cammino

Fatico a trovare le parole.
Non è certo una novità, ma stavolta l’afasia è anche mentale. Silenzio, sento solo il silenzio. Un silenzio confuso, interrotto dalle lacrime che paiono stridere sulle guance in una fase in cui fatico davvero a contenerle.

L’Universo ogni tanto mi parla ancora, per bocca di strani personaggi che incontro sul mio cammino, o di canzoni ascoltate per caso, o di citazioni che ti capitano tra capo e collo e che acchiappo prima che si smarriscano nel marasma della rete e della mia labilissima memoria. I sensi si sono come acutizzati, i nervi son scoperti, le cicatrici son come sparite sostituite da una corazza ipersensibile che mi ricopre tutta, nel corpo, nel cuore, nell’anima.

Ti sei rifatto una vita e il solo pensiero mi dà le vertigini e un senso di nausea.

Eppure. Eppure una parte di me sente che un legame da qualche parte c’è. Che tipo di legame sia non riesco a comprenderlo ma la percezione è nettissima e la mia parte razionale non riesce a sconfiggerla e a farla tacere – anche se tutto sarebbe più facile se riuscissi a farmi entrare in testa che è finita. Malamente. Dolorosamente. Inequivocabilmente finita.

Poco fa ho trovato una citazione perfetta per questo mio momento, la citazione con la C maiuscola, ma anche con tutte le altre lettere in maiuscolo, e pure in grassetto. Forse se mi fosse capitata tra le mani qualche tempo fa l’avrei trascritta su un foglio con la mia sgangherata grafia, l’avrei infilata in una busta e l’avrei spedita. Ora no, ora è troppo tardi.

Peccato, o forse meglio così.

«Volevo scriverti, non per sapere come stai tu, ma per sapere come si sta senza di me. Io non sono mai stato senza di me e quindi non lo so. Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene, a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide, a non sentirmi parlare, a non sentirmi sbraitare quando mi arrabbio, a non avere me con cui sfogarsi per le cose che non vanno, a non avermi pronto lì a fare qualsiasi cosa per farti stare bene. Forse si sta meglio, o forse no. Però mi e venuto il dubbio e vorrei anche sapere se ogni tanto questo dubbio è venuto anche a te. Perché sai, io a volte me lo chiedo come si sta senza di te, poi però preferisco non rispondere che tanto va bene così. Ho addirittura dimenticato me stesso per poter ricordare te».

Soren Kierkegaard , “Diario di Un seduttore”

(Please, do not reblog)

Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere, mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io, vivi il mio dolore, i miei dubbi, le mie risate, vivi gli anni che ho vissuto io, e cadi là dove sono caduto io, e rialzati come ho fatto io. 
Ognuno ha la propria storia. 
E solo allora mi potrai giudicare.
—  Pirandello
Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io. Vivi il mio dolore, i miei dubbi, le mie risate. Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi là dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io.
—  Luigi Pirandello
( untemporalediemozioni)
Alcuni libri sono destinati a non incrociare la tua strada. Altri ti sfioreranno appena. Altri ancora, pochi, ti entreranno dentro. Ed infine, quelli che potrai contare sulle dita, saranno quelli che in qualche modo hanno sempre fatto parte di te.
—  Al mio professore di storia, a cui devo tutto il mio rispetto e stima