capro

lastampa.it
Le misure antisismiche che l’Italia progetta ma esporta e non usa
L’esperto: «Il costo? Solo il 10% di quello che pagheremmo per la ricostruzione»

La verità sulle norme antisismiche italiche? Sono come tutto il resto (sicurezza sul lavoro, qualità, ambiente, giustizia etc.etc.): PURA FUFFA CARTACEA, roba da legulei paraculi, costruita in modo pateticamente complicato per poter essere usata sempre e comunque contro chi ci si trovi preso di mezzo a mo’ di capro espiatorio dalla burocasta. 

Come tutto in Italì, la vera antisismicità delle costruzioni viene garantita SOLO SULLA CARTA, mentre nella realtà è nelle mani di chi le cose alla fine le realizza fuori dalla carta, cioè dell’impresa edile: non il massimo dell’innovazione, diciamo. A complicare le cose, queste si trovano STROZZINATE da un appalto al ribasso (con tanto di mazzette ai burosauri), quindi  giocoforza per non fallire (ma quale profitto! Giocano solo su fidi e flussi di cassa), non gli resta che rifarsi sulla qualità - dei manovali (marocchini che bisogna stare attenti che non si faccian male, figurarsi se si guarda come fanno le cose), dei cementi in struttura e di tutti materiali in genere. 

Nota per i cittadini rivoluzionari: non basta cambiar facce - dei politicanti per giunta, senza toccare i burosauri corrotti e/o dormienti del pubblico stipendificio, occupati solo a produrre carta:  è IL SISTEMA PUBBLICO AD ESSERE CRIMINOGENO MARCIO. Il marcio sta nel manico, cioè nella sua essenza pubblica.

Capri e caproni

26/08/2016
MASSIMO GRAMELLINI
Ma cosa c’entrano i migranti con il terremoto? C’entrano, c’entrano. Per parecchi nostri connazionali, teste sismiche e raffinatissime, lo scandalo dei disastri naturali in Italia non è rappresentato dalla mancanza di prevenzione e dall’eternità della ricostruzione. La vera vergogna è che gli sfollati dormono sotto le tende mentre i migranti pasteggiano a champagne, stravaccati nelle suite dei loro hotel a cinque stelle.  

Nella nobile arte della ricerca di un capro espiatorio ieri si sono esercitati in tanti: da Guido Bertolaso, noto esperto di prefabbricati abruzzesi scoperchiabili e di massaggi a pagamento altrui, fino a un parroco ligure, tale don Cesare, che ha spacciato la sua ricetta di mettere gli sfollati al posto dei migranti per «cristianesimo», contraddicendo il titolare del marchio ma ricevendo in compenso il plauso di Salvini. Il ruttodromo della Rete ha dilatato l’ideona ad argomento di dibattito, ostentando una fiera resistenza nei confronti della realtà: nessuno sfollato vorrebbe allontanarsi adesso dai luoghi del dramma, i migranti non stanno in alberghi di lusso ma nelle topaie, e dei 35 euro al giorno a loro destinati (soldi europei, peraltro) nelle tasche dei profughi ne entrano non più di due, per cui l’indignazione andrebbe semmai indirizzata agli italiani che ci lucrano sopra. Mi associo alla richiesta del signor Pierpaolo Ascari: issare fino al diploma di terza media certi pensatori del web (e pure certi parroci) è costato alla collettività 63.900 euro. Fanno circa 38 euro per ogni giorno di scuola. Si possono cortesemente riavere indietro? Questo sì sarebbe cristianesimo.

—  La Stampa