b.art

Con Millo l’architettura diventa emozione

Certe volte, camminando per le tristi e grigie architetture cittadine, capita di pensare che un bel tocco di colore – che non sia necessariamente una casina rosa confetto tra i condomini un tempo giallognoli e ora ingrigiti o un mastodontico cartellone pubblicitario – ci starebbe proprio bene. Sapete, un disegno, un’opera d’arte… A dirla tutta, andrebbe bene anche qualcosa in bianco e nero, basterebbe solo un po’ di vita, di emozione. Poi ti torna in mente anche che il graffitismo è considerato illegale (è infinito il dibattito: arte o vandalismo?) e anche giustamente, se qualche teppista crede che i monumenti e i mezzi di trasporto meritino la sua insignificante firma. Però viene spontaneo chiedersi perché un pezzo di muratura in periferia dovrebbe restare asettico e avere lo stesso valore legale di una statua classica. Poi ci sono altri casi, in cui qualche comune decide finalmente di darsi una svecchiata e mette su un concorso dal nome B.ART per ridare nuova vita a tredici facciate di altrettanti palazzi del quartiere Barriera. È questo il caso della città di Torino. Il risultato, questa volta senza polemiche, è indiscutibilmente arte. Legale, addirittura commissionata.

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