cappotto-rosso

Amore, amore, dolore.

Mi mancherà da morire non vederti più, mi mancherà da pazzi. Mi mancherà la tua assenza alla fermata del pullman. Mi mancherà la tua presenza nei corridoi e nella tua classe. Mi mancherà il tuo sorriso, mi mancherà tutto di te, ogni singola cosa. Sei un pregio vivente. Sei in assoluto la prima persona che mi abbia compreso e che non mi abbia cacciato a calci dalla sua vita, che non mi abbia preso in giro e che non mi abbia mandato a quel paese. Sei unica. Mi dispiace, mi dispiace essere entrato così nella tua vita, di botto. Mi dispiace se ho combinato qualche casino. Mi dispiace, scusami. Mi manchi già oggi, che la scuola è finita. Figurati domani con la consapevolezza che non ci vedremo più. Figurati dopodomani. Figurati quando la scuola ricomincerà. Sarà dura, molto dura. Ma ehi, hai detto tu di essere forte. Voglio provarci. Ecco, mi mancheranno anche i tuoi consigli, i tuoi accorgimenti. Mi mancheranno le risate fatte, anche se solo per messaggio, e le nostre guerre senza fine. Ovviamente vinci tu, non riuscirei mai a batterti. Mi mancheranno da morire queste cose. Sai cosa? Mi mancherà anche poter parlare tutto il giorno, di qualsiasi cosa. Ultimo giorno, proprio la fine eh, finalmente sei fuori dall’inferno ahaha. Mi hai aiutato tantissimo, sei troppo meravigliosa. Tu hai dentro tutto l’opposto di quello che ho io. Tu hai gioia, felicità, solarità, luce e tanti, ma tanti sorrisi. Sorrisi meravigliosi. “It all ends.” Recitava una locandina di nostra conoscenza. Non ho mai trovato una ragazza dolce come te, con me. Mai. So che probabilmente non dovrei neanche scrivere questa lettera, ma non ci riesco. Non ci riesco a tenermi tutto dentro, per questa volta. Voglio solo farti vedere quanto tu sia meravigliosa, per me, per te, per tutti. Ultimo giorno, eh già. Cacchio, ti sto già rubando un sacco di tempo che potresti trascorrere con i tuoi compagni, specialmente oggi. Vorrei dire mille e mille altre cose, ma ora non riesco a dire nulla. Mi ricordo i tempi del tuo cappotto rosso e dei capelli rossicci, mi ricordo tutto di te, non potrei mai dimenticare nulla. Mi ricorderò tutto. E, anche se è avventato e forse troppo presto per dirlo, ti voglio bene Erika, tanto, tantissimo bene. Non ti dimenticherò mai, non posso farlo. Sei troppo importante per me. Depongo le armi, questo sono io. Non sono il tipico ragazzo figo, no, questo sono io. Sei una persona meravigliosa, splendida, celestiale, sia dentro che fuori. Non esistono aggettivi negativi per definirti, sei la meraviglia e la dolcezza. Grazie di ogni cosa, di tutto.

Questa è la lettera che le farò leggere… diamine, sono un coglione.

-fobiadelmondo

Passami una sigaretta, di quelle tue che fanno schifo.
Di quelle tue che tieni come un tesoro chiuse nella borsa.
Passami una sigaretta, che una me la devi ancora.
Di quelle tue, troppo forti, che mi lasciano odore di te sulle mani, sui capelli.
Passami la vita che m'hai rubato o che mi son rubata da sola.
Passami il mio tempo.
Passami tutte le parole che t'ho dato, che t'ho scritto ovunque, che t'ho regalato, che non hai visto mai.
Passami l'accendino, quello che ho comprato solo per vederti.
Passami tutti i minuti delle nostre telefonate.
Passami le sere che ho scelto te.
Passami la mia estate, il mio compleanno, i miei diciassette anni.
E tu, laggiù, passami i sedici.
Tu i quindici.
Quattordici.
Passatemi la mia vita.
Un pezzo per uno.
Mi dicevi che davanti avevo una montagna e che dovevi farla crollare, ma mentre si sgretolava a cadere ero io.
Mica è una montagna questa.
Sono solo io, mi vedi?
Non voglio proteggermi, voglio esistere.
Che a esser la vostra ombra ho finito per dimenticarmi.
Passami la mia famiglia, rimasta dove son rimasta io.
Passami quella foto in bianco e nero.
Passami tutti i sorrisi.
Passami anche le lacrime, che me le tengo per qualcosa per cui valga la pena.
Passami le notti insonni, sono accanto alle mie lettere sui fogli senza righe.
Passami quel cappotto rosso che non son più riuscita a mettere.
Passami le canzoni che non son più riuscita a sentire.
Passami i miei sogni e le mie passioni.
Ma cosa mi hai fatto?
Passami la vita che ho regalato.
Guardami mentre mi rialzo, mentre mi ricostruisco.
E ora passami una sigaretta.
Di quelle mie, che costano meno, che lasciano meno odore sui vestiti.
Passami una sigaretta che sono felice.
Che non me ne frega più un cazzo.
Che oggi esisto e oggi è oggi e ieri è vecchio, domani è lontano.
Che oggi sono io e domani sarò un po’ più io.
Mai più qualcun altro.
—  Adèle.
Quando ero bambina amavo il natale.
Amavo le luci colorate, i negozi pieni di cose, la carta da regalo e i fiocchi rossi. Mi piaceva l'odore dello zucchero filato proveniente dalle bancarelle della piazza e aiutavo sempre la mamma a fare l'albero di Natale anche se non mi faceva mai tenere le palline per paura che io le facessi cadere a terra e le rompessi. Mi piaceva scrivere la letterina a Babbo Natale e tutte le volte fingere di non aver mai fatto tutte le marachelle che puntualmente combinavo con la mia amichetta del cuore. La sera della vigilia andavo a letto, dopo aver bevuto il latte con il cioccolato e mi mettevo a guardare fuori dalla finestra; ero quasi sicura di riuscire a vedere quel grassone con il cappotto rosso e le renne. Lo volevo così tanto che le mie orecchie davvero sentivano il rumore dei campanelli della slitta o i suoi passi in soggiorno sul tappeto preferito della nonna. La mattina appena svegliata, andavo subito a controllare i regali e per ogni regalo trovato era un'immensa gioia e lo ringraziavo mentalmente per i venti giorni seguenti stupendomi in continuazione di come facesse un uomo solo a portare così tanti regali in tutto il mondo in una sola notte: mia mamma mi rispondeva che era una magia. Una cosa è certa: la magia di quelle notti non l'ho più ritrovata.
—  lastradaperlestelle
Sei sempre lì in attesa, non ti stanchi mai?
Ti immagino di notte in una stazione vuota col tuo nuovo cappotto rosso a spostare gli occhi dal orologio da polso a quello immenso da parte adiacente ai binari. Cosa aspetti ? Quale treno ? Sei sicura che arriverà ? Guardati attorno, la stazione è vuota, le luci si stanno spegnendo a man a mano del trascorrere delle ore. “Non credi che sia l'ora di andar via?” Te lo ripeto molteplici volte, ti provo a trascinar via tirandoti per la manica.
“Arriverà.”
Fissi il vuoto davanti a te e inizi a sbatacchiare la suola delle tue converse avanti e indietro a mo di inno della disperazione.
Come si fa ad aspettare qualcosa che non arriverà mai?
—  Perlabionda.

Sorrisi (Smile of a beautiful traveller)

Ieri, sul treno del ritorno, avevo di fronte a me questa ragazza col cappotto rosso, un mazzo di fiori e una valigia, che ha spostato per farmi sedere. Il profumo di quei fuori ha inondato le mie narici e ha risvegliato i miei sensi, assopiti per la stanchezza accumulata dopo la giornata trascorsa. In mezzo a quella folla era un toccasana. Era vestita in modo molto carino, mi ha colpita soprattutto il suo cappello. Aveva gli occhi azzurri e i capelli neri, le guance rotonde e un viso molto particolare. Mi ha sorriso tre volte e ha sbuffato con me dopo la terza chiamata della madre. Mi sarebbe piaciuto parlare con lei ma la mia fermata era vicina. Quando mi sono alzata l’ho salutata. Trovo che i viaggi in treno con persone così di fronte, che ti sorridono senza motivo, rendano piacevoli treni bruttissimi sempre troppo affollati. I miei occhi le hanno scattato una fotografia e ho sentito il bisogno di disegnarla per ricordarmi di lei.

Oggi c'era un cappotto rosso tra il fumo di sigarette in cortile.
Era come vedere il resto in bianco e nero, è così che appaiono i miei giorni, mi sfilano davanti tutti uguali, senza nulla di nuovo, con le stesse cose di sempre e con niente in mano.
Cappotto rosso se ne stava nel suo gruppo di tre persone e fissava le pietre per terra, dove fino allo scorso anno c'era un buco.
Ho pensato fosse bellissima, ho pensato che in fondo oggi è stata una bella giornata, è stata meno grigia, più nuova.
Mi sono sentita meno spenta, come se il mio tempo per amare non fosse davvero tutto finito, Capotto rosso mi passa accanto, non mi vede; io non sono bella come lei, non sono accesa, io faccio da sfondo.
Sono il fumo di sigaretta nel cortile.

2

Schindler’s List

ECCO LA BAMBINA DAL CAPPOTTO ROSSO
Roma Ligocka, nata nel 1938
Si chiamava Liebling, ma la madre cambiò il nome sui documenti d'identità per salvarle la vita.
“Quando vidi Schindler’s List ebbi una folgorazione, non lo sapevo di essere in quel film, la bambina con il cappotto rosso ero io, mi sono ricosciuta in tutta la ricostruzione. Mi sono stupita e ancora non so come abbia fatto Spielberg a sapere di me, e di quell'episodio.”
Roma dopo il film ha deciso di scrivere la sua storia di perseguitata nel libro autobiografico: “The Girl in Red Coat”.
Da anni usa la sua esperienza per insegnare cio’ che non dovrà mai più ripetersi.

Innamoramento Grossolano

Oggi, dopo parecchio tempo, ho ripreso il tram per andare all'università. A parte la quantità di pioggia tipo inverno cambogiano, mi ero scordato della imbarazzante facilità con cui divento un personaggio monodimensionale e patetico di un libro monodimensionale e patetico di Fabio Volo (l'emblema del monodimensionale e patetico, ma questo lo sapete già)  quando mi trovo all'interno di un mezzo pubblico. Mi riesco sempre ad innamorare follemente di una povera ragazza ignara, che solitamente scende poche fermate dopo aver scoperto il mio sguardo malato su di lei. Ma come, vi starete chiedendo, tu sei Intrattenimento Grossolano, dovresti pensare a lei che usa il tuo cazzo come filo interdentale per togliere dei residui di verdure del calzone di ieri sera che hanno portato i parenti dalla Calabria.  Invece no. Vi svelo un piccolo segreto. Sono un leone da tastiera; tanto sono sboccato qui, quanto sono timido, sfigato, goffo e puritano nella vita reale. Sono un po’ Verdone quando interpreta Mimmo, che scambia “‘na sorca per un paro de mutanne (una figa per un paio di mutande)”. La mia filosofia è: perchè andare a parlarle quando posso rimanere qui a mezzo centimetro e immaginarmi tranquillamente che le lecco i talloni? Avete presente il tipo.

Stavolta mi innamoro alla follia di una ragazza che ha un cappotto rosso, doppi/tripli leggins e cappellone e sciarpa di lana. Praticamente si vedono soltanto i suoi occhi. Perfetto, penso, posso cominciare ad immaginare come in realtà sia la più figa dell'autobus o addirittura di tutta la città. Il fatto è che sono talmente in basso nella scala sessuale dell'umanità che, come dicevo prima, non immagino porcate incredibili, atti sessuali leggendari o posizioni improbabili da guinnes dei primati. Mi arrapo pensando a noi due in situazioni di coppia normalissime, tanto sono cose da me lontane.

Mi eccito come un maiale a pensare a noi due che il sabato pomeriggio andiamo da Ikea e poi a fare la spesa da Panorama, a noi due che litighiamo su dove andare in vacanza, a noi due che lasciamo i bambini da mia madre per cercare di recuperare un po’ di tempo per noi, a noi due che passiamo il natale sia con la mia che con la sua famiglia, a noi due andiamo in terapia di coppia, a noi due che conosciamo le rispettive comitive di amici e facciamo fatica ad inserirci, a noi due che andiamo a quella mostra di Cartier-Bresson che lei voleva tanto vedere e appena usciti lei si stringe a me sotto il cappotto, a noi due che ci diciamo di vedere altre persone ma poi non ce la facciamo, a noi due che cominciamo ad odiare i nostri figli perché prima che nascessero le cose andavano bene, a noi due che abbiamo problemi economici ma ce la facciamo con sacrifici e aiuto dei nostri familiari, a noi che andiamo alla laurea del nostro primogenito e siamo commossi, a noi due che programmiamo la vecchiaia nonostante i miei acciacchi,  a noi due anziani che veleggiamo per l'europa, a noi due che ci incontriamo su questo tram e ci conosciamo e ci scambiamo il numero di telefono, a noi due che forse non ci amiamo più ma rimaniamo insieme perché è difficile mandare tutto all'aria dopo tanti anni, a noi due che in realtà non abbiamo smesso neanche un minuto di amarci, ad uno dei due che muore e l'altro che si fa forza, a noi due che andiamo a vedere un film di nicchia supersnob in un cinema semideserto, a noi due che camminiamo e chiacchieriamo senza fermarci mai, a noi due che mangiamo un panino su una panchina.

Tutte queste cose mi fanno eccitare come un caimano erotomane. Non voglio tuttavia sembrare più frocetto sciocchetto sentimentaluccio stupidino pateticuccio fru fru di quanto sia in realtà. Intendiamoci, volevo comunque fortemente che mi facesse una sega con i talloni. Ma magari dopo.

P.S per la cronaca, la ragazza ultracoperta non era una fondamentalista islamica, semplicemente una tipa molto freddolosa