avere 18 anni

  • Quando avevo 16 anni:
  • Io: Mamma posso andare via una settimana con le mie amiche?
  • Mamma: Ne riparliamo quando avrai 18 anni.
  • Ora che ho 18 anni:
  • Io: Mamma posso andare via una settimana con le mie amiche?
  • Mamma: Non lo so.. Meglio di no dai. Facciamo l'anno prossimo, okay?
  • Ricordatevi; avere 18 anni non serve a nulla, se avete una mamma apprensiva.

Mia mamma lo diceva sempre, quando ero adolescente: «Hai tredici anni e vuoi crescere, vuoi avere 18 anni per avere la patente, essere indipendente, staccarti da me, fare sesso quando ti pare e piace ma alle responsabilità ci hai mai pensato?
Compierai 18 anni e il tempo volerà, con superbia penserai di aver vissuto abbastanza, altre, da ingordo, penserai di volerne sempre di più, sempre di più, tutto per te, ed altre ancóra penserai di starne buttando così tanto da cancellarne il contenuto, penserai di trattenerlo, di racchiuderlo, ma non si fermerà e vorrai soltanto tornare ad avere i tuoi quindici anni e rammentare i tempi in cui riuscivi a tenere il musone per giorni anche solo per un capriccio e soffrivi per poco, che a te sembrava tanto e lo capisco questo.
Ogni tanto ti mancherà l'aria nel sentirti inerte, nel non poter far nulla per tornare indietro, se non quello di viverti il tuo presente, perché…. Ora o mai più.»
Come dice la nostra cara Meredith: le responsabilità sono una gran rottura.

#Pensieri

Guardavo il riflesso del sole sull’acqua e le piccole onde che si erano create nella piscina, per il vento. Ogni tanto lasciavo scendere lo sguardo e intravedevo il fondo della piscina. Non sembrava altissimo, ma creava dentro di me una sensazione strana, come se il mio stomaco si stesse attorcigliando su se stesso.
Da piccola ero così terrorizzata, che ogni tentativo di chi voleva farmi imparare a nuotare, finiva con urli e pianti disperati, ma senza mai nessuno che riusciva a farmi toccare acqua. Ero testarda, lo ripetevano tutti. “Crescerá con un bel caratterino questa bimba”.
Il caratterino credo di averlo sprecato tutto da piccola, urlando per farmi allontanare dalle piscine o dal mare; oggi mi rimane solo una grande timidezza, oltre alle mie infinite e inspiegabili paure.
Fino a qualche giorno fa pensavo che non avrei mai imparato a nuotare, o anche solo a fare un tuffo.
Ne ero convinta. La piscina comunale, per me, era un posto da cui stare alla larga.
Sì, ne ero proprio convinta.
“Ero”.. Perchè poi, ieri, mi sono ritrovata seduta sul bordo di quella stessa piscina.
Marco è un ragazzo molto convincente e quando vuole una cosa, la ottiene sempre. Quando ha scoperto che non sapevo nuotare, mi ha promesso che mi avrebbe fatto passare questa mia paura e che l’avremmo sconfitta insieme.
Io di Marco mi fido, forse solo di lui, tra tutti quelli che conosco.
E così ieri, accanto a me, su quel pavimento freddo e bagnato, c’era proprio lui. Gli tenevo una mano mentre con l’altra, mi assicuravo, stringendo la griglia che si trovava vicino a me.
“Allora, sei pronta a saltare?”
Stavo quasi abituandomi a quel silenzio e all’acqua che mi faceva il solletico alle gambe, ma poi Marco mi ha fatta tornare sulla “Terra” con quella domanda.
Ero pronta? No, avrei voluto restare seduta su quelle piastrelle per sempre. Poi peró, mi sono girata verso di lui e ho visto i suoi occhi.
È come se mi avesse abbracciata con quello sguardo, e lo stomaco ha smesso di contorcersi.
Improvvisamente mi sentivo pronta, sì.
Ci siamo alzati e mi ha subito promesso che sarebbe andato tutto bene.
“Tu stringiti a me. Saltiamo insieme, scendiamo insieme e risaliamo insieme. Non ci staccheremo nemmeno per un secondo, ok?”
Io mi sono aggrappata al suo collo e ci siamo avvicinati lentamente all’acqua.
Mi ha sorriso e dopo un bacio veloce di incoraggiamento, ha iniziato a contare. “Uno.. Due.. Tre!”
Appena ho toccato l’acqua con i piedi, ho sentito un brivido in tutto il corpo.
Da quel momento in poi, mi è sembrato di vivere al rallentatore.
Eravamo sott’acqua, immersi. Io, aggrappata ancora a Marco, non credevo a quello che stavo facendo.
Ascoltavo i rumori esterni attutiti dall’acqua e, all’improvviso, Marco mi ha stretta ancora più a sè e mi ha baciata.
Mentre ci stringevamo così, lui si è dato una spinta dal fondo della piscina e, piano piano, siamo risaliti fino a poter respirare.
Dopo aver preso un respiro profondo, ci siamo guardati e abbiamo sorriso.
“Wow”.
Tutto quello che avevo provato, riassunto in tre lettere.
Ora, pensandoci, mi sembra una pazzia: aver passato 18 anni con una paura così.
Forse peró, senza Marco, non avrei mai avuto il coraggio.
Forse, con chi ami, quello che ti faceva paura, ti sembra meno spaventoso.
—  Uraganosilenzioso

anonymous asked:

Ero ironica ahah.. a parte gli scherzi, è matura abbastanza per avere 18 anni o ne vorresti una piu grande di età? Domanda seria 🙋🏻

Non voglio nessun’altra.

vorrei avere 18 anni per sempre
vivere con i miei difetti
le mie incolmabili mancanze
la mia musica troppo alta
la mia camera disordinata
la sua voce nella mia testa
le mie amiche mezze ubriache
anche quando sono sobrie
i miei amici che ci provano con tutte
ma che in realtà si meritano il meglio
vorrei avere 18 anni per sempre
e ridere fino a stare male
e ballare finché non sorge il sole
e guardarmi allo specchio e piacermi non del tutto, ma almeno ogni giorno un po’ di più
e andare oltre senza dimenticare
e illudermi ancora un po’
perché è così bello avere 18 anni
avere il peso dell’esistenza alleggerito da chi convive con te il terrore della maturità e il miracolo della sufficienza in matematica
vorrei davvero avere 18 anni per sempre, per potermi ricordare di quando di anni ne avevo 8 e giocavo con le barbie e ascoltavo i Green Day
vorrei avere 18 anni per sempre
perché per quanto la vita possa essere ingiusta e incasinata una via per salvarti, a 18 anni, la trovi sempre

anonymous asked:

Ciao! Volevo chiederti cosa è successo a Leelah... perchè non ho capito bene :)

Ohw.
Okay, è un argomento molto delicato e che ho davvero a cuore…ti traduco la lettera, okay? Così capisci bene tutto.


Se state leggendo questo, significa che mi sono suicidata e che ho ovviamente fallito nell’eliminare questo post dalla coda.


Per favore non siate tristi, è meglio così. La vita che avrei vissuto non sarebbe valsa la pena di essere vissuta…perchè sono transgender. Potrei scendere nei dettagli spiegando perchè mi senta così, ma questa lettera probabilmente sarà già abbastanza lunga così com’è. In parole semplici, mi sento come una ragazza intrappolata nel corpo di un ragazzo e mi sento in questo modo da quando ho 4 anni. Non ho mai saputo che esistesse una parola per questa sensazione, o che fosse possibile per un ragazzo diventare una ragazza, quindi non l’ho mai detto a nessuno e ho continuato a fare cose tradizionalmente “da maschio” per adattarmi.

Quando avevo 14 anni, ho imparato cosa significasse transgender e piansi di felicità. Dopo 10 anni di confusione finalmente capivo chi ero. L’ho detto immediatamente a mia madre e lei reagì in maniera estremamente negativa, dicendomi che si trattava di una fase, che non sarei mai stata veramente una ragazza, che Dio non commette errori, che avevo torto. Se state leggendo questo, genitori, per favore non dite mai questo ai vostri figli. Anche se siete cristiani o contro le persone transgender non dite mai una cosa simile a qualcuno, specialmente ai vostri bambini. Non farà altro che portarli ad odiare loro stessi. E’ esattamente ciò che ha fatto a me.

Mia madre ha iniziato a portarmi da un analista, ma voleva portarmi solamente da analisti cristiani (i quali partivano molto prevenuti), quindi non ho mai ricevuto veramente la terapia che mi sarebbe servita per curare la mia depressione. Ho avuto solo più cristiani che mi ripetevano quanto fossi egoista e sbagliato e che avrei dovuto rivolgermi a Dio per ricevere aiuto.

Quando avevo 16 anni ho capito che i miei non avrebbero mai cambiato opinione, e che avrei dovuto attendere di avere 18 anni per iniziare qualunque tipo di trattamento per la transizione, il che mi spezzò completamente il cuore. Più aspetti, più diventa difficile completare la transizione. Mi sentivo senza speranza, sentivo che avrei sempre e solo assomigliato ad un uomo travestito per il resto della mia vita. Al mio sedicesimo compleanno, quando non ricevetti il consenso dai miei genitori per iniziare la transizione, ho pianto fino ad addormentarmi.

Ho creato una specie di atteggiamento “vaffanculo” verso i miei genitori e ho fatto coming out come gay a scuola, pensando che magari sarebbe stato meno scioccante che fare coming out come trans. Nonostante la reazione dei miei amici è stata positiva, i miei erano incazzati. Si sentivano come se stessi attaccando la loro immagine, e che fossi una fonte di imbarazzo per loro. Volevano che fossi il loro perfetto, etero giovane ragazzo, e questo ovviamente non era quello che volevo io.

Quindi mi hanno ritirato dalla scuola pubblica, mi hanno tolto il pc ed il cellulare e proibito di accedere a qualunque tipo di social media, isolandomi completamente dai miei amici. Questa probabilmente è stata la parte della mia vita in cui sono stata più depressa e sono sorpresa di non essermi uccisa allora. Sono stata assolutamente sola per 5 mesi. Niente amici, nessun sostegno, zero amore. Solo la delusione dei miei genitori e la cudeltà della solitudine.

Alla fine dell’anno scolastico, i miei finalmente mi hanno restituito il telefono e mi hanno permesso di tornare sui social media. Ero emozionata, finalmente potevo riavere i miei amici. Questi erano molto felici di vedermi e parlarmi, ma solo inizialmente. Alla fine hanno capito che non gliene fregava un cazzo di me e mi sentii anche più sola di prima. Agli unici amici che credevo di avere piacevo semplicemente perchè mi vedevano solo poche volte alla settimana.

Dopo un’estate passata avendo praticamente nessun amico sommata al peso di dover pensare al college, risparmiare soldi per andarmene, mantenere i voti alti, andare in chiesa ogni settimana e sentirmi di merda perchè chiunque lì è contro tutto ciò per cui io vivo, ho deciso che ne avevo abbastanza. Non completerò mai la transizione con successo, anche quando vivrò da qualche altra parte, non sarò mai contenta di come sembro o del suono della mia voce. Non avrò mai abbastanza amici per essere soddisfatta. Non avrò mai abbastanza amore per essere soddisfatta. Non troverò mai un uomo che mi ami. Non sarò mai felice. O vivo il resto della mia vita come un uomo solo che desidera di essere una donna o vivo la mia vita come una donna sola che odia sè stessa. Non c’è vittoria. Non c’è via d’uscita. Sono già abbastanza triste, non ho bisogno che la mia vita peggiori. La gente dice che “migliora” ma questo non è vero nel mio caso. Peggiora. Ogni giorno peggioro io.

Questo è il concetto, è per questo che voglio uccidermi. Mi dispiace se non è una motivazione valida abbastanza per voi, lo è per me. Per quanto riguarda il mio testamento, voglio che il 100% delle cose che posseggo legalmente sia venduto e che i soldi (più i soldi che ho in banca) siano donati ad un movimento civile per i trans ed a dei gruppi di supporto, non me ne fotte un cazzo di quali. L’unico modo in cui resterò in pace è se un giorno le persone transgender non verranno trattate come sono stata trattata io, che siano trattate come esseri umani, con sentimenti validi e diritti umani. Il discorso sui gender deve essere affrontato a scuola, il prima possibile. La mia morte deve significare qualcosa. La mia morte deve essere contata nel numero di persone transgender che si sono suicidate quest’anno. Voglio che qualcuno guardi quel numero e dica “E’ folle” e lo aggiusti. Aggiustate la società. Per favore.

Addio.

(Leelah) Josh Alcorn

Scusi...
  • Ragazzino: scusi... ha una sigaretta?
  • Io: ...quanti anni hai?
  • Ragazzino: 17...
  • Io: quindi no. Niente sigarette.
  • Ragazzino: tra poco ne compio 18!
  • Io: auguri!
  • Ragazzino: ...se dicevo di avere 18 anni, me la dava?
  • Io: no.

anonymous asked:

Ahahahaha ma a DICIASSETTE ANNI tu pensi di Amare con la A maiuscola??????? Cazzo, la tua è una cotta, un innamoramento! Si ama più tardi scema!

Sì, penso di amare con A maiuscola. Non so perchè ma oggi tutti avete qualcosa da dire contro di me o le diciassettenni. 
Per amare, quindi, bisogna avere cosa? 18 anni, la patente, una laurea? No davvero, cosa bisogna avere?
Una cotta dura al massimo due mesi, non un anno e mezzo. 
Una cotta non dura così tanto nonostante la distanza, i genitori che sono contrari e i problemi. 
Nessuno lotterebbe così per una semplice cotta. Nessuno. 
Una cotta è quando alle medie un ragazzino ti baciava la guancia e tu arrossivi poi magari vedevi uno più bello e l'altro non ti piaceva più. 
Ho provato la cotta, e so dirti per certo che questa NON lo è.
No, questo no. Questo è AMORE. Te lo scrivo non solo con la A maiuscola, ma anche con la M, O, R, E. 
E’  A-M-O-R-E. 
E anche tra 10 anni, anche se magari ci saremmo già lasciati, io ti dirò la stessa cosa. 
Se pensi che questo sia un sentimento riservato agli “adulti” ti sbagli di grosso. 

P.s. “Scema” lo vai a dire alle amiche tue, non a me. Non esiste espressione peggiore e odio quella cazzo di parola. 

anonymous asked:

È triste avere 18 anni e non essere mai stati innamorati?

Forse è triste pensare che le cose belle abbiano una scadenza temporale, e che se non è successo entro tot anni allora c'è qualcosa che non va.

anonymous asked:

Salve Doc, non ho bisogno di un consiglio ma volevo raccontarle cosa mi è successo domenica. Domenica io e il mio ragazzo abbiamo fatto l’amore e alla fine dell’atto ci siamo resi conto che il preservativo aveva un piccolo buco vicino alla punta. La prima reazione è stata di panico poi, razionalizzando il tutto, abbiamo deciso di prendere in mano la situazione. Continua...

Abbiamo 27 anni e, sia per il nostro lavoro precarissimo, sia per la situazione in cui ci troviamo (non possiamo permetterci una casa nostra. In realtà non posso permettermi neanche un auto…) una gravidanza ora non è minimamente contemplata allora il mio primo pensiero è stato quello di chiedere la pillola del giorno dopo ma per averla avrei avuto bisogno di una prescrizione e il mio medico di base la domenica non è rintracciabile allora ho pensato di rivolgermi alla di rivolgermi alla guardia medica. Chiamo e mi risponde un uomo, con un po’ di imbarazzo gli racconto la situazione e lui con molta professionalità mi dice che esiste un’altra pillola, la “Pillola dei 5 giorni” che purtroppo non è così conosciuta come dovrebbe essere, per averla non c’è bisogno di prescrizione, basta avere 18 anni e chiederla in farmacia. Mi dice che nel caso in cui la farmacista di turno non me l’avesse voluta dare avrei dovuto richiamarlo e in quel caso avrebbe registrato la telefonata, mi sarei dovuta recare nell'ambulatorio della guardia medica e mi avrebbe dato la prescrizione per la pillola del giorno dopo. Io sono andata nella farmacia di turno, era piena di gente e non volevo raccontare la mia storia davanti a tutti quegli sconosciuti, allora arrivata al bancone le ho detto direttamente: “Buonasera, avrei bisogno di Ella One (il nome della pillola dei 5 giorni)”  … e quella, da sorridente e cordiale che era prima, si è trasformata in un’indignata e pure un po’ incazzata farmacista. Mi ha guardata per qualche secondo e poi mi ha chiesto un documento, le ho dato la patente e mi ha detto di aspettare, è andata a prendere la pillola e me l’ha messa dentro al sacchetto di plastica, mi ha fatta pagare e a quel punto le ho chiesto se sapeva dirmi il modo di somministrazione e lei tutta risentita mi guarda e mi dice “È una pillola!”  So benissimo che queste cose non vanno prese alla leggera, che prendere una pillola come questa non è come prendere una caramella e infatti io non ho assolutamente preso tutto questo alla leggera, anzi ero pure piuttosto incazzata perché, anche se so che il preservativo non è efficace al 100% (solo l’astinenza lo è), almeno la precauzione l’avevamo presa!Alcuni medici dovrebbero capire che quando una persona arriva a rivolgersi a loro lo fa per bisogno.  Io domenica avrei avuto bisogno di essere rassicurata un po’, di non essere trattata come un’incosciente. Non pretendo che mi venga rivolto un gran sorriso ma neanche un trattamento del genere! Mi scuso per la molteplicità delle ask ma come lei sa c'è un limite di caratteri e la mia storia ne richiedeva un po’…

La prossima volta sarà molto più semplice se manderai una fanmail o un submit, con l'impegno da parte mia che lo pubblicherò in anon.

Diciamo che nella sfiga ti è andata bene, nel senso che avrebbe potuto negartela raggirando l’obbligatorietà della dispensa con la scusa di non averne in magazzino (succede e molto spesso).

Professionisti del genere ci sono, purtroppo, e il fatto che dal loro personale punto di vista tu stia commettendo un omicidio*, non cambia minimamente che in quel momento tu eri il soggetto debole e loro il soggetto forte e che quindi doveva tutelare la tua sensibilità e un tuo diritto, oltretutto sancito dalla legge (ulipristal per tutte le maggiorenni senza obbligo di ricetta, se minorenni con ricetta).

Ne approfitto per dire che prossimamente, insieme ad altri due tambleri, vedremo di trovare il tempo per creare e rilasciare un app che avrrà la pretesa di mappare tutte le farmacie d’Italia con indicazione di ‘friendlità’ per ciò che riguarda contraccezione classica e di emergenza.

[gentile reblog per diffusione, grazie di cuore]

*C’è un forte dibattito etico-farmacologico in merito perché sembra che l’ulipristal, a differenza del levonorgestrel (pillola dei tre giorni dopo) sia un antiovulatorio solo nelle prime 72 ore, dopodiché ha anche un effetto antiannidatorio dell’ovulo fecondato (quindi omicidio per i pro life).