lo possiamo dire, visto che è morto un ragazzo che aveva davanti tutta una vita da immaginare) arriva in un momento molto particolare della condizione socio-politica del nostro paese e lo abbiamo visto da come la notizia sia stata data con un furbo contagocce e andando a sgocciolare ora su una certa tipologia di lettori, ora su un’altra.

Possiamo dire (come sempre, d’altronde) che la gente capisce a malapena la struttura anatomica di quell’organo sessuale tipico dei portatori del cromosoma Y e la stratificazione mediatica di questa notizia è stata (volutamente?) ottima per far triggerare tutti quanti, in una maniera tale che ho visto così tanti piedi sfasciati dalla propria zappa solo quella volta che mi hanno aiutato a fare l’orto alcuni miei amici gonfi di grappa fatta in casa.

Intanto ve lo dico in maniera molto delfica ed evitate il no però ma invece ché una cosa è il mio pensiero in merito, un'altra la causalità di certi avvenimenti…

Scordatevi la legalizzazione della marijuana per almeno un’altra decina d’anni.

Possiamo incolpare la madre di aver praticamente ucciso il figlio chiamando la guardia di finanza a casa a sequestrargli il fumo oppure possiamo anche scoprire che il figlio era adottato e chiederci se sia il caso di fare un passo indietro di fronte a una evidente situazione di disagio di cui non conosciamo nulla. O invece ci scopriamo tutti psicopedagogisti assistenti sociali con la sfera di cristallo e un’esprit d’escalier grosso quanto la nostra presunzione di risolvere i problemi a frittata sul pavimento?

A chi la diamo la colpa? Ai finanzieri fascisti che andassero a cercare i veri evasori, al figlio viziato e drogato oppure al grande capro espiatorio, la Società di Merda™?

Io mi limito a prendere atto che la mia trentina di righe malscritte sono già trenta di troppo per una morte di cui non capiremo mai abbastanza o, più verosimilmente, mai nulla e quindi mi guarderò bene dal commentare ogni intervento a favore o contro qualsiasi cosa.

(spero di riuscire a mantenere la promessa ma questo dipende anche da voi)

Ma per noi è così, se una persona ha sbagliato la chiudiamo fuori dalla nostra vita. Che importa il perché ? A noi basta avere un capro espiatorio no? Se hai sbagliato hai sbagliato. Non ti verranno a chiedere il motivo di quello che hai fatto. Troppo facile puntare il dito senza sapere. Tutti sbagliano a questo mondo ma nessuno che abbia il coraggio di scavare più a fondo, di capire i reali motivi, nessuno che abbia il coraggio di perdonare.
Però io l'ho fatto , ho perdonato chi per nessun motivo mi ha fatto a pezzi, perché io sono così, perdono sì ma non dimentico. Nessuno che perdoni me però, nonostante abbia ammesso i miei errori e stia cercando di rimediarvi in qualche modo. Ma forse sono io che chiedo l'impossibile, il fatto è che alle persone piace subire un torto per poi potertelo rinfacciare a vita. La mia unica colpa? Pensare per una sola volta a me stessa, per stare bene. Il fatto è che nonostante abbia chiesto scusa mi sono vista chiudere la porta in faccia, nonostante abbia cercato di rimediare in qualche modo non c'è stato verso. Non ho voluto scaricare i miei problemi addosso a chi a me ci teneva, o almeno diceva di farlo. Ho escluso in in un certo senso dalla mia vita chi a me diceva di tenerci, sì,ma non ho ricevuto altro che silenzio in cambio. Poi un “sei sparita.” Buttato lì a caso… ma era scontato no che l'avessi fatto per puro egoismo, per puro menefreghismo ? Ma se invece di un “sei sparita”, ci fosse stato un “è successo qualcosa? Ti va di parlarne?” Magari le cose sarebbero andate diversamente, magari la colpa non è tutta la mia? Certo io mi sono chiusa in me stessa, ma quando hai cercato di aprirmi? Quando hai cercato di farmi uscire dal mio guscio? Quando hai capito, nonostante sapessi come sono e chi sono che stavo annegando nei miei problemi e non volevo tirarti a fondo con me? Allora scusami, mi dispiace ma non mi sento colpevole, sono semplicemente stata fraintesa e nonostante io abbia cercato in qualche modo di spiegarmi, non hai voluto leggermi. Hai chiuso il libro senza poter sapere come sarebbe andata a finire la storia. Hai chiuso me. E non hai capito che quello era un modo per non scaricati anche i miei problemi addosso. E solo dopo averti fatto capire che le cose erano un po’ più serie di così, ti sei decisa a rispondermi, perché forse un minimo a me ancora ci tenevi, o forse semplicemente non volevi passare dalla parte del torto? Chi lo sa. Ma poi mi hai chiuso nuovamente e in qualche modo ci hai tenuto a farmi sapere che mi avevi escluso dalla tua vita, come avevo fatto io sì ma non con l'intento volontario di ferirti. E si questo mi ha ferito profondamente, perché per un solo errore hai cancellato tutto quello che di buono c'era stato. Hai cancellato tutto quello che avevo fatto, che avevamo fatto e raggiunto. Ed è vero che ti ho escluso e ho sbagliato, ma ho avuto paura di non essere capita come era successo in passato.Ma alla fine tu non ci hai provato nemmeno a comprendermi,nonostante lo sapessi fosse un periodo di merda. Ma forse il tuo dolore valeva più del mio? E mi dispiace, mi dispiace so di aver sbagliato ma non da sola. Questa volta non me la prendo tutta la colpa. Io sono sparita ma tu non mi hai cercato. Io stavo affogando e tu non ci hai fatto caso, eri troppo impegnata ad accusarmi e a scaricarmi la colpa per chiederti il motivo del mio comportamento. Ed io sarò stata egoista, ma tu sei stata cieca, acciecata dal aver subito un torto, cosa che tanto ti ossessiona tutt'ora . Ti sei sentita attaccata più che abbandonata e non hai visto, o semplicemente non hai voluto vedere che il mio era un grido silenzioso, ti stavo chiedendo aiuto , ma tu hai preferito girarti dall'altra parte considerando solo le tue ragioni. E mi dispiace, perché io continuo a tenerci, continuo a voler rimediare ma ad un certo punto bisogna arrendersi, bisogna accettare la realtà. E la realtà è che tu tieni di più al tuo orgoglio ferito che a me. Quindi tienitelo stretto e sappi che nonostante gli errori io non ti avrei mai barattato per il mio.
—  lettera mai spedita -DestinyHopeL

Capro e revel, com os fabulosos cornos
Na fronte real de rei dos reis vetustos,
Com bizarros e lúbricos contornos,
Ei-lo Satã dentre os Satãs augustos.

Por verdes e por báquicos adornos
Vai c’roado de pâmpanos venustos
O deus pagão dos Vinhos acres, mornos,
Deus triunfador dos triunfadores justos.


Arcangélico e audaz, nos sóis radiantes,
À púrpura das glórias flamejantes,
Alarga as asas de relevos bravos…


O Sonho agita-lhe a imortal cabeça…
E solta aos sóis e estranha e ondeada e espessa
Canta-lhe a juba dos cabelos flavos!

—  Cruz e Sousa, satã.

anonymous asked:

Lo sogno. Lo sogno sempre, anche quando credo di non pensarci più, poi lo sogno ed eccolo di nuovo lì. Non si sposta di una virgola, sempre e solo lì! Credo di impazzire all'idea di sognarlo e non poterlo avere accanto.

A volte, il nostro subconscio cerca di riempire i nostri vuoti tramite i sogni creando situazioni surreali che ci piacerebbe avvenissero, ci da una sorta di scappatoia dalla realtà, un capro espiatorio.

Uno per il Desiderio
uno per la Gioia
uno per la Devozione
uno per la Cura
uno per il Coraggio
uno per la Visione
uno per la Metamorfosi.
I tuoi sette passi nuziali, Jaye.
Tu in abito maschile
io nella veste da sposa
dio-capro imbiancato e angelicato.
Noi, Sole e Luna, Regina e Re.
Noi Rebis.
Il mio zolfo e il tuo mercurio.
Io non ho mai voluto, Jaye, altro che consegnarmi a te
portare sulla pelle il segno della definitiva appartenenza
ripudiare la falsità degli specchi per vedermi solo nei tuoi occhi
impegnare la carne nel transito da me a te, da me a noi
approdare mano nella mano al primo risveglio da uguali
dilapidarmi in te e ricostruirmi in eccedenza
abbagliare gli dèi con la luce aurea dei miei denti
– noi, dall’antica ferita dimidiati e per le nuove ricostituiti
noi, i due volte colpevoli di eccesso –
riscrivere il mito, Jaye, inciderlo sul corpo.
Fino al giorno in cui il mito ti ha pretesa.
Io pongo il mio respiro in te, hai detto.
Io ricevo il tuo respiro in me, ho risposto.
Io pongo la mia parola in te, hai detto.
Io ricevo la tua parola in me, ho risposto.
Io pongo il mio occhio in te, hai detto.
Io ricevo il tuo occhio in me, ho risposto.
Io pongo il mio orecchio in te, hai detto.
Io ricevo il tuo orecchio in me, ho risposto.
Io pongo la mia mente in te, hai detto.
Io ricevo la tua mente in me, ho risposto.
Io pongo il mio piacere e il mio dolore in te, hai detto.
Io ricevo il tuo piacere e il tuo dolore in me, ho risposto.
Io pongo le mie azioni in te, hai detto.
Io ricevo le tue azioni in me, ho risposto.
Ci credevamo salvi perché interi
e oggi io non sono che il tuo kolossos
la pietra da cui tu, l’Oltrepassata, t’affacci per tornare.
Sono Orfeo, Jaye. Vengo dove tu sei soltanto per guardarti
soltanto per trasgredire una terza volta.
—  Laura Liberale
Vuoi davvero mangiarle? ( waferspiegacose is back )

Immaginate di stare camminando in un gigantesco museo tipo il MoMa di New York. Avete fame, sete, non ci capite niente di quello che sta esposto  e vorreste solo picchiare chi vi ha costretto fin lì. Ad un certo punto, in un angoletto della stanza, ecco che vedete un mucchio piuttosto consistente di caramelle avvolte in carta lucida e colorata - di quelle che le tiri ai lati, e quelle si srotolano rivelando il dolcetto dentro.

Ne vorreste una, scommetto. Aprirla subito, magari. O forse è una incomprensibile opera d'arte e se ci si avvicina si finisce in prigione direttamente e senza passare dal VIA? Tranquilli, amisci: è un'opera d'arte, non è così incomprensibile, e potete tranquillamente avvicinarvi e prenderne una tutta per voi - anzi è lo stesso autore che lo richiede disperatamente; portarsi via una caramella rende la sua opera mutevole, sempre in rinnovamento, simbolo della varietà della vita umana: 

« Io ho bisogno dello spettatore, dell'interazione del pubblico. Senza pubblico i miei lavori sono nulla. Il pubblico completa i miei lavori: gli chiedo di aiutarmi, di prendersi una responsabilità, di diventare parte del mio lavoro, di unirsi a me »

Félix Gonzàlez-Torres, che è l'autore di questa opera Untitled nel 1990- e di tante altre simili ( ma non solo ) vuole che chi veda la sua opera sia tentato da mangiarne un pezzettino, ne voglia portare un po’ via. Perché dopo che prendi trionfante una caramellina e la intaschi, ti avvicini alla targhetta dove c'è la spiegazione dell'opera, lì a fianco, in piccolino - e scopri che il peso complessivo delle caramelle è l‘equivalente del peso di una persona morta di AIDS, malattia che si portò via l'artista stesso nel '96 e anche il suo compagno Ross al quale dedicò l'intera sua opera - prima e dopo che morisse. 

Ci pensi un po’: per mangiare quella caramella lì bisognerà scartarla, spogliarla; bisognerà che la si lecchi, bisognerà succhiare. Sì - fate bene ad essere malpensanti: tutte attività riconducibili ad un tète à tète erotico. Con una persona con l'AIDS. Siete ancora convinti di voler mangiare quella caramella lì?

In un periodo della storia dove l'omosessualità era guardata con occhio accusatorio impietoso, capro espiatorio della trasmissione di una malattia terribile quale l'AIDS, Félix sfrutta il minimalismo di oggetti comuni a tutti, per raccontare la sua storia con spavalderia e coraggio:

« L'arte è soprattutto un modo per lasciare una traccia della mia esistenza: io ero qui. Ho avuto fame, sono stato tradito, ero felice, ero triste, mi sono innamorato, ho avuto paura, ho avuto tante speranze, ho avuto un'idea, avevo un buon fine, ecco perché faccio arte »

Chissà se quando ammucchiava le caramelle in un angolino era consapevole di star scrivendo anche le pagine del suo ineluttabile destino. 

La comunità virtuale, l'utente medio.

Ci sono certe categorie che popolano i social network che a me fanno sorridere molto e se non ci fossero loro io troverei tutto molto noioso perché della gente che sta bene con la testa, che scrive cose sensate e ha una vita normale, non me ne faccio nulla. Scriverò al maschile, perché mi rivolgo a questo ipotetico utente medio, ma vale sia per le ragazze che per i ragazzi:

  • Sapientino: è colui che sfoggia le conoscenze acquisite durante gli studi in ogni cosa che scrive, citando autori a destra e a manca, nonché teorie filosofiche più o meno accreditate, fa discorsi pieni di parole ricercate e usa un linguaggio forbito senza farti capire una mazza e arriva al dunque dopo un insieme di parole inutili, ma probabilmente non arriverai mai al dunque perché ti fermerai molto prima e ti perderai nel bel mezzo del discorso assalito dalla noia. Tale soggetto solitamente non vuole comunicare con gli altri - pur professandoti per una di quelle persone che vuole diffondere il sapere - perché non fa nulla per mettere gli altri nelle condizioni per interagire con lui, si affida al buon senso, alla umiltà e alla ignoranza altrui perché di fronte a certi discorsi si aspetta un inchino e un’arresa. Insomma, è pieno di sé e solitamente, umanamente parlando, è una di quelle persone che è meglio di no perché dietro le parole ti ci puoi pure nascondere ma se hai una personalità di merda quella la senti eh!
  • Il romantico: Il romantico è colui che ha lo sguardo da cane bastonato ed è mediamente carino. I suoi pensieri sono quasi sempre legati all’amore, a vicende passate, ad una vecchia fiamma, a delusioni, a storie tormentate e dai suoi scritti si evince che sicuramente deve essere un po’ fesso, però per sua fortuna si trova su un social network dove non ha nessun motivo per sentirsi un povero disgraziato perché il suo viso carino e la sua infinita dolcezza espressa in pensieri brevi ad effetto, faranno di lui un povero cucciolo tenero tutto da abbracciare e da accarezzare. Infatti è seguitissimo, ha un suo fan club che gli rivolge dolci frasi del tipo ma esistono i ragazzi come te?, e lui inizierà quindi a puntare su questo lato tenero per riscattarsi da quella stronza che lo ha fatto soffrire. Comunque, tutta scena.
  • Il frustrato: è colui che vive una vita insoddisfatta e si lamenta di qualsiasi cosa, dà sempre la colpa agli altri, inserisce la parola cazzo e qualche bestemmione pure quando proprio no, la sua vita è una merda ma non lo ammetterà mai esplicitamente e cercherà sempre di puntare il dito contro qualcuno. Infatti, è alla continua ricerca del capro espiatorio, pur essendo abbastanza consapevole di come stanno le cose e che la colpa è solo sua, ma è troppo pigro per ammetterlo o forse gli manca il coraggio. Ma sui social network ci sta bene perché la gente ha così tanti problemi ed è così sfigata che si può nascondere.
  • Il troll: viene dalla Norvegia ed è colui che nelle comunità virtuali interagisce con gli altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi, by wikipedia. Che gli vuoi dire bravo bravo, ti sei divertito?. Questi esseri esistono e sono in mezzo a noi, però fingono di porsi come i paladini del nulla, pensano di essere superiori, dall’alto di un cazzo, pensano di avere tanti nemici intorno a loro e quindi si prefissano come obiettivo quello di smascherarli tutti, giusto perché è utile alla comunità a cui appartengono. Sono pieni di scheletri nell’armadio però probabilmente gli scheletri sono usciti e loro sono rimasti chiusi dentro. Senza dubbio sono soddisfatti, lavorano tutto il giorno, sono indaffarati e hanno cose importanti a cui pensare come a chi rompo le scatole adesso? Avanti il prossimo!.
  • Sessualmente passivo: colui che pubblica continuamente cose porno e ha un blog pieno di cose porno, ci tiene a ricordare nella descrizione che il suo blog è solo per gente maggiorenne come se poi da qualche parte esistessero filtri e i minorenni non avessero mai sentito parlare di sesso e quindi oddio mamma cos’è quel coso che entra in quel buco?. Talvolta dà consigli sul sesso, millanta di fare sesso a destra e a manca, aleggia intorno a lui un’aria di mistero che si nota dai colori scelti per il tema, tipo il nero e il rosso, e quando reblogga porno aggiunge cose tipo “stasera…”. Boh. Prepara solo la trappola per le tope.

Pace e amore.

Voi, i cristiani, gli ebrei, i musulmani, i buddisti, gli scintoisti, gli avventisti, i panteisti, testimoni di questo e di quello, i satanisti, i guru, i maghi, le streghe, i santoni, quelli che tagliano la pelle del pistolino ai bambini, quelli che cuciono la passerina alle bambine, quelli che pregano ginocchioni, quelli che pregano a quattro zampe, quelli che pregano su una gamba sola, quelli che non mangiano questo e quello, quelli che si segnano con la destra, quelli che si segnano con la sinistra, quelli che si votano al Diavolo, perché delusi da Dio, quelli che pregano per far piovere, quelli che pregano per vincere al lotto, quelli che pregano perché non sia Aids, quelli che si cibano del loro Dio fatto a rondelle, quelli che non pisciano mai controvento, quelli che fanno l’elemosina per guadagnarsi il cielo, quelli che lapidano il capro espiatorio, quelli che sgozzano le pecore, quelli che credono di sopravvivere nei loro figli, quelli che credono di sopravvivere nelle loro opere, quelli che non vogliono discendere dalla scimmia, quelli che benedicono gli eserciti, quelli che benedicono le battute di caccia, quelli che cominceranno a vivere dopo la morte…
Tutti voi,
che non potete vivere senza un Babbo Natale e senza un Padre castigatore.
Tutti voi,
che non potete sopportare di non essere altro che vermi di terra con un cervello.
Tutti voi,
che vi siete fabbricati un dio “perfetto” e “buono” tanto stupido, tanto meschino, tanto sanguinario, tanto geloso, tanto avido di lodi quanto il più’ stupido, il più’ meschino, il più’ sanguinario, il più’ geloso, il più avido di lodi tra voi.
Voi, oh, tutti voi
NON ROMPETECI I COGLIONI!
Fate i vostri salamelecchi nella vostra capanna, chiudete bene la porta e soprattutto non corrompete i nostri ragazzi.
Non rompeteci i coglioni!

François Cavanna (uno dei fondatori di Charlie Hebdo)

l’unica misura che da la vittoria di Trump non è lo stato in cui verseremo dopo o in cui verseranno gli stati uniti, ma quello in cui siamo adesso

a me non me ne frega di chi abbia vinto, tanto in america comandano le lobby, le guerre ci saranno e loro o le faranno o le sovvenzioneranno

il razzismo c’è e i messicani sono già divisi da un muro, andrà peggio? sarebbe andata peggio comunque

il problema è che nè Hillary nè Trump sono due riferimenti di sinistra e non ne abbiamo di riferimenti nemmeno qui in Italia, non esiste più la sinistra, non esiste nei governi occidentali, non esiste nei governi che hanno in mano i fili del potere

perchè non esiste? perchè siamo poveri e la maggior parte del popolo vive in povertà, non immaginatevi la povertà di una volta, immaginatevi anche quella nuova i poveri nelle strade e i poveri nelle case con la tv mega piatta a settanta pollici

siamo poveri e ignoranti, la cultura è passata di moda non attrae e noi cerchiamo col dito di puntare al prossimo capro espiatorio e la destra in questo aiuta, è il populismo che fa il giro di boa e uccide ciò o colui che si reputa il problema

se ti senti impotente, soprattutto economicamente, sei frustrato e cerchi chi ti ha ridotto così e la destra ti da la soluzione: i negri, gli immigrati, i criminali, i drogati, i messicani, gli stranieri, l’euro, tutto

odiare tutto e votare chi ti aiuterà a farlo fuori

Trump è lo sfogo della malattia di un sintomo che abbiamo da tempo,a me lui non mi terrorizza, non lui

Ma davvero?

Ora, mi chiedo se il rotolo di cartaigienica del senso della misura qualcuno si sia ricordato di cambiarlo o se tutti quanti stiano a lamentarsi col culo sporco accusandosi a vicenda di non averci pensato prima.

Questo poliziotto

ha perfettamente ragione.

Questa mattina ho sentito per radio una levata di lance con la quale mille politici quasi gioivano per aver individuato un capro espiatorio da dare in pasto all’opinione pubblica e io invece voglio dire una cosa di questa povera testa di cazzo:
Bravo. Tu non hai nessuna colpa ad essere un fascista frustrato che ha sfogato la sua impotenza intellettiva e sessuale su persone inermi…eri pagato per questo e gli ordini dei tuoi superiori non lasciavano adito a dubbi morali (casomai il testosterone non ti avesse affogato gli unici due neuroni).
Dopo quindici anni sono venuti a dirci che il segreto di Pulcinella non era più un segreto e che a quella macelleria messicana avevano rilasciato tutti i permessi per essere in regola e smerciare carne al sangue.
Di cosa vogliono accusarti esattamente adesso di cui non avrebbero potuto accusare te e i tuoi camerati in questi quindici anni?
Di essere una testa di cazzo?
Lo sapevamo a priori. 
Sei stato onesto nel dire che c’eri, altrettanto non si può dire dei tuoi ignoti colleghi inidentificabili e di chi, pur avendo avuto potere decisionale, ha giocato ad un mirabile scaricabarile fino ad avere una completa assoluzione in tutti i gradi di giudizio.
Chi allora è stato incapace di fare giustizia farebbe senz’altro una figura migliore a non cercare di riabilitarsi con una finta indignazione populista.

Ah…e giusto per concludere un’altra polemica ché qua pare di essere sul set di Memento, solo un testa di cazzo ignorante populista superficiale chiuditore di stalle con i buoi in salotto può affermare che in Italia è troppo facile avere un’arma (sì, sto parlando anche con te).
Provate a procuravi una licenza di porto d’armi e poi ne riparliamo (no, non tirate fuori la fòla della perizia psichiatrica perché dimostrereste di non capire doppiamente un cazzo).

In Italia non c'è un cazzo

Partiamo da un presupposto: io non voterò. Non sono in Italia, ma credo che non lo farei nemmeno se ci fossi, forse anche se vivessi in un seggio elettorale ed avessi schede al posto della carta igienica andrei a cagare al bar pur di rischiare di votare. Non voterò e non lo faccio perché “sono tutti ladri” o “non mi sento rappresentato”, ma perché sono convinto che il nostro problema come paese NON SIA LA CLASSE POLITICA.
Ok, mi rendo conto di aver quasi bestemmiato, e so che per certo è molto più apprezzato sganciare un porco*** che dire cose sensate, sull’internet quindi se in questo momento vi si è attivato il caps lock e vi è andato il sangue al cervello, per favore continuate a leggere o andate a fare qualcosa d’altro, perché non ho certo voglia di discutere con dei redneck nevrotici o degli scientologisti guerrafondai.
Ma andiamo con ordine. Come dice il titolo del post, in Italia non c’è un cazzo. E non ce ne si rende conto, finché non si esce un pochino, finché non si mette il naso in Francia, Germania, Inghilterra, o in qualunque altro paese d’Europa. Non abbiamo petrolio, gas, ferro, carbone, rame, oro, pianure sconfinate, o qualsivoglia fonte di prosperità virtualmente illimitata. In sostanza, quello che abbiamo è un paese fatto di risorse, molto, e sottolineo molto, finite. Certo abbiamo un sacco di prodotti di elevata qualità, ma considerarli fonte di ricchezza sarebbe come pensare di alimentare una famiglia a caviale beluga.
A dirla tutta, in Italia c’era,ma decenni fa una risorsa illimitata, quella che per anni ci ha spinto da paese distrutto a potenza industriale: le persone. Sì, persone con voglia di lavorare, con idee in testa, obiettivi umili, trovare casa, fare famiglia, vivere tranquilli, godersi la vita. Persone con una mentalità che è stata completamente devastata nel corso degli anni 70-80 quando ci hanno convinto che dovevamo tutti aspirare a diventare ricchi, ad avere la moglie più figa e la casa più bella. Quando CI SIAMO convinti, di poter diventare un paese di sessanta milioni di borghesi, ignorando il fatto che non c’era un magico pozzo di petrolio o una miniera di carbone da cui bastava estrarre più roba per avere più soldi. Abbiamo scientemente eliminato l’unica cosa che ci rendeva un grande paese, la nostra cultura della “giusta misura” per adottarne una importata dal resto del mondo, senza verificare la sua applicabilità.
Quindi, quando sarete in cabina, a votare per uno di questi utopisti, che cercano di convincerci che basta mescolare la zuppa in modo diverso e magicamente basterà per tutti, ricordatevi che quando si è in troppi attorno al tavolo, non serve rimestare ossessivamente nel pentolone per soddisfare tutti, ci sono solo due soluzioni: o si riducono i commensali, o ci si accontenta alzarsi dopo aver mangiato abbastanza per sopire la fame anche se non si sente tirare la cintura. Per questo, non voterei nemmeno se fossi a casa, perché come al solito, per l’ennesima volta, stiamo cercando di delegare la responsabilità di risolvere i nostri problemi, ad un illusorio capro espiatorio di cui chiederemo la testa, quando non avremo la pancia piena.
E questa non è una soluzione, anche se ci fa sentire in pace con la nostra coscienza.

Il mondo sarebbe un posto migliore se accettassimo di poter commettere degli errori, di averli commessi, di non essere perfetti. Molte persone accampano scuse, cercano un capro espiatorio da incolpare, rimanendo estranei al piacere di ammettere le proprie responsabilità. Un piacere dato dalla consapevolezza di aver preso la decisione sbagliata e di saperlo riconoscere.
Sarebbe bellissimo assistere a processi nei quali la gente ammette i propri errori, con gli autisti che riconoscono di aver messo sotto qualcuno perché guidavano oltre il limite di velocità.
Riconoscere di poter sbagliare è fondamentale per prendere coscienza dell'errore, evitando così di ripeterlo. Forse molti temono la punizione che ne deriverebbe, ma è la cosa meno importante: l'unica cosa che conta è dare al cervello gli input corretti.
—  Albert Espinosa, Braccialetti rossi: Il mondo giallo