bottony

Foda mesmo é quando você se apaixona por alguém que não te ama do mesmo jeito que você a ama. É tão difícil ter que ver você beijando outras bocas, se apaixonando por outros olhos, acariciando outra pele, se afogando em outros beijos. Vendo suas mãos se entrelaçando com outras, sua risada se confundindo com a de outra. Ver você gostando de outro All Star azul…
E eu aqui, amando o mesmo All Star preto, velho, desbotado e rasgado. Amando os mesmos olhos verdes, as mesmas bochechas sardentas, os mesmos cabelos. Amando a sua mão, as suas pernas, os seus braços. Presa no passado, tentando me libertar para o futuro. Mas tá tão difícil de te esquecer, sabe?

- Julia Bottoni
La favola di Sorrisetto

C'era una volta, un giocattolino per bambini. Non era particolarmente bello, era un errore di fabbrica e ciò lo si poteva notare da numerose cose. Infatti era un orsacchiotto di peluche, tinto di marrone, avente come occhi due bottoni di diverso colore: uno era rosso e l'altro nero. Anziché avere due braccia, ne aveva una, l'altra era stata probabilmente stracciata, visto che dalla spalla sinistra fuoriusciva un po’ di ovatta da imbottitura.  Il tutto fu poi completato dalla mancanza della bocca del pupazzetto, evidentemente dimenticata di esser ricucita da chi aveva effettuato la manodopera.

Quest'orsacchiotto era abbastanza triste, ogni bambino che entrava in quel negozio di giocattoli, lo ignorava e preferiva acquistare altri pupazzi.

“IN QUESTO MONDO NON C'È POSTO PER CHI È BRUTTO COME ME”, pensava il povero giocattolo senza nome, ogni qualvolta gli acquirenti si manifestavano in spiacevoli smorfie mentre lo guardavano lì posato su uno scaffale di legno.

Arrivò però il giorno in cui una famiglia avente poche disponibilità economiche, lo comprò come regalo di Compleanno del loro figlioletto.

L'orsacchiotto era felice, e se non fosse stato per la mancanza di una bocca sul suo “volto”, avrebbe elargito un enorme sorriso.

Esso fu messo quindi in una scatola e portato nell'abitazione di quella famiglia, dove attese una notte lì rinchiuso.

Arrivò così il mattino, che segnava l'inizio del decimo Compleanno del piccolo Tommaso.

Il pupazzetto non vedeva l'ora di incontrare il suo padroncino e di avere un nome, ma dovette aspettare fino a sera. Fu così che, dopo la solita canzoncina “Buon Compleanno a te”, e dopo che il bambino ebbe spento le dieci candeline ed espresso il suo desiderio, la scatola fu aperta.

Peccato, però, che le cose non andarono come Senza Nome sperava. Infatti, Tommasino fece la solita smorfia che facevano tutti i bambini nel negozio, e cominciò a piangere e strillare. Il regalo fattogli dai genitori, non era di suo gradimento.

A quel punto, per calmarlo, il padre del bambino gli disse << Tranquillo, Tommy, lo buttiamo e ti portiamo sulle giostre. >>

Infatti così fece e Senza Nome, più triste che mai, si ritrovò in un bidone della spazzatura, al buio.

Attese lì per una notte intera, ma quando sorse il Sole, una famiglia povera, che cercava qualcosa di utile nell'immondizia, lo trovò e lo diede alla figlioletta.

Finalmente il pupazzo vide sorridere una bambina per lui. Si sentì speciale. Soprattutto quando la piccola disse: << Quant'è bello il mio orsacchiotto. Lo farò sposare con la mia bambolina!“ >>. Raccolse una vecchia Barbie da terra, senza una gamba, la pose di fronte all’orsetto per farli "baciare”, ma si accorse che a lui mancava la bocca. La bambina però non si perse d'animo e disegnò quella parte mancante a Senza Nome, con un pennarello rosso.

<< Ecco fatto. Sorrisetto, Milena, vi dichiaro marito e moglie! >> Esclamò, rimanendo poi un bel po’ di tempo a giocarci.

Calò poi la notte, la bambina dormiva e la vecchia Barbie chiese il nome all'orsacchiotto.

<< Beh, non ho mai avuto un nome, ma ora mi chiamo “Sorrisetto”. Tu, invece? >>

<< Prima ero la “Bellissima Barbie”, poi semplicemente “Barbie”, poi la “Vecchia Barbie” ed infine la “Barbie Sgambata”. Solo ora ho un vero nome, “Milena”. >>

<< Come mai tutti questi nomi? >>

<< Ho avuto tante padroncine >>

<< Oh, io neanche uno. Sono troppo brutto per piacere ad un bambino. >>

<< Non dire così. Che tu sia bello o brutto, rotto o funzionante, nella vita troverai sempre chi ti affibbierà difetti o si stancherà di te e ti getterà via. Alla fine, però, ci sarà sempre qualcuno che ti apprezza e che ti vorrà davvero, e che in ogni giorno della sua vita, sarà lì, ti guarderà, sorriderà e dirà “TI VOGLIO BENE!” >> Sorrisetto non rispose, ma si limitò a guardare la bambina che dormiva, avvolta in un lenzuolo, con la testa appoggiata su un marciapiede e pensò di aver finalmente trovato quel qualcuno che la Barbie descriveva.

Era felice.

10

Mi chiamo Giuseppe Conti, sono nato a Bergamo nell'aprile del 1962.

In famiglia si è sempre praticata la fotografia a livello amatoriale e così è venuto naturale per me, all'età di 14 anni, maneggiare quelle scatole con bottoni e cursori che facevano quel bel rumore sommesso alla pressione di un bottone… il “click” seguito dal zzzz dell'otturatore.
Giocare con la luce e imparare a fissare momenti che hanno il tempo di un attimo sul supporto argentato dove durerà per sempre è stato il passo naturale…

“ Per fotografare bene un Paese bisogna innamorarsi di lui,…. concepire ogni foto come una carezza …. cogliere ogni raggio di sole come un suo sorriso …. il gorgoglio delle fontane come la sua voce e la sua canzone … i suoi vicoli come le sue braccia che avvolgono e abbracciano … non importa come si chiami… la gente è lì nelle pietre calpestate o che calpesti o calpesterai e che hanno voglia di raccontare a chi ha voglia di ascoltare . ”

Il Progetto che vi invio l'ho intitolato “Dal finestrino del treno”

Questo progetto è nato sul treno Kharkiv-Kiev una fredda mattina del gennaio 2015, osservavo il paesaggio Ucraino sfrecciare e mi è venuta l'idea di voler bloccare la velocità del treno, della vita intorno a me in momenti fotografici, in attimi così fermati, in un mondo tutto trasformato in ombre fugaci.
Ho così impugnato la mia X100S (ho anche una X-E2 e una nuova X-T1) e con impostazioni tutte manuali ho eseguito questi scatti “onirici” di un divenire rapido di vita intorno a me.

“ …dal finestrino del treno
attimi di vita
diventano immagini
ombre che scorrono come un fiume intorno a me.”

“Quando ero piccola:
Mettevo le mie braccia nella maglietta e dicevo alle persone che avevo perso le mie braccia.
Riavviavo il videogioco ogni volta che sapevo che stavo per perdere. Dormivo con tutti gli animali di peluche come una bambina, così nessuno di loro si offendeva.
Avevo quella penna a 4 colori, e cercavo di spingere i bottoni in una volta.
La decisione più difficile era scegliere con quale gioco del nintendo giocare.
Aspettavo dietro una porta per spaventare qualcuno, poi me ne andavo perché ci avevano messo troppo tempo per uscire o dovevo fare pipì.
Fingevo di dormire, così potevo essere trasportato a letto.
Pensavo che la luna seguisse la mia macchina.
Guardavo due gocce d’acqua scivolare sulla finestra e facevo finta che fosse una gara.
Andavo sul computer solo per usare paint.
L’unica cosa di cui mi dovevo preoccupare era il tamagotchi.
Mi sbucciavo le ginocchia che guarivano meglio di un cuore distrutto.
Ricordo quando eravamo bambini e non potevamo aspettare di crescere. A che diavolo stavamo pensando?
Mi ricordo i pomeriggi davanti a Disney Channel.
Mi ricordo “Raven”, “Cory alla casa Bianca”, i “maghi di Weverly”, “High School Musical”, “Camp Rock” e “Hannah Montana”.
Erano quei tempi in cui i voti erano sempre belli, quei tempi che potevi mangiare di tutto e non ingrassavi. Erano quei tempi in cui andavi al parco con la tua amichetta a leggere “cioè”. Quei tempi in cui l’unica forza arrivava dai personaggi delle tue serie preferite.
Era tutto così semplice e naturale. In fondo erano solo pochi anni fa, ma sembra passata una vita.
Volevo tanto crescere, volevo tanto poter uscire con gli amici e tornare tardi a casa, volevo tanto andare al liceo e sentirmi grande. E ora, tutto quello che vorrei è vivere un’ altra volta, anche solo per un secondo, quegli anni stupendi.. per poi essere pronta a dire “addio” a tutti questi ricordi e capire che piccola non lo sono più."❤

#littleme#me#cute#happy#pinkdress#pink#happydays#funny#summer#summertime

Nella scatola dei ditali
ci stanno le ruotine dei bottoni
che si attaccano ai cappotti,
ci sta il filo bianco
che si impiglia nelle mani di mia madre
cha hanno pazienza.
Nella scatola dei ditali
ci sono agli aghi del tempo
che forano tutte le sere.
—  Nino Pedretti, Poesie in dialetto romagnolo

luke-the-magical-penguin asked:

So for if you'd date me Okay so I have green eyes but they change all the time big red lips my hair is black and wavy at the moment I change my hair color. I have a Bottony nose I have an eyebrow piercing I'm 5'0 I have curves I have an hour glass shaped body. I wear black glasses and I'm very silly and sarcastic :-)

I think the only reason I wouldn’t is because of age

Quando ero piccola mettevo le braccia nella maglietta e dicevo alle persone che avevo perso le mie braccia. Riavviavo il videogioco ogni volta che sapevo che stavo per perdere. Dormivo con tutti gli animali di peluches come una bambina, così nessuno di loro si offendeva. Avevo quella penna a quattro colori, e cercavo di spingere i bottoni in una volta. La decisione più difficile era scegliere con quale gioco del nintendo giocare. Aspettavo dietro una porta per spaventare qualcuno, poi me ne andavo perché ci avevano messo troppo tempo per uscire o dovevo fare pipì.
Fingevo di dormire, così potevo essere trasportata a letto. Pensavo che la luna seguisse la mia macchina. Guardavo due gocce d'acqua scivolare sulla finestra e facevo finta che fosse una gara.
Andavo sul computer solo per usare paint.
L'unica cosa di cui mi dovevo preoccupare era il tamagotchi. Mi sbucciavo le ginocchia che guarivano meglio di un cuore distrutto.
Ricordo quando eravamo bambini e non potevamo aspettare di crescere. A che diavolo stavamo pensando?
Mi ricordo i pomeriggi davanti a Disney Channel. Mi ricordo “Raven”, “Cory alla casa bianca”, “I maghi di Weverly”, “Hight Scool Musical”, “Camp Rock” e “Hannah Montana”.
Erano quei tempi in cui i voti erano sempre belli, quei tempi in cui potevi mangiare di tutto e non ingrassavi. Erano quei tempi in cui andavi al parco con la tua amichetta a leggere “Cioé”. Quei tempi in cui l'unica forza arrivava dai personaggi delle tue serie preferite. Era tutto così semplice e naturale.
In fondo erano solo pochi anni fa, ma sembra passata una vita. Volevo tanto crescere, volevo tanto poter uscire con gli amici e tornare tardi a casa, volevo tanto andare al liceo e sentirmi grande.
E ora, tutto quello che vorrei é vivere un'altra volta, anche solo per un secondo, quegli anni stupendi… Per poi essere pronta a dire “addio” a tutti questi ricordi e capire che piccola non lo sono più.
Beatrice Borromeo sposa bis: i suoi beauty look

Elegante, raffinata, una vera principessa: Beatrice Borromeo ha scelto una candida creazione di Armani per dire il suo secondo sì, quello religioso, a Pierre Casiraghi, in una romantica cerimonia andata in scena sul lago Maggiore a una settimana dalla cerimonia civile celebrata nel Principato di Monaco.

E se per le “prime” nozze dello scorso 25 luglio la giornalista 30enne aveva scelto un’etereo abito rosa in pizzo e tulle firmato Valentino, per la chiesa ha invece optato per la tradizione con un Armani Privé realizzato appositamente per lei da re Giorgio, una nuvola avorio di pizzo chantilly e seta dalla linea svasata con le maniche riccamente adornate chiuso sul retro da una lunga fila di piccoli bottoni. A completare il wedding look, un lungo velo in tulle di seta appuntato sui capelli biondi raccolti e tenuto fermo da dettagli gioiello. Un look che la raggiante sposa ha sfoggiato con tutta la disinvoltura degna di un’ex modella, e che ha rinnovato la sua somiglianza (forse un tributo?) alla divina Grace Kelly, anche nella scelta dell’abito per i festeggiamenti.

Pronunciato per la seconda volta il fatidico sì, per l’esclusivo party sull’isola Bella, la più intima dell’arcipelago delle Borromee, la neo sposina si è calata in un bellissimo vestito bianco, anche questo firmato Armani, dal taglio a impero, stretto in vita da una cintura e impreziosito da un ampio strascico plissé fermato sulla schiena da due spille di diamanti a forma di ali, preziosi gioielli di famiglia. Meravigliosa al suo arrivo sull’isola a bordo di un motoscafo con il marito Pierre, che per il matrimonio ha indossato un tight grigio perla (sempre firmato da re Giorgio), la Borromeo ha scelto di raccogliere i capelli in uno chignon impreziosito da una treccia per dare risalto ai lineamenti cesellati enfatizzati da un trucco molto naturale.

Una scelta in linea con lo stile adottato per l’intera durata di queste nozze reali incominciate lo scorso 25 luglio nel Principato di Monaco: 5 in totale gli abiti indossati dalla Borromeo, dalle due eteree creazioni disegnata da Pier Paolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri per la collezione Primavera Estate 2015 della maison Valentino alla doppietta targata Armani, passando per il romantico abito bianco di Alberta Ferretti indossato per il party prenozze.

⋅Jeans EDC by Esprit uomo di colore nero
⋅Effetto usato
⋅Passanti in vita per cintura con larghezza fino a ca. 5 cm, etichetta del marchio in similpelle
⋅Patta con bottoni in metallo con logo classico
⋅Modello 5 tasche, piccoli rivetti con logo davanti, ricamo dietro
⋅Impunture tono su tono
⋅Vestibilità: linea slim | vita: bassa | coscia: molto stretta | gamba: molto stretta
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L’Fbc Saronno scommette sui tifosi: pronto l’azionariato popolare

L’Fbc Saronno scommette sui tifosi: pronto l’azionariato popolare

L’Fbc Saronno punta tutto sui propri tifosi: non solo ha fatto loro scegliere il logo ma adesso apre ai propri fedelissimi anche la “stanza dei bottoni”.

Nelle ultime ore è nata l’associazione “Il mio Fbc Saronno” che permetterà a tifosi ed appassionati di sottoscrivere una quota della società. I fondi saranno utilizzati per scopi definiti dall’assemblea ma il sodalizio avrà poi il diritto di…

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Un titolo appropriato credo non ci sia, o meglio ora non sarei in grado di trovarne uno. Mi mancava scrivere. Sono mesi, forse anche un anno che mi impongo che le parole si dispongano in ordine, dalla mia testa alla tastiera del compurer o alle mie dita. Non so perchè ho avuto così tanta paura di scrivere, di tornare a dar luce alle mie vicissitudini interiori. Ho perso la mano, ho perso quella sorta di abilità che prima possedevo. Per cosa? Per non mettermi faccia a faccia con le mie azioni, quelle che si schiantano nel mio inconscio di notte mentre sogno e nella realtà quando inevitabilmente prendono vita. Devo sempre stare male per scrivere? O meglio. Devo essere sempre sotto psicofarmaci per farlo? Sono diventati i miei fedeli compagni di vita. Gli unici che sono lì nella scatola gialla in cucina e aspettano ogni mia ricaduta. Eppure è come premere un pulsante, uno di quei bottoni anti panico. Prendo le pasticche e non esisto più, tutto è a rilento. Il mondo continua ad andare avanti ma io rimango nel limbo del tepore dell’attesa, chiedendomi fino a quando l’effetto durerà. E più spero duri a lungo, più in fretta svanisce. Il mio amato Tavor è tornato da me. Ricordo quanto ne ero dipendente, quante volte invece di fermare i miei tentati suicidi li acutizzava. Smisi. Ho ripreso questo anno a prenderlo, ovviamente di nascosto. Nessuno doveva sapere che c’ero ricaduta. Io. Io che ho lottato tanto per ridurre i farmaci, io che ho cercato di perdere 10 chili con tanta forza di volontà da continuare a vedermi grassa uno schifo e mangiando meno di quanto abbia mai mangiato. Contando tutto. Voler mangiare e non farlo per scendere ancora. Sì, tornare alle diete mi ha riportato a questo, a quando la Psichiatra mi riempiva di Prozac e il mio mondo era appannato. Ora è ancora tutto offuscato ma senza Prozac. Ho perso di nuovo il controllo su di me. Ho perso la battaglia eppure credevo di essere migliorata. Ma quando hai il cuore e l’anima in frantumi cosa rimane? Avevo creduto ancora nei sentimenti e per la prima volta avevo creduto che portassero sul serio, concretamente, a qualcosa di buono. Ma invece?  Io non vado bene per lei,non sono la fortezza che vuole. Sono l’opposto di cui ha bisogno, nonostante io le abbia dato tutto, ogni cellula di me stessa.  Ma è ok. Devo fare i conti con la mia vita, con quello che ho perso, con quello che devo fare per renderla di nuovo vivibile e non questa fogna in cui sto annegando.

Oscar, ho smesso di guardare alle stelle. 

Giulia Mazzoni, concerti sold out e standing ovation in Cina
Roma, 3 ago. (askanews) - Si è concluso ieri alla Qintai Concert Hall di Wuhan il tour in Cina di Giulia Mazzoni. La giovane pianista toscana ha conquistato il pubblico cinese: migliaia di persone, infatti, hanno applaudito il suo talento durante i 5 concerti del tour che hanno registrato tutti il sold out: il 23 luglio al Tianjin Grand Theatre di Tianjin, il 26 luglio alla Xi'an Concert Hall di Xi'an, il 29 luglio a Chongqing, il 31 luglio allo Shanghai Oriental Art Center di Shanghai e il 2 agosto alla Qintai Concert Hall di Wuhan.
Sul palco Giulia Mazzoni ha presentato i brani del suo disco d'esordio “Giocando con i bottoni” che, uscito in Cina lo scorso 23 luglio (pubblicato e distribuito da China Record Shangai Co. su licenza di Bollettino Edizioni Musicali), ha già avuto un ottimo riscontro di vendite.
L'album “Giocando con i bottoni” (distribuito in Italia da Artist First) contiene 14 composizioni inedite per pianoforte solo che si muovono tra tradizione classica e musica pop, fotografando sensazioni, immagini e ricordi dell'infanzia e del presente di Giulia Mazzoni. Attraverso uno stile musicale romantico, minimalista ed impressionista, il disco fa della semplicità il suo elemento cardine.