capillar

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Symphytum asperum, Boraginaceae

If you are interested in attracting more pollinators to your garden, especially bumblebees, grow some comfrey, rough comfrey in the case of these pictures. In the few minutes I spent around this colony growing along the river Clyde I took a dozen shots of different bumblebees (of which these were the best as I should ditch my phone and switch to a decent camera). No other group of plants in bloom in the surrounding area was experiencing the same amount of insect activity. 

Aside from being clearly beneficial to the bees, comfrey - a number of species within the Symphytum genus - has also been used as an edible plant (which can cause damage to the liver over time so I wouldn’t really use it that way) and as a dynamic accumulator. The latter expression means that comfrey is one of those plants which send down a deep and robust set of taproots and gather nutrients in the leaves. This phenomenon is useful in two ways: as the root system draws water and nutrients upwards, nearby plants get to enjoy the effects of capillarity, at least to a certain extent depending on their distance, while the large leaves can be periodically harvested throughout the growing season to be added to the compost box or turned into liquid fertiliser. 

Comfrey is often mentioned in permaculture design, and generally positioned below the drip line of orchard trees, where its qualities are most useful.   

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It’s often at the intersection of topics that we can learn something new and fascinating. The latest video from The Lutetium Project shows examples of this at the intersection of solid mechanics and fluid dynamics with a look at elastocapillarity. Breaking that word down, that’s where elasticity - that stretchy quality associated with solids - meets capillarity - the surface-tension-dominated behavior of a fluid. In particular, they explore some of the mind-boggling and surprising interactions that happen between drops, bubbles, and thin flexible fibers smaller than the width of a human hair. Check out the full video below. (Images credit: K. Dalnoki-Veress et al.; video credit: The Lutetium Project)

l’informazione capillare ci permette finalmente di soccombere sotto il colossale peso della consapevolezza (veridica e non) di quanto di sbagliato ci sia al mondo

Io ero fuori, stavo chiacchierando con la sua amica, lei mi vide e corse verso di me. Mi strinse una mano con una delicatezza unica, come per dire “tanto sei mio”.
E in quell'istante sentii un calore attraversarmi tutto dal capo ai piedi, quasi come riuscissi a patire il Cabernet scorrere in ogni singolo mio capillare: lei era mia, io ero suo, noi, eravamo nostri e il mio povero cuor tremava fra la sua mano.
—  Subhi.
KISS

Kiss:

Originally posted by painfulblisss

Alex:

«No che non mi predi.» urlasti salendo sul letto, il cuscino stretto tra le mani per coprire il corpo.
Alex, che aveva appena raggiunto di corsa camera tua, sorrise e, con uno scatto, salì sul letto.
Senza smettere di ridere iniziasti a prenderlo a cuscinate in testa e sul corpo mentre le mani del moro erano già a pizzicarti i fianchi.
«Dicevamo?» domandò ironicamente al tuo orecchio.
Con un gesto veloce riuscì a fermarti i polsi, impedendoti di colpirlo con il cuscino che cadde fuori dal letto stringendoti contro il suo petto.
Trasalisti sentendo il suo respiro caldo sul collo «Ed ora?»
«Ora giù.» disse buttandosi sul letto e ti portò giù con sé.
«Ouch.» borbottasti «hHa proprio ragione Genn a dire che sei un ananas.»
«Cosa?»
Con un colpo di reni, Alex scombussolò la situazione, portandoti sotto di lui.
«Chiedimi subito scusa!» disse in tono autoritario.
Scoppiasti a ridere. Alex, quando faceva il serio, assumeva una faccia troppo divertente ed era impossibile, per te, sogghignare sotto i baffi.
«Mai!»
«L’hai voluto tu.» e di nuovo le sue mani finirono sui tuoi fianchi, solleticandoli.
Ridevi così forte che iniziasti a lacrimare e a contorcerti sotto di lui, cercando di scappare dalla sua presa forte.
«Basta Alex, dai. Non respiro!»
Alessio si fermò, sorridendo osservandoti con le gote sorre e i capelli scompigliati sul lenzuolo.
«Ti dispiace?» domandò.
«Sì» ti asciugasti una lacrima col dorso della mano «Moltissimo.»
«Giusto così.» disse afferrando il tuo mento con una mano per poi avvicinarsi in fretta alle tue labbra.
Avvenne tutto così rapidamente che non ti accorgesti nemmeno del bacio ricevuto.
Fu lo sguardo sorpreso e terrorizzato di Alessio che ti fece realizzare che, effettivamente, era successo.
«Io… Mi dispiace, non so cosa mi è preso eri lì ed i-»
Senza dire una parola, col sorriso che cercava di sfuggirti dalle labbra, lo prendesti per il colletto della felpa, riportandolo su di te.
Alessio era sorpreso e anche rigido, preso in contropiede. Ci mise un attimo a metabolizzare la cosa e riportare le mani sui fianchi – dov’era giusto che stessero – questa volta appoggiando i palmi delicatamente, per non farti male.
Le tue mani raggiunsero il suo collo niveo, iniziando a giocare coi capelli forse un po’ lunghi, triandoglieli leggermente quando la sua lingua accarezzò le tue labbra, invitandole a schiudersi.
Era tutto così surreale ma allo stesso bellissimo che quasi ti dispiacque quando Alessio si staccò.
Fu alquanto imbarazzante, nessuno dei due sembrava voler parlare per primo. Un po’ per vergogna e anche perché era impossibile, per voi, smettere di sorridere.
«L’ultimo che scende prepara la merenda all’altro.» disse Alex che, in un lampo, era già uscito dalla stanza.
Rimasi interdetta sul letto «ma quanti anni hai, cinque?» gli urlasti.
Certe cose sarebbero rimaste le stesse.


Originally posted by relationshipaims

Genn:

«Mi dispiace per quello che è successo oggi. Ti capisco se non vuoi più uscire con me.» disse Genn stringendo tra le mani il volante, con fare nervoso.
«Genn, ma dico, stai scherzando? È stata una delle uscite più belle e divertenti che abbia mai fatto. Non mi importa se ci hanno cacciati dal cinema perché facevamo troppo rumore e se hai sbagliato a prenotare il ristorante. Mi sono divertita tantissimo.» lo rassicurasti per la milionesima volta.
Genn accennò un sorriso ed aprì la portiera «Ti accompagno alla porta.» disse sebbene avesse parcheggiato proprio davanti casa tua.
Gli sorridesti ed apristi la portiera a tua volta.
Una volta vicini Genn ti prese per mano, intrecciando le sue dita lunghe tra le tue più fini, scortandoti davanti all’uscio.
«E chiedi anche scusa a tua sorella se ho rovesciato il drink sulla sua borsetta. È stato un gesto del tutto involontario.»
«Tranquillo, prima di restituirgliela la laverò.»
Arrivati davanti al campanello, Genn intrecciò anche l’altra mano con la tua, lo sguardo basso di chi è imbarazzato ma non vuole darlo a vedere.
«Mi sono trovato bene, stasera.» iniziò titubante per tastare il terreno e temporeggiare.
«Anche io. Dovremmo rifarlo però… non mi innaffiare col drink la prossima volta, ok?»
Genn rise, avvicinandosi di un passo «Non posso prometterti nulla.» scherzò.
Sorridesti, aspettando che fosse lui il primo a fare la prima mossa. Insomma, sono i ragazzi che si sbilanciano per primi, no?
Eppure Genn era lì, fermo come uno stoccafisso che si dondolava sui piedi aspettando chissà quale segnale dal cielo.
Stufa di aspettare, gettasti l’amo decidendo di essere la prima a lanciarsi.
«Si sta facendo tardi, è meglio che vada. Grazie per la serata, mi sono divertita.»
Genn non ebbe il tempo per ribattere che le tue labbra incontrarono le sue, sfiorandole appena eppure riuscì a svegliarlo, tant’è che ti fermò per un polso, così da impedirti di entrare in casa.
Con uno scatto ti riportò davanti a sé, facendo scontrare i vostri petti. Era inevitabile, per te, sorridere in quel momento perché non ti saresti mai immaginata una reazione simile da parte sua.
Le sue mani raggiunsero la base del tuo collo. I vostri nasi si sfioravano appena e i tuoi respiri si mischiarono ai suoi. Eravate così vicini che potevi sentire l’odore della sigaretta mischiata al Coccolino.
Non appena le vostre labbra si toccarono, sentisti le gambe molli e, di riflesso, appoggiasti le tue mani sul suo petto, stringendo tra le dita la stoffa della sua camicia.
Genn accarezzò le tue guance col pollice, invitando a dischiudere le labbra ed approfondire il bacio.
Le labbra carnose di Genn s’incastrarono tra il tuo mordendolo fino a farti sospirare.
«Uhm, Genn…» borbottasti quando la presa divenne troppo forte.
«Sì?» rispose sulle tue labbra.
«Il… il lab-labbro. Mi fai… male.»
Genn si staccò di colpo preoccupato «Cosa?» domandò per poi sbiancare una volta visto come aveva conciato il tuo labbro «Oddio. Io… ti devo aver rotto un capillare hai una specie di livido sul labbro. Mi dispiace, è che ero così preso che non me n’ero manco accorto di farti male, non lo farei mai volontariamente lo sai io…»
Afferrandolo per la nuca, riportasti le tue labbra sulle sue – questa volta dolcemente – per farlo tacere. Ma questo non sembrò bastare, visto che Genn andò avanti a scusarsi pe una ventina di minuti sottolineando più volte il fatto che non ti avrebbe mai fatto del male involontariamente.
«Effetto Urban?» domandasti.
Genn alzò le spalle «Mettiamola così.»









Nella parte finale di genn ho preso spunto a una cosa realmente successa a me con un mio ex che, a furia di mordergli e succhiare il labbro - sembra volgarissimo ma vi giuro che è stra-bello, provatelo (?) – gli ho lasciato un livido #margaretlasanguinaria e sua madre pensava gli avessi mollato una centra in faccia ahahaha povera me :’) spero che vi siano piaciuti :)

anonymous asked:

Doc, sul fatto che lei ha delle figlie splendide, è sicuro che la maggior parte del merito sia da ascrivere alla fortuna? Io ho una figlia ancora piccola, e il suo post mi ha spaventato a morte. Per favore, mi dica che non è solo fortuna, ma che anche noi genitori possiamo fare qualcosa per dare qualche strumento in più ai nostri figli per affrontare tutta la merda che c'è nel mondo.

Guarda, io sono figlio unico nato negli anni ‘70, quindi mi sono fatto l'adolescenza negli anni '80, un periodo facendo una retrospettiva sul quale mi affiora alle labbra un'unica parola: MERDA.

I miei genitori mi hanno dato un'educazione attenta e capillare, ai limiti del maniacale (quindi non si stupiscano se sotto il cappotto di saggezza batte un cuore di feroce bestemmiatore che non perdona) e mio padre era solito ripetermi sempre la solita cosa: 'L'educazione dei genitori è l'unica maniera efficace per far crescere una persona sana’.
Verso i diciott'anni hanno cambiato idea e hanno ammesso che il karma di una persona è indipendente dall'ambiente ma è legato ad altri fattori, la qual cosa mi è sempre parsa una clamorosa retromarcia, forse per pararsi il culo dopo essersi accorti che avevo la camera piena di coltelli e armi, partecipavo gioioso a risse e collezionavo film horror e fumetti giapponesi.

L'educazione è fondamentale, ma come parola di per sé non vuol dire proprio una bella cippa di nulla.

Parlate ai vostri figli, siate entusiasti e scherzosamente invasivi, non lasciate mai nessuna domanda senza risposta, soprattutto le domande fatte senza la bocca, abbracciateli senza ragione anche se sono grandi, voi non saprete la ragione e neanche loro, ma ne avranno sempre bisogno, siate sempre a loro vicini in maniera discreta, quando tornano da scuola e non hanno niente da dirvi, quando vi tappano la bocca ficcandosi gli auricolari quasi fin dentro al cervello, quando vi guardano con rabbia come se foste la causa dei loro mali e invece, semplicemente, non vi state accorgendo della loro silenziosa richiesta di aiuto. Urlategli in faccia la vostra rabbia e la vostra delusione quando si fanno del male senza rendersene conto, ché l'amore di un genitore può essere detto anche con parole dure e spietate. Dite di NO, anche quando sarebbe più semplice dire di SÌ, facendovi stare meglio e apparire falsamente migliori ai loro occhi.
Voi non siete i vostri figli e loro non sono la vostra espressione, il vostro riscatto, la vostra realizzazione…sono la prova vivente di quante infinite possibilità ha l'essere umano di decidere la propria strada da percorrere e tocca a noi, genitori, non lasciarli da soli in questa scelta.
Poi se ne andranno, per sempre, e per alcuni padri e madri rimarrà il vuoto e lo strazio di aver perso per sempre l'occasione di essergli stati accanto quando ne avevano il bisogno.

Io, come figlio, non sono stato uno di quelli… spero con tutto il cuore, come padre, di fare altrettanto.