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La Corazzata Potëmkin

La scomparsa di Paolo Villaggio, che ha emozionato tantissimi (me compreso), ha riportato alla ribalta una delle gag più famose e leggendarie del Rag. Ugo Fantozzi ne Il Secondo Tragico Fantozzi (1976). In quel film, per motivi di diritti, il nome Potëmkin fu trasformato in Kotiomkin, e il nome del regista  Sergej Michajlovič Ėjzenštejn in  Serghei M. Einstein, e le stesse scene del classico del cinema russo furono completamente rifatte a Roma, sulla scalinata di Villa Giulia da Luciano Salce, il regista del capolavoro fantozziano. L’opera originale di Ėjzenštejn è davvero un capolavoro del cinema di tutti i tempi, e non dura le colossali 3 ore per 18 bobine raccontate dalla voce narrante fantozziana ma una sessantina di minuti. Il film racconta un avvenimento realmente accaduto e che ebbe protagonista l’equipaggio della vera corazzata Potëmkin. 

La nave infatti era il gioiello della cantieristica militare russa e fu varata, dopo varie peripezie, il 26 agosto 1900 a Sebastopoli;era la punta di diamante della Flotta del mar Nero. Deve il suo nome al principe Grigorij Aleksandrovič Potëmkin, principe della Tauride (che equivale all’odierna Crimea) che fu durante il Regno di Caterina la Grande (XVIII secolo) il fautore della Flotta del Mar Nero. Anni fa lessi un libro su questa nave, Ammutinamento. La vera storia della corazzata Potëmkin di Neal Bascomb (Mondadori) che racconta la tragica vicenda di questa nave. Lunga 113 metri, corazzata con il miglior acciaio tedesco, provvista di 38 tra cannoni e cannoncini, iniziò la normale attività solo nel 1904, dopo numerosi problemi tecnici. Non partecipò quindi, come molte navi della Flotta nel Mar Nero, nel 1905,  alla sconfitta navale clamorosa nella guerra con il Giappone a Tsushima che pose fine al conflitto, con l’umiliante trattato di resa firmato dallo Zar Nicola II che produsse una forte contestazione nell’immenso Impero proprio contro la debolezza del Regime Zarista. Il fulcro della rivolta fu San Pietroburgo (dove la polizia proletaria instaurata dal Pope ortodosso fu letteralmente disintegrata dalle truppe zariste), ma l’episodio della  Potëmkin ebbe un’eco straordinaria e secondo gli storici fu uno dei motori della rivolta. Il tutto nasce dalla rivolta dell’equipaggio avvenuta nel giugno del 1905, secondo la leggenda dovuto al rifiuto dei marinai di mangiare carne infestata dai vermi, in realtà per i livelli scarsissimi di igiene, le paghe arretrate e altri soprusi. Lo scontro sulla nave provocò la morte di 7 dei 18 ufficiali, tra cui ammiraglio e il capitano, e uno dei ammutinati, Grigorij Vakulenčuk, che subito divenne un eroe. Anche la nave appoggio della corazzata fu sconvolta da un ammutinamento, la silurante 267, e tutte e due si diressero al porto di Odessa con la bandiera Rossa issata a bordo. La Marina Imperiale inviò due squadroni di navi da battaglia con l’ordine di affondare persino la  Potëmkin se non fosse stata possibile riconquistarla, ma clamorosamente i militari zaristi si rifiutarono di attaccare i rivoltosi, per solidarietà. La nave per circa un mese vagò per tutto il Mar Nero, fino a quando gli ammutinati si fermarono nel porto rumeno di Costanza, chiedendo asilo politico.  Afanasij Matjušenko, proclamato dagli ammunitati loro capo, chiese cittadinanza rumena, salvo poi ritornare nel 1907 a Odessa dove fu arrestato, processato per tradimento e impiccato a Sebastopoli. La nave ritornò a Odessa, e per cancellare l’onta fu rivarata come  Panteleimon in onore di San Pantaleone, patrono del giorno del ritorno a Odessa della nave. Con questo nome, combatté durante la prima guerra mondiale nel Mar Nero contro i Turchi. Dopo la rivoluzione, fu ribattezzata nuovamente  Potëmkin in ricordo degli eroici marinai, salvo poi, nel maggio 1917 rivarata come  Boreč za Svobodu, che significa Combattente per la libertà. Ebbe una fine tragica: venne catturata dalle truppe anglo-francesi e tra il 22-24 aprile 1919 fu resa inutilizzabile dagli inglesi per non ricosegnarla all'Armata Rossa. Durante la guerra civile russa, in seguito all'occupazione di Sebastopoli il successivo 24 giugno cadde nelle mani dell'Armata Bianca e, il 15 novembre 1920, quando i bolscevichi ripresero Sebastopoli, trovarono la nave all'ormeggio, danneggiata irreparabilmente e ne ordinarono la demolizione, che avvenne tra il 1922 ed il 1924, mentre la nave venne radiata il 21 novembre 1925. 

Un mese dopo, il 21 dicembre 1925 il capolavoro di Ėjzenštejn fu proiettato al Teatro Bol'šoj nel ventennale della rivolta, e divenne uno dei più grandi esempi di propaganda cinematografica mai effettuati. Il film, va detto, fu criticato anche da Pasolini come una bruttezza, non solo da Fantozzi; in realtà è un grandissimo film, anche per le tecniche cinematografiche che introdusse, che il Geometra Calboni sfotte nella storica scena dell’incendio delle bobine (il famoso “montaggio analogico”). L’incipit del film era una storica frase di Lenin: 

Rivoluzione significa guerra. Questa è l'unica legittima, ragionevole vera grande guerra di tutte le guerre che la storia ha conosciuto. In Russia questa guerra è stata appena dichiarata ed è appena cominciata.

La presa in giro

L'Istat smentisce lo Ius soli: nel 2016 oltre 180mila stranieri sono diventati italiani

Nel 2016 184.638 stranieri non comunitari hanno acquistato la cittadinanza italiana. Di questi il 51,3% (95mila) ha meno di trent'anni. Mentre nel 2011 sono state meno di 50mila le cittadinanze riconosciute. Questi dati fanno riflettere. Innanzitutto perché si scopre che anche senza Ius soli si può diventare italiani. Infatti nel 2016 dei nuovi italiani, oltre 61mila sono nati in Italia, senza quindi aver vissuto sulla propria pelle l'esperienza migratoria. La maggior parte ha ricevuto la cittadinanza per trasmissione dai genitori o, una volta compiuti i 18 anni, l'ha richiesta. In totale, tra il 2012 e il 2016, oltre 541mila cittadini provenienti da paesi fuori dall'Unione europea sono diventati italiani.

Per quanto riguarda i permessi di soggiorno, il 2016 (226mila nuovi permessi) registra un calo del 5% sull'anno precedente, dovuto principalmente alla diminuzione delle richieste per motivi di lavoro (meno 41%). Crescono parallelamente i permessi per rifugiati (asilo politico e protezione internazionale) a quota 78mila (+34% sul 2015). I dati Istat confermano la posizione dell'Italia come un Paese di transito: solo il 53.4% dei migranti arrivati dal 2012 è ancora presente nel nostro Paese.

Il tema dei flussi migratori è stato affrontato dal ministro dell'Interno, Marco Minniti, davanti alla Commissione Shengen. Minniti ha snocciolato i dati sugli sbarchi, sottolineando la riduzione degli arrivi del 25.7% sul 2016. Nonostante i dati incoraggianti, impensierisce il cambiamento delle rotte, la cui crescita “impetuosa”, secondo il Ministro, testimonierebbe un processo di riorganizzazione del traffico di esseri umani. Tappata una falla, se ne aprono altre. La rotta tunisina, in crescita del 200%, quella dall'Algeria (+100%) e quella turca (+63%).

Programma ufficiale per la domenica.

Letti come nazioni indipendenti, piumoni come bandiere sotto le quali nascondersi in falso patriottismo, giornate nazionali istituite a caso per restare tutto il tempo ad onorare il proprio territorio, per andare in bagno chiedere l'espatrio, tornare facilmente grazie ad un'ottima politica di accoglienza, costume nazionale il pigiama, offrire asilo politico a chi ha interesse in scambi culturali basati sul reciproco nudismo, si ordina da mangiare, togliere l'embargo, precisare al tizio che consegna la pizza di presentarsi munito di passaporto, la moneta corrente sono i sogni, l'inno è una serie indefinita di sbadigli prima di addormentarsi di nuovo.