bambina~

Alla fermata del treno stamattina c’era un signore con una barba rossa che lo faceva sembrare il re dei pirati, un tatuaggio sbiadito di batman sull’avambraccio e in mano una cartellina portadocumenti su cui erano disegnati dei cuccioli di labrador. Mentre parlava con un altro signore di fronte a lui faceva oscillare distrattamente questa cartellina, fino a quando un mini uragano alto al massimo un metro e venti non gliel’ha letteralmente scippata dalle mani. Il mini uragano era infatti una bambina arrivata come una furia dall’altro lato della strada, perché si sa, i bambini hanno un radar speciale per gli oggetti su cui sono disegnati cuccioli di ogni specie. L’omone grande e grosso è rimasto impassibile a guardare la piccola peste portargli via il portadocumenti e se non fosse stato per la nonna che in quel momento arrivava tutta trafelata e preoccupata, la bambina gli avrebbe aperto la cartellina e gli avrebbe fatto volare via tutto senza che lui dicesse A. L’anziana signora quindi, toglie l’oggetto dalle mani della nipote e lo restituisce al legittimo proprietario. 
L’uomo, superato il momento di shock, realizza ciò che era successo, e allora toglie tutti i documenti dalla cartellina - erano davvero un sacco di fogli di varie forme e dimensioni- e va in cerca della bambina, “guarda che così ti cadono tutti” gli fa notare l’amico, ma lui nulla. Dopo un po’ finalmente trova la marmocchia che accoglie tutta saltellante quel regalo inaspettato e se ne ritorna a parlare con l’altro signore. A questo punto la bambina diventa una specie di pallina da tennis che viene lanciata ora dalla nonna “va a restituire la cartellina” ora dall’uomo “no tienila, non mi serve”. Dopo cinque o sei passaggi consecutivi arriva il treno, ed è lui, o meglio è la bambina, a vincere la partita.
L’uomo sale sul primo vagone mentre cerca di tenere a bada i fogli che iniziano a svolazzare a causa del vento sollevato dal treno. L’amico lo guarda con un misto di compassione e divertimento, lui scrolla le spalle senza perdere quella sua aria serafica e risponde “tanto manco lo so da dove era uscita quella cosa, l’ho trovata a casa, e poi a lei piaceva!”   
E niente, questo episodio ha rallegrato un sacco l’attesa del treno che di solito trovo snervante.

anonymous asked:

ma chi vuoi che si innamori di te ??? finché continui a fare la zoccola qui, chi vuoi che venga a cercare amore da una come te !!??? al massimo vorranno scoparti, usarti e poi gettarti via. SVEGLIATI BAMBINA !!!

La zoccola? Voi state fuori di testa.
Postare qualche foto in cui non si vede praticamente nulla, e rispondere a qualche domanda non equivale ad essere una zoccola, assolutamente. E non lo è nemmeno essere sincera rispetto al fatto che amo il sesso.
Se volete una ragazza bigotta e falsa, o che magari sia apparentemente buona e tranquilla ma che poi faccia i peggio impicci alle vostre spalle so cazzi vostri.
Io mi vado bene così come sono, ho la coscienza pulita.

Ero una bambina bellissima, poi non so cosa sia successo.
Quando ero piccola:
Mettevo le mie braccia nella maglietta e dicevo alle persone che avevo perso le mie braccia.
Riavviavo il videogioco ogni volta che sapevo che stavo per perdere. Dormivo con tutti gli animali di peluche come una bambina, così nessuno di loro si offendeva.
Avevo quella penna a 4 colori, e cercavo di spingere i bottoni in una volta.
La decisione più difficile era scegliere con quale gioco del nintendo giocare.
Aspettavo dietro una porta per spaventare qualcuno, poi me ne andavo perché ci avevano messo troppo tempo per uscire o dovevo fare pipì.
Fingevo di dormire, così potevo essere trasportato a letto.
Pensavo che la luna seguisse la mia macchina.
Guardavo due gocce d’acqua scivolare sulla finestra e facevo finta che fosse una gara.
Andavo sul computer solo per usare paint.
L’unica cosa di cui mi dovevo preoccupare era il tamagotchi.
Mi sbucciavo le ginocchia che guarivano meglio di un cuore distrutto.
Ricordo quando eravamo bambini e non potevamo aspettare di crescere. A che diavolo stavamo pensando?
Mi ricordo i pomeriggi davanti a Disney Channel.
Mi ricordo “Raven”, “Cory alla casa Bianca”, i “maghi di Weverly”, “High School Musical”, “Camp Rock” e “Hannah Montana”.
Erano quei tempi in cui i voti erano sempre belli, quei tempi che potevi mangiare di tutto e non ingrassavi. Erano quei tempi in cui andavi al parco con la tua amichetta a leggere “cioè”. Quei tempi in cui l’unica forza arrivava dai personaggi delle tue serie preferite.
Era tutto così semplice e naturale. In fondo erano solo pochi anni fa, ma sembra passata una vita.
Volevo tanto crescere, volevo tanto poter uscire con gli amici e tornare tardi a casa, volevo tanto andare al liceo e sentirmi grande. E ora, tutto quello che vorrei è vivere un’ altra volta, anche solo per un secondo, quegli anni stupendi.. per poi essere pronta a dire “addio” a tutti questi ricordi e capire che piccola non lo sono più.
—  vogliadiscapparedamestessa

E’ stato recentemente calcolato che il costo di crescere un bambino dalla nascita ai 18 anni è di circa 160.140 €uro.

Ma questi 160.140 €uro non sono poi così tanti se si traducono in:

• 8.897 €uro l’anno
• 741 €uro al mese
• 171 €uro alla settimana
• 24 €uro al giorno
• 1 €uro l’ora.

Se pensi ancora che il miglior consiglio sia quello di non avere figli, se vuoi diventare “ricco”, ti sbagli di grosso!

Vuoi sapere cosa ricevi in cambio dei tuoi 160.140 €uro?

• Risatine sotto le coperte ogni sera
• Bacini umidicci
• Abbracci teneri teneri
• Una manina da tenere
• Qualcuno con cui fare le bolle di sapone
• Qualcuno con cui ridere a più non posso (qualunque sia stata la tua giornata di lavoro)
• Più amore che il tuo cuore possa sopportare

Per 160.140 €uro, non devi mai crescere:

• Puoi dipingere con i colori
• Giocare a nascondino
• Ricorrere farfalle e lucciole
• Giocare con le macchinine o le bambole
• Continuare a credere a Babbo Natale
• Hai una scusa per leggere ancora le favole alla tua età, guardare i cartoni animati, ritagliare fiori di carta, tirare i sassolini tra le onde del mare, esprimere un desiderio quando vedi una stella cadente

Non c’è miglior rendimento per i tuoi 160.140 €uro.

• Diventi un eroe solo perché recuperi il pallone da un albero, sai insegnare ad andare sui pattini, riempi d’acqua una piscina di plastica, o cucini una torta al cioccolato!

Per 160.140 €uro hai il posto in prima fila per:

• Il primo passo
• La prima parola
• Il primo giorno di scuola
• Il primo giro in bicicletta senza le rotelle
• Il primo appuntamento d’amore
• La prima volta al volante

Agli occhi del tuo bambino sei appena appena sotto Dio.

• Hai il potere di far passare la bua con un bacio, di mandare via i mostri cattivi da sotto il letto, di consolare un cuore spezzato, di amarlo senza limiti.

E’ un bell’affare per quel prezzo no?

💕

Cara mamma,
chissà che effetto ti ha fatto prendermi in braccio per la prima volta. Con quella tutina rosa e il cappellino, mentre facevo fatica a tenere gli occhi aperti. Forse ero stata al buio così tanto tempo che la luce non doveva piacermi molto.
Cara mamma, so che il tuo mestiere è stato terribilmente difficile.
So che non deve essere stato facile sopportare i miei pianti di neonata, quando non sapevo dirti cosa volessi o cosa mi facesse male. Ma forse è stato ancora più complicato dopo, quando durante l’adolescenza mi chiudevo in camera a piangere e avrei potuto raccontarti tutto, e tu avresti voluto sentire tutto per capire dove mi facesse male per metterci un cerotto, come quando ero piccola e potevi solo indovinare il motivo delle mie lacrime…
Ma non ti dicevo niente.
Cara mamma, non mi hai mai detto che stare al mondo sarebbe stato così difficile. Forse non volevi spaventarmi, o forse sapevi che me ne sarei accorta fin troppo presto.
So che sei stata fiera di me quando ero una bambina solare e allegra, e sei stata fiera quando ho passato con il massimo dei voti l’esame di terza media che al tempo mi sembrava una prova difficilissima.
So che eri contenta quando mi hai vista prepararmi per quella festa a cui mi avevano invitato, perché mi ero finalmente messa un vestito e avevo indossato i tacchi per la prima volta. Ed ero bella, anche se facevo fatica a camminare e avevo male ai piedi dopo cinque minuti.
Ma so quanto è stato difficile lasciarmi andare a quella festa.
Vedi mamma, io ancora non lo sapevo. Ma tu sì. Sapevi che è difficile essere una ragazza in questo mondo.
Perché prima di una festa, a mio fratello dovevi dire “non fare tardi, divertiti.”
A me dovevi dire “stai attenta.”
E io all’inizio non capivo. Non capivo che avrei dovuto stare attenta agli sguardi dei ragazzi, che a volte potevano essere curiosi ma innocui, altre volte invece  potevano essere pericolosi. E solo con l’esperienza sarei stata in grado di distinguerli.
Non capivo che avrei dovuto porre attenzione ai drink che bevevo, e alle persone con cui parlavo.
Non capivo che sarebbe stato un rischio farmi accompagnare a casa da quel ragazzo simpatico con cui avevo ballato per tutta la sera.
Io non lo sapevo, mamma.
E tu avresti voluto tanto proteggermi, anche quella volta che sono tornata a casa piangendo perché lui mi aveva spezzato il cuore.
Perché sapevi che ero innamorata persa, l’avevi capito. Sapevi che con lui avevo vissuto un’emozione dietro l’altra: il primo bacio, la prima volta, la prima litigata. Non te le ho mai raccontate queste cose, ma tu le avevi vissute prima di me.
E sapevi che mi lui avrebbe ferita, ma non me lo  hai mai detto.
Perché non sarebbe servito a niente dirmi “ci sono passata anche io”, sapevi che non ti avrei creduto, che non ti avrei neanche voluto sentire, che ti avrei mandata via convinta che tu non potessi capire.
E invece potevi capire benissimo. Ma non me lo hai detto.
Ne avresti parlato con papà, e lui si sarebbe incazzato perché “nessuno può fare del male alla mia bambina.”
Tu l’avresti calmato, perché sapevi che in fondo l’aveva fatto anche lui tanti anni prima.
Perché prima o poi una ragazza ci deve passare.
È l’unico modo per insegnarci che i principi azzurri non esistono, mamma, e tu lo sapevi. Ma non me l’hai mai detto perché non volevi togliermi i sogni, perché volevi che scoprissi da sola la verità. Sapevi che certe cose non basta dirle, bisogna viverle.
Cara mamma, a volte i ragazzi per strada commentano il corpo delle ragazze come se fosse merce in esposizione. E per un certo periodo anche io mi preoccupavo perché non avevo abbastanza seno, o perché avevo le cosce grosse, o quel chilo in più sulla pancia. Guardavo le altre ragazze e le vedevo più belle di me, più giuste, più amate.
E tu lo sapevi. Sapevi che dopo la doccia mi fermavo ad analizzare ogni difetto, sapevi che a volte non mangiavo il dolce non perché non mi andasse, ma perché ero convinta che quelle calorie in meno mi avrebbero resa più bella.
Solo dopo avrei capito.
Bella per chi, mamma?
Solo dopo ho capito che non erano i ragazzi a dovermi trovare bella, ero solo io a dovermi considerare tale.
L’ho capito più tardi, mamma. Ma tu sapevi che prima o poi sarebbe successo.
Perché mi hai sempre dato fiducia. E io non so quando una ragazza diventi donna. Non penso sia quando le viene il ciclo per la prima volta, o quando indossa per la prima volta un reggiseno, o quando dà il primo bacio o quando per la prima volta fa l’amore.
Cara mamma, un giorno, forse, anche io avrò una bambina. E anche io le metterò la tutina rosa e il cappellino, stringendola forte. Un giorno anche io avrò paura quando mi dirà “stasera esco” e, come te, mi preoccuperò quando mi chiederà di andare a prenderla prima che la festa finisca, perché non le va più di stare lì.
Anche io, come avete fatto tu e papà con me, starò sveglia tutto il tempo per poi prendere la macchina di notte e andare da lei per riportarla a casa. Perché capirò che un genitore è tranquillo solo quando sa che i figli sono al sicuro, e so che a volte vorresti tornare ai tempi in cui ero bambina, quando potevi prendermi in braccio e ti prendevo la mano per attraversare la strada.
Mamma, un giorno sentirò mia figlia piangere da sola in camera e capirò che un ragazzo le ha spezzato il cuore, e non potrò dirle che sarà solo lei, col tempo, a poterlo riaggiustare.
Perché non mi crederà. Me l’hai insegnato tu.
Cara mamma, un giorno sarò orgogliosa di lei nel vedere che sarà diventata donna, come tu sei orgogliosa di me.
Lei forse non capirà.
E, come hai fatto tu con me, io non glielo dirò.
Quando sarà il momento, lo capirà da sé.
—  Miriana Cimbro, lezionidivoloperprincipianti
Alla fine Alice era una bambina drogata.
Cenerentola una schiava.
La bella addormentata una ragazza in coma.
La sirenetta una disabile.Pure le principesse erano tristi