C'era una volta una ragazza, che poteva sembrare comune sottoposta a degli sguardi indiscreti, bastava saper guardare un po’ più in profondità per vedere quanto particolare fosse.
Nessuno la chiamava per nome, la chiamavano semplicemente Blu. Quel colore non le piaceva, però le si addiceva. Era il colore dei suoi occhi, della sua tristezza e della sua pioggia. 
Blu camminava tantissimo, non le piaceva stare in casa. Delle cuffie non ne aveva bisogno, la musica ce l'aveva in testa. Quando canticchiava sottovoce, i mostri per strada la guardavano storto, come se fossero stupiti dalla sua capacità di non vergognarsi ad essere sé stessa. Blu non aveva tanti amici, solo Marco, il fiorista che lavorava davanti a casa sua. Si parlavano poco, ma si guardavano tanto, e forse era meglio così. Le parole a loro non servivano, una sensazione così non la si può raccontare.
Blu quella sera decise di tornare a casa in treno. Era deserto, non c'era nessuno che potesse vederla, allora scrisse una poesia sul vetro accanto a lei. Quando arrivò alla sua stazione, scese rapidamente dal treno e si affrettò a raggiungere il piccolo negozio di Marco.
Era chiuso. Blu, sconfortata, tornò a casa strisciando i piedi, come una bambina a cui non hanno comprato le caramelle. Quel ragazzo era la sua caramella preferita, il suo peccato. Sapeva che non le faceva bene, ma adorava la sensazione di vederlo a nudo, una volta tolto l'incarto; però non ha saputo resistere, l'ha mangiato subito, non era brava a gestire le tentazioni. Marco era seduto sulle scale all'entrata di casa, sorrideva. Anche lei sorrise, nonostante non le piacesse, il suo sorriso. Ma sapete, Marco era riuscito a farglielo piacere, a farla sentire bella e giusta, era riuscito a guardarla in profondità, a cogliere le sue particolarità, proprio come i fiori. Però quel ragazzo era svanito, e quella curva sul volto di Blu diventò uno scarabocchio. “Per quanta acqua tu possa dare ad un fiore morto, esso rimarrà sempre tale”, era questa la poesia che aveva scribacchiato sul finestrino, era questa la realtà che ogni giorno toglieva acqua alle sue radici.
—  Matteo, La Buonanotte (via @corroso)