assay

Fluorescence micrograph of an assay for cell fusion. Pig kidney cells were labeled with two different dyes (red, green) and mixed together to grow on a plastic dish. The cells were then infected with a strain of pseudo-rabies virus with a fluorescently labeled virus component (a capsid protein fused to cyan fluorescent protein, rendered as blue in this image). If spread of infection caused cell fusion, yellow-orange cells would be expected as the red dyes mix with the green ones.

Image Source: Princeton Art of Science, 2009 Competition.

Enzyme-Linked Immunosorbent Assay (ELISA)

An immunoassay utilizing an antibody labeled with an enzyme marker such as horseradish peroxidase. While either the enzyme or the antibody is bound to an immunosorbent substrate, they both retain their biologic activity; the change in enzyme activity as a result of the enzyme-antibody-antigen reaction is proportional to the concentration of the antigen and can be measured spectrophotometrically or with the naked eye.

anonymous asked:

Come si fa a dimenticare una persona Vale? A impedirle di assumere importanza nei nostri confronti?

Le persone non si dimenticano.
Le persone hanno importanza, tutte quante, tutte quelle con le quali abbiamo avuto a che fare, che ci hanno insegnato qualcosa, anche che la vita può essere complicata e che i calci in culo che prenderemo non saranno mai abbastanza.
Le persone lasciano un segno sulla nostra pelle, sia quando entrano che quando escono dalla nostra vita, perché ci fanno crescere, ci accompagnano per un tratto della nostra maturazione e si portano via pezzi del nostro cuore e lasciano il cervello in balia di un processo assai complicato: distruggere l'idealizzazione.
L'idealizzazione è comune: costruisci il concetto di una persona e la inglobi all'interno di una sfera ovattata di perfezione, faticando a riconoscere la sua umanità.
Vivi insieme ad essa dei momenti, ti fondi in lei e credi che sarà l'amore della tua vita o l'amicizia della tua vita o il contatto lavorativo che ti insegnerà a darti da fare e che ti permetterà di accedere ad ogni trucco del mestiere e poi ti trovi nudo ed inerme davanti l'abbandono e devi rielaborare, come un luttuoso, l'investimento che non può più essere donato all'oggetto e che non può più nemmeno ritornare indietro e si trova spaesato.
E ti senti spaesato.
E vorresti dimenticare, ma non puoi.
Vorresti urlare, lo fai, vorresti piangere, lo fai, ma ciò non ti restituisce il tempo perduto e questo è un bene, perché non puoi mica rinunciare all'esperienza acquisita: il tempo lenisce ogni ferita.
Il non dimenticarsi di se stessi guarisce ogni cicatrice.
Il portare avanti la propria persona dà importanza a se stessi e ci fa ricordare che, qualunque cosa accada, è da noi stessi che dobbiamo sempre ricominciare.
E allora, pian piano, quella persona verrà ridimensionata in un concetto più terreno e tu potrai rievocarla ridendo, ringraziandola per tutto ciò che ha rappresentato per te, per quel simbolo che tanto hai adorato, ma che ora può restare nella parte della memoria che gli hai concesso, perché hai talmente tanta strada da compiere, che non puoi mica continuare a vivere nella feritoia del passato per tutta la tua vita.

La signorina Albertine se n’è andata! Come, più della psicologia stessa, la sofferenza la sa lunga in materia di psicologia. Un momento prima, mentre mi stavo analizzando, avevo creduto che una separazione senza essersi riveduti fosse appunto quella che avevo desiderata; e, paragonando la mediocrità dei piaceri che Albertine mi dava con la ricchezza dei desideri che mi impediva di realizzare, mi ero riconosciuto assai acuto, concludendo che non volevo più vederla, che non l’amavo piú. Ma quelle parole: “La signorina Albertine se n’è andata!” avevano provocato un dolore tale nel mio cuore, che non avrei saputo resistere più a lungo.
—  Marcel Proust
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03.17.17 // what a week! it was technically my university’s spring break but that’s kind of a foreign concept to grad students aka it’s a week to do as much work as possible bc campus is so quiet….although i did take the liberty of leaving early a few of the days just because :) pics clockwise from top left: some textbooks on my shelf at home that i never read anymore, another cell proliferation assay (i do a lot of these; at least they’re pretty!), gearing up to write a manuscript, and some IHC slides my lab mate and I did this week of breast cancer bone metastases. 

I tuoi occhi mi toccano.
E sul tuo volto il sorriso è radioso.
Più chiaro assai delle nubi più chiare.
Allora io corro dove sei.
Dove mi pensi e dove mi attendi.
—  Labellezzadellepiccolecose - (via labellezzadellepiccolecose.)

Lentamente quella candela bruciava
Illuminando la “nostra notte”, accendendo di luce propria quella buia stanza.
Lentamente bruciava e lenta colava la sua cera
Lentamente, con candore, bianca come il latte, bianca come la neve
Lentamente colava,
Contornano di ricami assai rari e perversi
Il mio candido corpo

LaDamaNera

anonymous asked:

Vorrei sborrarti sulle tettine 😍

bravo, ora che me l'hai scritto ti senti realizzato? non penso
è cambiato o cambierà qualcosa nella tua vita? non credo
succederà mai? proprio no

resti solo un tizio che non è in grado di rapportarsi col sesso opposto e per questo motivo non riuscirai mai a realizzare le tue fantasie, mi dispiace assai

Puttana merda! (si, puttana merda è un mio intercalare…) Perché ogni volta che prendo in mano un libro e mi metto tranquillo sul divano con l'intento di legge per qualche ora, perché mai (riprendo la frase poiché il periodo era assai lungo), perché mai ogni cosa nell'universo cerca di distrarmi dalla lettura? Messaggi, il telefono che squilla, il merlo sulla finestra, la gatta, il cane, mio zio, mia sorella, mia madre, la vicina. Fanculo universo, finirò questo libro, che tu lo voglia o no.

Corollario:
Il piede che mi prude, mi scappa la pipì, ho fame, mio padre che chiama, mia madre che chiama dopo che mi ha appena chiamato mio padre, mio fratello, la gatta vuole mangiare, il cane stronzo abbaia al merlo, il merlo picchia sul vetro, la vicina che passa l'aspirapolvere, mi prude il ginocchio, messaggino WhatsApp, citofono, cane che abbaia, gatta che scappa, il merlo che fine ha fatto?, Chi è?, Mia madre…

Ho cercato su WikiHow come parlare con le persone che non si conoscono perché al corso di arte moderna c'è un ragazzo bello e maledetto che mi piace assai.
Ho di nuovo 14 anni.

youtube

Picture: Ditlev Martens - Fire in Hamburg on 5 May 1842

Friedrich Daniel Rudolf Kuhlau (11 September 1786 – 12 March 1832) was a German-born Danish composer during the Classical and Romantic periods.

Work: Concertino in F-minor for two horns, Op.45 (1822)

Mov.I: Adagio ma non troppo 00:00
Mov.II: Allegro alla polacca 07:29
Mov.III: Larghetto 12:22
Mov.IV: Allegro alla polacca 16:11
Mov.V: Allegro assai 18:48

Horn I: Ib Lanzky-Otto
Horn II: Frøydis Ree Wekre

Orchestra: Odense Symphony Orchestra

Conductor: Othmar Maga

Una storia divertente

Questa è una storia divertente.
Nel 1999 invio tre poesie al mensile di racconti e poesie “Virgole”.

Per posta ordinaria, dal momento che ancora non potevo navigare in rete da casa.
Uno di quegli invii sui quali non si fa gran conto.
Lo fai anche se pensi che non ne verrà nulla.
E invece no.
Le tre poesie vengono pubblicate.

C'è solo un problema.
Nella terza riga della prima da sinistra sbagliano una parola.
Mettono fenomeni anziché fonemi.
Così sembra che la poesia abbia Dio sa quali reconditi tripli sensi pruriginosi.
In realtà, il senso dei miei versi è assai semplice.
Ascolto imprudente quello che dicono di te bevendo inquieto del caffè.
Che mi è venuta pure la rima, guarda.
La rivista giustifica la svista adducendo una giustificazione che in piedi non ci sta molto.
Dicono abbiamo cambiato da poco il software e ci capitano cose come questa.
(Avrebbero fatto più bella figura ammettendo di avere semplicemente sbagliato a digitare il testo, ma fa lo stesso).
Io non protesto più di tanto, perché queste tre poesie rientrano fra le primissime cose che pubblico qua e là.
E non ne vale la pena.
Anche se mi ha dato fastidio.
Non tanto.
Ma un po’ sì.