buon lavoro

Quanto deve essere faticoso essere donne

Cerco di essere abbastanza critico con me stesso e trovo che mostrare empatia sia un ottimo modo per trovare compagni di percorso.

Sulla carta sono consapevole della disparità di ruolo e trattamento che la società riserva alle donne. Credo di avere un rapporto il più possibile paritario con mia moglie o almeno non inquinato dai bias della società in cui vivo. Se sono stronzo con mia moglie credo per lo meno di non esserlo perchè lei è donna.

Penso di aver fatto un buon lavoro con mia figlia che credo abbia capito che essere donna è solo un altro modo di stare al mondo e non dovrebbe toglierle nessuna opportunità.

L’apice in cui ho dovuto pensare a quanto questa società sia ingiusta con le donne è stato dover preoccuparsi della loro sicurezza quando tornavano a casa la sera.

Ma ho sempre vissuto in una società maschilista, è difficile mantenere un livello di sensibilità così alto abituati a un contesto, per apprezzare meglio le cose. Ovviamente avere una famiglia di donne di cui condividere le responsabilità da adulto è stato un cambiamento, ma avevo già vissuto in una famiglia con donne.

Il più grande cambiamento è stato quello di avere una famiglia “non ariana”.

Il cambiamento l’ho sentito più io, perchè evidentemente mia moglie era già “non ariana”. Ovviamente le girature di palle le ha sentite più lei ma c’era abituata, se lo aspettava, c’è crescuta

Non so quanto faccia onore alla mia capacità di empatia ma ero già un convinto anti-razzista… avevo già “amici negri” come direbbe qualcuno.
Ma quanto ti girano le palle DOPO… quando la vita cambia. Ordini di grandezza… e sono maschio bianco etero, attraverso la vita su un panfilo come quello che secondo Salvini usano gli immigrati con lo smart phone e il wifi gratis.

Frequento poco la ggente se non per lavoro o per amicizia.

Tumblr è il primo social network “di massa” che frequento, che già rispetto a facebook mi sembra “aristocratico”.

Le amicizie sono ben selezionate.

Sul lavoro le donne sono un esiguissima minoranza. E già questo…
Però toglie l’opportunità dell’esperienza quotidiana.

Sono informato sui divari salariali e occupazionali, sul mobbing, sulla violenza domestica…
Mi faccio un sacco di pippe mentali sui cognitive bias che posso avere.
Penso di riuscirmi a fare almeno una vaga idea di quanto  possa essere difficile conquistarsi anche un’autonomia di pensiero in un mondo così consolidato di pregiudizi, rapporti di potere…

Ecco il thread della “fica pelosa vs. depilata” (e che Coatlicue mi risparmi dal doverlo scrivere ancora) m’ha un po’ sbrecciato il mio walled garden di civiltà.

E così il flash e ti rendi conto dell’immane rottura di coglioni che deve essere per una donna stare sull’internet… 2, 3 post, 4 commenti, anche di donne che ti danno una mano ad aprire gli occhi e già è abbastanza per aprirti un mondo caricaturale di pregiudizi, bassezze, volgarità, stalking…

E certo l’internet è sta cosa un po’ particolare su cui discutiamo un altro giorno, che scatena le peggiori pulsioni, ma fuori mica c’è il ban e chiudo l’account eh!

E oggi ci fermiamo alle donne, lasciamo fuori il resto dell’arcobaleno, chi discrimina sulla religione, chi ti schifa che sei povero, perchè sei malato…

E non è una captatio benevolentiae, non aspiro a cene eleganti, è proprio uno scusa mi dispiace tanto, non mi rendevo conto, cosa posso fare di più per riparare a sta merda?

Dialoghi a pranzo

mia madre: hai visto??? il tuo amico Guido si sposa!!!

io: ah……… Crunch Crunch Crunch Crunch

mia madre: mi hanno detto all’alimentari che è diventato direttore di filiale!!!

io: ah……… Crunch Crunch Crunch Crunch

mia madre: dice che pure la fidanzata ha un buon lavoro!

io: ah……… Crunch Crunch Crunch Crunch

mia madre: bhè??? non dici niente???

io: che devo di?? auguri e fiii maschi, glu glu glu glu glu glu glu glu glu glu….

Ti volevo dire, e magari è un po’ troppo presto, buon Natale.
Anche se non ci credo, anche se non credo più a nessuno e comunque continuo a sorridere a tutti.
Ti volevo dire, e magari è un po’ troppo tardi, buon compleanno.
Anche se odio i compleanni, anche se non ti ho comprato nemmeno un regalo.
Ti volevo dire, e magari penserai che sono sciocca, buonanotte. E poi ancora, buon viaggio.
Buon rientro a casa dopo una vacanza inaspettata. Buongiorno. Buon appetito.
Ti stupivi per niente e con te era tutto importante. Allora buonasera, buon concerto, buon cinema, buona lettura. Buon ascolto di quelle canzoni che conoscevi solo tu e, da un certo punto in poi, anche io.
Buon fine settimana. Magari per cinque minuti ti sentirai veramente a posto. Buon lunedì, ché essere felici di lunedì conta il triplo. Buon amore, tanto lo sappiamo entrambe che ci cadremo ancora e ancora e ancora nonostante le pessime esperienze pregresse e le strambe premesse. Buon sole, buon mare. Continua a nuotare tanto, continua a giocare. Buon pranzo con persone sconosciute ma magari simpatiche. Buona corsa verso la panchina dove trascorrevamo tanto tempo all'inizio di tutto. Non rattristarti, quando passi di lì. Non rallentare. Buon anno nuovo, anche se gli inizi per quelle come noi sono più dolorosi dei finali tristi.
Buona festa della mamma, se mai un giorno tu.
Buon vino.
Buoni sogni.
Resta quella che sei, anche se quella che sei sa fare tanto male.
Buona tombola il 26, buon onomastico perché il tuo nome è proprio un bel nome e io non lo sopporto. Buon lavoro e buone vacanze. Non ti abituare, non ti abituare mai.
Per sempre non più tua, buoni ricordi.
Non piangere per me, ci penso io. Penso a tutto io. Alle lacrime, alle foto, a non voltarmi.
Per me ridi, salta, sbaglia e impara, sbaglia e basta.
Per me, perché tutto questo sia servito a qualcosa,
resta viva.

Ore 13.23, papà rivolgendosi a me: “Devi trovare uno che abbia tre qualità:
1. dev'essere un tipo buono, non addurmuto;
2. deve avere un buon lavoro;
3: non deve romperti le palle perché tu gliele rompi a lui e se ve le rompete a vicenda non andate da nessuna parte.
Ok?”

anonymous asked:

40giorni fa ho messo al mondo un piccolo cucciolo d'uomo. Come crescerlo con sani principi e valori, in modo che sia fiero di se stesso e rispettoso di ciò che lo circonda? Mi pare che Lei con Kon-igi abbia fatto un ottimo lavoro.

Congratulazioni per te e per il piccolo nato, Anon.
Sì, credo che, sia io che mia moglie, con @kon-igi, abbiamo fatto un buon lavoro, ma personalmente ho sempre l'impressione che, in fondo, abbia fatto tutto lui. ;)
Noi abbiamo alimentato delle tendenze cercando di esaltare le migliori e sdrammatizzando, senza reprimere, quelle che ritenevamo pericolose.
Infatti, a mio parere, l'educazione è importante per istruire degli indirizzi, creare delle sicurezze, permettere che l'emotività del bambino e le sue idee possano trovare dei percorsi preferenziali in armonia con l'ambiente.
Ritengo che la parola se giustamente dosata, possa essere sufficiente per correggere un comportamento.
Ma anche la parola, se abusata, potrebbe creare un’assuefazione al “no” con risultati contrari all’intenzione.
Voglio dire che un bambino deve imparare che non può ottenere tutto quello che vuole. Quindi le proibizioni e la repressione a un comportamento, sono importanti. Diversamente la vita lo schiaccerà con la sua violenza.
Però eccedere nell’imposizione senza concedere qualche libertà di trasgressione, è altrettanto negativo.
Tutto deve essere tarato alla sensibilità del bambino e al suo bisogno di scoprirsi e scoprire.

In generale sono convinto che l'educazione possa cambiare il comportamento del bambino, non il suo intimo. Prima o poi questo dovrà emergere e, se venisse sacrificato, lo farà con una violenza maggiore di quella che era nell'intenzione di reprimere.
Quindi sono del parere che l'educazione è necessaria per lo sviluppo delle migliori qualità delle persone, ma non può e non deve forzare ideali che non possono appartenere a quegli individui.
Deve essere una proposta che poi va accompagnata in base alle risposte ricevute dal bambino, e bisogna farlo  con la discrezione che sappia conservare tutta la vitalità di quella vita che sta imparando a pensare.
Auguri di cuore.

Cari genitori,

è ora che facciamo un discorsetto, io e voi. Ah, mi immagino già la vostra espressione. “E questo chi cazzo è?”, starete pensando.

Io sono uno che riceve ogni giorno almeno una decina di messaggi dai vostri figli. In molti di essi chiedono a me come dire a voi che non sono felici.

Prima che vi scaldiate, non mi riferisco ai vostri figli adolescenti o giovanissimi. Per loro ho sempre qualche raccomandazione paterna: “Va bene sognare, ma rimani con i piedi per terra!”, dico loro. “Ricorda che un giorno, che tu lo voglia o meno, dovrai pagare le bollette!”. D’altra parte quando mi scrivono cose come: “a me l’idea di studiare economia e commercio fa schifo, mio padre però insiste a dire che è un buon lavoro”, non riesco a dar loro completamente torto, ma questo è un altro discorso.

Io mi riferisco invece ai vostri figli e alle vostre figlie che hanno venticinque, trenta, magari anche trentacinque anni. Hanno già studiato, hanno già lavorato, hanno già versato allo stato italiano la loro parte di tasse, bollette e sangue, e non sono felici. Che lo siano mai stati o meno, non importa. Ora hanno l’opprimente sensazione di essere nel posto sbagliato, di sprecare la loro vita, di essere entrati nella rotella del criceto, destinati a correre per sempre senza andare da nessuna parte. Hanno bisogno di un cambiamento. E mi scrivono per chiedermi un consiglio.

“E perché scrivono a te? Non possono dirlo a noi che siamo i loro genitori?”

Perché ve l’hanno già detto, ma voi non avete capito! Non avete capito che le loro lacrime non passeranno da sole. Non avete capito che la loro non è “una fase temporanea” ma l’inizio del loro declino! E avete insistito, avete sbraitato, avete opposto le vostre paure e le vostre ragioni, perché “voi sì, che sapete come funziona il mondo!”, vero? E poi li avete anche fatti sentire in colpa, mostrando la vostra migliore espressione delusa, enumerando tutti i sacrifici che avete fatto per loro, come se questo fosse un contratto da rispettare, come se desiderare la felicità in un modo diverso da quello che vi aspettavate fosse un reato. E per concludere avete anche detto: “abbi pazienza, vedrai che le cose miglioreranno”. Mentivate! È una bugia e lo sapete anche voi!

Allora è ora che io vi faccia un discorsetto, da persone adulte e ragionevoli come siamo.

Voi avete voluto bene ai vostri figli, vero? Li avete educati al meglio delle vostre possibilità, avete insegnato loro cosa è giusto e cosa è sbagliato, vi siete tolti anche il pane di bocca per loro. Bravi. Bravissimi. Avete insegnato loro a ragionare con la propria testa e avete dato loro i mezzi per affrontare le intemperie della vita anche quando voi non ci sarete più. Ottimo, grandioso.

Adesso è ora che vi togliete dalle balle.

Voi dovete continuare a voler bene ai vostri figli, a essere per loro un sostegno, un punto di riferimento, ma piantatela di essere un ostacolo alla loro libertà.

Nessuno metterà mai in dubbio le vostre buone intenzioni, ma c’è una bella differenza tra educare i figli e contagiarli con le vostre paure, o imporre la vostra scala di valori.

Rendetevi conto che la strada che percorreranno sarà diversa dalla vostra, che lo vogliate o meno. Sono diversi da voi. Sono nati una generazione diversa, in una società diversa, in un contesto diverso. Non arriveranno mai alle vostre stesse conclusioni.

Ma ditemi la verità: siete contenti di sapere che i vostri figli scrivono a un estraneo, in lacrime, di nascosto come ladri, confidandogli di non farcela più? Siete contenti di sapere che non ne parlano più con voi, perché oltre ai loro dolori quotidiani, non hanno la forza di sopportare anche le vostre continue suppliche, le vostre perle di ragionevolezza e la vostra faccia scontenta? Ma vi rendete conto che uno dei più grandi problemi dei vostri figli è essere all’altezza delle vostre aspettative?

E dato che parliamo di aspettative, ditemi un po’: siete così contenti voi di com’è andata la vostra vita? Rifareste ogni cosa tale e quale? L’avete poi raggiunta la felicità, o avete preferito una vita di cauta sopportazione? Avete realizzato alla fine i vostri sogni, o avete scelto di chiuderli in qualche cassetto e di non pensarci più?

I vostri figli vogliono essere lasciati liberi di camminare con le loro gambe, e di scegliere da soli la strada che li renderà felici, o forse no, ma almeno sarà la loro strada. Questo non vuol dire che vi vogliano escludere dalle loro vite, tutt’altro! Vogliono sapere che sarete presenti, che parteciperete come avete sempre fatto con una parola di avvertimento e una di conforto. Vogliono poter contare su di voi nei loro momenti di difficoltà. Vogliono credere che sentiranno la vostra voce dire: “Si, ce la farai!”, quando si troveranno di fronte al prossimo inevitabile ostacolo.

Ma non possono farlo, se l’ostacolo siete voi!

E io sono davvero stufo di rispondere alle loro mail, per consolarli al posto vostro, e consigliarli su come parlare con voi. Che dovrei dire? “Riprovaci, sarai più fortunato”?!

Quindi, cari genitori, è ora che apriate gli occhi e che vi rendiate conto di cosa state facendo.

È ora che anche voi diventiate grandi.

Cordialmente.

—  Francesco “Wandering Wil” Grandis
Sono colpevole Vostro Onore.
Colpevole di avere: un cuore, un cervello, due occhi, due braccia, due gambe.
Come dice? Tutti gli esseri umani sono esattamente come così descritti e dovrei esser più dettagliata nel confessare?
Ah… Pensavo fossero soltanto queste le mie colpe. Ma ora che ci penso su, di cosa sono colpevole?
Ricomincio da capo: Vostro Onore, sono colpevole di avere capelli lunghi, un seno caldo e un grembo accogliente in grado di generare vita.
Sono colpevole di aver mangiato quella stramaledetta mela dall'albero dell'Eden e di essermi macchiata di tutti i peccati del mondo.
Sono colpevole di portare in grembo una vita per nove mesi e per questo motivo non posso mica essere assunta a pieno titolo perché ritenuta “troppo costosa”.
Sono colpevole, sì, sono colpevole.
Sono colpevole di suscitare pensieri peccaminosi nella mente degli uomini ogni qualvolta io voglia indossare il mio vestito rosso e per questa ragione, semmai dovessi esser vittima di abusi sessuali, dovrei ritenermi responsabile.
In fondo, si sa, “se solo mi fossi coperta un po’ di più” tutto ciò non sarebbe successo.
Sono colpevole della mia bellezza, troppo abbagliante e accentuata per poter mostrare la mia intelligenza posta inevitabilmente in secondo piano.
Sono colpevole di avere un salario basso perché le mie capacità lavorative non sono come quelle di un uomo, si sa.
Sono colpevole di voler studiare, lavorare e rendermi economicamente indipendente e quindi egoista perché non penso a “metter su famiglia”.
Sono colpevole perché ritornando a casa la sera io non posso permettermi di sdraiarmi sul divano e lasciare a mio marito le faccende di casa. Verrei additata come irresponsabile e folle,quelle sono cose che toccano a me, no? Mentre lui e il divano hanno velocemente stretto un bellissimo rapporto di amicizia.
Sono colpevole di essere vittima di una emorragia 5 giorni al mese e per questo motivo vengo definita: scorbutica, schizzata, intrattabile, irascibile, lunatica.
Sono colpevole di aver portato gli uomini a compiere crimini quali femminicidio e violenza sessuale, essendo stata io la causa prima di tutto ciò, avendoli invogliati a macchiarsi le mani del mio sangue semplicemente perché “me la sono cercata”.
Sono colpevole di essere troppo “esigente” perché ho bisogno di attenzioni, dolcezza e un po’ d'amore. Diamine, non mi accontento mai.
Sono colpevole perché quando capita di brindare in famiglia non dico “auguri e figli maschi” ma “auguri e figli sani” pensando sia questa la cosa più importante.
Sono colpevole delle mie forme e della mia identità a tal punto che se mi sposto verso Oriente devo coprirmi interamente mentre io vorrei lasciare ai miei capelli e al mio corpo la possibilità di esser “liberi”. Pensi che io lì non posso neppure girare in bicicletta perché è ritenuto indecoroso e devo persino dividere mio marito con altre donne e mostrarmi al contempo felice e onorata di ciò.
Sono colpevole di voler ambire a cariche politiche rilevanti senza riconoscere che è “un mestiere da uomini, non sai guidare una macchina, figurati un paese”, come se davvero l'importanza delle idee dipendesse dalla persona che le pronuncia.
Sono colpevole e per evitare che il “contagio” dilaghi devo sentir dire agli uomini frasi come “smettila di frignare,sembri una femminuccia” quasi come se esser come me implichi in qualche modo debolezza e fragilità.
Sono colpevole e se ottengo un buon posto di lavoro o se lavoro nel mondo dello spettacolo, devo sentirmi dire affermazioni quali “chissà cosa avrà dovuto fare per esser lì! Chissà quanti uomini si sarà portata a letto” e nessuno pensa mai che potrei aver talento o potrei esser capace,semplicemente.
Sono colpevole d'esser il “sesso debole” o il “sesso gentile”, se mi aveste mai visto arrabbiatoa fidatevi che non direste così!
Sono colpevole, Vostro Onore, e non mi resta che chinare il capo, non è forse questo ciò che voi volete? Che io resti in silenzio al vostro cospetto, che mi limiti ad annuire, a servirvi, che mi occupi della casa e che mi senta inferiore.
E invece, sa che le dico? Io urlo.
Urlo la gioia di esser donna e in quanto tale piena di vita e di ribellione.
Urlo al vostro cospetto perché su quel gradino in basso non voglio starci, pretendo il piedistallo accanto a voi…
Chiedo rispetto dopo anni in cui mi son dovuta sentire inferiore.
Chiedo attenzioni, opportunità, occasioni.
Chiedo, anzi, pretendo libertà.
Oggi io voglio sentirmi libera di indossare ciò che voglio, di dire ciò che penso, di ambire ad un posto di lavoro e ad uno stipendio che non abbia nulla in meno rispetto a quello di un uomo.
Voglio poter un giorno presentare a mia figlia un mondo che sappia portarle rispetto.
E se ciò mi rende colpevole Vostro Onore, allora mi imprigioni, urleró piú forte il mio canto, perché il mondo che lei mi mostra non fa per me, perché si parla e si riparla di parità di sessi eppure io continuo ad esser sul gradino più basso.
Fatemi spazio!
Inizia la scalata verso il podio, accanto a voi uomini. Ci sarà spazio a sufficienza per entrambi un giorno.
Ma quel giorno non è oggi, purtroppo!
—  Maria Marra

“E così oggi è la festa di chi ha uno stipendio fisso, Lloyd…”
“Temo che stia confondendo lavoro e occupazione, ”
“C’è qualche differenza, Lloyd?”
“Una buona occupazione dipende da quanto si prende, sir”
“E un buon lavoro, Lloyd?”
“Da cosa si lascia, sir”
“Rimaniamo lavoratori, Lloyd”
“Con piacere, sir"

Donne….questi sono i segreti per essere felice………:)
1.E’ molto importante trovare un uomo che condivida con te la responsabilità e i compiti della casa e che abbia un buon lavoro.
2.E’ importante trovare un uomo allegro,che sappia godere del ballo,delle passeggiate e che ti faccia ridere.
3.E’ importante trovare un uomo tenero dal quale si possa dipendere affettivamente ma che non ti sottometta e inoltre che non menta.
4.E’ importante trovare un uomo che sia un buon amante e adori fare sesso con te.

5.E’ molto, ma molto importante che questi 4 uomini non si conoscano tra loro.

Tutto mi dice di essere forte, determinato negli scopi, capace di andare avanti nella Vita, ma se uno sente che è arrivato il momento di cambiare un po’ rotta o anche solo il bisogno di fermarsi a ragionare sul serio per proprio conto?
Voglio dire, e i cazzo di sette e mezzo in latino, per esempio, che da semplici strumenti sono diventati una specie di fine ultimo?…
Insomma, a quanto ne so dovrei studiare per strappare un titolo di studio che a sua volta mi permetta di strappare un buon lavoro che a sua volta mi consenta di strappare abbastanza soldi per strappare una qualche cavolo di serenità tutta guerreggiata e ferita e massacrata dagli sforzi inauditi per raggiungerla.
Cioè, uno dei fini ultimi è questa cavolo di serenità martoriata.
Il ragionamento è cosi.
Non ci vuole un genio.
E allora, perchè dovrei sacrificare i momenti di serenità che mi vengono incontro spontaneamente lungo la strada?
Perchè dovrei buttarli in un pozzo, se fanno parte anche loro del fine ultimo a cui tendere?
Se un pomeriggio posso andare a suonare o uscire con una ragazza che mi piace, perchè cavolo devo starmene in casa a trascrivere le versioni dal traduttore o far finta di leggere il sunto di filosofia?
La realtà è che mi trovo costretto a sacrificare il me diciassettenne felice di oggi pomeriggio a un eventuale me stesso calvo e sovrappeso, cinquantenne soddisfatto, che apre la porta del garage e dentro c'ha una bella macchina, una moglie che probabilmente gli fa le corna con il commercialista e due figli gemelli con i capelli a caschetto identici in tutto ai bambini nazisti della kinders.
Tutti dentro al garage, magari no.
Diciamo più o meno intorno. Cioè, circondato.
Dunque la domanda è:
un orrore di queste proporzioni vale più del sole e del gelato di oggi pomeriggio? Più di una qualunque ragazza?
—  Jack Frusciante è uscito dal gruppo.
Ogni tanto

Ogni tanto scrivi proprio quello che volevi scrivere
Ed è come un coro festoso il cemento intorno
E non lo sa nessuno
E ti viene da ridere
Come se avessi fatto della vita un buon lavoro
E non ti vergogni di essere un uomo
Che parla coi muri e gli alberi
Che dà del tu all'asfalto
E Che aspetta da anni
Una risposta sincera
dal profondo dell'anima
e dai divieti di sosta.

Ieri ho fatto un giorno di prova in un’officina.. non ho mai fatto il meccanico, è un bel mondo lo ammetto, amo i motori, ma quel lavoro non fa per me. 
Dunque, ho deciso di non continuare e stamattina, poco fa, mi sono messo in auto ed ho raggiunto l’officina, parlando col proprietario e dicendogli che non è un mondo che fa per me. 

Sembrava quasi stupito, ringraziandomi e dicendomi che è stato un bel gesto recarmi li e dirglielo i persona.. come se nessuno avesse fatto in questo modo, mi ha detto con stupore che sono una persona seria, e allontanandomi dopo aver salutato e augurato un buon lavoro.. ho sentito che diceva: Si nota, è proprio una brava persona e soprattutto seria. 

E’ davvero bello trovare chi apprezza queste cose.. 

Crime Butchers Innocence

Title: Crime Butchers Innocence
Summary: Reader/AU Castiel. Reader is a hired assassin for an important Italian mafia family along with her partner, Darius. At a party, she caches the eye of a certain Russian crime lord. And against Darius’ warning, entices the man further.
Words: 3,031
Authors Note: I used google translate. My apologies to all you native speakers of Russian and Italian because I know google translate sucks. Translations at the end of each section.

Part 2 || Masterpost List

Keep reading

quando sto così penso di star pagando la conseguenza di non aver ricevuto le cure di cui avevo bisogno durante l’adolescenza. non so se dare la colpa a mia madre - certo fa riflettere che qualche giorno fa, quando l’ho interrogata sulla terapia di mio padre, mi abbia risposto praticamente che il neurologo fosse la digievoluzione dello psicologo e che quindi non abbia senso accostare le due terapie (mi è bastata una gita di trenta secondi su google per contraddirla adeguatamente); è anche vero però che ne sia uscita senza troppi drammi irrecuperabili e che, in ogni caso, lei non sappia tuttora cosa stesse succedendo. non penso si possa pretendere che i genitori vedano anche ciò che teniamo loro nascosto (nel frattempo, un insettino minuscolo è passato sullo schermo e ha accarezzato le mie parole: l’ho soffiato via) e credo che lei abbia compiuto un buon lavoro, tutto sommato, con tre figli abbastanza intelligenti da *forse* riuscire a sopravvivere, un giorno, anche senza di lei, che da un certo punto in poi ci ha dovuti crescere da sola con pochissimi aiuti esterni. anzi, tornando indietro un po’ nel tempo andrei a dirmi di smetterla di volermi così male e di maturare più in fretta (probabilmente mi sarei risposta: più di così? non ti è bastato avere quarant’anni anziché quattordici?), per evitare eventuali preoccupazioni gratuite a mia madre. dicevo, comunque: provo una certa curiosità nei confronti di cos’avessi e mi dispiace di non aver mai ricevuto un parere esterno ed esperto; la cosa particolare è che non credo d’esser stata mai davvero depressa, perché bene o male ho sempre avuto questo slancio, nato probabilmente in risposta alla vita che ho visto consumarsi su mio padre e al rifiuto profondo nei confronti degli antidepressivi che ho sviluppato da ragazzina. insomma tuttora, quando mi accorgo di stare male e mi solletica il pensiero che possa essere qualcosa di più grave di un semplice malumore - appunto rimasugli di ciò che ho vissuto e che non posso essere certa d’aver del tutto superato, reagisco alzandomi e dicendo praticamente a me stessa “no, non fare la cogliona, sii di buon umore”. e allora vado a comprarmi le ciliegie, faccio una macedonia, guardo gli shiba inu su instagram, mi attivo e mi metto a pulire, scrivo a qualcuno anziché ridurmi a pensare soltanto che quel qualcuno non mi scriva più e che l’amicizia sia perduta, mi muovo, mi miglioro, evito di pensare troppo al fatto che il mondo sia pieno di guerre povertà disastri ambientali ingiustizie pregiudizi e così via.
mi rendo conto che mi faccia sempre bene parlare di me stessa, qui ma soprattutto con qualcuno che capisco abbia davvero voglia di ascoltarmi e capirmi, e questa è una sensazione a cui non sono del tutto abituata, dopo aver vissuto per anni con accanto qualcuno che certi drammi li ha visti nascere e morire e spesso li ha pure causati, e perciò non sentivo d’essere nel luogo adatto in cui parlarne. ora, da qualche mese a questa parte, sto facendo pace col mio passato e sto smettendo di avercela con certe persone che guardavo accecata da complesse trame di gelosie mie o altrui. mi sento più leggera

Letterina

Stai vicino al tuo papà.
Sai, per lui è dura. Un attimo prima correvi a saltargli in braccio ogni volta che tornavi a casa. Poi improvvisamente sei diventata grande, e lui sa che tutte quelle cose belle sono andate. Che tu prenderai la tua strada e a lui toccherà guardare.
Sorriderà, vedendo la donna che sei diventata.
Terrà stretto nel cuore quando ti guardava, sperando di fare un buon lavoro.
Ricorderà i primi passi e le prime parole. La gioia sul tuo volto quando ti portava un regalo che era sì solo un pensiero, ma non contava; perché la tua innocenza lo rendeva il regalo più bello del mondo.
Quando lui non sarà con te, tu sarai con lui. Si perderà nel reparto giochi strabordante per natale. Vagherà per le corsie pensando a quando, solo pochi anni prima, lo facevate insieme. La tua piccola manina persa nella sua.
Guarderà le altre bimbe, gioendo dello stupore nei loro occhi e ricordando come brillavano i tuoi.
Un papà non teme di lasciarti a un altro uomo. Teme di lasciarti a qualcuno incapace di farti scintillare gli occhi e renderti il cuore pirotecnico.
Il tuo papà ti porterà una rosa e ti guarderà nell'anima, per vedere quella luce che avevi negli occhi il primo giorno di asilo, la prima volta che sei diventata grande.

Buon Natale a chi sta in un ospedale.
Buon Natale a chi dorme per strada.
Buon Natale a chi ha appena perso il lavoro.
Buon Natale a chi ha perso qualcuno di caro.
Buon Natale a chi non crede più in nulla.
Buon Natale a chi non riesce a guardarsi allo specchio.
Buon Natale a chi sta piangendo.
Buon Natale ai figli, ai gentiori, agli zii, ai cugini, ai nonni.
Buon Natale ai bambini che aspettano Babbo Natale.
Buon Natale a quella persona anziana che è sulla sua poltrona al caldo del camino da sola.
Buon Natale a lui o a lei.
Buon Natale agli amici.
Buon Natale ai nemici.
Buon Natale alle persone malavagie.
Buon Natale a me.
Buon Natale a te.
Buon Natale a tutti.
Tu vieni prima anche di me cazzo! Non scherzo quando ti dico che sarei disposto a svegliarmi alle cinque, e conoscendomi sai lo sforzo che farei dato che sono un dormiglione, ma lo farei! Lo farei perché quando si tratta di te tutto sparisce, tutto diventa uno schifo senza te! Tu mi hai salvato dal mostro che ero diventato, tu mi hai fatto cominciare a vivere e sei diventata il senso di ogni mia giornata, di ogni mio gesto e di ogni mio sforzo, tu hai tirato fuori la parte più bella e nascosta di me! 
Se tu mi lasci io m’ammazzo perché io in questo mondo di merda non ho altro che te, nemmeno la mia famiglia c’è stata per me, solo tu! Cazzo ci sei sempre stata tu e solo tu nel mio cuore che grazie a te, come direbbe il tuo grinch, il mio cuore é cresciuto di una taglia! Con questo voglio dirti che ti amo anche se non lo dico mai, ti amo anche quando urli e quando ti innervosisci e stacchi il telefono mentre parliamo, ti amo quando arrossisci e quando vuoi comportarti da donna troppo adulta ma alla fine non lo sei, perché sei la mia piccola. Ti amo anche quando mi costringi a vedere quei film romantici e mi ripeti in continuazione che vorresti vivere in una vera favola. Ma sai una cosa? Per me noi siamo la più bella e incasinata favola che esista.Tu sei la mia principessa elegante e gentile e io il tuo principe poco raffinato e prepotente. Ma io amo questo di noi. L’essere completamente gli opposti ma amarci nonostante tutto. Io voglio viverti in pieno, voglio sposarti, voglio fare tanti bellissimi figli con te e voglio trovare un buon lavoro per poi tornare a casa e trovarti sul divano ad aspettarmi con i nostri figli accanto. Ma sarei disposto anche a non avere niente, pur di avere te. Ti amo perché amarti mi rende migliore.
—  unfioccodineve
Ti volevo dire, e magari è un po’ troppo in presto, buon Natale.
Anche se non ci credo, anche se non credo più a nessuno e comunque continuo a sorridere a tutti.
Ti volevo dire, e magari è un po’ troppo tardi, buon compleanno.
Anche se odio i compleanni, anche se non ti ho comprato nemmeno un regalo.
Ti volevo dire, e magari penserai che sono sciocca, buonanotte. E poi ancora, buon viaggio.
Buon rientro a casa dopo una vacanza inaspettata. Buongiorno. Buon appetito.
Ti stupivi per niente e con te era tutto importante. Allora buonasera, buon concerto, buon cinema, buona lettura. Buon ascolto di quelle canzoni che conoscevi solo tu e, da un certo punto in poi, anche io.
Buon fine settimana. Magari per cinque minuti ti sentirai veramente a posto. Buon lunedì, ché essere felici di lunedì conta il triplo. Buon amore, tanto lo sappiamo entrambi che ci cadremo ancora e ancora e ancora nonostante le pessime esperienze pregresse e le strambe premesse. Buon sole, buon mare. Continua a nuotare tanto, continua a giocare. Buon pranzo con persone sconosciute ma magari simpatiche. Buona corsa verso la panchina dove passavamo tanto tempo all'inizio di tutto. Non rattristarti, quando passi di lì. Non rallentare. Buon anno nuovo, anche se gli inizi per quelli come noi sono più dolorosi dei finali tristi.
Buona festa del babbo, se mai un giorno tu.
Buon vino.
Buoni sogni.
Resta quello che sei, anche se quello che sei sa fare tanto male.
Buona tombola il 26, buon onomastico perché il tuo nome è proprio un bel nome e io non lo sopporto. Buon lavoro e buone vacanze. Non ti abituare, non ti abituare mai.
Per sempre non più tua, buoni ricordi.
Non piangere per me, ci penso io. Penso a tutto io. Alle lacrime, alle foto, a non voltarmi.
Per me ridi, salta, sbaglia e impara, sbaglia e basta.
Per me, perché tutto questo sia servito a qualcosa
resta vivo.
—  Susanna Casciani