Che la vita è piu bella se ti guardo negli occhi mentre tu fai lo stesso.
E adesso che sorridi a un altro
e a me nemmeno mi saluti
capisco quant'é facile
trasformare baci in sputi
passare in due minuti
da amanti a sconosciuti.
—  cit. pioggia-di-parole ☂Michele Giorgi
Vorrei tanto poter dormire con te.
Sentire il tuo respiro leggero che mi smuove delicatamente un ciuffo di capelli;
sentirei il tuo corpo che si muove inconsciamente durante il sonno;
baciarti la fronte prima di metterci a dormire oppure poterti fissare 5 minuti prima di cadere nel mondo dei sogni.
Vorrei tanto poter dormire con te, presto.
Perché penso che sia uno dei gesti più intimi del mondo: abbandonarti totalmente, perdere l'assoluto controllo di te stesso per alcune ore, con la certezza di essere al sicuro.
Vorrei poterti consolare dopo un incubo, oppure farmi svegliare alle 3 di notte perché hai fatto un sogno strepitoso.
Vorrei poter dormire con te ed avere la certezza di trovarti al mio fianco quando mi girerò per cercarti.
—  Zoe.

È notte fonda.
Tutte le parole che non ti ho scritto si susseguono nella mia mente, una dopo l'altra, non mi lasciano mai in pace.

Se chiudo gli occhi vedo i tuoi, troppo luminosi in questo buio pesto. Ho paura di riaprirli, ‘ché l'incubo vero è non saperli più.

Non ti cerco più, l'ho giurato.
Non ti scrivo più.
Ho visto una foglia cadere all'uscita dal bar dove ti ho incontrato l'ultima volta. Presumo fosse un avvertimento, doveva finire. Eravamo troppo diversi, nelle piccole cose, nelle mie ossessioni.
A te piaceva il rock, io mi accontentavo di quello che mi cantavi tu.

Non ti cerco più ed è notte fonda, domani ho tante cose da fare e tu non ne fai parte.
Lascio il cuore sul comodino e vado a letto.
A nuovi giorni, senza te.

—  About a moonlight
C'era una volta una ragazza, che poteva sembrare comune sottoposta a degli sguardi indiscreti, bastava saper guardare un po’ più in profondità per vedere quanto particolare fosse.
Nessuno la chiamava per nome, la chiamavano semplicemente Blu. Quel colore non le piaceva, però le si addiceva. Era il colore dei suoi occhi, della sua tristezza e della sua pioggia. 
Blu camminava tantissimo, non le piaceva stare in casa. Delle cuffie non ne aveva bisogno, la musica ce l'aveva in testa. Quando canticchiava sottovoce, i mostri per strada la guardavano storto, come se fossero stupiti dalla sua capacità di non vergognarsi ad essere sé stessa. Blu non aveva tanti amici, solo Marco, il fiorista che lavorava davanti a casa sua. Si parlavano poco, ma si guardavano tanto, e forse era meglio così. Le parole a loro non servivano, una sensazione così non la si può raccontare.
Blu quella sera decise di tornare a casa in treno. Era deserto, non c'era nessuno che potesse vederla, allora scrisse una poesia sul vetro accanto a lei. Quando arrivò alla sua stazione, scese rapidamente dal treno e si affrettò a raggiungere il piccolo negozio di Marco.
Era chiuso. Blu, sconfortata, tornò a casa strisciando i piedi, come una bambina a cui non hanno comprato le caramelle. Quel ragazzo era la sua caramella preferita, il suo peccato. Sapeva che non le faceva bene, ma adorava la sensazione di vederlo a nudo, una volta tolto l'incarto; però non ha saputo resistere, l'ha mangiato subito, non era brava a gestire le tentazioni. Marco era seduto sulle scale all'entrata di casa, sorrideva. Anche lei sorrise, nonostante non le piacesse, il suo sorriso. Ma sapete, Marco era riuscito a farglielo piacere, a farla sentire bella e giusta, era riuscito a guardarla in profondità, a cogliere le sue particolarità, proprio come i fiori. Però quel ragazzo era svanito, e quella curva sul volto di Blu diventò uno scarabocchio. “Per quanta acqua tu possa dare ad un fiore morto, esso rimarrà sempre tale”, era questa la poesia che aveva scribacchiato sul finestrino, era questa la realtà che ogni giorno toglieva acqua alle sue radici.
—  Matteo, La Buonanotte (via @corroso)

Quando domando alla mia nonna, in stato avanzato di Alzheimer, se ricorda il mio nome, non ricevo mai alcun segnale di risposta. Quando le domando se mi vuole bene, lei, sforzandosi, scuote la testa per dire “sì”.
Questo mi ha insegnato che l'amore prescinde dalle categorie dell'intelletto.