bianca bianchi

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Pantelleria - Dammuso Monastero

Ogni volta che sono a Pantelleria lo vado a trovare. Salgo fino al suo Dammuso nel tardo pomeriggio, quando lui ha finito di sistemare l’orto che Lei aveva realizzato e ha finito di mettere a posto l’abitazione, pronta per accogliere degli ospiti improvvisi, come Lei voleva. Lo trovo al tavolino sotto il patio che legge uno dei suoi classici con un bicchiere di vino bianco freddo davanti a lui. Si alza sorridendo e viene verso di me allargando le braccia. Ha la camicia bianca, come bianchi sono i capelli e la barba di tre giorni che risaltano sulla pelle abbronzata color cuoio. Profuma della vecchia colonia che una volta usavano i barbieri al paese. Ci sediamo e mi chiede dei miei viaggi, io chiedo del suo orto, e beviamo qualche sorso di vino bianco. Mi chiede poi se ho scritto qualcosa. Tiro fuori il mio libricino nero e glielo passo. Lui scorre le pagine e ogni tanto si ferma a leggere. Se la poesia non gli piace dice che dovevo essere più Neruda o meno Whitman. Se trova una poesia d’amore si ferma a leggerla lentamente e se gli piace mi chiede se gliela lascio. Io strappo il foglio e glielo passo, lui lo mette in un angolo del tavolo dimenticandolo. Quando il buio inizia, scendo verso il paese e lui mi saluta chiedendomi di tornare o di trovarci in un ristorante. Mentre scendo sento il vento caldo portare Lei da lui. So che lui prenderà il foglietto rimasto sul tavolo e la leggerà seduto di fronte al tramonto, sui sedili con i cuscini che Lei aveva comprato a Marrakech. La leggerà più volte, in silenzio. Poi con il buio si alzerà e andrà ad aprire il cassetto del comodino di Lei e tirerà fuori una scatola di latta di biscotti Danesi. La porterà al tavolo e l’aprirà tirandone fuori tanti altri fogliettini come quello che gli ho dato tenuti insieme da una molletta di legno. Ne leggerà qualcuno, ma non leggerà quello che avevo scritto quando lei se ne era andata. Non lo legge mai. Perché lo sa a memoria. Perché gli fa troppo male. Rimetterà a posto la scatola e si siederà un'altra volta nel patio, a parlarle nel vento, in silenzio. Quando di notte mi alzo per bere, il vento è scemato, lei è tornata in quel mondo inconsistente in cui vivono i ricordi; so che lui è sdraiato sul loro letto con il posto della moglie intanto. Non dorme, da allora non dorme più, aspetta in silenzio quel sonno ristoratore e liberatore che non arriva mai.


Every time I’m in Pantelleria I’m going to find him. I go to Dammuso in the late afternoon when he has finished settling the garden She had built and finished putting the house in place, ready to welcome the guests as suddenly as She wanted. I find him at the table under the patio reading one of his classics with a glass of cold white wine in front of him. He gets up smiling and comes to me by widening his arms. He has the white shirt, as white are the hair and three days beard rising on leather tanned skin. The scent of the old colony that once used the barbers to the country. We sit down and ask for my trips, I ask for her garden, and drink a few sips of white wine. He then asks me if I wrote something. I pull out my black note book bringing it to him. He runs the pages and occasionally he stops reading. If he does not likesome poetry he said I have to be more Neruda or less Whitman. If he finds a love poem he stops reading it slowly and if he likes asking me if I leave it to him. I tear the sheet passing it to him, he puts it in a corner of the table and forgets it. When the dark starts, I go down to the town and he greets me asking me to come back or meet me at a restaurant. As I come out I feel the warm wind bring her to him. I know he’ll take the paper on the table and read it sitting in front of the sunset, on the pillows She had bought in Marrakech. He will read it many times, in silence. Then with the dark he gets up and opens the drawer of her bedside table and pulls out a tin can of Danish biscuits. He’ll take it to the table and open it by pulling out so many other sheets of paper like the one I’ve been passed him holding together from a wooden hanger. He will read someone, but he will not read what I had written when she left. He never reads it. Because he knows it by heart. Because it makes him too bad. He will put the box back and sit again in the patio, talk to her in the wind, silently. When I get up in the night to drink, the wind is gone, she has returned to the inconsistent world where memories are living; I know he is lying on their bed with his wife’s place untouched. He does not sleep, he has not slept since then, he waits silently for the final resting and liberating sleep that it never comes.

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Okay Simone didn’t officially ask her out yet but they walk home together every day after work until he takes a right and she’s left. They talk about books, the meaning of life and she puts on her flowery perfume every day just for him. Each day that passes they try to walk slower and slower so they can keep talking and it’s starting to feel like an office romance.