Tocco la tua bocca, con un dito tocco l’orlo della tua bocca, la sto disegnando come se uscisse dalle mie mani, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse, e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare, ogni volta faccio nascere la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna in volto, una bocca scelta fra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sul tuo volto, e che per un caso che non cerco di capire coincide esattamente con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano ti disegna.
Mi guardi, mi guardi da vicino, ogni volta più vicino e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo ogni volta più da vicino e gli occhi ingrandiscono, si avvicinano fra loro, si sovrappongono e i ciclopi si guardano, respirando confusi, le bocche si incontrano e lottano tepidamente, mordendosi con le labbra, appoggiando appena la lingua sui denti, giocando entro i loro recinti dove un’aria pesante va e viene con un profumo vecchio e un silenzio. Allora le mie mani cercano di affondare nei tuoi capelli, carezzare lentamente la profondità dei tuoi capelli mentre ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori o di pesci, di movimenti vivi, di fragranza oscura. E se ci mordiamo il dolore è dolce, se ci soffochiamo in un breve e terribile assorbire simultaneo del respiro, questa istantanea morte è bella. E c’è una sola saliva e un solo sapore di frutta matura, e io ti sento tremare stretta a me come una luna nell’acqua.
—  Julio Cortázar, Rayuela, Il gioco del mondo, 1963 - Dall'altra parte - cap. 7
Chiamami pure egoista ma io non ti ci vedo con nessun'altra, oltre me. Io sono la tua persona, solo io. Io ho sopportato ogni tuo sbalzo d'umore, ogni tuo errore,ogni tua cattiveria. Sono stata io a sopportare le tue follie, le tue paure e la tue crisi. Io ti sono stata vicina, io sono stata l'unica a restare, sempre, a non andare via, mai. Io ho sopportato di tutto per non perderti. Io, nonostante tutto, io. Io ho condiviso di tutto con te, io ho rimediato al nostro ‘noi’. Io ho mischiato il mio essere al tuo essere. Io sono diventata una cosa sola con te. Io e te siamo una sola persona. Soltanto io e te siamo noi.