cappeller

Chiesa di Casa Professa Navata Laterale. Casa Professa church in Palermo da Rosario Sanguedolce
Tramite Flickr:
Sede della Compagnia dei Gesuiti è il massimo esempio del barocco siciliano. Sontuosa, grandiosa fu costruita nel 1591. Presenta una facciata molto sobria mentre l'interno è un trionfo di marmi mischi, cappelle, colonne a altari. Un grande spettacolo. A great show of what is so called the Sicilian baroque: the church of the Gesuitics order, built on 1591. All the walls, all the chapels are covered by mischi marbles conferring a sumptuous and elegant view to all the building. This is the right aisle.

Interview of Evgenia Obraztsova, by Laura Cappelle via Pointe Magazine. Photo by S. Postoenko.

You danced John Cranko’s Onegin for the first time last year. How did you find your inner Tatiana?
Eugene Onegin is my favorite book. As a child, I wanted to become an opera singer. I performed in the opera as one of the little kids onstage. I knew Tatiana’s part by heart; I would sing it all the time. It was easy to translate her into ballet.

You’re engaged to a sculptor, Andrei Korobtsev. When will we see the first sculpture of you?
It’s almost ready. It’s a bust of me, and the plaster cast is done, but the final sculpture will be in marble. He’s also working on a commission for the Paveletsky train station in Moscow, a couple saying good-bye as the man leaves for war. I’ll be the woman.

What do you do to stay injury-free?
I have a doctor I completely trust in St. Petersburg. She comes to see me in Moscow, and I also call her for advice. She practices cupping therapy—it’s not for everyone, but it really helps me.

Of which accomplishment are you most proud?

I can’t say I take pride in anything I did, because in the Orthodox tradition you don’t achieve things by yourself: It’s God who gives it all to you.

What advice do you have for students wanting to be professional dancers?

Explore other forms of art, and absorb as much as you can—it will always find its way onto the stage. Sometimes I discover new things in me, and I realize it comes from films or performances I’ve seen, even if they didn’t strike me at the time.
 
Who is your toughest critic?
My mother. She lives in St. Petersburg but travels to see my performances. She was a ballerina herself, and I trust her opinion. She wouldn’t say it was a good job simply because she is my mother. She is always honest.

What’s the toughest part of being a dancer?
Denying yourself things and trying to achieve your goals no matter what. Ballet is not just hard work, it’s unusually hard work, and a lot of talented ballerinas fail because they can’t face all the hardship that comes their way. Sometimes everything goes against you, and you still have to keep fighting.

[End of interview].

She is so humble, and has such incredible inner strength! I admire her fighting spirit, even when it seemed her talent was not being recognized as it should she kept going. Also, she talks about seeking inspiration from outside of the ballet world. This is advice I notice all great artists give - not living in a bubble. Yes, I adore Genia… <3

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I am currently looking for monetary donations in order to support my cat’s surgery. If you cannot donate, I am begging you to please at least re-blog. I cannot do this without your help.

Meet Cedric.

He has been my constant companion since I moved away from home ten whole years ago! Through his whole life, he’s been quite a character, but even through his temperamental highs and lows, he’s always been a shoulder for me to cry on when things got rough.

And it’s that shoulder that needs help now!

He has a large mass in his left shoulder, between his ribcage and his skin, which is approximately baseball-sized. Upon x-ray, it does not appear to be a benign fatty tumor, due to the color.


Dr. Cappel and I discussed the possibility that it might be a vaccine-induced sarcoma. Vaccine sarcomas possibly occur when a heavy metal adjuvant (an irritant that used to be used in feline vaccinations to encourage an immune response) turns cancerous.


Thankfully, the lump is round, smooth, and has not infiltrated his chest cavity at this time. It still has to be removed, though, in order to ensure quality of life.

Currently, he has only had x-rays, but the current treatment plan we are discussing, including biopsy and the necessity to have a specialist surgeon perform the removal of the tumor, as well as all aftercare, will run in the realm of $2500-$3000.

Any and all funds raised in excess of what I need will be donated to a pet care facility in order to ensure the continued care of our loved companions.

Please feel free to verify that Cedric is a patient at Warren Woods Veterinary Hospital! The information can be found in the above images.

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Osipova is missing Hallberg, but hopes to return to the Bolshoi

Osipova is missing Hallberg, but hopes to return to the Bolshoi

External image

The applause that greeted Natalia Osipova’s return to the Bolshoi stage was enthusiastic.

Laura Cappelle wrote in her Financial Times review:

The tour marks the Russian superstar’s first performances on the Bolshoi stage since her departure from the company three years ago, and if the breathless reception she got is any indication, she has been missed.

Osipova, now a Principal dancer with the…

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Le Cappelle Medicee fanno parte del complesso monumentale di San Lorenzo. La Chiesa di San Lorenzo era la chiesa dei Medici sino a che risiedettero nel palazzo di Via Larga (oggi Via Cavour), diventando successivamente il loro mausoleo di famiglia fino all'estinzione della casata.

Tancredi voleva che Angelica conoscesse tutto il palazzo nel suo complesso inestricabile di foresterie vecchie e foresterie nuove, appartamenti di rappresentanza, cucine, cappelle, teatri, quadrerie, rimesse odorose di cuoi, scuderie, serre afose, passaggi, anditi, scalette, terrazzine e porticati, e soprattutto di una serie di appartamenti smessi e disabitati, abbandonati da decenni e che formavano un intrico labirintico e misterioso. Tancredi non si rendeva conto (oppure si rendeva conto benissimo) che vi trascinava la ragazza verso il centro nascosto del ciclone sensuale, ed Angelica, in quel tempo, voleva ciò che Tancredi aveva deciso. Le scorribande attraverso il quasi illimitato edificio erano interminabili; si partiva come verso una terra incognita. I due innamorati s’imbarcavano su una nave fatta di camere cupe e di camere solatie, di ambienti sfarzosi o miserabili, vuoti o affollati di relitti di mobilio eterogeneo. Partivano accompagnati: la decenza esteriore era salva. Ma nel palazzo non era difficile di fuorviare chi volesse seguirli: bastava infilare un corridoio (ve ne erano lunghissimi, stretti e tortuosi con finestrine grigliate che non si potevano percorrere senza angoscia), svoltare per un ballatoio, salire una scaletta complice, e i due ragazzi erano lontano, invisibili, soli come su un’isola deserta. Restavano a guardarli soltanto un ritratto a pastello sfumato via e che l’inesperienza del pittore aveva creato senza sguardo o su un soffitto obliterato una pastorella subito consenziente. Poi tutto si richiudeva nel silenzio, striato solo dal galoppo dei topi al di sopra dei soffitti, dallo strisciare di una lettera centenaria dimenticata che il vento faceva errare sul pavimento. Pretesti per desiderate paure, per un aderire rassicurante delle membra. Tutti e due vicinissimi ancora all’infanzia prendevano piacere al gioco in sé: godevano nell’inseguirsi, nel perdersi, nel ritrovarsi; ma quando si erano raggiunti i loro sensi aguzzati prendevano il sopravvento e le cinque dita di lui che s’incastravano nelle dita di lei, col gesto caro ai sensuali indecisi, il soffregamento soave dei polpastrelli sulle vene pallide del dorso, turbava tutto il loro essere. Una volta in una mattinata luminosa e fredda essa tremava nella veste ancora estiva; su di un divano coperto di stoffa a brandelli lui la strinse a sé per riscaldarla; il fiato odoroso di lei gli agitava i capelli sulla fronte; e furono momenti estatici e penosi, durante i quali il desiderio diventava tormento, i freni a loro volta, delizia. Più d’una volta non seppero più dove erano: a furia di giravolte, di ritorni, d’inseguimenti, di lunghe soste riempite di mormorii e contatti perdevano l’orientamento e dovevano sporgersi da una finestra senza vetri per comprendere dall’aspetto di un cortile, dalla prospettiva del giardino in quale ala del palazzo si trovassero. Un pomeriggio rinvennero dentro un cassettone con tre gambe quattro carillons, di quelle scatole per musica delle quali si dilettava l’artificiosa ingenuità del Settecento. Tre di esse, sommerse nella polvere e nelle ragnatele, rimasero mute; ma la quarta, più recente, meglio chiusa nello scrignetto di legno scuro, mise in moto il proprio cilindro di rame irto di punte e le linguette di acciaio sollevate fecero a un tratto udire una musichetta gracile, tutta in acuti argentini: il famoso “Carnevale di Venezia”; ed essi ritmarono i loro baci in accordo con quei suoni di giocondità disillusa; e quando la loro stretta si allentò si sorpresero nell’accorgersi che i suoni erano cessati da tempo e che le loro carezze non avevano seguito altra traccia che quella del ricordo di quel fantasma di musica. I due passavano così quelle giornate in vagabondaggi trasognati; scoprirono inferni che l’amore poi redimeva, rinvenivano paradisi trascurati che quello stesso amore dopo profanava. Quelli furono i giorni migliori della vita di Tancredi e di quella di Angelica, vite che dovevano poi essere tanto variegate, tanto peccaminose sull’inevitabile sfondo di dolore. Quando sarebbero divenuti vecchi e inutilmente saggi i loro pensieri sarebbero ritornati a quei giorni con rimpianto insistente, ma essi allora non lo sapevano ed inseguivano un avvenire che stimavano più concreto, benché poi risultasse formato di fumo e di vento soltanto.
—  G. Tomasi di Lampedusa, “Il Gattopardo”