campagna

Non mi interessa se non mi ami più, perché io ti amo ancora. Ma ti dimenticherò, come le salite al ritorno, i ripari nelle città costruite in verticale, le promesse fatte dai politici in campagna elettorale, i sogni, come ha fatto il grande pubblico con i Sottotono. Io non ho smesso di credere nel destino, nei “per sempre”, nelle cose fatte in due, nell'amore che ti cambia la vita.
Ho solo smesso di credere che tu avresti potuto essere tutto ciò. E mi odio ogni volta che ti vedo, perché c'è un abisso tra le cose che ti vorrei dire e quelle che invece ti dico.
Amare qualcuno che non ti ama è come ritrovarsi in una strada senza cartelli stradali, morire senza provare dolore.
Perché al dolore ci si può ribellare, ma al niente no, capisci?
Tu cadi in piedi, io ai tuoi piedi.

«Magari lei non era affatto la donna della tua vita.» «Si che lo era.» «Perché?» «Perché era matta, era tutta sbagliata. Era vera, se capisce quello che voglio dire. Era una strada piena di curve assurde, che correva in aperta campagna, senza preoccuparsi mai di tornare. Senza nemmeno sapere bene dove stava andando. Era una di quelle strade su cui ci si ammazza.»”


— Alessandro Baricco, Questa storia

L’ultima volta

L’ultima volta che ho fatto l’amore è stata con un lupo. E il racconto potrebbe finire qui e lasciar che a completare la scena siate voi. Ma penso che non riuscireste a immaginare quel che è stato. E che comunque, vi anticipo, non vi descriverò. L’ultima volta è stato come immagino possano farlo due adolescenti innamorati. Io posso solo immaginarlo, perché non ho mai fatto sesso da adolescente, mi sono innamorata solo di bei tenebrosi che godevano nel sentirmi adorante mentre raccontavano di quanto fossero inadeguati. 
Lupo non sapeva nemmeno come mi chiamavo.
Non era la prima volta che entravo in casa di un semisconosciuto o che lo lasciavo entrare nella mia. Sono un’incosciente, lo sono sempre stata. Una mia amica di una quindicina d’anni più di me mi dice sempre che devo dirle dove sono, mandarle un messaggio, un indirizzo. Io non penso mai che possa succedermi qualcosa di male, e se succede relego il pensiero in un angolo del cervello. Questa volta non l’ho pensato nemmeno per un attimo. Con lupo avevamo già fatto l’amore a parole, in un modo che non mi era mai capitato, senza sapere nemmeno come eravamo fatti, eppure godendo molto, con il corpo e con la testa, come se avessimo il cavo di eXistenZ a unirci. Da lui è stata solo pelle e saliva, e una gentilezza un po’ guardinga da animale. Essere pieni, nel proprio corpo, di una bellezza semplice e ferina, osservare, seguire i propri bisogni, non usare parole o molte poche, non voler far male, non riuscire nemmeno a concepirlo. Ricordo credo ogni minuto della prima mezz’ora passata insieme. Il lieve imbarazzo, e la calma, e le mani, e la voglia. E poi ricordo le lingue, le ciliegie, i libri. E tanto altro che non riesco a scrivere. È come se ci fosse un filtro, un pudore, che non posso infrangere. Come se mi mancasse la parola. L’unica cosa che mi viene in mente è l’odore di muschio e nebbia. E poi la cavedagna della casa dei mie nonni, in campagna. Quella che poi vendettero perché era caduta preda ripetutamente di rapine, con i ladri che entravano svellendo l’inferriata alla finestra in basso, e portandosi via i mobili tramandati di padre in figlio, le tovaglie, i pochi ricordi che si possono tenere in un luogo dove non si vive ogni giorno. Lì ho fatto tutti i miei giochi di bambina, o quasi. Saltavo sulle zolle appena arate e immaginavo mondi intrappolati tra le chiocciole di terra e i vermetti che si dibattevano nella sabbia rossa; correvo dietro il cane, raccoglievo i fichi, andavo a sbirciare gli occhi rossi dei conigli; per mano a mio nonno guardavo il treno che passava lontano all’orizzonte, attraversandolo tutto, lunghissimo com’è, là dov’è; bruciavo streghe di carta nel fuoco e ci vedevo dentro diavoli con occhi di scintilla e capelli di fiamma; e poi scendevo la cavedagna, il più delle volte di corsa. E mia nonna mi diceva “attenta che prendi la ruzzola”. E giù in fondo alla cavedagna che costeggiava la vigna c’era un ruscello, che scorreva dietro una vegetazione bassa e scura e intricata, dove immaginavo si nascondessero i mostri. Poi ho ritrovato le storie di quelle streghe e di quegli orchi e degli spiritelli che fanno diventare folli nei libri di uno scrittore che non a caso viene proprio da un paese vicino a quella cavedagna, e racconta di mal’aria e gotici rurali.
Lupo, quel lupo gentile, mi ha fatto sentire bambina, una bambina che ruzzola verso il ruscello pieno di mostri. E che se ci pensa ai mostri laggiù le viene un brivido ma questo non può fermare la corsa, il vorticare, la purezza, la vita, la gioia. Mi ha donato libertà, e speranza e senso di possibilità, e bellezza e calma e piacere e baci e frutta. E un ringhio intrappolato nella pancia, lieve, continuo.
E poi tante sigarette e ubriachezza triste quando la bolla è scoppiata. Ma questa è un’altra storia, che ha tutta a che fare con la bimba che continua a ruzzolare all’infinito e quel ruzzolare non può fermarlo, e nemmeno deve. E che mentre ruzzola e si dà, continua a voler affondare la faccia in un pelo umido e selvaggio, con una lingua calda che le lecca l’orecchio.

Sono innamorata del mare.

Non c’è una spiegazione logica a questa cosa, ma del resto non c’è una spiegazione logica all'amore.

A volte sento dire da alcuni che preferiscono il lago, la campagna, la montagna…
Chi preferisce qualsiasi altra cosa al mare non ha mai vissuto il mare.
No, non intendo dire “vivere al mare”, ma “vivere il mare”; vivere ogni suo scorcio, ogni suo dettaglio, assaporarlo alle ore più impensabili.
Io, ad esempio, amo l’odore del mare la notte e il profumo che emana la pelle bagnata quando batte forte il sole. Credo che sia il mio profumo preferito.
Amo le albe ed i tramonti in spiaggia, ma anche la luna che si riflette su quello specchio immenso e il sole pieno che scalda le giornate e i cuori.
Amo le voci della gente felice e delle mamme insistenti, gli schizzi dei bambini che mi fanno innervosire, ma dopo pochi minuti mi ritrovo a fare la stessa cosa con i miei amici.
Amo l’amore che echeggia tra le onde. Perché sarà anche vero che aeroporti e stazioni hanno visto tanto amore, ma l’amore che affronta e supera l’estate è molto più bello.
E amo il respiro profondo prima di immergermi, sentire più rumori possibili per poi assaporare meglio il silenzio del mare, quel silenzio che zittisce persino i pensieri.

E ogni volta mi ritrovo lì, sott'acqua, che sorrido e penso “Non potrei vivere in un posto lontano dal mare.”

—  Allizah

In campagna, dopo una giornata di lavoro, gli uomini alzavano il bicchiere di vino all’altezza del viso, lo osservavano, gli facevano prendere luce prima di berlo con cautela. Gli alberi centenari seguivano il loro destino secolo dopo secolo e una tale lentezza rasentava l’eternità.

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- Pierre Sansot

@pgfone

Correte alla stazione, prendete il primo treno e scappate. Passate le notti a guardare le stelle. Mettevi ad urlare alle tre di mattina in mezzo alla strada. Correte come pazzi nei campi di grano. Mandate a fanculo il mondo. Abbracciatevi. Amatevi. Aprite i cassetti e tirate fuori i vostri sogni
—  relitti