avvolgente

A, ci hai mai fatto caso che la tristezza é come una coperta?
In che senso V?

- ci chiamiamo per lettere noi -

É avvolgente, calda, non lasci entrarci dentro nessun altro e te ne liberi solo quando ormai fuori é primavera!
Ti piacciono le Margherite?

- amiamo la primavera noi -

Sì, molto.
Io un po’ le odio.

- ci siamo incrociati per sbaglio noi -

Ma la tristezza!! Che c'entra la tristezza con le margherite??
C'entrano! Perchè, anche se le odio, quando le vedo, mi ricordano che la felicità odora di primavera; le margherita profumano di felicità.

- di notte facciamo discorsi assurdi noi -

La mia frase! La trovi vera?
Sarò sempre pronto per una passeggiata insieme tra le margherite, ma non credo che riuscirei a farti entrare mai sotto la mia coperta di infelicità; qui sotto c'è posto solo per me e le mie stupide domande.

- un solo divano, due coperte, noi -

Allora fanculo le coperte!
E che facciamo?

- siamo lontani, anche questa notte, noi -


Vieni qui, riscaldami tu.
Arrivo, tu scegli il film.

- siamo primavera, noi -
—  Alessio Dandi, discorsi notturni ‘Noi’.

Mi sveglio in un letto sconosciuto, poi mi giro e vedo Augusto; bene, non mi sono perso durante la notte, o quantomeno ci siamo persi in due. La penombra è avvolgente, la testa fa male, gli occhi son gonfi. Nel complesso direi di stare meravigliosamente.

non avete ancora dato un’occhiata al blog di @caropollo ?
male
oltre a essere un genio, un po’ vanesio forse ma genio…
la genia, è una donna. E che donna!

il suo blog dovrebbe chamarsi “I am scared of  my mind”,
non nel senso banale e tumblero “col mare dentro” e i tagli sui polsi.,,

Carola, è quadridimensionale:  il tempo della sua narrazione scorrere avanti e indietro col passo di tre generazioni al minuto.
Carola è implosiva ed esplosiva-distruttiva: terribile e terrificante, ma profondamente umana.
Carola è una girandola creatrice di forze positive, colorate, piene di vita, femminile e impertinente, avvolgente e felice.
Carola è un’ artista, e si vede.

Queste tre cose insieme fanno i suoi post, la sua scrittura, il suo stile, lei.

STILE

Può capitare di sentirsi attratti da un oggetto, senza capirne il motivo. D’istinto. Una lampada dalla luce avvolgente, un tessuto piacevole al tatto, una fotografia che ci ricorda qualcosa, un vaso con una nuova forma. Portarlo a casa e lasciarlo in un angolo senza dargli troppa importanza. Senza capire che proprio quel singolo pezzo è già parte di noi. Ci parla di un momento della nostra vita, è legato a un percorso affettivo, ed è affine a un’idea di gusto che è diversa da tutte le altre. Perché rappresenta la nostra personalità. Osservando la sequenza degli ambienti, le diverse intensità luminose che attraversano gli spazi della casa, guardando la relazione tra gli arredi e le opere alle pareti, comprendiamo che tutti questi fattori compongono lo scenario della nostra vita.Fatto di un gioco di stratificazioni, di memoria dei luoghi che abbiamo visitato, di oggetti che nascondono storie, di relazioni con tutto ciò che ci ispira, quotidianamente.

Tratto da Elle DECOR settembre 2015

Giocavamo con quei giochi inventati da noi sul momento, che consistono per lo più nel prenderci e scappare.
Correvamo per il parco a perdifiato.
Si sentivano solo i nostri passi pesanti sul terreno e le nostre risate.
Sentii due braccia afferrarmi da dietro e mi ritrovai intrappolata in un suo abbraccio.
Tentai di girarmi verso di lui e gli chiesi scherzando “ora vuoi uccidermi ?” e intanto provai a liberarmi.
La sua presa era salda e i miei tentativi furono sprecati.
Mi guardò con i suoi occhioni, che brillavano più del solito.
Un sorriso un po’ sghembo e le guance rosate.
Pensai che fu bellissimo.
Mi strinse di più a se e mi rispose “come potrei uccidere la persona per cui vivo ?”
Giuro che, in quel preciso momento, ebbi un brivido, ma non per il freddo.
Le gambe mi tremarono e lui se ne accorse perché l'abbraccio divenne più avvolgente.
La sera, quando andai a dormire, avevo ancora le sue braccia, rassicuranti, incastrate nei miei fianchi.
E la sua dolce risposta risuonava nella mia mente.
—  Volevoimparareavolare (scritta da me)

quello che mi sta sul cazzo dell'inverno è la preparazione per uscire, ché in estate basta solo che controlli se hai le mutande ed è già abbastanza mentre adesso i calzini, sì ci sono, la calzamaglia, sì c'è, i pantaloni, sì ci sono, la canottiera, c'è, la maglietta della salute, c'è, la t-shirt con qualcosa di buffo e coprente per non far vedere i due strati sotto, sì c'è, il maglione, c'è, il sopra maglioncino a bottoni che aggiunge quel tono da professore, c'è, la giacca pesante, c'è, la sciarpa stretta che strozza, c'è, il cappellino e i guanti, ci sono, gli scarponi ci sono, allora li allaccio e sono quasi pronto ma tutte queste protezioni dal freddo non sono nulla, uscirò e soffrirò, lo so, ci vorrebbe qualcosa di più ancora, uno strato ulteriore, più coprente, più avvolgente, più caldo, più solido, una cosa che parte da sotto poi protegge ai lati e infine pensa anche alla testa, magari che provvede autonomamente alla temperatura ma cosa potrebbe mai essere? toh! ma è la casa! e io sciocco che volevo lasciarla! in inverno si dovrebbe inventare la quarta dimensione, per uscire di casa senza mai lasciare la casa stessa. o come altri lo chiamano, internet.