asettico

Il concetto di bello in un supermercato (Parte 1)

Nella grande distribuzione è bello ciò che altrove sarebbe considerato artefatto o banale: la falsificazione delle esperienze tramite la standardizzazione delle sensazioni, l’utilizzo delle merci come elemento decorativo, quasi artistico, l’inganno dei sensi con luci, odori e colori artificiali.

Pensiamo alle aree che all’interno dei supermercati, “non luoghi” per definizione, imitano “luoghi” del mondo reale.

Ricordiamo solo per un attimo i Whole Foods Stores, epitome del moderno supermercato e considerati una delle più alte espressioni di “bellezza” nel mondo della grande distribuzione. I mercatini delle verdure, con i loro banchetti sgarrupati, le urla dei venditori, i marciapiedi pieni di scarti, sono simulati da espositori perfetti, puliti, tutti uguali, ricolmi di prodotti senza difetti e ben impilati. Agli ormai estinti negozi di coloniali e di caffè, con i loro odori, le cataste di scatole e confezioni male assortite, i negozianti esperti ed appassionati, si sostituiscono angoli con finti sacchi di caffè, scatole e vasi dalla grafica omogenea in stile finto antico, commessi gentili e asettici che vendono il caffè con la stessa passione con cui smercerebbero detersivo per lavastoviglie.

Non più macellerie o pescherie con schizzi di sangue, interiora, scarti, odori. I pesci e le carni, sempre uguali a se stessi, diventano rassicuranti nel loro lindore, nell’asettico essere scollegati da qualsiasi tipo di immagine cruenta di morte e sezionamento.

VITA PREFABBRICATA COMPONIBILE

Odio la vita prefabbricata componibile almeno tanto quanto odio la libreria Billy di Ikea. Vacanze al mare media scolastica dell’8.27 università e lavoro part-time in un supermercato fidanzato mediocre compaesano tanti amici e tante feste laurea taglia 38 matrimonio asettico due figli trilocale casalinga vacanze in montagna. E se io preferissi un viaggio in Cina o in Cappadocia o in Islanda invece dell’ennesima vacanza sull’Adriatico? E se io me ne sbattessi dei voti, delle medie scolastiche, delle borse di merito che non fanno altro che alimentare una malsana competizione tra studenti? E se io non volessi frequentare l’università e fossi stufa di studiare e volessi buttarmi in un’attività tutta mia? E se là fuori non ci fosse nessuno di adatto a me e diventassi una acida zitella? E se stessi meglio da sola senza amici, o al massimo con mia sorella, a casa e non a brindare in qualche placetobe? E se avessi rotoli di grasso e cellulite e imparassi a conviverci invece di combatterli? E se non mi volessi sposare? E se finissi a vivere in una casa isolata di 45 metri quadrati, con una vetrata affacciata sul mare e senza la libreria Billy di Ikea?

E se la vita prefabbricata componibile è l’unica in commercio, almeno tenetevi le istruzioni. Vorrei provare a costruirla da sola questa vita, magari sbagliando, magari mettendoci più tempo, magari costruendone un pezzo, accorgermi che non va e ricominciare da capo. Non mi interessa sapere adesso come verrà una volta strette tutte le viti, mi basta sapere che la mia non sarà una libreria in truciolare a sette piani da € 69,90.