brasile2014

24 Dicembre

Per un tifoso di calcio il Mondiale è un Natale che si festeggia ogni quattro anni. I termosifoni accesi, l’albero colorato di luci e le tavole imbandite di fritti non sono elementi presenti nelle case perché il clima estivo non lo consente. E’, per l’appunto, un Mondiale brasiliano. Le stagioni invertite al di là dell’Equatore offrono al Brasile, Paese ferventemente cattolico, un Natale con il corpo immerso nell’acqua e con la testa rivolta ai riti religiosi tradizionali. Una festa bizzarra per noi europei, abituati a trascorrere le festività a casa tra panettoni ipercalorici e delle partite a carte che coinvolgono parenti ed amici.

Oggi, per ogni tifoso di calcio, è un 24 Dicembre, il giorno della vigilia. Aspettiamo tutti le 22 di domani sera, quando un Babbo Natale vestito in modo più leggero s portivo rispetto al solito, porterà a casa nostra, lasciandolo nel televisore (dal Mivar alla Smart TV) un mese ricco di partite mondiali. Tutti davanti allo schermo, compresi familiari insospettabili che non tollerano per più di 1420 giorni il gioco del calcio e che ignorano il significato di fuorigioco, ma che durante i Mondiali prendono regolarmente il loro posto sul divano o sul terrazzo per tifare la Nazionale azzurra. Una grande rimpatriata fra vecchi amici che ogni quattro anni seguono gli stessi rituali, si rivedono negli stessi luoghi e si siedono agli stessi posti. Un po’ come lo zio invitato a Natale per il cenone natalizio a cui è riservato il posto a tavola che negli altri giorni non è occupato mai da nessuno. E poi ci sono coloro i quali non amano né il Natale né i Mondiali, e sperano che il 7 Gennaio e il 14 Luglio 2014 arrivino in fretta. Ma alla fine sapranno anche loro come è andata a finire, proprio come si sa, per forza di cose, chi è uscito da casa con le tasche piene di monete vinte ai giochi natalizi.

Ognuno di noi, in questi giorni, ha inviato la propria letterina per ricevere i regali più belli. Un nucleo di centrocampo formato da Pirlo e Verratti, un gol decisivo di Balotelli, la favola di Immobile, una finale Brasile-Argentina con il Supermaracanazo, Kompany e il Belgio che alzano la Coppa del Mondo nel cielo di Rio di Janeiro. Fino alle 22 di domani sera è ancora tutto possibile, perché in fondo i regali più belli sono sempre quelli che devono essere ancora scartati.   

Someone Still Loves You Bruno Pizzul seguirà il Mondiale brasiliano su Twitter, Facebook e naturalmente sul blog. L’hashtag #Bar14 (grazie @loziosem) è un modo semplice per ricordare che durante i Mondiali tutto Twitter è un grande bar sport dove si discute di calcio senza mai prendersi troppo sul serio. Su Facebook verranno postate notizie e curiosità relative alla competizione mondiale. Sul blog, invece, continuerete a trovare i post delle varie rubriche in corso dedicate a Brasile 2014.


Buon Mondiale (che fa rima con Natale) a tutti.  

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Brasile vs. Croazia !!! #WorldCup #Brasile2014 #MateoKovacic #JulioCesar #tantaroba

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Sportify - Sinestesie Mondiali: il Maracanazo

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Esistono partite che diventano contemporaneamente leggenda e leggenda metropolitana. Una di queste è Brasile-Uruguay 1-2 del 1950 al Maracanà. Un gol di Ghiggia al 79° ammutolisce uno stadio gremito di 200000 persone pronte a continuare la festa. Perché a Rio de Janeiro la festa era già iniziata da giorni. La sfida del Maracanà doveva essere una parata, più che una partita. Il Brasile, imbattuto, aveva bisogno di un solo punto per laurearsi campione del mondo per la prima volta. Una pura formalità. Ma il clima di superficiale allegria che si respirava nel ritiro e soprattutto la febbrile e dirompente entusiasmo da vittoria già acquisita complicarono le cose. La sconfitta colse di sorpresa perfino Jules Rimet, l’allora presidente FIFA, che non aveva nemmeno preparato il discorso per incoronare l’Uruguay. Un’eventualità impossibile, in un Paese dove i giornali nel giorno della partita uscivano con titoli già trionfalistici come “Il Brasile vincerà” e “Questi sono i campioni del mondo”. Schiaffino e Ghiggia furono le nemesi che punirono la hybris brasiliana. 



     Al fischio finale la storia si mescola con la leggenda metropolitana: secondo alcune testimonianze alcuni tifosi persero la vita per infarto e per suicidio, gettandosi nel vuoto dagli spalti. Ma la realtà si confonde col mito, e più probabilmente furono alcune motivazioni finanziarie a spingere delle persone all’estremo gesto. Alcuni brasiliani avevano puntato forti somme sulla vittoria finale della Selecao, contando su un investimento sicuro. La clamorosa sconfitta fu dunque doppiamente sanguinosa. Ma il dolore collettivo va oltre il vile denaro. La sensazione di gelo all’interno di uno stadio così caldo è il simbolo di una tragedia collettiva, entrata nel DNA di un intero Paese. Le teste basse, il clima funereo all’uscita dello stadio, il mesto ritorno a casa, 200000 sguardi nel vuoto. Più quelli di un intero Paese che viveva e vive tuttora per il calcio.

   La colonna sonora di Brasile-Uruguay 1-2 è Hurt di Johnny Cash.



Al fischio finale dell’arbitro Reader, nel buio della cupa tristezza brasiliana, si sarebbe sentito risuonare quel doloroso arpeggio di chitarra acustica di Johnny Cash. In quelle 14 note iniziali è racchiuso il senso della disperazione, del lutto sportivo, della fine di tutte le cose.

I focus on a pain / the only thing that’s real

Un black out della speranza, testimoniato dal “nunca mais meu Brasil” esclamato da un bambino in lacrime appoggiato a una ringhiera sul campo. Mai più mio Brasile. Hurt di Johnny Cash, cover dei Nine Inch Nails, è una canzone da titoli di coda. Oltre non si può andare. È buia perché è senza futuro. Come la realtà di quel drammatico pomeriggio di metà Luglio, quando un intero Paese provò un lacerante e indimenticato dolore sportivo.

Try to kill it all away / but I remember everything.