avvolgente

Un’intera notte, sognando un abbraccio,
Accarezzai le lenzuola come se fossero i suoi capelli,
feci del cuscino la sua fronte.

Idolatrando la sua stretta più avvolgente smisi di singhiozzare.

Piccola, io sono qui.
Sei tu che non esisti.
Sei tu che resisti,
a te.

(immagine, Pietro Annigoni)

Quella sensazione di vuoto logorante, che ti fa stare male, un buco nero sempre più grande, avvolgente, che ti prende in una morsa e non ti lascia più, ti ricopre completamente a tal punto da chiederti, ‘dove sta la luce?’ Come fossi avvolto da un sacco della spazzatura che ti soffoca e, ti impedisce di urlare.

Ho tanti ricordi custoditi nell'anima, ma ce n'e’ uno in particolare che emana un odore particolare ,persistente,avvolgente…E’ il profumo di te…. 💞Di noi 💞

Giocavamo con quei giochi inventati da noi sul momento, che consistono per lo più nel prenderci e scappare.
Correvamo per il parco a perdifiato.
Si sentivano solo i nostri passi pesanti sul terreno e le nostre risate.
Sentii due braccia afferrarmi da dietro e mi ritrovai intrappolata in un suo abbraccio.
Tentai di girarmi verso di lui e gli chiesi scherzando “ora vuoi uccidermi ?” e intanto provai a liberarmi.
La sua presa era salda e i miei tentativi furono sprecati.
Mi guardò con i suoi occhioni, che brillavano più del solito.
Un sorriso un po’ sghembo e le guance rosate.
Pensai che fu bellissimo.
Mi strinse di più a se e mi rispose “come potrei uccidere la persona per cui vivo ?”
Giuro che, in quel preciso momento, ebbi un brivido, ma non per il freddo.
Le gambe mi tremarono e lui se ne accorse perché l'abbraccio divenne più avvolgente.
La sera, quando andai a dormire, avevo ancora le sue braccia, rassicuranti, incastrate nei miei fianchi.
E la sua dolce risposta risuonava nella mia mente.
—  Volevoimparareavolare (scritta da me)

A, ci hai mai fatto caso che la tristezza é come una coperta?
In che senso V?

- ci chiamiamo per lettere noi -

É avvolgente, calda, non lasci entrarci dentro nessun altro e te ne liberi solo quando ormai fuori é primavera!
Ti piacciono le Margherite?

- amiamo la primavera noi -

Sì, molto.
Io un po’ le odio.

- ci siamo incrociati per sbaglio noi -

Ma la tristezza!! Che c'entra la tristezza con le margherite??
C'entrano! Perchè, anche se le odio, quando le vedo, mi ricordano che la felicità odora di primavera; le margherita profumano di felicità.

- di notte facciamo discorsi assurdi noi -

La mia frase! La trovi vera?
Sarò sempre pronto per una passeggiata insieme tra le margherite, ma non credo che riuscirei a farti entrare mai sotto la mia coperta di infelicità; qui sotto c'è posto solo per me e le mie stupide domande.

- un solo divano, due coperte, noi -

Allora fanculo le coperte!
E che facciamo?

- siamo lontani, anche questa notte, noi -


Vieni qui, riscaldami tu.
Arrivo, tu scegli il film.

- siamo primavera, noi -
—  Alessio Dandi, discorsi notturni ‘Noi’.
C’è chi ti ruba l’aria e chi te la ridà, dosandola in quel modo così perfetto da insegnarti a respirare.  E così oggi ti dedico un pensiero. Piccolo piccolo. Impercettibile.
Potresti essere come me, cercare il perché di ogni cosa, stremata, fino a comprendere che non sempre c’è un perché a tutte le infinite domande che si affacciano alle finestre del tempo. E ogni tanto il dolore si trasforma in rabbia, e ogni tanto la rabbia si trasforma in dolore, e ogni tanto le parole perdono il loro significato originale per lasciare originale solo la nostra condizione del cuore.
E così oggi ti dedico un respiro, profondo e leggero, impalpabile.
Potresti essere come me, sentire la necessità di scrivermi nei momenti di estrema serenità. Per dimostrare che non è per necessità che vuoi assaggiare una vita ma per l’emozione di sapere che solo i morsi dell’amore levano la fame.
E così oggi ti dedico una canzone, lenta, sensuale, incalzante.
Potresti essere come me, mentre ti scopri a stonare con gusto le note esplosive della realtà.
E così oggi ti dedico un mattino, fresco, avvolgente, puro.
Potresti essere come me, con lo sguardo nel colore di un caffè a fumare previsioni del giorno senza che importi niente alla mente di sapere se piove oppure no, e nella musica della radio la traccia nascosta di un paradiso terrestre normale, niente alberi proibiti su cui lanciarsi per fare uno sgarro all’entusiasmo della quotidianità, alla pace di un ritorno dopo l’altro, senza curve d’assenza, senza picchi e ripartenze e addii traditi a riconferma di atti mancati.
Ma tu non sei come me.
Ma io ti volevo lo stesso con me.                                                                          A dedicarti la mia vita.
A farmi dire: vorrei stare in un altro posto ma non so dove e non saprei con chi se non ci fossi tu.
A farmi dire di quelle finestre aperte appena dietro la mia ombra che focalizzano lo sguardo sui paesaggi delle anime, su quelle ricchezze naturali che ci portano alla gioia e non hanno niente a che vedere con quello che possiamo comprare, perché la gioia non è artificiale, è nello spendere se stessi per qualcuno e nel trovare il proprio demone negli occhi dell’altro, come talento sconfinato d’amore ..
—  La luna blu - Massimo Bisotti.
Una repubblica fondata sul caffè.

Stefano ha un braccio solo ma te ne accorgi quando si fa le sigarette, usa la destra mentre la sinistra resta sotto il tavolo. Ha un braccio solo e quando lecca la cartina per chiuderla, se lo fissi, ti chiede se ti stai eccitando nel vederlo usare la lingua così. In paese lo conoscono tutti, si muove piano, come può, attraverso i vicoli stretti per andare ogni due giorni in posta. Al fratello dice che adesso in paese ci sono tre pazzi e lui è quello della posta. Lo seguiamo per andare in un bar di cui conosce il proprietario, sta dall’altra parte della città ma minaccia di piovere, con la sua velocità non ci arriveremo mai ed infatti a metà strada si scatena il temporale. I temporali vicino al mare hanno il difetto di farti vedere che da qualche parte, lontano, c’è sempre qualcuno che se la sta passando meglio di te. Stefano ha dimenticato il cappello a casa e inizia a citofonare a tutte le porte che vede, è pazzo, penso tra me e me, e invece si affaccia un signorone grigio che urla “Sté! Hai finito di rompere?” Stefano alza la testa e farfuglia qualcosa. Quando ha tempo per parlare si esprime selezionando le parole, una dopo l’altra, cercando di essere conciso per non farti capire quanta difficoltà gli costa. Se però è in mezzo alla strada e sta piovendo che dio la manda non ci riesce, ed emette un lamento di aiuto. “Sali dai! Dannato rompicoglioni! Porta pure i tuoi amici!”. Ci infiliamo in una casa stretta dalle scale minuscole e finiamo dopo parecchie rampe in un vecchio sottotetto, accolti in una cucina ampia governata dalla rigidità del prodotto locale più in voga, il marmo. Mi accoglie una signora dal sorriso più ampio del resto del corpo, seguita da un cane minuscolo che abbaia finché non lo accarezzo e dimostro il mio essere innocuo. Mi presento e ringrazio per l’ospitalità, lei dice che mette su il caffé e di fare attenzione a dove metto i piedi. “Sì sì, ho visto il cane!” le dico. “No, non lui, la cosa più piccina”. Guardo meglio e dietro il minicane si nasconde una palla di pelo grande quanto un kiwi, un gatto che non appena scopre di essere stato individuato decide di partire all’attacco sfoderando le unghie e iniziando un’arrampicata sulla mia gamba. Ringrazio la pioggia, Stefano e mi metto al tavolo per farmi divorare meglio dal terribile felino. Il caffè riempie la stanza, i racconti dell’uomo grigio e della donna sorriso mi fanno sentire a casa. Stefano e suo fratello ascoltano, partecipano. “Gli vogliamo un sacco di bene a Sté, è un bravo ragazzo.” dice l’omone al fratello, per fargli capire che in paese c’è sempre qualcuno che si occupa di lui, di non preoccuparsi anche se sta lontano.
Da quando vivo a Vienna, questa è la cosa che mi manca di più dell’Italia. L’improvvisata ospitalità. La gente che ti apre la porta e per la durata di un caffé diventa tua amica di sempre. Lo bevo, ringrazio, mi separo dalla bestia feroce e salutiamo. Fuori ha smesso di piovere e Stefano ci vuole portare ancora in giro.
Non ho voluto chiedere dell’incidente, di come era prima, non mi interessa. L’ho conosciuto ora e mi piace quello che ho conosciuto.
Il giorno dopo devo partire, si torna in Austria. Ho vissuto per tre anni con il mio migliore amico, ogni mattina a colazione la prima cosa che ci dicevamo non era buongiorno, era “morirai solo”. Adesso siamo cambiati, è passato del tempo, mentre eravamo ospiti a casa di Stefano gli raccontiamo che ora non ci salutiamo più così, adesso siccome ci vediamo di meno, ci diciamo “sarai dimenticato”. Stefano ride, si fa una sigaretta con una mano sola e ci accompagna in stazione.
Lo abbraccio, sentendo il freddo del braccio in plastica che cerca di diventare avvolgente dietro la mia schiena. “Ci vediamo presto! Vieni a Vienna a trovarmi quando vuoi!” gli dico felice. Lui si avvicina e con la sua voce a scatti dice qualcosa, non capisco. “Sahai damato!”. Niente, boh, mi avvicino ancora.
“Sarai dimenticato!” e mi ride in faccia.
Una cosa che l’incidente non ha mai cambiato di lui, da quello che mi raccontano, è che era bastardo prima e adesso lo è se possibile ancora di più.
Salgo sul treno e vado verso il mio posto. È occupato, da una mamma che sta facendo da cuscino alla figlia che le dorme addosso. “Se vuole mi sposto” mi sussurra sottovoce. “Si figuri, è lo stesso” rispondo mentre mi siedo da un’altra parte alla ricerca del mare, per guardarlo scomparire dal finestrino. “Molto gentile, la ringrazio!” e si aggiunge alla figlia nel sonno. Anche se sono stato poche ore, più in treno che a piedi, ne vale sempre la pena di sbattersi per vedere il mare e la gente che ci ha a che fare.
Mi risveglio che le montagne sono già iniziate, sono solo e non me ne sono nemmeno accorto. Sul mio posto, lasciato ora vuoto, trovo un piccolo presente, credo per il mio averle lasciate buone a dormire. Un pocket coffee.
L’Italia dovrebbe essere un paese fondato su queste due cose. Le gentilezze senza secondi fini e il caffè. Non serve altro per farmi provare nostalgia.

Mentre lo baciava mille volte e rideva felice, si trovò con la testa piena di lei e di lei soltanto; e se avesse saputo il suo nome, l’avrebbe gridato forte. Ebbe la sensazione di occupare con lei un unico spazio nell’universo. Come se, per un solo avvolgente momento, fossero la stessa persona, che dava e riceveva, mentre le stelle si spegnevano nel cielo che anticipava l’alba.
—  Neil Gaiman, Stardust

quello che mi sta sul cazzo dell'inverno è la preparazione per uscire, ché in estate basta solo che controlli se hai le mutande ed è già abbastanza mentre adesso i calzini, sì ci sono, la calzamaglia, sì c'è, i pantaloni, sì ci sono, la canottiera, c'è, la maglietta della salute, c'è, la t-shirt con qualcosa di buffo e coprente per non far vedere i due strati sotto, sì c'è, il maglione, c'è, il sopra maglioncino a bottoni che aggiunge quel tono da professore, c'è, la giacca pesante, c'è, la sciarpa stretta che strozza, c'è, il cappellino e i guanti, ci sono, gli scarponi ci sono, allora li allaccio e sono quasi pronto ma tutte queste protezioni dal freddo non sono nulla, uscirò e soffrirò, lo so, ci vorrebbe qualcosa di più ancora, uno strato ulteriore, più coprente, più avvolgente, più caldo, più solido, una cosa che parte da sotto poi protegge ai lati e infine pensa anche alla testa, magari che provvede autonomamente alla temperatura ma cosa potrebbe mai essere? toh! ma è la casa! e io sciocco che volevo lasciarla! in inverno si dovrebbe inventare la quarta dimensione, per uscire di casa senza mai lasciare la casa stessa. o come altri lo chiamano, internet.

Che cos'è per me l'amore ?
E’ quella sensazione unica, meravigliosa, avvolgente, è ….. come quando si rimane in una stanza buia con le persiane chiuse, timidamente un raggio di sole entra da una fessura, ti colpisce, ti illumina, ti avvolge tutto, ti scalda la pelle fino ad arrivarti alle ossa. Non lo puoi toccare eppure percepisci la sua presenza. Questo è l'AMORE !
—  rakoan
Tu sei il mondo. E non lo dico come se fosse una frase fatta, lo dico perchè è la realtà.
Tu sei il mondo, con un anantomia e una voce.
Hai quelle braccia che tengono caldo come l’Africa e l’equatore.
I tuoi occhi marroni sono il caffè aromatico del sud America, avvolgente e sensuale.
Il tuo sorriso è l’Aurora boreale, magico e pieno di emozioni che non sai di dare.
I tuoi capelli mi ricordano tanto le onde del mare, poterli toccare per me è come essere li, con la salsedine che ti riempie i polmoni.
Hai quelle mani, delicate, mi ricordano tanto l’Italia e la pizza, così morbida e gustosa.
Il tuo corpo mi ricorda Grecia, le sue sculture, le sue dee e la mano che passi sulla pietra che scorre liscia quasi fossi tu a modellarla.
E le tue gambe? Mi ricordano tanto il Giappone, con il suo dragone ma anche i grandi veli con cui si vestono, quel kimono soffice e pieno di storia.
Ma il tuo cuore, no, non ha nulla a che fare con tutto questo; è troppo freddo, chiuso.
Io non sono molto, sono un marinaio in spedizione nelle lande glaciali del tuo cuore a bordo della mia spaccaghiaccio. Arriverò, te lo prometto.
—  Mattia Santopietro.