austriache

Il fungo dell'Antartide in grado di sopravvivere alle condizioni proibitive di Marte

Su Marte potrebbe attecchire e sopravvivere un fungo: si tratta del Cryomyces antarcticus, un fungo antartico che è stato recentemente studiato in alcuni esperimenti condotti sulla Stazione Spaziale Internazionale (Iss). Gli astronauti sono riusciti a coltivarlo consecutivamente per un anno e mezzo in condizioni decisamente simili a quelle presenti sul pianeta rosso.

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Un esperimento iniziato nel 2008, quando un gruppo di ricercatori raccolse nelle Dry Valleys (in Antartide, una delle zone più ostili ed inospitali del pianeta e, dunque, molto simile all'ambiente marziano) alcuni campioni di minuscoli funghi che vivono all'interno delle cavità della roccia. Assieme ai funghi sono state raccolte (nella Sierra de Gredos, in Spagna, e sulle Alpi austriache) anche due specie di licheni in grado di sopportare ambienti estremi. I campioni sono stati successivamente inviati alla Stazione Spaziale Internazionale.

Silvano Onofri, botanico dell'università della Tuscia e coordinatore dell’esperimento Life (Lichens and Fungi Experiment), ha spiegato: “Microfunghi e licheni sono stati esposti a due tipi di condizioni. Metà a condizioni di tipo spaziale, cioè con radiazioni totali e condizioni di vuoto non riproducibili sulla Terra, e l'altra metà a condizioni simili a quelle di Marte”.

Ebbene, il 10% delle cellule dei funghi è riuscito a sopravvivere e si è mostrato in grado di riprodursi, crescendo come se non avessero subito alcuna mutazione, ha sottolineato Onofri: “Il restante 60% delle cellule è rimasto vivo ma non in grado di riprodursi. Un risultato molto importante, perché ci dice che le cellule possono sopravvivere su Marte”.

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Dati che, però, inducono a procedere con prudenza, ha concluso Onofri: “È importante stare attenti in vista di future esplorazioni su Marte perché potrebbero esserci dei microrganismi portati sul pianeta dalla missione spaziale che potrebbero dare dei falsi positivi sulla presenza di forme di vita”.


A proposito di spazio, ecco il meteorite vecchio quattro miliardi e mezzo di anni ritrovato in Australia… Guarda il video! 

 

 

 

 

 

Un futuro cupo per i migranti

In questa puntata di Perspectives vi proponiamo i servizi di alcune tv pubbliche sul tema dei migranti, su come la questione viene affrontata a livello europeo e sulle iniziative di singoli Paesi.

L’hotspot dell’isola di Lesbo

Mentre sulle isole greche continuano ad arrivare circa duemila migranti al giorno, va avanti il piano dell’Unione Europea per istituire gli hotspot per la registrazione e per l’esame delle richieste di asilo. Il governo greco è sempre più sotto pressione per accelerare il processo. Ne parla France 3.

La politica restrittiva dell’Austria

Dopo il tetto annuale già fissato, l’Austria intende introdurre anche un limite giornaliero agli ingressi dei migranti nel Paese. Alcune regioni austriache studiano misure specifiche. È il tema del servizio della radiotelevisione svizzera italiana.

In Belgio i migranti in fuga da Calais

Il timore di vedere nuove “giungle”, simili a quella famosa di Calais, nel nord della Francia, si è diffuso nel vicino Belgio. Nella città portuale di Zeebrugge le parole del governatore delle Fiandre occidentali hanno scatenato un vasto dibattito. Ne parla France 2.

La scelta di tornare indietro

La scorsa estate, migliaia di migranti hanno ricevuto la calorosa accoglienza dei tedeschi, dopo un lungo e rischioso viaggio verso l’Europa. Ma mesi di lungaggini burocratiche e problemi di denaro spingono molti a far ritorno nei Paesi di origine, come racconta il servizio del Tg3.

Kiska Design: KTM, Husqvarna e molto altro

Il nome di Kiska è noto nell'ambiente motociclistico perché firma le estetiche, ma non soltanto quelle, di tutte le KTM dal 1992 a oggi. Ammirato oppure ferocemente criticato per le linee tese e gli spigoli che caratterizzano il design delle KTM, soprattutto di quelle stradali, Gerald Kiska ha indubbiamente il merito di aver creato uno stile inconfondibile per le moto austriache e di aver in un certo senso anticipato certe tendenze riprese poi da altri.

La sua storia e quella di KTM sono fittamente intrecciate a partire dal 1991 e la fortuna di uno è stata quella dell'altra. Perché in 25 anni di attività, quella che era partita in maniera molto agile è diventata una delle più importanti aziende indipendenti di design in Europa e la maggiore in Austria.

Kiska Designing Desire, così si chiama la società di design, consulenza e comunicazione integrata, si trova alle porte di Salisburgo. Non troppo distante da Mattighofen che è la storica sede di KTM. Siamo andati a visitarla dopo essere entrati nei reparti di Ricerca & Sviluppo di KTM. Un ulteriore tour che ci ha permesso di conoscere questa realtà, cresciuta in fretta proprio come è successo alla marca austriaca di moto che, è giusto ricordare, è diventata la prima casa motociclistica europea.

La nuova sede di Kiska Designing Desire, inaugurata nel 2009, è una costruzione lineare e squadrata costruita in cemento e vetro, verniciata di bianco all'esterno come all'interno. Dalle luminose finestre si scorgono i prati, ora innevati, e il monte Untersberg. Negli uffici e nei reparti modellazione che occupano in totale cinquemila metri quadrati lavorano 150 creativi, in maggioranza austriaci, provenienti da 28 differenti Paesi del mondo.
Qui ci si occupa di product e transportation design, ma non solo. Perché nel tempo l'iniziale attività di Kiska, il design puro, si è estesa alla consulenza e alla comunicazione. Che significa fornire ai clienti supporto strategico e di pianificazione, ricerche, analisi e innovazione. E poi ancora comunicazione del prodotto, corporate design, video, fotografie e contenuti digital media. Avete presente i video di lancio della Super Duke? Oppure quello di Robbie Maddison che fa surf con una KTM sulle mitiche onde di Teahupoo? Sono stati tutti ideadi e curati qui a Salisburgo.

Mille progetti e l'arancione “K”

Quasi un terzo delle risorse produttive sono assorbite da KTM, ma nel suo primo quarto di secolo di attività sono stati un migliaio i progetti curati da Kiska. Un'azienda che fra i sui clienti annovera marchi internazionali quali Adidas, AKG, Audi, Atomic, Bajaj, Daimler-Chrysler, Kastle, Hilti, Honda Japan ed Europa, Opel, Mercedes Benz, Zeiss e che in passato ha lavorato anche per Piaggio e Benelli tanto per citare due casi motociclistici. Il fatturato 2014, l'ultimo disponibile, è stato di 14 milioni di euro.

Cinquantasette anni e un passato in Germania alla Porsche Design, Gerald Kiska si è messo in proprio nel 1990 aprendo il suo studio a Salisburgo. Un anno dopo ha incontrato Stefan Pierer, da poco alla guida di KTM. Kiska era già in contatto con KTM per aver vinto un concorso di progettazione di un nuovo modello (da farsi su base LC4) lanciato dalla precedente proprietà KTM.
Nel 1992 la casa austriaca sfiorò la bancarotta, ma quando finalmente l'attività riprese - lentamente ma con una crescita costante e poi con una forte accelerazione - il percorso della marca austriaca di moto e il suo studio, che all'epoca contava quattro collaboratori, si legò a doppio filo.

 

E’ stato Kiska a disegnare la prima Duke. Nel 1994 ha cambiato il logo KTM, che perdeva l'ovale di sfondo, ha iniziato a occuparsi anche di come comunicare il marchio nelle campagne pubblicitarie. E soprattutto ha scelto il colore arancione (il codice Pantone 021C: altri colori erano già simboli riconosciuti di altre marche…) per caratterizzare tutte le future KTM.

Il designer austriaco non è un sostenitore integralista delle linee spigolose, ma le ha adottate di concerto con Pierer come simbolo stilistico di KTM. Una caratteristica diventata ancora più marcata con l'arrivo dei modelli stradali a partire dalla maxi sportiva RC8.
Nel 2007, grazie alla prima automobile KTM - la roadster X-Bow progettata da Dallara - Kiska vince il premio IF assegnato dall'International Forum Design.

Su di un mezzo tecnico qual è la moto, forma e funzione sono l'essenza del design e la definizione di ogni singolo dettaglio deve tenere conto degli aspetti estetici come di quelli strutturali e funzionali. Anche le moto da cross, nella loro apparente semplicità, nascondo una cura maniacale del dettaglio laddove serve offrire la presa al pilota oppure evitare che il fango si depositi dove non deve.

Non basta disegnare

«In passato – ricorda Gerald Kiska - il focus dato dalle aziende era: design, design e ancora design. Ora occuparsi di un marchio vuol dire seguirne tanti aspetti integrati, oltre allo stile, comprendendo anche svariate forme di consulenza e di supporto alla comunicazione».

La 1290 Super Duke R lanciata nel 2014 (nota anche come “The Beast”) è forse la sintesi migliore del lavoro di Kiska Designing Desire per KTM, perché su questo modello si trova tutto il contributo creativo fornito dalla società. Dalla ideazione del modello al concept, dalla rifinitura dell'idea al supporto industriale, dalle strategie di business al mokup, dal prototipo in clay alla campagna di lancio, dalla realizzazione di video alle immagini e poi ancora i contenuti multimediali, fino alla creazione del minisito web dedicato. Un supporto e un coinvolgimento che ha superato il normale concetto di design del prodotto per diventare un'attività globale e coordinata.

Lo stesso metodo di lavoro si ritrova nella Super Duke GT, moto che arriverà a breve in vendita, e che è stata sviluppata proprio evolvendo il concetto Super Duke miscelando le qualità touring con l'anima Ready to Race tipica dei modelli sportivi arancioni.

 

Con Husqvarna l'approccio stilistico è stato diverso, perché il posizionamento del marchio nella sua fase due – quella iniziata con i concept Svartpilen e Vitpilen visti a Eicma 2014 e 2015 – ha com'era prevedibile previsto la minore sovrapposizione possibile con KTM e poi un importante allargamento a maggiori segmenti stradali. Sulle future Husqvarna le forme saranno meno aggressive, più dolci e minimaliste, sempre attente alle tendenza extra mondo moto ma anche tecniche. All'interno di Kiska Designing Desire ci sono team distinti che operano sui due marchi in ogni fase del progetto, ma che si interfacciano e beneficiano di strutture ed esperienze comuni.


Ciò che colpisce girando all'interno della struttura di Kiska, con alcune aree off limits per i visitatori che non abbiamo potuto vedere, è la curiosa miscela fra rigore formale e libertà creativa. E poi colpiscono i tanti volti giovani che si incrociano, i tratti somatici che ne testimoniano la provenienza dai quattro angoli del mondo, il lavoro di ricerca che anticipa e completa la componente puramente creativa di un designer.

In collaborazione con Moto.it

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Pegida e i movimenti anti-Islam Manifestazioni in 14 Paesi europei

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La formazione di ultradestra mobilita i cittadini contro i rifugiati e li invita a scendere in piazza. In Francia il prefetto di Calais vieta ogni dimostrazione.

 

Il movimento tedesco di ultra-destra Pegida mobilita l’Europa contro i rifugiati e invita i cittadini a scendere in piazza sabato 6 febbraio contro l’Islam in 14 Paesi dell’Unione tra cui l’Austria, il Belgio, la Gran Bretagna, la Francia, la Polonia e la Svizzera. L’idea della manifestazione è stata lanciata il 23 gennaio a Roztoky, una cittadina vicino a Praga, dal gruppo ceco xenofobo e anti-europeo «Blocca l’Islam». Alla riunione hanno partecipato anche il leader di Pegida, Lutz Bachmann e i rappresentanti di formazioni islamofobe austriache, bulgare, italiane, svizzere che hanno come obiettivo quello di impedire «l’islamizzazione dell’Europa». «Non lasceremo l’Europa ai nostri nemici — ha dichiarato a Le Monde Tatjana Festerling di Pegida — . La politica stupida e suicida delle élite europee ci ha portato a una realtà che probabilmente Bruxelles non avrebbe mai immaginato. Ora ci dobbiamo unire per combatterla».

 

Lo slogan

Il motto comune delle manifestazioni è «Fortezza Europa». Tra le città in cui sono annunciate: Amsterdam, Birmingham, Bratislava, Praga, Tallin, Varsavia, Graz e Bordeaux. A Calais in Francia il prefetto ha vietato agli estremisti di scendere in piazza ma loro hanno risposto che manifesteranno in barba al divieto. Sempre il 6 febbraio nei dintorni di Praga, si riuniranno rappresentanti di movimenti civici e partiti anti-immigrati provenienti da Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Austria, Italia, Bulgaria, Finlandia, Olanda, Estonia per redigere una cosiddetta «dichiarazione di Praga», contro «l’Ue e i circoli elitari» e a favore della «Fortezza Europa».

I patrioti

Obiettivo delle iniziative incrociate è di creare una rete di «patrioti europei» che coordini l’azione di gruppi e partiti nazionalisti, populisti e anti-immigrati e moltiplichi in giro per l’Europa il modello Dresda. Il capoluogo sassone, dove tutto ebbe inizio nel 2014, resta l’epicentro del movimento in Germania, che usualmente manifesta il lunedì. I numeri annunciati per domani nella cittadina hanno fatto scattare l’allarme tra le forze dell’ordine: 15.000 manifestanti di Pegida, 10.000 contro-manifestanti di sindacati, associazioni e movimenti antirazzisti.

http://www.corriere.it/esteri/16_febbraio_06/pegida-movimenti-anti-islam-manifestazioni-14-paesi-europei-34314ab2-cc9e-11e5-a5a3-6d487a548e4e.shtml

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Bolzano: “L'Austria costruisce un muro anti-profughi al Brennero”

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Le autorità austriache potrebbero blindare il confine del Brennero con una predisposizione di barriere anti-profughi. Misure analoghe potrebbero essere adottate anche al Passo Resia e a Prato della Valle, oltre a Passo Stalle e Passo Rombo in estate. Il provvedimento dovrebbe entrare in vigore tra quattro settimane. A darne notizia è laCamera di Commercio di Bolzano, in un comunicato pubblicato oggi sul proprio sito internet in cui denuncia gli effetti devastanti che una simile misura, “appresa in via informale”, avrebbe sull’economia altoatesina.

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“La limitazione della libera circolazione delle merci incide pesantemente sull’economia e rappresenta un grave passo indietro per l’intera Euregio – scrivono dalla Camera di Commercio bolzanina – Il settore più colpito dai controlli al confine sarebbe sicuramente il turismo. Le misure avrebbero effetti diretti anche sulla popolazione locale, la cui mobilità verrebbe immediatamente limitata.”

“Lanciamo un appello alla polizia tirolese affinché desista da questa decisione e non attui il previsto blocco dei confini verso l’Alto Adige”, afferma il Presidente della Camera di commercio Michl Ebner.

Contattato telefonicamente dal Giornale.it, il presidente della Provincia autonoma di BolzanoArno Kompatscher afferma di non poter commentare una notizia non verificata e assicura che da parte austriaca è stato promesso un “chiarimento” che dovrebbe essere pubblicato a breve.

Da mesi il passo del Brennero è luogo di transito di migliaia di migranti che dall’Europa tentano in ogni modo di passare in Austria e poi in Germania, venendo regolarmente identificati e respinti dalle autorità austriache. Poche settimane fa Vienna aveva annunciato la sospensione temporanea del Trattato di Schengen come risposta ad un’analoga misura predisposta dalla Germania. Di oggi la notizia che oltre alle quote annuali il governo austriaco intende introdurre anche un limite al numero massimo di accessi giornalieri.

Inoltre proprio dal Tirolo austriaco erano arrivate previsioni preoccupate per il futuro dei transiti attraverso il Brennero. “Attualmente ogni giorno entrano dal Brennero in Tirolo tra le 200 e 300 persone al giorno. Appena le temperature torneranno a salire ne attendiamo 700 al giorno”, aveva detto alla Tiroler Tageszeitung il comandante della polizia tirolese, Helmut Tomac, meno di tre settimane fa.

Nel frattempo il quotidiano serbo Danas cita “fonti diplomatiche vicine al premier” secondo cui la Croazia starebbe approntando una barriera di confine alla frontiera con la Serbia, per regolare il flusso dei migranti. Nel caso, il governo di Belgrado potrebbe fare altrettanto al confine macedone. Così tutti i confini della rotta balcanica, dalla Grecia fino all’Austria, tornerebbero ad essere sorvegliati e fortificati. Come non accadeva dalla Seconda Guerra Mondiale, prima dell’istituzione della Repubblica popolare di Iugoslavia.

Fonte: qui

Kiska Design: KTM, Husqvarna e molto altro

Il nome di Kiska è noto nell'ambiente motociclistico perché firma le estetiche, ma non soltanto quelle, di tutte le KTM dal 1992 a oggi. Ammirato oppure ferocemente criticato per le linee tese e gli spigoli che caratterizzano il design delle KTM, soprattutto di quelle stradali, Gerald Kiska ha indubbiamente il merito di aver creato uno stile inconfondibile per le moto austriache e di aver in un certo senso anticipato certe tendenze riprese poi da altri.

La sua storia e quella di KTM sono fittamente intrecciate a partire dal 1991 e la fortuna di uno è stata quella dell'altra. Perché in 25 anni di attività, quella che era partita in maniera molto agile è diventata una delle più importanti aziende indipendenti di design in Europa e la maggiore in Austria.

Kiska Designing Desire, così si chiama la società di design, consulenza e comunicazione integrata, si trova alle porte di Salisburgo. Non troppo distante da Mattighofen che è la storica sede di KTM. Siamo andati a visitarla dopo essere entrati nei reparti di Ricerca & Sviluppo di KTM. Un ulteriore tour che ci ha permesso di conoscere questa realtà, cresciuta in fretta proprio come è successo alla marca austriaca di moto che, è giusto ricordare, è diventata la prima casa motociclistica europea.

La nuova sede di Kiska Designing Desire, inaugurata nel 2009, è una costruzione lineare e squadrata costruita in cemento e vetro, verniciata di bianco all'esterno come all'interno. Dalle luminose finestre si scorgono i prati, ora innevati, e il monte Untersberg. Negli uffici e nei reparti modellazione che occupano in totale cinquemila metri quadrati lavorano 150 creativi, in maggioranza austriaci, provenienti da 28 differenti Paesi del mondo.
Qui ci si occupa di product e transportation design, ma non solo. Perché nel tempo l'iniziale attività di Kiska, il design puro, si è estesa alla consulenza e alla comunicazione. Che significa fornire ai clienti supporto strategico e di pianificazione, ricerche, analisi e innovazione. E poi ancora comunicazione del prodotto, corporate design, video, fotografie e contenuti digital media. Avete presente i video di lancio della Super Duke? Oppure quello di Robbie Maddison che fa surf con una KTM sulle mitiche onde di Teahupoo? Sono stati tutti ideadi e curati qui a Salisburgo.

Mille progetti e l'arancione “K”

Quasi un terzo delle risorse produttive sono assorbite da KTM, ma nel suo primo quarto di secolo di attività sono stati un migliaio i progetti curati da Kiska. Un'azienda che fra i sui clienti annovera marchi internazionali quali Adidas, AKG, Audi, Atomic, Bajaj, Daimler-Chrysler, Kastle, Hilti, Honda Japan ed Europa, Opel, Mercedes Benz, Zeiss e che in passato ha lavorato anche per Piaggio e Benelli tanto per citare due casi motociclistici. Il fatturato 2014, l'ultimo disponibile, è stato di 14 milioni di euro.

Cinquantasette anni e un passato in Germania alla Porsche Design, Gerald Kiska si è messo in proprio nel 1990 aprendo il suo studio a Salisburgo. Un anno dopo ha incontrato Stefan Pierer, da poco alla guida di KTM. Kiska era già in contatto con KTM per aver vinto un concorso di progettazione di un nuovo modello (da farsi su base LC4) lanciato dalla precedente proprietà KTM.
Nel 1992 la casa austriaca sfiorò la bancarotta, ma quando finalmente l'attività riprese - lentamente ma con una crescita costante e poi con una forte accelerazione - il percorso della marca austriaca di moto e il suo studio, che all'epoca contava quattro collaboratori, si legò a doppio filo.

 

E’ stato Kiska a disegnare la prima Duke. Nel 1994 ha cambiato il logo KTM, che perdeva l'ovale di sfondo, ha iniziato a occuparsi anche di come comunicare il marchio nelle campagne pubblicitarie. E soprattutto ha scelto il colore arancione (il codice Pantone 021C: altri colori erano già simboli riconosciuti di altre marche…) per caratterizzare tutte le future KTM.

Il designer austriaco non è un sostenitore integralista delle linee spigolose, ma le ha adottate di concerto con Pierer come simbolo stilistico di KTM. Una caratteristica diventata ancora più marcata con l'arrivo dei modelli stradali a partire dalla maxi sportiva RC8.
Nel 2007, grazie alla prima automobile KTM - la roadster X-Bow progettata da Dallara - Kiska vince il premio IF assegnato dall'International Forum Design.

Su di un mezzo tecnico qual è la moto, forma e funzione sono l'essenza del design e la definizione di ogni singolo dettaglio deve tenere conto degli aspetti estetici come di quelli strutturali e funzionali. Anche le moto da cross, nella loro apparente semplicità, nascondo una cura maniacale del dettaglio laddove serve offrire la presa al pilota oppure evitare che il fango si depositi dove non deve.

Non basta disegnare

«In passato – ricorda Gerald Kiska - il focus dato dalle aziende era: design, design e ancora design. Ora occuparsi di un marchio vuol dire seguirne tanti aspetti integrati, oltre allo stile, comprendendo anche svariate forme di consulenza e di supporto alla comunicazione».

La 1290 Super Duke R lanciata nel 2014 (nota anche come “The Beast”) è forse la sintesi migliore del lavoro di Kiska Designing Desire per KTM, perché su questo modello si trova tutto il contributo creativo fornito dalla società. Dalla ideazione del modello al concept, dalla rifinitura dell'idea al supporto industriale, dalle strategie di business al mokup, dal prototipo in clay alla campagna di lancio, dalla realizzazione di video alle immagini e poi ancora i contenuti multimediali, fino alla creazione del minisito web dedicato. Un supporto e un coinvolgimento che ha superato il normale concetto di design del prodotto per diventare un'attività globale e coordinata.

Lo stesso metodo di lavoro si ritrova nella Super Duke GT, moto che arriverà a breve in vendita, e che è stata sviluppata proprio evolvendo il concetto Super Duke miscelando le qualità touring con l'anima Ready to Race tipica dei modelli sportivi arancioni.

 

Con Husqvarna l'approccio stilistico è stato diverso, perché il posizionamento del marchio nella sua fase due – quella iniziata con i concept Svartpilen e Vitpilen visti a Eicma 2014 e 2015 – ha com'era prevedibile previsto la minore sovrapposizione possibile con KTM e poi un importante allargamento a maggiori segmenti stradali. Sulle future Husqvarna le forme saranno meno aggressive, più dolci e minimaliste, sempre attente alle tendenza extra mondo moto ma anche tecniche. All'interno di Kiska Designing Desire ci sono team distinti che operano sui due marchi in ogni fase del progetto, ma che si interfacciano e beneficiano di strutture ed esperienze comuni.


Ciò che colpisce girando all'interno della struttura di Kiska, con alcune aree off limits per i visitatori che non abbiamo potuto vedere, è la curiosa miscela fra rigore formale e libertà creativa. E poi colpiscono i tanti volti giovani che si incrociano, i tratti somatici che ne testimoniano la provenienza dai quattro angoli del mondo, il lavoro di ricerca che anticipa e completa la componente puramente creativa di un designer.

In collaborazione con Automoto.it