artemide

I 10 COMANDAMENTI DI UN CLASSICISTA:
  1. Non avrai altro dio all'infuori di Zeus, Era, Atena, Apollo, Artemide, Ares, Efesto, Afrodite, varie ed eventuali
  2. Non sproloquiare come Ipponatte, o Demostene, o Cicerone
  3. Ricordati di santificare le Dionisie, i Lupercalia etc etc
  4. Onora Edipo e Giocasta
  5. Non inviare doni a Persefone e consorte
  6. Non fare il Narciso, ma neanche il Giove
  7. Non fare il Mercurio (che tanto gli dei vedono tutto)
  8. Non fare l'Eco
  9. Non desiderare la donna altrui (tanto è già di Zeus)
  10. Non desiderare nulla, λάθε βιώσας

Artemis

Artemis was  described as the daughter of Zeus and Leto, and the twin sister of Apollo. She was the Hellenic goddess of the hunt, wild animals, wilderness, childbirth, virginity and protector of young girls, bringing and relieving disease in women; she often was depicted as a huntress carrying a bow and arrows. 

The deer and the cypress were sacred to her. In later Hellenistic times, she even assumed the ancient role of Eileithyia in aiding childbirth. 

Artemis was one of the most widely venerated of the Ancient Greek deities. Her  Roman equivalent is Diana.

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Artemis and Apollo remained close to each other forever. Both siblings would become associated with the skill of archery, and they enjoyed hunting together. In addition, both had the power to send plagues upon mortals.

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Artemide e Atteone, la teofania della divinità e la dualità demoniaca
Polittico (cinque disegni), fusaggine - pigmento rosso su carta da spolvero, 32x43 cm, 2015/2016

«Non mirare Artemide a faccia a faccia: perderesti i sensi sotto il suo sguardo. Il corpo che appare per intero è un velo che io ho gettato sulla sua essenza: non posso invece velare il suo sguardo, che per voi uomini è mortale. Se puoi, contemplala di scorcio o di profilo, di preferenza mirala di schiena… Non che così, non possa vederti: simile sciocchezza non mi sfiora neppure.».

Diana svelata violabile - Diana nuda inviolata. Pura interferenza o applicazione letterale dell’antologia dell’essere? Stratagemma della mediazione del linguaggio.
Su Diana svelata Atteone aveva gettato il velo stesso della nudità. Diana nuda, Diana che si lava: simulacri abominevoli, che andavano tutti distrutti. Restava l’ultimo, la mezzaluna, di cui egli voleva fornire una nuova visione, dimostrando l’impostura del suo splendore ingannevole. Atteone diffidava del fatto che una verità sensibile fosse stata così semplicemente elevata al rango di verità spirituale. Smascherato dalla dea perché aveva voluto serbare le facoltà divine, doveva giustificare la sua non-cervidità come amore della verità medesima. Così Atteone, né cacciatore ne cervo, aborrendo oramai il culto delle immagini, si ritrovava iconoclasta al cospetto della dea. «…quando la mezzaluna brillante, sorgendo dai crinali dei poggi, va a sospendersi alla volta smeraldina della sera.». Lo sguardo fisso all’orizzonte, egli la spiava ancora, come scolpito per sempre dalla sua visione. Così un simulacro immortala l’amore della verità di colui che rifiutava il simulacro.

Teofania: demone, io stesso e dio.


Diana unveiled inviolable - naked Diana inviolate. Is it the pure interference or literal application of the anthology being? Ruse of language mediation. On Diana unveiled Actaeon had thrown the veil of nakedness. Naked Diana, Diana washes herself: idols abominable that need to be destroyed. There remained the last, the crescent, of which he wanted to provide a new vision, showing the imposture of its deceptive splendor. Actaeon did not trust the fact that a significant truth been so simply elevated to the rank of spiritual truth. Unmasked by the goddess because she wanted to preserve the divine faculty, he had to justify his “not deer” as love of truth itself. So Actaeon, not the hunter and not deer, now abhorring the worship of images, iconoclastic found himself in the presence of the goddess. “… When the bright moon, the source from the ridges of the hills, goes to hang on the once emerald of the evening..” The look toward the horizon, he spied the still, as carved forever by his vision. So a simulacrum immortalizes the love of the truth of the one who refused the simulacrum.

Theophany: demon, myself and God.

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Artemide e Atteone (la teofania di Diana, riflettendo sulla dualità demoniaca)
Estrapolazioni di pagine di taccuino, pigmento rosso, bruno e violetto su carta - 11x16 cm - 2016

Un incubo pieno di balli turbinanti,
follia propagata ad eco tra mille labirinti,
tanti cuori fiammeggianti vagano,
calpestando lacerano fantasmi e frammenti
di piccoli esseri espirati, verso le sponde nuotano
nell’ardente flusso di una fredda eternità.

Sotto uno strato altre mille superfici,
non son che gli specchi della pura essenza,
della divina impurità e della lucida sofferenza.
Organza acuminata più del ghiaccio
filtra innominabili sogni organici.

Pantomima elegante ricoperta da una folla di nebbie
offusca ogni sentiero ed imprigiona mani e piedi in gabbie,
una morbida morsa di movimenti sincopati.
In quello spazio piatto ed odoroso di venti e sabbie,
O aulente Dea ed insieme demone, simuli apparizioni aberranti.
Accecanti luoghi, dove la luce esplode in remote solitudini.

Schierati tutti in fila frammenti d’opale
diffondono il rivestimento incrinato,
calma piatta, il corpo nevoso dorme irrigidito.
Sogna uno spazio liminale come rifugio,
ma nella palpebra la luce minaccia un nero abissale.

Mauro Valsecchi

[English Version]

A nightmare full of whirling dances,
madness issued to echo a thousand labyrinths,
many flaming hearts wander,
trampling lacerate ghosts and fragments
small exhaled creatures, towards the shores swim
a fiery flow of a cold eternity.

Under a layer thousand other surfaces,
they’re the mirrors of pure essence,
of divine impurities and glossy suffering.
Organza sharp more of the ice
filtered unmentionable organic dreams.

Pantomime elegant covered with a crowd of mists
obscuring any path and imprisons hands and feet in cages,
a soft grip of syncopated movements.
In the flat space and smelling of wind and sand,
O Goddess its scents and at the same demon, simulates aberrant appearances.
Blinding places, where the light explodes in remote solitude.

Lined up all in a row fragments of opal
spread the coating flawed,
Dead calm, snowy body sleeps stiffened.
He dreams of a liminal space as a refuge,
but in the eyelid the light threaten a black abysmal.

Mauro Valsecchi

Industrial designer Richard Sapper, the mind behind many works in MoMA’s design collection including the Tizio Table Lamp (pictured here) and the TS 502 Radio, has passed away. Learn more about his career via Fast Company

[Richard Sapper. Tizio Table Lamp. 1971. Manufactured for Artemide S.p.A., Milan, Italy. The Museum of Modern Art, New York. © 2016 Richard Sapper]

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Artemide e Atteone (la teofania di Diana)
Doppio dittico, pigmento rosso e pastelli colorata su carta - polaroid, 11x16 cm (disegni); 8x8 cm (polaroid) - 2016

Il demone è l’intermediario tra gli dei e gli uomini, ed è la figura che appare ad Atteone. Con il suo corpo eterno, il demone manifesta, ed ispira ad Atteone il desiderio e la speranza insensata di possedere la dea. Egli diventa immaginazione di Atteone e lo specchio di Diana.
Il demone si annoia, si diletta nell’assistere a scene vergognose ed umilianti: per gli dei come per gli umani. Conta di trovar pace e distacco pascendosi di queste infamie. Ma non gli è concesso per natura di placarsi: egli è preda di un’agitazione incessante, poiché in lui la serenità degli dei, cui l’accomuna l’immortalità del corpo, entra in conflitto con le passioni, di cui soffre con l’umanità. Ha un corpo tanto malleabile quanto imperituro e fluido: stanco di prestarlo agli dei per ingrate teofanie che non cambiano affatto la sua condizione; egli predilige le dee, nella speranza di indurle a prostituirsi ai mortali. Così concepisce la sua mediazione.

The demon is the intermediary between gods and men, and is the figure that appears to Actaeon. With his eternal body, the demon manifests, and inspired by Actaeon desire and mindless hope of owning the goddess. He becomes imagination of Actaeon and Diana’s mirror. The demon gets bored, he delights in assisting to shameful and humiliating scenes: for the gods as for humans. But it is granted him by nature to appease: he is prey to ceaseless agitation, for in him the serenity of the gods, which unites the immortality of the body, comes into conflict with the passions, he suffers with humanity. He has a body as malleable as imperishable and fluid: tired of lending it to the gods for ungrateful theophanies that do not change at his condition; he prefers the goddesses, in the hope of inducing into prostitution to mortals. So conceives his mediation.