boccia

Laura Boldrini

Laura Boldrini ci spiega perfettamente perché in Italia state sempre più una merda. Ma non a livello economico, piantatela di rompere i coglioni che non siete poveri, ma come società a livello etico-morale, se preferite proprio come esseri umani. 

Nel 1981, a 20 anni, la Boldrini parte 3 mesi per il Venezuela a lavorare in una piantagione di riso. Vi ricorda Di Battista? Manco per il cazzo, perché a quel punto lei, dopo aver viaggiato per Panamà, Costa Rica, Nicaragua, Honduras, Guatemala, Messico e via fino a New York, decide di dedicare 6 mesi allo studio e 6 mesi viaggiare  (Sud-est asiatico, Africa, India, Tibet), ma nel 1985 si laurea in Giurisprudenza. La Boldrini ora ha 24 anni.

Tra l’83 e l’86 lavora per l’Agenzia Italiana Stampa ed Emigrazione. Nel’86 entra in RAI dove lavora a vari programmi e nel 1989 vince un concorso da Junior Professor all’ONU, precisamente alla FAO, come addetta stampa, cioè a 28 anni è laureata e lavora come addetta stampa alla FAO.

Dal ‘93 (32 anni) al ‘98  lavora presso il programma alimentare mondiale (WFP) come portavoce e addetta stampa per l’Italia. Svolge diverse missioni tra cui Ex Jugoslavia, Caucaso, Afghanistan, Tagikistan, Mozambico, Iraq.

Tra il ‘98 (37 anni) e il 2012 diventa portavoce della Rappresentanza per il Sud Europa dell’alto commissariato per i rifugiati dell’organizzazione delle Nazioni Unite (UNHCR) a Roma. Ne coordina l’attività d’informazione in Sud Europa, svolgendo pure diverse mansioni: responsabile ufficio stampa italiano, capo redattore della rivista Rifugiati, tiene conferenze, seminari, va in luoghi di critici tipo Bosnia, Albania, Kosovo, Pakistan, Afghanistan, Sudan, Caucaso, Angola, Zambia, Iran, Giordania, Tanzania, Burundi, Ruanda, Sri Lanka, Siria, Malawi, Yemen.

Di Battista guarda il soffitto della sua camera da letto pieno di dubbi adolescenziali, nonostante abbia già 30 anni suonati, arrovellandosi la testolina con domande simil filosofiche tipo “perché la povertà?”, “perché la gente soffre?”, “Giorgio me li presterà gli appunti per l’esame di diritto internazionale? Dico so già 3 volte che il professore mi boccia. Magari ora fossi a Cuba!” e nel mentre la Boldrini, nello stesso arco di tempo, dall’alto del suo prestigioso lavoro di giurista, giornalista e commissario ONU, conosce, tocca con mano, studia, analizza, compara, viaggia e scrive libri sulla parte più critica del Mondo: quella sconvolta da guerra e povertà e che oggi bussa alle nostre porte sia attraverso i loro ingenti flussi migratori e sia, indirettamente, ponendoci di fronte a nuove problematiche etiche, sociali ed economiche, cogliendoci, di fatto, del tutto impreparati.

Allora, anziché chiederne a chi ne sa forse qualche cosa di più, abbiamo preferito farla diventare barzelletta nel caso migliore (o peggiore, tipo le imitazioni di Fiorello, porcoqueldio) o nel caso peggiore, dandole della mignotta a cui augurare uno stupro collettivo di massa da parte di extracomunitari, possibilmente di pelle scura.

Il tutto, in un Paese che blatera da anni di meritocrazia e parità dei diritti. Secondo il principio della meritocrazia, la Boldrini dovrebbe stare al posto del Dalai Lama ed avere il diritto di Ius Primae Noctis sul vostro culo flaccido e peloso. E invece no perché ha due enormi difetti per l’italiano medio: ha troppe conoscenze, ed è una donna che quando parla non mostra le tette. 

IL MIRACOLO DELLA VITA

Qua, all’età di quattro anni, sono stato sbalzato di bicicletta da un tizio in vespa e con le ginocchia ho lasciato due strisce di sangue e carne lunghe quattro metri.

Qua, all’età di sei anni, sono rimasto appeso a un tondino di ferro conficcato in un polso finché un adulto non mi ha disincastrato.

Qua, all’età di 9 anni, ho messo il piede su un asse di legno e il chiodo arrugginito mi ha passato il piede da parte a parte. Sono tornato a casa con tale asse sotto al piede ma mi sono fatto aiutare a toglierla prima di entrare in casa.

Qua, all’età di 10 anni, sono caduto in bicicletta in un fosso pieno d’acqua e non riuscivo più a venire fuori perché ero incastrato nella bicicletta.

Qua, all’età di 12 anni, sono mancati circa 20 cm affinché non fossi appiattito da un treno uguale uguale alla monetina che avevo messo sui binari per farla appiattire.

Qua, all’età di 13 anni, ho rischiato di morire nello stesso incendio del cinema all’aperto che avevo appiccato incidentalmente. Davvero, non l’ho fatto apposta.

Qua, sempre tredicenne, ho rischiato di essere sodomizzato da un maniaco che mi ha rincorso a braghe calate ma io ero in bicicletta e lui correva tipo papera (suca Stephen King)

Qua mi sono gettato sulle gambe il gasolio infuocato di una vecchia boccia di segnalazione da cantiere stradale.

Qua sono rimasto svenuto qualche ora a terra perché ho provato a rompere un sasso di fiume lanciandoci sopra un altro sasso di fiume e non avevo calcolato l’effetto rimbalzo.

Qua ho cercato di prendere al volo una bottiglia di vino del tavolino di un ristorante all’aperto, sono caduto di bicicletta e il fondo rotto mi si è piantato nella schiena.

Qua sono rimasto un giorno intero intrappolato all’interno di un crogiuolo gigante per fondere le rotaie. Spento.

Qua sono stato investito dalla tempesta di shrapnel infuocati di una bottiglia molotov che avevo costruito insieme ai miei amici e lanciato contro un muro. Il muro era troppo vicino.

Qua, finalmente un maturo quattordicenne, sono fiondato due volte di sotto dal frangiflutti: la prima in bicicletta sugli scogli, la seconda col Ciao sul tetto di una macchina.

Qua, quindici anni, ho fatto un frontale con una Mercedes, il Ciao si è spezzato in due e io ho rifatto cofano, parabrezza e tettuccio della suddetta macchina con la mia pregiata persona.

Qua, a 17 anni, mi hanno sfondato uno zigomo con una mazza da baseball.

Qua, a 18 anni, mi hanno accoltellato a una sagra di paese. Era un mio amico e anch’io l’ho accoltellato. Scherzone innocuo tra amici ubriachi. Siamo ancora amici.

Qua a 20 anni un proiettile calibro 9mm è rimbalzato sul fusto di birra che volevamo spillare senza spina e si è piantato sul muro sopra la mia testa.

Questo era il mio pronto soccorso preferito, da dove mi chiamavano preoccupati se non mi vedevano per più di una settimana.

Il miracolo della vita si riferisce al fatto che è un miracolo che io sia ancora vivo e quindi ricordate di non incazzarvi troppo se i vostri figli torneranno a casa coi vestiti sporchi.

Il tipo di cliente che preferisco è l'americano che cordialmente ti chiede una boccia di Barbaresco del 2010 da 30 euro, ti lascia la mancia, non la finisce, così posso finirla io.
E bella lì.

Dunque pensi di saper distinguere
il Paradiso dall’Inferno?
Cieli azzurri dal dolore?
Conosci la differenza tra un campo verde
e un freddo binario d’acciaio?
Un sorriso da un velo?
Credi di saperli distinguerli?
Ti hanno fatto barattare
i tuoi eroi con dei fantasmi?
Calde ceneri per alberi?
Aria calda per una fresca brezza?
Una fredda sensazione di agio per il cambiamento?
E hai barattato una parte da comparsa in guerra
con una posizione di comando in gabbia?
Quanto vorrei, quanto vorrei che tu fossi qui.
Siamo soltanto due anime perse
che nuotano in una boccia per i pesci rossi.
Anno dopo anno,
correndo sul solito vecchio terreno,
cosa abbiamo trovato?
Le stesse vecchie paure.
Vorrei che tu fossi qui.

Ieri sera sono andata a questa serata un po’ artistica dove c’erano quadri poesie e una scultura di creta realizzata su di un teschio fosforescente. Una roba ganzissima. C’era anche un tizio che conversava con una boccia di vino vuota, molto appassionato di Wess e Dori Ghezzi, mentre cantava: “E non ci lasceeeremooo maai, abbiamo troooppe cose insieeeme”. L’ho trovato appropriato visto la presenza della bottiglia, solo che poi si è addormentato sul tavolo. Peccato.

Come vorrei, come vorrei che tu fossi qui.
Siamo solo due anime perse
che nuotano in una boccia per i pesci.
Anno dopo anno,
correndo sempre sul solito terreno,
cosa abbiamo trovato?
Le stesse vecchie paure.
Vorrei che tu fossi qui.
—  Pink Floyd - Wish you were here

Ho scritto ad una che mi aveva rotto il cazzo:

Oggi, dopo la morte di ieri della piccola cavalla Periclea, ho letto di animalisti che ci insultavano, che ci chiamavano “bestie” perché, durante le prove del palio, una cavalla si è rotta una spalla in modo grave e, purtroppo, inoperabile.
Parto dicendo che la foto che gira tanto del cavallo grigio a terra non è Periclea bensì Guess, cavallo che mentre spacciate per morto, gira tranquillo per i campi e l'anno dopo che essere svenuto in Piazza per via dei crampi, ha persino vinto il palio.
Per coerenza, spero vivamente che siate tutti vegani perché nessun animale va al macello per scelta e tutti soffrono quando vengono uccisi.


Ho letto cose come “Bigotti, capisco che sia una tradizione ma far correre un cavallo sulle mattonelle gli fa male, e sicuramente quando lo sellate il cavallo non è felice” Mi chiedo quale palio abbia visto, dato che i cavalli corrono sul tufo e non vengono sellati.


E si, non sono lì per scelta, è vero, ma credi che il gatto che hai castrato sia stato castrato per sua scelta? Il pesce rosso nella boccia di vetro pensi che ci stia bene? Il jeko nella teca di vetro si sente in una spa, giusto?
Prima di dire che a noi dei cavalli non ce ne frega nulla, fai un giro in una qualsiasi contrada nei giorni del palio.


Il cavallo è la priorità assoluta. Per qualsiasi cosa, la prima cosa importante è il cavallo. Non viene mai lasciato solo, nemmeno la notte, ogni notte un contradaiolo dorme di sua spontanea volontà nella stalla, tra puzza di feci, mosche e fieno. Sicuramente sarebbe più comodo un bel letto matrimoniale, no? Eppure si preferisce stare col cavallo, assicurarsi che sia tranquillo, che non abbia paura dei rumori che ci sono, che non si senta mai solo, che semplicemente stia bene.
E, prima di chiamarci bestie, fate un giro anche nelle contrade a cui si è fatto male il cavallo, per esempio a noi l'anno scorso si ruppe un cavallo e vidi la scena più toccante e triste della mia vita:
Tornando in contrada piangendo come disperati, tremando vidi gli adulti con i figli in braccio che gli dicevano: “Babbo, ma lo abbatteranno?” Ed i genitori rossi di paura e di preoccupazione e con gli occhi colmi di lacrime difficili da trattenere: “Amore mio spero di no, spero di no davvero.”
E la sera la comunicazione che il cavallo poteva essere salvato, e allora fuori i soldi dalle tasche dei contradaioli per pagare di nostra spesa le cure a quel meraviglioso cavallo che ora pascola tranquillo, sano e tranquillo.
Quanti, negli ippodromi, pagano di tasca loro le cure per il cavallo? Quanti?
Quanti piangerebbero disperati dopo che un cavallo si è fatto male?
Quanti, vedendo cadere sia fantino che cavallo direbbero “Chi se ne frega del fantino voglio sapere come sta il cavallo?”
I senesi, solo i senesi.
Quanti starebbero 24h/24 con un cavallo, quanti ci dormirebbero insieme?
E vorrei far notare l'incoerenza di questi animalisti che: “Il cavallo non sceglie di correre il Palio; verissimo, ma il vostro gattino ha scelto di vivere con voi? Il pesce rosso ha scelto di vivere in una boccia di vetro? E il vitello di diventare bistecca? Il cane di essere castrato? L'hanno scelto, no?
Sicuramente quando portare i cani a castrate vengono scodinzolanti e con la lingua di fuori dalla gioia, sicuramente!


E dato che siete così convinti che maltrattiamo gli animali, perché non vi fate un giro a vedere come vengono fatti gli antidoti del veleno dei serpenti? Visto che vengono allevati e maltrattati per creare l'antidoto mi auguro che, se veniste morsi, rifiutate il veleno. Sarebbe il minimo per essere un po’ coerenti.

Detto questo, io domani torno nella mia contrada e prego che la contrada della Giraffa venga estratta a sorte per correre il palio di agosto, così da avere finalmente un cavallino da amare nella stalla.
Ora, come ogni anno, cari animalisti, state dicendo che verrete a manifestare il giorno del palio, vi aspettiamo il 16 agosto a siena cari finti animalisti di sto cazzo. Venite se avete il coraggio. Vedrete cosa vuol dire essere maltrattati davvero. Una volta per tutte venite cazzo, non se ne può più di queste minacce a vuoto, vi aspettiamo da anni e non venite mai. Noi siamo qua ogni giorno pronti ad affrontarvi. (Se davvero voleste fermare il palio, sareste già qua. "Non fare domani quello che potresti fare oggi”, dice un vecchio detto.)
Concludo qua, ho già detto tutto.

SIENA TRIONFA IMMORTALE.


Ah, dimenticavo:
Dal 2000 sono morti 7 cavalli (a me risultano meno, ma così dite voi), considerando che si corre 50 volte all'anno, CINQUANTA comprese tutte le prove, ci sono state 750 corse dal 2000. 7 morti su 750 corse. Negli ippodromi sono circa il quadruplo, quindi mi sorge spontanea la domanda: L'alto tasso di mortalità è davvero a Siena? Ma il salto a ostacoli dove, per l'appunto, è morta poco fa Camille Z non si critica, il salto a ostacoli piace. Vi piace che i cavalli corrano a 2 anni di etá quando, a Siena, prima dei 5 non li prendono.
Periclea, la cavallina che si è fatta male ieri, si è fatta male non per colpa della pista o del fantino, ma perché è inciampata con gli arti anteriori sul cavallo che la precedeva rompendosi, così, una spalla. Stessa identica cosa che è successa al cavallo del mio vicino di casa mentre correva libero in un campo con altri cavalli. Libero in un campo.
Del Palio vi rode il fatto che sia una nostra (e mai mai mai mai vostra) tradizione bellissima, che unisce animali e persone di ogni generazione, che mischia lacrime e sudore. Che sia amore e talvolta tristezza, frustrazione ma sopratutto gioia, allegria, felicità.

Si, sono diversa,strana,anormale continuate pure a dirlo, tanto ne sono consapevole io stessa.
Non sono uguale a voi;
Non lo sono perchè io non guardo la maglia firmata o le scarpe di marca ma gli occhi di una persona;
Non lo sono perchè non noto quello che le persone vogliono mostrare di se stesse,e poi magari le giudico anche male, io le persone le scavo nell’animo;
Non sono come voi perchè dico in faccia quello che penso e perchè lotto per i miei ideali anche se magari gli altri non sono d’accordo con me;
Sono diversa perchè mi creo sempre mille problemi per quelli che sono i problemi degli altri;
Perchè non sono sfacciata come tante altre ragazze,anzi, io mi faccio mille complessi anche solo per salutare la persona che mi piace;
Non sono come voi perchè non mi piace essere al centro dell’attenzione, anzi, cerco di nascondermi il più possibile nelle ombre degli altri;
Non lo sono perchè non mi importa delle apparenze e non tengo conto del parere degli altri;
Non sono ”uguale” a voi perchè non mi piace la falsità, ma qui viviamo in un mondo falso, viviamo in un mondo in cui chi non si mette sotto i riflettori allora non è nessuno, viviamo in un mondo dove,se non ti metti dalla parte del più forte,vuoi sembrare un duro,se dici quello che pensi sei un pazzo, se non ti vesti come gli altri sei tagliato fuori…Beh allora sai che vi dico? Tenetevelo pure il vostro caro,mondo di merda,continuate a vivere nella vostra boccia di vetro,perchè io si, sono diversa e contenta di esserlo.
—  Claudia Orecchio

A quanto pare, ogni tanto gli adulti si prendono una pausa per sedersi a contemplare il disastro della loro vita. Allora si lamentano senza capire e, come mosche che sbattono sempre contro lo stesso vetro, si agitano, soffrono, deperiscono, si deprimono e si chiedono quale meccanismo li abbia portati dove non volevano andare. Per i più intelligenti diviene perfino una religione: ah, spregevole vacuità dell’esistenza borghese! Alcuni cinici di questo tipo cenano alla tavola di papà: “Cosa ne è stato dei nostri sogni di gioventù?” si domandano con aria disincantata e soddisfatta. “Sono volati via, e la vita è proprio bastarda”. Non sopporto questa finta lucidità dell’età matura. La verità è che sono come tutti gli altri, ragazzini che non capiscono cosa sia successo e che giocano a fare i duri mentre avrebbero voglia di piangere. Eppure non è così difficile da capire. Il problema è che i bambini credono ai discorsi dei grandi e, una volta grandi, si vendicano ingannando a loro volta i figli. “La vita ha un senso e sono gli adulti a custodirlo” è una bugia universale cui tutti sono costretti a credere. Da adulti, quando capiamo che non è vero, ormai è troppo tardi. Il mistero rimane, ma tutta l’energia disponibile è andata da tempo sprecata in stupide attività. Non resta che cercare di anestetizzarsi, nascondendo il fatto che non riusciamo a dare un senso alla nostra vita e ingannando i nostri figli per credere di convincere meglio noi stessi.[…]  La gente crede di inseguire le stelle e finisce come un pesce rosso in una boccia. Mi chiedo se non sarebbe più semplice insegnare fin da subito ai bambini che la vita è assurda. Questo toglierebbe all’infanzia alcuni momenti felici, ma farebbe guadagnare un bel po’ di tempo all’adulto - senza contare che si eviterebbe almeno un trauma,quello della boccia. - L'eleganza del riccio, Muriel Barbery.

Come un pesce rosso in una cristalleria

Continua così e non ti preoccupare.

Ok, questa è una lettera, e le lettere hanno quella cosa lì dell’intestazione, nome indirizzo codici e simili, però sto riordinando le idee quindi è il caso che le scriva come mi vengono fuori, e dirti la cosa principale era utile, almeno so che te l’ho detta, e che non me la sono persa per strada.

Chiederti le solite frasi di circostanza non mi va, sono riempitivi. Ciao come sta come va in famiglia lo studio gli amici l’amore l’organo genitale di rappresentanza che desideri di più e simili cose sono riempitivi, lo sappiamo benissimo entrambi. Uno chiede queste cose quando non ha niente di cui parlare, quando non sente da tanto la persona, quando ci sono quelle occasioni in cui devi davvero dimostrargli che ci tieni, e quindi devi domandargli le cose generiche del caso, che sennò poi si pensa che non te ne freghi un cazzo, e non va bene.

Partiamo allora dalle basi, con la frase che mi premeva più dire, e proseguiamo la conversazione - è una lettera, ma ti sto parlando. La leggerai col mio tono di voce e gesticolerai come me, quindi staremo conversando nella tua testa - con le cose davvero necessarie. Ho capito una cosa, e te la devo dire finchè è ancora presente come idea, e sarà (non è vero, non lo so se lo sarà) una cosa lunga e incasinata.

L’amore non ti insegna un cazzo, i sentimenti positivi non ti insegnano niente, non devono insegnare niente loro in fondo, devono essere provati sulla pelle nelle ossa sui denti e nel cuore, non hanno niente a che vedere col cervello, al massimo qualcosa con la pancia, ma davvero, non trarre mai insegnamento da ciò che hai provato di positivo: assaporalo. Vivilo. Godilo. Una bistecca cucinata come cristo comanda non ti insegna niente su Platone, ma ti fa sentire in paradiso. O se sei vegetariano boh, non lo so, dicono che il Tofu abbia la sua dignità quindi in caso assaporati il cubetto di tofu e vai con la mia benedizione a suon di carote mentre ti parlo.

Se c’è una cosa che devi imparare, è che l’eternità la vivi solamente provando cose negative. E può sembrare un controsenso, ma davvero, davvero, impara ad odiare, impara a provare rabbia, impara a mandare a fanculo la gente, e impara a mandarle davvero a fare in culo, non le cose a metà che poi sorridi e dici “no vabbè scherzavo”. Non scherzarci sopra, e taglia i rapporti con un taglio netto, preciso, e puntuale.

E lì capirai cosa è l’eternità.

Ok, può sembrare una mezza cazzata così, per questo adesso arriva la parte didascalica che tutti odiamo, perchè se te lo dico così te fai un’idea strana sulla situazione, inizi ad odiare a casaccio, e bon, mandi tutto e tutti a puttane. E’ fondamentale che non inizi ad odiare a casaccio, ma che lo faccia con cognizione di causa. Puoi e devi amare a casaccio, ma per odiare devi metterci impegno.

Perchè l’Amore è - e te lo giuro - più facile da vivere, quando capisci che non ti insegna un cazzo. Ed ogni volta che lo provi, devi convincerti - ci vuole poco, fidati - che sia quella o quello giusto.

E lo è. Lo è davvero. Ogni volta è quello giusto. Per un secondo uno scambio di sguardi, per un minuto che aspettate il verde per strada, per qualche ora d’attesa alla posta od al supermercato, per un paio di giorni di uscite in comune con gli amici, per un mese di rapporti, per qualche anno di relazione, per una vita… è sempre e comunque la persona giusta. Perchè l’amore ha un concetto davvero stretto del tempo, con l’amore tu entri nel panico, entri nel pallone, ogni giorno guardi quella persona e ti domandi “mi ama ancora? La amo ancora? Ci amiamo ancora?” ogni litigio è un casino, ogni discussione è l’apocalisse, l’amore è una lente d’ingrandimento, è un microscopio, anche nelle coppie più collaudate l’amore ha sempre quella piccola cosa che ingigantisce la gioia ed il dolore e la fame e la sete ed hai sempre, sempre, voglia di sentire quella persona. I secondi sono il sacro romano impero nell’amore, non finiscono mai, e quando finiscono sono stronzi e finiscono di botto.

Ed ogni volta, è quella giusta. Ogni volta, ti dici che era quella sbagliata, ed ogni volta di nuovo, è quella giusta. Perchè soprattutto l’amore non ti insegna un cazzo, e va benissimo così. Se ti insegnasse qualcosa poi prevederebbe pure che tu imparassi la lezione, ma visto che lui per primo se ne fotte di ste cose, non ti insegna niente, e se fingi di aver imparato, ti fotte più pesantemente.

Hai capito? Ora prova ad odiare.

E’ facile vero? Manco per il cazzo. Odiare è difficile, dici che odi qualcuno però poi continui a sentirlo, dici di provare qualcosa di orribile ma poi passa tutto dopo qualche tempo, e quindi no, non funziona così. Serve l’esempio del pesce rosso per capire cosa sia l’eternità.

Hai un pesce rosso. Non lo ami nè lo odi, un pesce rosso fa blub e ti fissa con gli occhi da pesce rosso, e tu lo nutri e magari gli dai nomiglioli e quello che ti pare, ma è quasi un tamagotchi, uno degli animaletti del nintendo DS il pesce rosso, un coso che galleggia in un’acqua che capisci che va cambiata quando non lo vedi più attraverso la boccia - se sei figo ed hai l’acquario tanto meglio, manco ti accorgi di quello - ed ecco la tua eternità.

Quanto vive un pesce rosso? Un anno? Due? Mesi? Settimane? Devi andare su google a vederlo, non sai un cazzo dei pesci rossi, quindi effettivamente possiamo sparare una cifra qualsiasi e va bene. Facciamo che viva molto, e gli diamo tre anni di vita, così, ipotesi scientifica. Il pesce rosso vive tre anni di vita.

Tu per tre anni hai sta cosa nella boccia che ti gira attorno. Cambi acqua, metti mangime, dai nomignolo, e bon, tutto fatto. A volte l’ignori, a volte non gli parli, a volte non ci fai un cazzo, a volte t’incazzi perchè come minchia s’è ridotta l’acqua in così poco tempo e come cazzo fa a schizzarti ovunque che è un cosino di qualche centimetro di lunghezza? 

Poi un giorno entri a casa, e quello è morto. Secco eh? Morto davvero. Perchè è arrivata la scadenza, e te non te l’aspettavi. E tu lo frulli nella tazza del cesso - non siamo ipocriti, nessuno fa il funerale ai pesci rossi, e se lo fai vuol dire che hai un problema - e bon, finita lì, ci rimani maluccio ma non troppi, ma ci ripensi sopra per una mezza giornata. 

Il giorno dopo la boccia è vuota, e lì avverti che qualcosa non va. E ti accorgi che qualcosa non va con un pesce rosso, ci siamo a questo punto? Il pesce rosso deve essere fondamentale nell’esempio.

Ora prendi i tuoi genitori. Stessa identica storia del pesce rosso, ma ingigantita (senza la boccia ed il mangime). Te non ti accorgi che invecchiano. Non ti accorgi di come stanno. Non capisci un cazzo dei loro problemi e magari te ne fotti pure dei loro problemi perchè hai i tuoi di problemi. Gli vuoi bene a tratti, ma sostanzialmente se sei un adolescente li vivi come seccature o come produttori di cibo e vestiti.

Li stai dando per scontati. 

Poi un giorno ti muoiono. So’ stronzo a buttarla così secca la bomba, lo so, ma pensaci. “Un giorno ti muoiono” non vuol dire niente. A meno che non sia successo un incidente orrendo, non capitano da un giorno all’altro le cose. Ci sono i segnali. Li vedi più vecchi, più stanchi, gli anni passano, te hai una famiglia o no, un lavoro o meno, li senti poco, i messaggi di routine, e poi niente, svaniscono dalla mente. Hai troppo da fare per concentrarti su di loro.

E finisce lì. Finisce lì e quella, ti giuro, quella è l’eternità.

E vale con ogni persona che odi, con ogni persona che dai per scontata, con ogni persona con cui tagli i rapporti, con ognuno di loro, tu sperimenti l’eternità.

Perchè la verità è che quando fai una cosa del genere, una vocina infantile dentro di te - quella che in caso di sentimenti positivi urla come una bestia, perchè ha paura di perdere la sensazione che sta assaporando - ti dice “tanto domani poi ci parli di nuovo, fottitene”. E te, perchè sotto sotto hai davvero altro a cui pensare, e vuoi stare bene con te stesso, e mille altre cose, te ne fotti.

E quando poi torni a guardare nella direzione dove avevi lasciato le cose, scopri che le cose, nel frattempo, sono proseguite senza di te. E magari, mentre te avevi premuto il tasto pausa, quelle sono arrivate da sole alla fine.

Stammi bene, e come ho detto all’inizio, continua così.