boom economico

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/// DIECI IMMAGINI INDIMENTICABILI DI PAOLO LIMITI CHE MI HANNO SALVATO DALLA DEPRESSIONE E DA UNA MORTE PREVEDIBILE ///

1)Lo so, le mie cravatte sono SEMPRE state orrende, ma adesso vi confesserò che era un gioco: quando si comincia a lavorare davanti all'obiettivo agli inizi bisogna trovare un elemento di attenzione per distinguersi e farsi ricordare. Le donne hanno i vestiti, le pettinature, il trucco noi più che giacca e… cravatte (appunto!). Allora ho deciso di puntare sulle più kitch che avrei trovato e mi sono divertito un sacco! Mi è cascata la mandibola quando ho scoperto poi che molti le trovavano belle e andavano a cercarsele. L'orrore, l'orrore, l'orrore! (Si, lo so, lo diceva Marlon Brando)”

E’ lo stesso Paolo in persona a svelare un clamoroso retroscena: le cravatte kitsch erano una trovata di finissimo marketing. Noi ti amiamo lo stesso Paolè, pure i Beatles e Micheal Jackson erano (ri)costruiti. Chisselincula i detrattori a Pa. Bellissima foto con tutti gli accostamenti cromatici che tentano di rubare la scena al grande Paolo, che non molla di un centimetro. Come è giusto che sia.

2) Paolo e la sua partner sessuale e lavorativa preferita. La magnifica Floradora, cane stupratore con la voce da trans raffreddato, è stata una spalla incredibile per un incredibile presentatore come Paolo. Memorabili le freddure della cagnetta, paragonabili soltanto a barzellette b-sides del Cucciolone.

3) Paolo e la grande Vivian Leigh eleganti e carismatici in maniera imbarazzante. In questo fotogramma particolare, il Paolone nazionale mostra alla pur brava attrice come sarebbe dovuta essere la scena della doccia in Psyco. Se solo Hitchcock avesse conosciuto Mister Limiti ne avrebbe fatto una nuova vedette tipo Grace Kelly o Ingrid Bergman.

4) Paolo perde (pochissimo) pelo ma non il vizio. Dopo Floradora, troviamo un altro esponente di razza canina a rapire il cuore del nostro amatissimo. Igor, il nome del cane di Paolo, è evidentemente stupefatto dall'eleganza della dimora del signor Limiti. Una carta da parati a dir poco magistrale. La poltrona rosè poi chiude definitivamente ogni stupida insinuazione sulla poca virilità del nostro Paolone. 

5) Zara e American Apparel lo hanno richiesto come modello per diverse campagne, ma il signor Limiti non è in vendita. Portare l'eleganza e la classe nella vita delle persone si fa soltanto attraverso il grande servizio pubblico di mamma Rai, raccontando aneddoti sul cugino handicappato di secondo grado di Orietta Berti. L'etica e l'estetica in una sola foto, di pari passo con le righe delle sue camicie.

6) Avete problemi seri? La vita è una merda? State tranquilli, tutto tornerà ok. No, non lo dico io. Lo dice il grande Paolo. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro, no? Un pollicione può cambiarti la vita.

7) Sempre dita, si va sull'indice. Il nostro Paolone indica il cielo, l'unico “limite”, il punto a cui puntare sempre nella vita. Oppure si tratta di uno scatto durante una partita di calcetto con PL10 che indica il sette dove ha piazzato il pallone, rivendicando un goal fantastico e facendo impazzire gli amici del campetto. L'eleganza intrinseca è perfino superflua da commentare.

8) L'Italia ormai vi fa schifo? Siete esasperati e volete andare all'estero? Paolo vi si piazza davanti alla dogana e vi parla di vecchi aneddoti del boom economico italiano anni ‘60. Siete ancora così sicuri di voler tradire la vostra patria, brutti senza dio?

9) Triplo disco di platino. Recensioni di Pitchforck e Nme entusiaste. Successone anche live al Coachella, Glastonbury e al Primavera sound per Paolo Limiti’s and the Floradoras, il più grande gruppo alternative rock italiano e forse anche europeo. Quantomeno di Lussemburgo e San Marino. Copertina più carismatica di Sergeant Pepper.

10) Perfino superfluo commentare. La classe con cui il Paolone nazionale decide di accettare la sfida di imitare una balena nudista che si iscrive ad un corso di Zumba è semplicemente straordinaria. La grazia del signor Limiti è troppo grande per essere limititata dalla dura terra, molto più adatta ad esprimersi in mare, formando una danza primordiale col glaciale mare dell'adriatico.

“Il grande Gatsby” - F. S. Fitzgerald

Un altro grande classico finalmente da spuntare dalla mia lista (ormai erano anni che questo libro mi attendeva riposto nella libreria). 
Devo dire che non mi ha colpita quanto mi sarei aspettata. Perché, semplicemente, se non si conosce il contesto in cui Il grande Gatsby fu pubblicato, il libro di per sé non trasmette l’idea di ribellione e rottura delle regole, tanto da sconvolgere la generazione precedente a quella dell’autore. Non per lo stile, ovviamente, ma per i contenuti libertini che riflettono la società in cui i giovani si affacciano e vivono all’insaputa dei genitori. 
Viene comunque trasmessa l’idea di decadenza della società, dell’attaccamento morboso ai beni materiali, tanto da porli innanzi ai sentimenti. Ma questo è poi ciò che accade in ogni epoca, con ogni cambiamento ed innovazione: succedeva allora col boom economico come succede oggi con i social e i cellulari (gli uomini non cambiano, cambiano solo le loro abitudini). 
Infatti tutto, nel mondo fantastico e sfavillante di Gatsby, è meraviglioso, ma accompagnato da un perenne sentore fatiscente, come se una morte prematura avesse abbracciato ormai da tempo tutte quelle ricchezze senza possibilità di riscatto.

È quasi più interessante il contesto storico del libro stesso; non fate il mio stesso errore e gustatevelo appieno solamente dopo aver letto l’introduzione o un qualunque manuale di storia che parli del boom americano degli anni venti e del suo impatto sul mondo intellettuale (in genere leggo l’introduzione solo a fine libro per non farmi influenzare e per confermare eventuali teorie). 

UK e EU: Il dissolvimento di un sogno

Ho lasciato passare qualche giorno, per consentire che lo shock, lo sgomento e la rabbia sedimentassero.
A poche ore dall'esito del voto ho letto di CEO di grandi multinazionali che scrivevano ai dipendenti, dicendo di stare tranquilli, per ora, e che purtroppo al momento non avevano risposte.. solo domande. Come tutti.
La realtà dei fatti è che io venerdì mi sono svegliato più povero, in un paese vittima di giochetti di potere tra fronde dei conservatori, e in balia delle paure inoculate (da una compagine di razzisti) negli strati sociali più bassi e meno istruiti della popolazione.
Boris Johnson è un opportunista figlio di puttana. Basti pensare che fino a qualche mese fa neanche aveva deciso da che parte stare. E ha fatto tutto questo solo per diventare primo ministro. Johnson: uno che ha fatto il corrispondente da Bruxelles per anni per il Times e in tutto quel tempo inventata (letteralmente inventava) notizie per demonizzare l'Europa. Roba tipo Salvini e i tostapane.
Gove, l'arrogante conservatore che, all'ennesimo rapporto di illustri economisti (Bank of England, IMF, nobel prices, ..) sulle conseguenze della Brexit, risponde “la gente ne ha abbastanza dei cosiddetti esperti”. Ah sì? Va bene Gove, allora però la prossima volta dovessi avere bisogno di entrare in sala operatoria, ci mandiamo il mio gelataio a operare, ok? Con tutto il rispetto per il mio gelataio.
Farage.. vabbe’, si commenta da solo. Uno che va in giro a dire “io non vorrei mai come vicini di casa gente di origine X” (dove X è una nazionalità a caso, che cambia a seconda del momento). Se non è la definizione di razzismo, allora devo cambiare dizionario. E il bello è che poi Farage continua a sposare donne non inglesi e manda i figli a studiare cento lingue diverse. Farage, miserabile ipocrita.
Questa gente ha fatto campagna parlando di 350 milioni di sterline che potranno investire nell'NHS (sanità) a settimana col risparmio di essere fuori dall'UE. I conservatori!!! Gente che ha macellato i servizi sociali e la sanità pubblica per vent'anni.
E gli “stranieri che vengono a rubare il lavoro”. Certo. Peccato che nel pieno del boom economico i conservatori avessero fatto “opt out” e deciso di accettare numeri elevatissimi di stranieri per anni e anni. Contro l'opinione dell'UE. Poi certo, se tagli qualunque finanziamento sociale per decenni (motto is “light state, light taxes, light services”), chiaro che l'NHS collassa al crescere della domanda e del numero di pazienti. A quel punto che fai? Opzione 1, vai in TV e dici “Ho aumentato a dismisura il numero di pazienti e ridotto all'osso ogni servizio. Sono un coglione”. Opzione 2, “stranieri di merda, fanculo all'UE”.

Cameron invece potrebbe passare alla storia come il primo ministro che ha distrutto il Regno Unito, e l'Europa intera. Ha indetto un referendum per contrastare il crescere delle ultradestre, giocato una mano pericolosa, convinto di vincere. E ha perso, generando la scintilla che accenderà le destre e simili desideri in tutti gli altri stati dell'UE.

Quanto ai brexiters.. sono gli strati più deboli e meno istruiti. Non è una mia opinione.. è un fatto. Le città hanno votato remain: London, Oxford, Cambridge, Newcastle, Bristol, Liverpool, Manchester, .. Tutte Remain.
E gli strati sociali istruiti hanno votato al 75% remain.
E i giovani hanno votato al 75% remain. Ma i giovani sono pochi.. e i vecchi e le zone rurali hanno votato in massa leave. Ironicamente, le zone rurali sono quelle si’ piene di stranieri, ma certamente meno che nelle grandi città. Quindi lo straniero è un bene o il male?

Poi possiamo dibattere di quanto l'Europa funzioni male e debba essere migliorata o riparata. Ma scappare farà solo peggio a entrambe le parti.
Io ieri ho visto persone piangere. Persone devastate e regioni sotto shock, come il Nord Irlanda. Ma la democrazia è democrazia. E il voto di una mia collega con PHD esperta di politica internazionale varrà sempre tanto quanto quello dei chav che urlano per strada “fucking Polish, you now go home”.
Cmq.. siamo agli inizi.
Vedremo che succederà quassù e che succederà da voi.
Io vedo un futuro nero per tutti.. ma magari sono solo pessimista.
In bocca al lupo a tutti, in qualunque nazione siate. Ogni nazione ha il suo Farage, purtroppo.

In un'altra parte della città - L'età d'oro delle cartoline

In un'altra parte della città - L'età d'oro delle cartoline, Paolo Caredda Isbn 2014

Una storia a immagini delle cartoline nel periodo del boom economico che diventa pian piano un romanzo in cui “emergono le mille storie individuali della città reale, escluse dal palcoscenico della Città Ufficiale”.

“La gente comprava veramente cartoline dalla strada in cui viveva. Con una freccia segnalava il punto in cui si trovava casa sua. Poi le spediva in giro. Era il segno di un rinnovamento epocale, quel casamento rappresentava la cosa più lontana dalle macerie del dopoguerra. (..) Arte popolare. Prodotta da e per le periferie”. 

“Privilegiavano il senso del luogo rispetto ai valori del Grande Magazzino e della messa in scena. Celebravano la fine del Buon Gusto.
La cartolina come immagine ribelle, assente a ogni appello”.

I luoghi della nostra memoria visiva, delle nostre periferie, dei nostri bar, delle nostre pinete, dei nostri autogrill. Schegge di immaginario popolare tra architettura, società ed economia che viaggiano tra caselle postali con quello che vogliamo raccontare di noi con un saluto a chi vogliamo bene. Cartoline dai luoghi che ci appartengono, atmosfere quotidiane da fantascienza, sguardi ribelli lontani dalla logica del mondo perfetto da vacanza.

Che cosa ci aspettiamo oggi da una cartolina?
Quali immagini potremmo spedire per raccontare qualcosa delle nostre case, delle nostre periferie e dei nostri luoghi ricorrenti di passaggio? Chi vorremmo salutare attraverso i luoghi del nostro presente così difficile?
Quali “immagini ribelli” creano poesia nel brutto?