baoola

Spesso la sua mente era affollata da molti pensieri che,in quella confusione,andavano e venivano come saette. Adesso ne era affiorato uno in particolare: la rivoluzione sociale. Più che un pensiero, era un desiderio. Un desiderio per il quale avrebbe combattuto fino all’ultimo sangue,se fosse stato necessario. “Che schifo”, continuava a ripetersi mentre l’idea di ribaltare quel mondo di merda iniziava a sopraffarla.
“Siamo tutti telecomandati, come le macchinine della hot wheels. Siamo tutti portati ad avere un pensiero comune e di conseguenza giudichiamo le persone che la pensano diversamente. Seguiamo,come un’incarognito branco di pecore,la moda dell’anno. Non usciamo dalla nostra visuale quotidiana in cui riteniamo fermamente che il Nostro è il tiramisú più buono di tutti, o che il pollo della nonna non lo supera nessuno. Viviamo in simbiosi con i nostri cellulari smartphone dove la regola principale è far sapere a tutti i propri cazzi o fotografare qualsiasi cosa( e per “qualsiasi cosa” intendo da panini giganti a due tette di fuori)… penso che ormai il detto “conta fino a 10 prima di parlare” sia diventato “scatta fino a 10 prima di pubblicare”. Ma questo è solo un dettaglio. Ci fanno venire le paranoie e le fissazioni proponendoci falsi ideali e falsi modelli di persona, dove il magro è bello e il grasso è schifo. Certo posso capire che i gusti sono gusti. Anche io penso che una persona dovrebbe darsi una regolata,fisicamente parlando. Ma non di certo intendo far venire i complessi a una povera ragazza che pesa 55 chili. Tornando al discorso di prima, penso che ci siano troppe zoccole e troppi vecchi con i calzini ai sandali. Però forse,adesso che ci penso, sono proprio questi ultimi i veri rivoluzionari.
—  baoola

Voglio vedere le mie ossa uscire da questa stupida carne. Voglio vedere i miei fianchi stretti. Voglio vedere le mie curve rimodellate ad arte. Voglio vedere lo spazio tra le mie gambe. Voglio delle braccia scheletriche.
Voglio la felicità nei miei occhi.

Non so se ritenermi strana. Non lo so. So solo che mi chiamo Paola,ho sedici anni e vengo ancora trattata o come una bambina o come una merda. La mia famiglia sembra che gioca a “poliziotto buono-poliziotto cattivo”. Vorrei solo poter fare più cose come imparare a scrivere decentemente e spiegarmi meglio visto che non ho mai le parole giuste, vorrei essere più sociale con le altre persone e essere circondata da tanti amici, vorrei poter uscire la sera, poter fumare erba e avere la prima sbronza, vorrei poter vestirmi come cazzo mi pare senza i giudizi della gente (ignorante) e senza i miei complessi, vorrei incontrare tante persone di diverse nazionalità, vorrei andare in Inghilterra, vorrei poter dare una mano a tutti quei bambini e ragazzi che,come me e forse anche di più,soffrono,vorrei avere un ragazzo con la mia stessa mentalità,vorrei…vorrei…vorrei…

Avete mai provato a pensare a come funziona la vostra mente? Io ci ho provato. La mia mente assomiglia tanto ad una torta fatta male: composta dagli ingredienti giusti, ma in quantità smisurate per alcuni e scarse per altre. La mia mente non è mai sazia. La mia mente gira frettolosamente in cerca di avventure. La vedi passare tra le case del Messico alle quattro del pomeriggio con il sole cocente e i bambini a giocare a pallone fuori nel cortile impolverato, poi in una tenda di un beduino nel deserto del Sahara mentre fuori si scatena una tempesta di vento e sabbia, e poi la vedi prendere l’ascensore al quinto piano di un grattacielo di Tokyo dove degli impiegati dalle facce stanche sorseggiano uno schifo di caffé. Non so come funziona la vostra mente, ma la mia fa brutti scherzi. Gioca. Sí, le piace divertirsi. Capita che ti fa vagare nell’ oceano sconfinato della fantasia, o può capitare che riporta alla luce diari neri, ai quali si era deciso di dar fuoco già da tempo. Ma lei vuole giocare, e si sa come funziona: alla mente non si comanda. A volte non sapendo più che gioco fare, chiama la mia anima. La culla. La coccola. Poi 
la confonde. La rigira come gli pare e la lascia sola.


Vuoto.

Stanchezza.

Tristezza.

Malinconia.

Silenzio.


La mia mente è capace di scatenare uno tsunami cosmico. ‘E capace di ribaltare una casa, ma a volte non è capace di scacciare un pensiero. Che roba. La mia mente sa elaborare pensieri filosofici, poetici, critici, spirituali e idioti. L’ultima di solito è quella che gli riesce meglio. Però sono arrivata ad una conclusione: la mia mente sono io ed essa è qualcosa di unico.

“Non so se ti sei mai sentito così. Vuoi dormire per migliaia di anni. O solamente non esistere. O solamente non essere consapevole che esisti. Questo è il motivo per il quale sto cercando di non pensare. Voglio solamente che tutto si fermi.”