camicia azzurra

Ero in gioielleria per il regalo del 40esimo di un'amica. Ad un certo punto il mio sguardo si posa su un orologio. Cinturino in pelle, cassa elegante, perfetto.
L'ho immaginato al tuo polso. Con la tua giacca marrone e la camicia azzurra. Era completamente tuo. Come se ci fosse scritto il tuo nome sopra.
Poi ho guardato il cartellino. 795 euro.
Ecco, devo smetterla di sognare.

Nostalgia dei bei tempi andati in cui sulla camicia azzurra dell’Agesci fiorivano toppe variopinte delle varie specialità conseguite.



Prima di Moonrise Kingdom lo scoutismo era da sfigati ma dopo Wes Anderson tutti stravedono per campi estivi, bivacchi attorno al fuoco, marshmallow abbrustoliti e tende sopraelevate. 



Ma i veri Scout eravamo noi, noi che abbiamo sopportato gli insulti dei coetanei, le occhiatacce di chi ci vedeva in giro con i calzoncini corti a dicembre, il disprezzo lampante di chi ci guardava come reietti.



Caro il mio Wes Anderson, hai tolto alle nuove leve scoutistiche tutto questo e, ti dirò, credo che fosse una parte fondamentale del sentirsi Scout.

C'è che oggi è Domenica e io non sto bene. Ho i brividi, forse perché nei prossimi giorni han messo neve. O forse perché penso incessantemente a te. Sì, perché quando penso a te sento sempre i brividi. E sono agitata perché domani è Lunedì e ti vedrò. E penso a quello che farai, a quello che farò e a quello che faremo insieme. Perché anche se non facciamo altro che scambiarci sguardi nel corridoio della scuola, qualcosa insieme facciamo. Facciamo l'Amore con gli occhi, finalmente ho capito il significato di questa frase. Quando Venerdì mi hai guardata negli occhi, nonostante fossimo a una distanza di una ventina di metri, ho sentito i tuoi occhi dentro ai miei.
E ora mi è tornato il mal di stomaco, i brividi e sto tremando.
Vedi? Lo vedi che effetto mi fai?
Non mi sono mai sentita così e per questo, ti giuro, ho una paura fottuta di legarmi così tanto a te, perché alla fine quasi non ti conosco.
Eppure i tuoi occhi…i tuoi occhi sembra che conoscano i miei da una vita.
La verità è che mi manchi, mi manchi tanto, forse troppo. E non ho idea di quanto ancora resisterò in queste condizioni. Ma ti giuro, con Te ci sto mettendo una pazienza che non sapevo di avere e che non ho mai riservato a nessuno. E sai perché lo faccio? Perché uno come Te c'è da tenerselo stretto. Sei troppo bravo, troppo ingenuo, troppo tenero. Ed è questo che mi fa rabbia. Perché anche ieri pomeriggio in centro mi sono guardata attorno ed ho visto soltanto ragazzi costruiti, finti che vogliono fare i fighi col cappellino al contrario, con i pantaloni della tuta e la sigaretta in bocca. Poi mi torni in mente Tu, con i tuoi jeans e la tua camicia azzurra e mi convinco sempre di più del fatto che non devo mollare perché tu sei perfetto per me ed io per te. Siamo troppo spontanei e veri per il resto del mondo. Perciò, ti prego, mettiamoci entrambi abbastanza coraggio da tenerci stretti, da non lasciarci andare perché sei la Mia Persona, sei quello che ho sempre cercato e sperato di trovare. Io non mollo, non voglio farlo. Voglio resistere per un possibile Noi, se smettessi di combattere ora rinuncerei automaticamente a Noi e questa è una delle ultime cose che voglio. “Noi” vale troppo, molto di più dell'orgoglio e della timidezza. Non sono disposta a perdere in partenza perché se è destino, so che accadrà.
The unwritten code of elegance Every man who wants to pride himself in being a gentleman must know what I would call “the basic rules of elegance”. They are unwritten, ancient rules, taught in family, through books or by simply spending time with other elegant gentlemen. These, with some opportune changes, can be applied also nowadays. First of all, we need to specify that “elegance” is an attitude, that can be expressed also with clothes, but it is made up of many aspects such as the demeanour, the way of moving, speaking, writing and so on. It is a sort of modus vivendi, that needs to characterize the daily deeds of the aspiring gentleman.      Rather than claiming to be complete, we will try bi-weekly to share on this virtual space tips and rules of well dressing, overheard somewhere, written down on the notepad and jealously guarded. Eugenio Marinella used to say: “Never a white shirt during the day and never a light blue shirt at night”. Back then it was 1914, but rules like this one, with some updates, can still be applicable for the contemporary gentleman. As for the shoes, for instance, frequently some men choose the brown colour for a smart happening at night, rather that preferring the black. Whatch out, we could report tens of rules like this one, later discovering that they are contrasting. They are a lot, too many, and if we should follow them all, perhaps we would not leave home anymore. As said above, it is about an unwritten code and the lack (luckily, editor’s note) of a certified interpretation in this industry, has fostered the bloom of mutually conflicting schools of thought. According to some, in fact, the black tie is absolutely banned both at formal and informal happenings, being allowed only at funerals. On the other hand, some believe that for formal events it is more advisable to wear a solid tie, rather than a patterned one, no matter the colour. Another “don’t” of the male dress code regards, finally, the unmatched suit: never wear trousers that are darker than the jacket and never wear white trousers at night. On this matter we could write a treaty, and someone has already done it, but as for now we will just introduce another concept, the so-called “style”. Well, perhaps “style” means knowing all these rules and revolutionize them. But with taste.  ___________________ Il codice non scritto dell’eleganzaOgni uomo che voglia vantarsi di essere un gentleman deve conoscere quelle che definirei “regole base dell’eleganza”. Sono norme non scritte, risalenti, che si apprendono in famiglia, nei libri o dalla frequentazione di altri uomini eleganti e che, con le dovute precauzioni, possono applicarsi anche al giorno d’oggi. Preliminare ed imprescindibile è la specificazione che eleganza è una caratteristica dell'animo, che si estrinseca anche nei vestiti, ma che è composta da tanti aspetti quali le buone maniere, il modo di muovesi, di parlare, di scrivere. E’ una sorta di modus vivendi che deve connotare ogni azione quotidiana dell’aspirante gentleman.Lungi dall’intenzione di chi scrive la pretesa di esaustività, si proverà, con cadenza bisettimanale, a condividere in questo spazio virtuale consigli e regole del ben vestire, carpite qua e là, annotate in punta di penna e gelosamente custodite. Eugenio Marinella diceva: “Mai una camicia bianca di giorno e mai una camicia azzurra di sera”. Era il 1914, ma regole come queste, con i dovuti aggiornamenti, possono ancora essere attuali per il gentleman contemporaneo. Per quanto riguarda la scarpa, ad esempio, frequente errore è scegliere il color testa di moro ad un elegante evento di sera, dovendo, invece, preferire il nero. Intendiamoci, di regole come questa potremmo citarne a decine, per poi scoprire che molte sono discordanti tra loro. Sono tante, troppe, e se si volesse seguirle tutte, probabilmente si rischierebbe di non uscire più di casa.Come si diceva in principio, qui si tratta di un codice non scritto e la mancanza (per fortuna, ndr) di un’interpretazione autentica in questo settore, ha favorito il fiorire di scuole di pensiero spesso discordanti tra loro. Secondo alcuni, infatti, la cravatta nera è assolutamente bandita nelle occassioni sia formali che informali, dovendola relegare ai soli funerali. Secondo altri, invece, nelle occasioni formali è preferibile una cravatta tinta unita ad una fantasia, non vietando il nero. Altro “don’t” del dress code maschile riguarda, infine, l’abito spezzato: mai indossare un pantalone di una tonalità più scura della giacca e mai un pantalone bianco di sera. Sull’argomento si potrebbe scrivere un trattato, e c’è chi l’ha fatto, ma per ora ci limiteremo ad introdurre un altro concetto, quello di “stile”.  Ecco “stile” forse significa conoscere tutte queste regole e stravolgerle. Ma con gusto.


Bespoke hugs,
Fabio Attanasio

C’e un tempo in cui l’amore inizia
e un tempo in cui finisce.
Come la pila di una radio senza filo elettrico.
C’è il corto circuito fra due corpi.
Parole profonde.

Grandi come ponti che uniscono una parte della città con l’altra.
Una camicia azzurra
che una donna bionda indossa
sorridendo e sotto niente.

La morte legata stretta a una sedia
con un tovagliolo alla bocca
e il volto nel vuoto.
C’è il conto segreto che ognuno
deve saldare
non so neanch’io quando.

Il sudore sulla fronte.
La freschezza sulla pelle.
La pupilla appannata, calda.

Sulla base di ciò
(e di altro ancora)
potrei esattamente dire cos’è l’amore.

Due paia di scarpe rovesciate.
Un po’ di affetto.
E il cigolio della rete

Nasos Vaghenàs