battiti cardiaci

Si addormentavano tutte le notti dopo aver fatto l'amore. Nudi, abbracciati, in un incastro stupendo. Non si parlavano, aspettavano che il sonno gli cogliesse di sorpresa. Lui le accarezzava la pelle madreperla, mentre il fiato di lei si appoggiava sul suo collo. Lentamente le membra si rilassavano e l'odore dei corpi riempiva la stanza. Tenevano gli occhi chiusi, come se fossero concentrati sui loro battiti cardiaci. Si addormentavano così, amandosi.
—  Neversurrender
I tuoi abbracci mi ricompongono pezzo per pezzo, ricompongono una me che era stata distrutta e che era rimasta là così perché nessuno aveva abbastanza tempo per rimettermi in sesto.
La tua mano che cerca sempre la mia mi salva momento per momento da questa vita, che ammettiamolo, non è sempre tutta rosea.
Tu che mi tieni in braccio facendomi sentire piena, completa, viva.
Tu che sei il mio eroe, la mia salvezza da tutto ciò che fa male.
Io e te che camminiamo mettendoci il cuore dell’uno nelle mani dell’altra.
Che grande cose non trovi?
Un amore che si tiene per la vita, che si tiene per mano, che si bacia mentre i battiti cardiaci si regolarizzano.
Un amore che è una vita.
La tua vita, esistenza che diventa il mio amore.
«Gli attacchi di panico ti vengono solo a scuola. Cambiamo scuola?»
No, mamma. No.
Non mi vengono solo a scuola, mi vengono anche a casa, o in metropolitana, o quando sono in giro. Certo, a casa me ne vengono meno. A casa sto meglio. Perché non devo vedere nessuno. Perché so che, nel caso in cui dovessi stare male, non avrei gli occhi di ventisei persone che conosco per modo di dire puntati addosso. Non avrei tutti addosso, che mi chiedono cos'ho, cosa non ho, perché sto così, e che mi fanno pat-pat sulla spalla. 
Il pat-pat non serve a un cazzo, solo a farmi innervosire.
Quando mi chiedono cos'ho vorrei morire, perché non so mai cosa rispondere.
E no, non basta rilassarsi e pensare positivo. Ogni volta che mi dici «Pensa a cose belle, rilassati, respira» mi viene da piangere, perché non riesco.
Non ho cose belle a cui pensare.
Non riesco a rilassarmi con 150 battiti cardiaci al minuto.
Non posso respirare, perché non mi arriva ossigeno, perché mi si chiude la gola, perché ho mezzo corpo che mi formicola e le mani rigide e il cervello che fa quello che vuole.
E no, non posso gestirlo.
E no, non è colpa mia.

E ricorda, non ha importanza quanto peggiorino le cose: tu sei più prezioso di tutti i cristalli sulla terra, sei una forza, un'intera vita di battiti cardiaci, pensieri, delusioni, preghiere, segreti. Non sei niente di meno di un miracolo. Vale la pena ripeterlo: Tu sei un miracolo.

mamma vomita. non resisto. vado verso la finestra. respiro. penso, come mi accade spesso, alla fragilità umana. quella fisica e quella mentale. che poi è in parte una questione di percezione momentanea, perché siamo tanto fragili ma anche tanto forti. siamo fatti bene. resistiamo a tutto. alla vita. troppe le volte in cui ho sfidato la morte, spesso in quei momenti terribili pregni di apatia e distacco. quando senti che vivere o morire fa lo stesso. non vuoi morire, no, ma non vuoi neanche vivere. allora giochi. e alcuni giocano così tanto da perdere la propria vita. mi passano davanti agli occhi momenti in cui ho rischiato tanto. mi piange il cuore. vorrei prendere e abbracciarmi forte, ma non troppo, per non ferirmi ancora una volta. mi muovo piano, mi concentro sui miei respiri, i battiti cardiaci, il mio corpo. ogni punto. mi tocco con delicatezza. sento tutta la fragilità che mi appartiene, sento i segni delle lotte, gli indebolimenti, le cicatrici. e mi dico: trattati bene, accarezza la vita.

Ho continue variazioni di umore, cioè posso passare da un ottimismo sfrenato a un pessimismo abissale nell’arco di quattro battiti cardiaci; posso passare da un’indifferenza artica per il mondo a una totale straziata compassione per qualsiasi forma di vita animata e inanimata, posso sentirmi sottilmente felice, mediamente inquieta, ilare poi funebre, catatonica poi iperattiva.
—  Stefano Benni
Ho continue variazioni di umore, cioè posso passare da un ottimismo sfrenato a un pessimismo abissale nell'arco di quattro battiti cardiaci.
—  Daniel Pennac || oceano-di-rimpianti
Se facessimo a gara di battiti cardiaci vincerei io, che la tua indifferenza è il mio 11 settembre.

io vorrei solo essere intelligente abbastanza da saperti convincere ad amarmi
da riuscire a farti dire «è con te che voglio invecchiare»
da non dovermi ritrovare con la consapevolezza di aver buttato via un'esistenza nella solitudine quando avrei potuto stare con te 
una delle mie frasi preferite è sempre stata:
datemi una chance per brillare e accecherò il mondo
ecco, vorrei essere anche solo mediamente intelligente per riuscire a stare con te con l'onestà giusta per ammettere che io non valgo un cazzo
e vincere i tuoi dubbi 
e i tuoi addii scritti sui muri dei tuoi occhi per non ferirmi a voce
per non distruggere ulteriormente le mie interiora
perché in fondo anch'io
l'unica cosa che ho di buono
è che quando sono con te
mi detesto un po’ di meno
avevo capito che se avessimo fatto a gara di battiti cardiaci avrei vinto io
che la tua indifferenza era il mio 11 settembre
e ci ho dipinto su un quadro
e l'ho appeso come Mussolini
poi ho pensato che le mie parole non avevano potere
e che non potranno mai compensare quello che manca al mio aspetto
però ti aspetto
ma tu non preoccuparti, mi passerà anche questa
anche se il mio cuore
attualmente è sporco come i cessi chimici delle colonne di San Lorenzo
e io ci ho vomitato dentro queste righe
chiedendomi se prima di dormire
ti capita mai di ripensare a quel discorso casuale di fine agosto.