bonimba

“Buonanotte… qui è Radio Raptus… e io sono Benassi… Ivan. Forse lì c’è qualcuno che non dorme, be’ comunque che ci siate oppure no, io c’ho una cosa da dire. Oggi ho avuto una discussione con un mio amico; lui… lui è uno di quelli bravi, bravi a credere a quello in cui gli dicono di credere. Lui dice che se uno non crede in certe cose non crede in niente. Be’ non è vero… anch’io credo…Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards.

Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa che vuole l’affitto ogni primo del mese.

Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi.
Credo che un’Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.
Credo che non sia tutto qua, però prima di credere in qualcos’altro bisogna fare i conti con quello che c’è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche Dio.
Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecento mila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose.
Credo che c’ho un buco grosso dentro, ma anche che il rock n’ roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono.
Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx.
Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.”

Radiofreccia - Luciano Ligabue (1998)

Sogni imbarazzanti che non hanno senso

Si era io, Bonimba, Antognoni e Bettega (tutti giovani e con la maglia della Nazionale) che correvamo e saltavamo delle siepi. Di fronte a noi c'era una spiaggia caraibica con una capanna in bambù, ma più correvamo più la spiaggia si allontanava. 
Bettega ci stava spiegando perchè, secondo lui, è indispensabile che ogni persona legga Pirandello. Ad un certo punto Antognoni interrompe Bettega e dice “mi è tornato in mente quando Roberto si è innamorato di quella cozza” Bonimba e Bettega si scambiano uno sguardo dubbioso. Antognoni riprende “ce l'ho con te, Bonimba.. a te piacevano sempre le cozze, così eri sicuro che non te le toccava nessuno”. Bonimba si agita, risponde risentito che ha sempre avuto bellissime donne e Bettega “è questo il problema, l'immagine che gli altri hanno di te..”.
Poi, da destra, spunta Pazzini che salta le siepi anche lui. Ci voltiamo a guardarlo e chiedo stupita “ma come fa a saltare così, se si è infortunato un paio di giorni fa?”. Bettega si mette a ridere talmente tanto che deve fermarsi. Si ferma anche Antognoni, che ride e si tiene il fianco. Non capisco cosa stia succedendo, ma Bonimba mi da una pacca sulle spalle e mi dice “stai tranquilla, nessuno si infortuna per caso, è tutto calcolato”. Bettega ci raggiunge, con le lacrime agli occhi dal troppo ridere, e dice “sei troppo piccola per capire certe cose… su, torniamo a correre. Giancarlo! Muoviti, che la spiaggia è lontana!”.