billboard 2013 music awards

anonymous asked:

Isn't BTS also the first asian artist to win an american music award? like, even including asian american artists?!

PSY won a Billboard Music Award for Top Streaming Song in 2013 ^_^ we can say that Bangtan is the first kpop group. But most likely not the first asian artist.

BECAUSE MY ASS IS LOCATED ON THE BACK OF MY BODY

Io Taylor Swift me l’immagino un po’ come Sally Brown, la sorella del buon vecchio Charlie: una che ha raggiunto la pace interiore, ma continua ad avere scocciature esteriori.

Che si tratti di frequentare quanti e quali ragazzi vuole, di raccontare nelle sue canzoni esperienze di vita vissuta, di decidere in che termini mettere a disposizione la sua musica sulle piattaforme di streaming, di decidere se e come parlare di temi caldi come la politica o le Women’s March, o di donare 250.000 dollari a Ke$ha per aiutarla a sostenere le spese legali del suo processo per violenza sessuale, per qualcuno, per quelli cioè che Gesù chiamava frustrati del cazzo poveri di spirito, questa ragazza ha torto a prescindere.

Chiunque può frequentare chi vuole ma lei no, è una troia.

(vabbè, siamo realistici, è più che altro un privilegio degli uomini poter frequentare chi si vuole senza venire additati)

Qualsiasi cantautore può raccontare nelle sue canzoni le proprie esperienze ma lei no, lo fa solo perché le piace fare la vittima.

(a questo link il post sulla faida con Katy Perry)

Qualunque musicista può decidere di non usufruire delle piattaforme di streaming, specie se non retribuiscono adeguatamente gli artisti minori ma lei no, è soltanto un’avida opportunista attaccata ai soldi.

(a questo link il post sulla questione Spotify)

Qualsiasi membro del mondo dello spettacolo può sollecitare la gente ad andare a votare ma omettere di specificare per quale candidato (perché anche negli USA il voto è segreto e personale), ma lei no, doveva dire di votare per la Clinton. Non l’ha fatto, è evidentemente una schifosa supporter di Trump.

Qualsiasi celebrità può semplicemente twittare il proprio sostegno alle Women’s March senza parteciparvi, ma lei no, doveva essere presente contemporaneamente a quella di Washington, di Los Angeles, di Chicago e di Approdo del Re.

Chiunque può donare denaro per aiutare una persona in difficoltà (nel caso di specie, Ke$ha) senza doverlo per forza pubblicizzare ai quattro venti, ma lei no, doveva scrivere un tweet a sostegno, e la donazione non è poi così importante, voglio dire, essere in grado di pagare gli avvocati che ti assistono fa così anni ’90.

Avete capito il meccanismo.

Ma se è vero che Taylor ha un che di Sally Brown, è altrettanto vero che ha pure un che di Elizabeth Swann. Avete presente, sì? Pirati dei Caraibi 3, quando si piazza a muso duro davanti a Beckett e gli fa “noi combatteremo… e voi morirete”. Ecco. Perché puoi anche decidere di andare addosso a Taylor agitando in aria i sassi di Ours e i mattoni di New Romantics, però non lamentarti sei lei ti scruta negli occhi come un Velociraptor… e poi ti asfalta.

Tutto ciò ci porta quindi ai recenti eventi di questo torrido agosto, dove c’è stata un bel po’ di asfaltatura, fatti a loro volta collegati a quelli del giugno 2013.

Nelle puntate precedenti:

  1. Il 2 giugno 2013, durante un meet-and-greet con i fan prima di un concerto a Denver, Taylor posava per una foto con il dj David Mueller e la allora fidanzata di quest’ultimo;
  2. Mueller procedeva quindi ad infilare una mano sotto alla gonna di Taylor palpandole poi il sedere;
  3. Avvertita la sicurezza - ma senza coinvolgere la polizia per evitare che la faccenda diventasse di dominio pubblico - Mueller veniva fatto allontanare;
  4. Venivano altresì avvertiti la madre di Taylor e alcuni membri del suo staff. La foto incriminata veniva quindi trasmessa all’emittente radio KYGO, datrice di lavoro di Mueller;
  5. Due giorni dopo il fatto KYGO licenziava il dj in quanto venivano meno i “requisiti morali” necessari per continuare il rapporto di lavoro;
  6. La foto, intanto, arrivava alla redazione del sito TMZ, e poi veniva “leakata” su internet;
  7. Nel settembre 2015 Mueller citava in giudizio Taylor, sua madre Andrea e il collaboratore di Taylor Frank Bell, sostenendo che le accuse mosse contro di lui fossero false, di aver ingiustamente perso il lavoro a causa delle pressioni del Team Swift nei confronti di KYGO, e di aver visto la sua reputazione rovinata. Secondo Mueller, era stato il suo collega Eddie Haskell ad aver palpato il sedere a Taylor;
  8. Nell’ottobre 2015 Taylor, in risposta, citava a sua volta in giudizio Mueller per molestie sessuali, giudicando pretestuose le affermazioni del dj;
  9. Nell’agosto 2016, Mueller insisteva affinché Taylor facesse cadere le accuse contro di lui;
  10. Mueller chiedeva come risarcimento la ragguardevole cifra di 3 milioni di dollari. Taylor, da parte sua, quella simbolica di 1 dollaro, perché per lei non era questione di fare soldi dal processo, ma di dimostrare al mondo in generale, e alle donne in particolare, che si può, e soprattutto si deve, far valere il proprio diritto di essere le uniche e sole padrone del proprio corpo.

    Fast-forward di un anno:

    Il processo, di cui riporto e commento le questioni principali, si è aperto il 7 agosto 2017, per concludersi il 14.

    L’ho seguito via Twitter: il telefono cinguettava in continuazione le notifiche di tipo tutti i giornalisti presenti a Denver, roba che mi mancava solo il meteorologo e avevo fatto l’en plein.

    Al banco dei testimoni si sono succedute un sacco di persone, tra cui gli stessi Mueller e Taylor. Ed è stato il più grande spettacolo dopo il big bang gli spaghetti alla carbonara.


    7 agosto:

    La testimonianza di Mueller è stata imprecisa, incerta ed evasiva. Prima non ricordava dove aveva messo la mano, poi sì, ricordava di averle toccato le costole, prima il pugno era chiuso, poi il palmo era rivolto orizzontalmente verso il pavimento, poi c’era la marmotta che confezionava la cioccolata.

    [questa foto è stata tra le prove addotte dall’avvocato di Taylor: in effetti, a giudicare dalla posizione del braccio di Mueller, la sua mano poteva toccare le costole di Taylor solo se Taylor fosse stata UN DANNATO PICASSO! Perché oh, a me tredici anni di Grey’s Anatomy hanno insegnato che il culo sta giù e le costole stanno più su, poi non so che telefilm guarda ‘sto maiale…]

    Circa invece le presunte pressioni fatte da Taylor, da Andrea e dal management all’emittente radiofonica affinché lo licenziassero, Mueller ha infine ammesso che in effetti la radio già pensava non rinnovargli il contratto ben prima di questa squallida faccenda. Questa cosa si commenta da sola.

    Ma forse la parte migliore di tutta la sua deposizione è la seguente. Un’accusa di molestie sessuali certo rovinerebbe la reputazione di chiunque, e infatti nel fare causa a Taylor Mueller non ha tralasciato di farlo presente. Se non fosse che, sempre durante la sua deposizione, ha dovuto ammettere di essere stato lui a parlare della cosa a ben trentasette (T R E N T A S E T T E) persone, quando Taylor aveva rinunciato a chiamare la polizia proprio per evitare di rendere pubblica la cosa. Anche questa cosa si commenta da sola, io mi limito soltanto ad un F4 basita.


    10 agosto:

    Di contro, Taylor è stata strepitosa. Non ha mai cambiato versione, a differenza di Mueller, non si è mai contraddetta né ha contraddetto le altre testimonianze a suo favore,  è sempre stata precisa nello spiegare i fatti, ha sempre individuato con sicurezza Mueller come autore del fatto (e non Haskell), non ha mai fatto mistero di quanto quel gesto l’abbia disgustata. Tutto questo con una sassiness che Enrico Mentana può soltanto imparare.

    Nel corso degli anni aveva già dato prova di non essere abile e pungente con le parole soltanto nei testi delle sue canzoni. Tanto per rinfrescarvi la memoria:

    “Davvero non c’è una sensazione comparabile a quella di scrivere una canzone su qualcuno che è stato davvero cattivo con te, qualcuno che ti odia profondamente e rende la tua vita un inferno, e poi vincerci un Grammy” [Grammy Awards 2012]

    “Ai fans, che vengono ai concerti e comprano gli album. Voglio soltanto che sappiate una cosa: siete la relazione più lunga e più bella che abbia mai avuto” [Billboard Music Awards 2013]

    “Come prima donna a vincere due volte Album of the year ai Grammy, voglio dire a tutte le giovani donne là fuori: ci sarà qualcuno, lungo la strada, che proverà a sminuire il vostro successo o a prendersi il merito per i vostri traguardi o la vostra fama, ma se vi concentrate sul lavoro e non lasciate che questa gente vi distragga, un giorno, quando arriverete dove state andando, vi guarderete intorno e saprete che siete state voi e le persone che vi amano a farvi arrivare fin lì, e sarà la sensazione più grandiosa del mondo” [Grammy Awards 2016]

    Così, se Taylor è un po’ Sally Brown e un po’ Elizabeth Swann, mi permetto di dire che è anche un po’ Marco Valerio Marziale.

    Marziale è stato un epigrammista romano nato sotto Caligola e morto sotto Traiano. Scriveva cose tipo

    “Il tuo cagnolino, Manneia, ti lecca il volto e le labbra:
    non mi stupisco, poiché ai cani piace mangiare la merda”
    [Epigrammi, I, 83]

    “Vuoi sapere perché non ti mando i miei libretti?
    Non voglio che mi mandi, Pontiliano, i tuoi”
    [Epigrammi, VII, 3]

    “Vuoi sposare Prisco: non mi stupisco, Paola, scema non sei.
    Prisco non ti vuole sposare: scemo non è neppure lui”  
    [Epigrammi, IX, 10]

    “Io non so che cos’è quello che tu, Fausto, scrivi a così
    tante ragazze. So solo questo: che nessuna scrive a te”
    [Epigrammi, XI, 64]

    Così, alla domanda dell’avvocato di Mueller, McFarland, se fosse stato il caso di avere un atteggiamento di critica nei confronti della sua guarda del corpo che non ha impedito il fatto, Taylor ha risposto

    “Ho un atteggiamento di critica nei confronti del suo cliente per aver infilato la sua mano sotto la mia gonna e avermi afferrato il culo”

    (mic drop #1)

    Quando lo stesso avvocato le ha chiesto se il suo team avesse conservato tutte le foto scattate durante il meet-and-greet incriminato [e che quindi avrebbero potute essere prodotte come prova a discarico del suo cliente], Taylor ha risposto

    “No, perché ci avete messo due anni per farmi causa”

    (mic drop #2)

    Quando McFarland ha domandato come mai la gonna non sembrasse arruffata sul davanti, avendo Taylor stessa affermato che Mueller gliel’avesse alzata, lei ha risposto

    “Perché il mio culo è situato nella parte posteriore del mio corpo”

    (mic drop #3)

    Quando McFarland ha osservato che forse quel giorno avrebbe dovuto prendersi una pausa, se Mueller l’aveva tanto sconvolta, Taylor ha ribattuto

    “E il suo cliente avrebbe potuto farsi una foto normale con me”

    (mic drop #4)

    Infine, Taylor ha detto qualcosa che, in effetti, è più una verità universale che una semplice risposta arguta:

    “Non permetterò che lei o il suo cliente facciano sembrare questa cosa [il licenziamento] come se fosse colpa mia, perché non lo è”.

    (mic drop #5)

    Chiunque frequenti internet per qualcosa che non sia soltanto condividere foto di gattini o spoiler di telefilm, avrà infatti certamente notato che - in tema di violenza o molestie sessuali - ci sarà sempre qualcuno che proverà ad addossare una qualche colpa alla vittima, perché magari indossava una “arrapante” gonna corta anziché la tuta da sci. Ecco, così come uno che si veste come il Conte Dracula non sta implicitamente chiedendo di vedersi infilzato il cuore con un paletto di frassino, così una ragazza che sceglie di indossare una gonna corta non sta implicitamente chiedendo di essere molestata.

    La colpa è sempre e comunque di chi decide di molestare o di violentare. Scolpitelo nella pietra.

    In questo caso in particolare, Taylor ha infatti altresì aggiunto che tutta la malasorte occorsa a Mueller da quel giorno - il licenziamento, la reputazione rovinata - non ha altri artefici se non lui stesso: è stata, né più né meno, la conseguenza delle sue disgustose azioni.


    12 agosto:

    Il giudice ha ritenuto di sollevare Taylor dalle accuse di aver interferito con il licenziamento di Mueller, perché non c’erano prove che avesse agito in merito, lasciando tuttavia il caso aperto nei confronti di Andrea Swift e Frank Bell.


    14 agosto:

    Le arringhe finali dei due avvocati, Greg McFarland per Mueller e Douglas Baldridge per Taylor, hanno fondamentalmente fatto il sunto di quanto già argomentato e dibattuto nel corso dei precedenti cinque giorni di udienza. È stato un processo lungo in termini di ore giornaliere ed estenuante in termini di argomenti trattati, e in effetti il sesto giorno entrambe le parti accusavano lo stress accumulato. Mueller era teso e nervoso, ma non ce ne frega assolutamente niente, e Taylor decisamente provata, tanto da scoppiare a piangere durante l’arringa dell’avvocato di controparte.

    Da un lato, McFarland ha insistito sul fatto che le accuse mosse contro Mueller fossero assolutamente false, che l’espressione di Taylor nella foto non fosse quella di una che stava venendo molestata e che se avesse provato a scansarsi - come affermato invece dalla controparte - sarebbe apparsa molto più sbilanciata rispetto al centro, e che non c’è alcuna prova che l’aggressione sia avvenuta perché nessuno - né la stessa Taylor né il suo staff - ha agito tempestivamente per fermare Muller.

    Ha inoltre ribadito che l’obiettivo del suo cliente non sono i soldi, e che tutte le testimonianze portate da Taylor non fossero attendibili perché provenienti da suoi dipendenti, mentre attendibile doveva essere considerata quella della ex fidanzata di Mueller.

    (ochèi, per non sapere né leggere e né scrivere: 1) chiedere tre milioni di dollari non è agire per soldi?; 2) la testimonianza di un dipendente non vale mentre quella di una fidanzata - che peraltro era rivolta verso la macchina fotografica e quindi non può in ogni caso aver visto nulla - sì?)

    Dall’altro, Baldridge ha invece argomentato facendo leva sulla scarsa credibilità di uno che ha cambiato versione più di una volta (al contrario di Taylor, che è rimasta coerente nel corso dei quattro anni) e che ha distrutto i dispositivi elettronici contenenti la registrazione della sua conversazione con i suoi datori di lavoro.

    E quasi come a voler rendere pan per focaccia a McFarland che ha tirato in ballo l’espressione di Taylor nella foto, così Baldridge ha affermato che quella di Mueller è l’espressione compiaciuta di qualcuno che si sta divertendo a fare qualcosa che non dovrebbe.

    In risposta alle allegazioni della controparte sul non aver agito tempestivamente per fermare o segnalare l’aggressione, Baldrige ha poi spiegato che essendo presenti dei bambini nella stanza, il team di Taylor ha ritenuto opportuno aspettare un momento più riservato per far presente la cosa.

    Infine, ma non per questo meno importante, Baldridge ha ribadito che, con questo processo, Taylor ha voluto dare un segnale importante a tutte le donne, cioè di avere il coraggio di far valere il proprio diritto di “dire no”.

    È stato poi di nuovo il turno di McFarland per le contestazioni, nelle quali ha affermato che “la legge dovrebbe scoraggiare le denunce avventate di abusi sessuali”.

    Baldridge ha invece chiosato che Mueller “ha perso il lavoro perché le ha palpato il sedere ed è stato beccato. E ora sta cercando di convincervi ad accanirvi di nuovo contro di lei perché vuole pararsi il deretano. È tempo di porre fine alla persecuzione delle vittime [di abusi] in questa corte e in questa nazione”.

    La palla è quindi passata ai giurati (che sono giudici dei fatti, mentre il giudice lo è della legge), sei donne e due uomini, affinché emettessero verdetto unanime basato unicamente su quanto visto e ascoltato in aula, senza dar credito ad eventuali dicerie, pregiudizi o qualsiasi altra cosa appresa al di fuori del tribunale (detto abbastanza in soldoni, le istruzioni del giudice erano molto più specifiche e articolate).

    Alle 16:45 ora di Denver, Colorado (00:45 del 15 agosto ora italiana), dopo quasi quattro ore di deliberazione, la giuria ha iniziato a leggere il verdetto (per dovere di cronaca mi sento di dire che stavo letteralmente infartando):

    VITTORIA SU TUTTA LA LINEA! TIÈ, INCASSA E PORTA A CASA! WE STAND UP CHAMPIONS TONIGHT!

    La giuria ha ritenuto che né Andrea Swift né Frank Bell abbiano interferito con la decisione di KYGO di licenziare Mueller, e soprattutto ha giudicato “preponderanti” le prove secondo le quali Mueller ha molestato Taylor, riconoscendole quindi il famoso dollaro di risarcimento.

    [reazione a caldo: l’eleganza prima di tutto]

    E insomma, niente: Mueller, che andava palpando culi, è stato preso a calci nel culo. Io la chiamo giustizia poetica.

    [giunta a questo punto, posso spiegare l’abbondare della parola “culo” al posto di più eleganti sinonimi. Non è perché io ami il vernacolo degli scaricatori di porto - ochèi, in realtà sì - ma perché durante le udienze è stata usata la parola “ass”. Si è trattato un modo per sottolineare la volgarità del gesto di Mueller. In effetti, un termine di sapore neutro come “bottom” (fondoschiena) non sarebbe risultato altrettanto efficace]

    Ora, se saltellare sulla Luna è stato, per Neil Armstrong, un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità, questo verdetto non è stata solo la vittoria di Taylor contro Mueller, ma la vittoria simbolica di tutte le donne che si troveranno ad affrontare situazioni simili o addirittura peggiori: si deve alzare la testa, e si può ottenere giustizia.

    E non è una conclusione scontata: non in un paese come gli Stati Uniti, governato da un presidente che ha affermato che le donne vanno afferrate “by the pussy”. O, per quel che ci riguarda più da vicino, in un paese come l’Italia in cui l’incitamento allo stupro da parte dei webeti è visto come una legittima critica politica all’operato dell’attuale terza carica dello Stato, Laura Boldrini.

    E no, non è “solo una palpatina, capirai, c’è di peggio”. Si tratta di lasciar decidere alle donne cosa è o non è tollerabile rispetto al proprio corpo. Ed è sacrosanto.

    Ora, riallacciandomi all’apertura del post, cioè che Taylor ha torto a prescindere e ogni cosa che fa la fa per i soldi o per avere pubblicità, c’è qualcuno che avuto il coraggio di dire che anche questo processo potrebbe essere stato soltanto un modo per far parlare di sé. Tutto ciò è meraviglioso, si è raggiunto un livello di complottismo che perfino i terrapiattisti iniziano a sembrare persone ragionevoli. Praticamente, Taylor ha inventato le accuse contro Mueller nel 2013 nella speranza che questi le facesse causa due anni dopo per avere poi un bel po’ di pubblicità nel 2017. Non perdo nemmeno tempo ad arrabbiarmi, perché - come si dice dalle mie parti - poi farei due fatiche, e semplicemente mi inchino di fronte a tali livelli di delirio mentale perché c’è evidentemente del genio.

    Poi ci si chiede perché la donne non denuncino e siano restie a chiedere sostegno: se anche una persona ricca sfondata e famosa viene accusata di agire solo per il proprio tornaconto economico o per attirare l’attenzione, come può una persona comune pensare che che la sua voce verrà ascoltata e il suo grido d’aiuto compreso?

    E tralasciamo l’omertoso silenzio di tutte quelle persone (specie tra le celebrità) che sono le prime a riempirsi la bocca di femminismo ma quando poi si tratta di difendere T-Swizzle (ma non in quanto Taylor Swift, eh, ma in quanto donna, che per sventura però si chiama Taylor Swift) hanno improvvisamente cose più importanti di cui parlare, oh, hey, comprate il mio singolo, who’s Taylor Swift anyway? Ewww.

    Ma questo processo è il saltello sulla Luna di Neil Armstrong. Ed è una vittoria anche per loro.

    “Riconosco il privilegio di cui godo nella vita, nella società e nella mia capacità di sopportare gli enormi costi di difendermi in un processo del genere. La mia speranza è che sia d’aiuto a tutte quelle voci che dovrebbero parimenti essere ascoltate. Per questa ragione, nell’immediato futuro farò delle donazioni alle organizzazioni che aiutano le vittime di molestie sessuali a difendersi” ha dichiarato Taylor al termine dell’ultima udienza.

    Abbiamo vinto, oh.

    E per dirla di nuovo con Elizabeth Swann, su le bandiere.