capelli tinti

Sono qua in balcone, di notte a farmi domande. Per esempio mi chiedo: come ci sono finita io qua a fumare nascosta dai miei e dal mondo quando solo qualche anno fa ritenevo che rovinarsi i polmoni e svuotare il portafoglio per questo fosse un'enorme stronzata? Oppure, perché sono sveglia alle tre di notte quando una volta avrei pagato oro per dormire dieci minuti in più? Perché ho i capelli totalmente tinti se una volta mi piaceva così tanto il mio colore? Perché mi ritrovo infagottata in vestiti tutti neri quando solo qualche anno fa i colori erano la mia felicità e il nero mi rattristava? Ma anche più semplicemente per quale motivo passo il tempo a farmi domande, cercando a mala pena delle risposte, a pensare senza arrivare da nessuna parte, a confrontarmi con me stessa senza trovare riscontri positivi? Perché, perché? Perché fisso la strada e la gente che passa quando prima cercavo solo le stelle, forse mi sono stancata di avere il torcicollo o di cercare risposte in cose così lontane, di sognare senza arrivare da nessuna parte. O forse sto solo crescendo, in un modo un po’ contorto e faticoso, che probabilmente neanche io capirò mai.

(Via ilcircodellanotte)

Zodiac aesthetics
  • Ariete: sciarpe, rossetto rosso, lucine, candele al limone, libri antichi, palloncini, minimalismo
  • Toro: nebbia , architettura, camicie con colletto, fiori di ciliegio, lenzuola bianche, cupcake
  • Gemelli: parole a caso in lingue straniere, citazioni esistenziali, nero, piante grasse, tatuaggi
  • Cancro: lanterne di carta, calzini morbidi, motivi floreali, luoghi abbandonati, vestiti con tasche, messaggi affettuosi, abbracci
  • Leone: stelle, oggetti vintage, simmetria, vetro, polaroids, soffitti alti, vaniglia, salici
  • Vergine: acquerelli, nuvole, fotografie, tatuaggi, merletti, bianco e nero, calligrafia, tè
  • Bilancia: colori a pastello, eyeliner, tramonti, erba appena tagliata, l'impressionismo, minigonne
  • Scorpione: cioccolato caldo, testi di canzoni, capelli tinti, candele profumate, pioggia, legna
  • Sagittario: felpe oversize, carta millimetrata, burro cacao, corone di fiori, menta piperita, collages
  • Capricorno: tende vaporose, l'odore di cannella, pantaloni a vita alta, giardini, luce che entra dalla finestra
  • Acquario: caminetto, calze, pianoforte, occhi marroni, piante in vaso, cd in vinile
  • Pesci: spazio, penne nuove, fiocchi di neve, caffè, ortensie, musica rock

Sognavo di essere in una stanza molto piccola, occupata soltanto da un materasso steso sul pavimento che ne copriva gran parte della superficie. Sul materasso c'era stesa una ragazza nuda (i capelli neri e ricci) e seduto un uomo in jeans (età circa 36 anni, capelli neri un po’ lunghi, con ciocche sistemate dietro le orecchie). In piedi in quei sei centimetri di spazio libero invece c'era una donna (età circa 43 anni) con i capelli tinti di biondo dalla consistenza di paglia voltata verso il muro, addosso uno di quei vestitini brutti e cheap da mare.
Si era scoperto che poco prima aveva infilzato con un ferro arroventato gli occhi del suo compagno e poi gli aveva cucito le palpebre, così ora stava con la testa rivolta verso il muro, come in castigo.
Le sue gesta erano conosciute da tutti nella stanza.
Io stavo baciando e toccando un po’ la ragazza quando ad un certo punto quella mi ferma e mi dice che non vuole fare sesso con me, rifiutandomi. Tristemente rivolgo allora lo sguardo verso l'uomo, che era rimasto come escluso dalla mia visuale prima malgrado sapessi fosse lì, e gli chiedo remissiva se a lui invece va, lui risponde di sì senza neppure troppa enfasi e mi sposto verso di lui sedendomi sulle sue gambe ed iniziando a strusciarmici contro, prima che tutto inizi, vengo.
Mi sveglio ed in effetti ero venuta davvero, la sensazione era proprio quella. Ho avuto un orgasmo durante un sogno, non mi era mai successo prima.
Il mio primo pensiero è stato “Come ai maschi”.

anonymous asked:

114/116

114. Bionda o Mora ?
Capelli tinti, tipo grigi o verde acqua
116. Preferisci gli occhi chiari o scuri ?
Non ho mai saputo scegliere, ci sono persone che hanno occhi glaciali, e sono stupendi e poi ci sono ragazze che hanno occhi scuri, grandi, nei quali io amo perdermi..non ho mai saputo scegliere


-A parte questo, il cervello, il cervello cazzo, prima di qualsiasi cosa..

- Lena? - Nessuna risposta. La mia voce suonava strana, come se non mi appartenesse, echeggiando sui muri di pietra che circondavano il boschetto.
- Sono Ethan.- Con quei singhiozzi soffocati che diventavano più nitidi, sapevo che ero vicino.
- Vattene, ti ho detto.- Sembrava che Lena avesse il raffreddore. Probabilmente piangeva da quando era scappata da scuola.
- Lo so.
- E allora perché non l’hai fatto?
- Fatto cosa?
- Perché non te ne sei andato?
- Volevo sapere come stavi.- Mi sedetti vicino a lei. Lei si distese giù. Goffo. Come sempre, quando c’era lei. Adesso eravamo entrambi sdraiati a guardare il cielo.
- Mi odiano tutti.
- Non tutti. Io no. E nemmeno Link, il mio migliore amico.
Silenzio.
- Non mi conosci neppure. Prenditi tempo e probabilmente mi odierai anche tu.
- Ti ho quasi investito, ricordi? Ora devo essere gentile con te, così non mi farai arrestare.
Era una battuta scema. Ma eccolo lì, il sorriso più piccolo che avessi mai visto in vita mia.
- È in cima alla mia lista. Ti denuncerò al ciccione che sta seduto tutto il giorno davanti al supermercato.- Tornò a guardare il cielo. Io guardavo lei.
- Dà loro un’altra possibilità. Non sono così terribili. Cioè, si, adesso. Ma solo perché sono invidiosi. Questo lo sai, vero?
- Come no.
- È vero.- La guardavo tra l’erba alta.
- Io lo sono.
Scosse la testa. - Allora sei pazzo. Non c’è niente di cui essere invidiosi, a meno che tu non ami mangiare da solo.
- Hai vissuto dappertutto.
- E allora? Tu probabilmente hai potuto frequentare la stessa scuola e vivere nella stessa casa per tutta la vita.
- Esatto. È questo il problema.
- Fidati, non è un problema. Io me ne intendo, di problemi.
- Hai viaggiato, hai visto cose. Ucciderei per farlo anch’io.
- Sì, ma sempre da sola. Tu hai un migliore amico. Io ho un cane.
- Ma tu non hai paura di nessuno. Fai quello che vuoi e dici quello che ti va. Invece, qui, tutti hanno paura di essere se stessi.
Lena giocava con lo smalto nero dell’indice. - Qualche volta vorrei comportarmi come gli altri, ma non posso cambiare ciò che sono. Ci ho provato. Però non metto mai i vestiti giusti, non dico mai le cose giuste e c’è sempre qualcosa che va storto. Vorrei solo poter essere me stessa e avere comunque degli amici che si accorgono se manco da scuola.
- Io me ne accorgo.
- Di cosa?
- Se manchi da scuola o no.
- Allora sei proprio matto.
Ma quando pronunciò le parole, mi sembrò che sorridesse.
Ora che la guardavo, non mi sembrava più così fondamentale avere un tavolo riservato in mensa. Non riuscivo a spiegarlo, ma lei era molto più importante. Non potevo restarmene seduto a far finta di nulla mentre i miei compagni cercavano di distruggerla. Non lei.
- Sai, è sempre così.- Stava parlando al cielo grigioazzurro sempre più scuro. Passò una nuvola.
- Nuvoloso?
- A scuola, per me.- Sollevò una mano e si asciugò gli occhi con la manica.
- Non è che mi importi di essere simpatica agli altri. Vorrei solo che non mi odiassero in automatico. Lo so che sono stupide. È ovvio che sono stupide. Con quei capelli tinti di biondo e quelle ridicole borsettine metallizzate.
- Esattamente. Sono stupide. Chi se ne frega?
- Io. Mi feriscono. Ed è per questo che sono stupida anch’io. È questo che mi rende esponenzialmente più stupida di loro. Sono una stupida elevata alla potenza dello stupido.
- È la cosa più stupida che abbia mai sentito.- La guardai con la coda dell’occhio. Lei cercò di non sorridere. Rimanemmo sdraiati in silenzio per un po’.
- Lo vuoi sapere cos’è stupido? Ho un sacco di libri sotto il letto.- Lo dissi così, come se fosse una cosa che confidavo a tutti.
- Cosa?
- Romanzi. Tolstoj. Salinger. Vonnegut. E li leggo. Sai, perché mi va.
Lei rotolò su un fianco e si girò verso di me, appoggiando la testa sul gomito. - Davvero? E cosa ne pensano i tuoi amici?
- Diciamo che è una cosa che tengo per me e mi limito a fare canestro.
- Hai ragione, questo sì che è stupido.- Cercò di non sorridere ma questa volta, senza riuscirci.
—  La sedicesima luna
Sono malinconia e tristezza. Risata rumorosa e capelli spettinati. Viso spento e sguardo perso. Permalosa e gelosa, possessiva e lunatica. Voglia di scappare, ma paura di perdermi. Messa sempre al secon..ultimo posto perché mai abbastanza, in tutto. Incostante e incomprensibile. Occhi verdi e capelli tinti, cuffie nelle orecchie e musica a palla. Innamorata del letto e di lui, delusa e meteropatica. Bisognosa di amore, abbracci e baci sulla fronte. Autolesionista.Pessima in matematica e psicologa di tutti, tranne che per me stessa. Stanca di litigare e lottare. Sempre scazzata e sola. Corpo odiato e mente contorta. Sono me stessa e mi faccio SCHIFO.
—  volevacambiareilmondo
Mi parli e non capisco
Non so cosa domandarti
Sono sei mesi che vorrei dirti
Che è troppo tardi per amarti
Ma plachi tutti i miei istinti
Ti sfiori i capelli tinti
E sussurri che è un po di tempo che vorresti trasferirti
Perché c’è un tale che ti fissa, ma senza binocolo
Sta nel condominio di fronte, punta il citofono
Non sa che il tuo ragazzo è pazzo e lo mette nel cofano
O al massimo lo affetta fino a a che non lo raccolgono
La vostra convivenza è un escursione termica
Sottolinei che la pelle di entrambi sia gelida
Pensi che lui scopi tanto da fare una cernita
Di tutte le puttane per scegliere la più perfida
E quindi in casa ti rintani
Tra un peluche ed un giocattolo con delle ali
Lo tiri giù assieme alla polvere sopra i ripiani
Noti il suo sorriso sbiadito e pensi che alla fine voi siate uguali
E pure io ti assomiglio, ma non so se mi avvicino
All’uomo ideale che forse porteresti in giro
Però ho capito tutto, sembra quasi un tirocinio
Dove le nozioni le ricordi senza un libricino
Potrei fare tutto ma sto fermo e poi decido
Solamente di portarti giù ed aprire il portoncino
C’è un ragazzino assieme ad un suo amico, ti danno un invito
Ed io voglio seguirti mi prendo quel volantino.
Siamo la generazione che i ricordi li ha su uno stupidissimo cellulare. Siamo la generazione delle parole, tipo “Ti amo!”, dette su WhatsApp. Siamo la generazione dei baci dati per obbligo, e non per piacere. Siamo la generazione delle ragazze che non si intimidiscono più se gli pronunci le parole “Sei bellissima!”. Siamo la generazione degli amori sbocciati troppo in fretta. Siamo la generazione che si sposano senza nemmeno conoscere veramente se stessi. Siamo la generazione dei ragazzi che illudono le ragazze, e viceversa. Siamo la generazione che ha cambiato il nome di “foto” in “selfie”. Siamo la generazione dei forse e dei ma. Siamo la generazione che ha insegnato ai bambini come diventare grandi troppo, troppo in fretta. Siamo la generazione che non si è vissuta fino in fondo l'infanzia. Siamo la generazione che un “Ti vedo dimagrita!” vale di più di un semplice “Ti amo!” o “Sei bellissima!”. Siamo la generazione dei libri letti e poi dimenticati. Siamo la generazione che ha dimenticato che cosa siano i cinema. Siamo la generazione che ha cambiato la legge. Siamo la generazione che tiene la musica troppa alta, una canzone piena di parole senza significato, o meglio, il significato c'è, ma tutti sono impegnati nel ballare. Siamo la generazione che non ha più sogni, e se qualcuno gli avesse.. con una canna si dimentica tutto, anche chi siamo. Siamo la generazione dei capelli troppo tinti. Siamo la generazione dei sorrisi troppo nascosti. Siamo la generazione degli abbracci che non riscaldano più. Siamo la generazione che ha pochi amici veri. Siamo la generazione dei genitori sbagliati. Siamo la generazione sbagliata. Siamo la generazione che crede di un futuro migliore, ma tutti sappiamo che non vivremo per molto altro tempo se continueremo su questa strada. Siamo la generazione che fa a gare per chi muore per prima. Siamo la generazione che nessuno avrebbe mai voluto vedere; siamo le persone che nessuno avrebbe mai voluto essere.
Viviamo negli anni dei leggins stretti e dei maglioncini corti. Delle felpe con i fiori e dei jeans coi risvoltini. Dei capelli tinti di rosso o nero, delle Vans, dei felponi e delle punte colorate. Gli anni in cui gli insulti su ask hanno piú peso dei complimenti di un amico. Gli anni in cui se fumi sei figo, e se non te ne fai nemmeno una sei uno sfigato. Gli anni dei pregiudizi e delle bestemmie troppo facili. Quegli anni in cui tutti si lamentano dei politici. Gli anni dei mille cuori su whatsapp e se ti incontri per strada nemmeno lo saluti. Gli anni dei “ti amo” detti anche agli amici, al posto del “ti voglio bene”. Dei messaggi a mezzanotte del compleanno, dei poemi lunghi due pagine che ti fanno sentire importante. Gli anni di chi legge troppo e chi troppo poco. Gli anni della gente che farebbe di tutto per un mi piace in piú. Gli anni di facebook, twitter, instagram, ask. Degli after, delle risate per foto senza senso. Degli sguardi di intesa, quelli di disprezzo, quelli di amore e quelli che semplicemente non riavrai mai piú indietro. Siamo negli anni delle troppe emozioni, delle incazzature facili, dei “ora l’ammazzo, lo prendo a sberle”, o dei “quella puttana della prof”. Gli anni dell’anoressia, bulimia, autolesionismo e sesso facile. Siamo negli anni in cui un messaggio ti puó cambiare la giornata. Siamo in quegli anni in cui le emozioni sono a mille, quindi attento a ció che fai. Questi anni fanno veramente schifo ma alla fine è vero: sono i migliori anni della nostra vita.

Lui era diverso. Quei capelli biondi, tinti. Forse avrà potuto fare il secondo liceo aveva circa 17 anni o chi lo sa forse anche di piu. Portava i vestiti con quattro taglie in piu della sua. Le lunghe maniche lasciavano a mala pena intravedere le dita diafane. Suonava la chitarra si vedeva. Percorreva le scale con una velocità innata non so perchè. Provavo a seguirlo ma niente alla seconda rampa improvvisamente scompariva. Aveva paura. Paura di non essere abbastanza, non si piaceva questo lo vedevo. Ma perchè? Era il ragazzo piu bello della scuola a mio parere. Cercava un’ ancora di salvezza perche non l'aveva. Nessuno si accorgeva di lui, alcuni dicevano che si drogava che beveva che era un ragazzo di strada. Ma queste sono parole delle persone cattive. Era stupendo. Si odiava forse, non so aveva qualcosa che gli altri non avevano. Era speciale, diverso da tutti gli altri. Così, un giorno scendendo le scale dopo essere stata picchiata da un ragazzo che usava farlo spesso purtroppo, lo vidi. Era più bello che mai i suoi occhi gridavano aiuto e anche i miei. Cosi mi sedetti sull’ ultimo scalino piangendo lui era dall'altra parte dell’ atrio solo girato di dietro speravo non mi vedesse piangere. Quei lividi su di me facevano male e non riuscivo a trattenere i singhiozzi. Avevo le lacrime incastrate tra le ciglia volevo morire dio. Svenni d'improvviso. Mi portarono in infermeria anzi mi portò lui… dopo due ore aprii gli occhi. Lo guardai ma non capivo, non riuscivo a focalizzare le immagini. “ Ehi come va ? ” disse con un mezzo sorriso. “ bene credo ma cosa è successo? ” “ ti hanno picchiata… hai lividi ovunque ” aggiunse. “ ah no ho solo sbattuto ” dissi spaventata. Fece no con la testa e mi accompagnò in bagno. Era meraviglioso quegli occhi cosi azzurri ti uccidevano. Guardava il pavimento anche quando parlava, non capivo. Mi teneva i capelli mentre mi lavavo il viso ma non diceva una parola. Sentivo che c'era qualcosa di speciale che ci legava. Ad un certo punto mi accorsi del modo in cui mi teneva i capelli: con una mano sola e il braccio scoperto, l'altro era coperto dalla felpa grigia. Lasciai perdere tutte le domande che volevo fargli lo ringraziai per quello che aveva fatto e corsi in classe. Mi salutò ma non mi guardava. Era tutto da scoprire ed io volevo farlo.