arrestare

L’opera nasce in un momento di grande dolore per l’autrice, causato dalla sofferenza per il divorzio dall’amato marito, Diego Rivera.
Il dipinto raffigura uno sdoppiamento: a sinistra la Frida vestita di bianco, in un abito dalla foggia occidentale, a destra la Frida colorata, con indosso gli abiti della tradizione messicana. La Frida lasciata da Rivera e la Frida da lui amata.
Le due siedono di fianco, sulla stessa panchina, ma non si guardano.
Si tengono per mano e sono legate da una vena che connette il cuore vivo, dal colore rosso acceso, all’altro impallidito, che sembra ardere.
Il rosso: colore della passione, ma anche del sangue.
Simbolo di vitalità ma anche di dolore.
Quel dolore che si connette tipicamente ad ogni separazione e che si caratterizza con vissuti di grande sofferenza interiore. Quella che l’individuo ferito tenta di eliminare.
A questo fanno pensare le forbici.
La lacerazione ma anche la volontà di recidere. Il desiderio di arrestare vissuti dolorosi e tagliarli fuori in modo più o meno consapevole.
La fatica di entrarci è simboleggiata dall’assenza di uno scambio visivo.
La Frida colorata ed amata non guarda la Frida addolorata, appiattita nei colori e sanguinante.
Spesso il dolore diventa una barriera che logora e non consente né una integrazione al proprio interno, né una condivisione con l’esterno.
Ma l’afflizione che ogni separazione comporta, è parte inevitabile ed ineliminabile dell’esperienza umana.
E riguarda tanto il rapporto con l’altro, quanto quello con sé stessi.
Anche nella costante crescita individuale, cambiamento e sviluppo richiedono passaggi che implicano sempre dolore. Questo è connesso con il processo di distacco da parti di sé ormai superate. Lasciarle andare è necessario per fare spazio a nuovi aspetti personali. Essi sono frutto della scoperta e dell’arricchimento del confronto con l’altro e con sé stessi.

Ho ancora addosso il nostro ultimo abbraccio che ha congelato tempo, fiato e coraggio, che mi ha lasciato con le costole rotte senza riuscire ad arrestare il cuore..
—  Lorenzo Fragola - Con le mani.

Il tempo passò e il piccolo Stanton cresceva ogni giorno di più. Era identico a sua madre, col visino paffutello nascosto sotto una montagna di riccioli biondi. Tutti in famiglia lo adoravano, soprattutto suo padre, che era tornato mortale già da diversi mesi.

La sua nuova esistenza umana gli piaceva ogni istante di più. Si sentiva finalmente parte del mondo, dopo un secolo vissuto all’ombra dell’umanità. Amava trascorrere il suo tempo libero insieme al figlio Stanton, dimostrandosi un padre eccezionale.

Il rapporto tra Caleb e Alexis si rafforzò ulteriormente, ora che entrambi erano proiettati verso lo stesso futuro.

Sul lavoro Caleb ottenne finalmente un caso tutto suo. Stava indagando su un traffico di droga, sostenuto dal fedele partner Patrick. Riusciro ad arrestare un piccolo pesce, una spacciatrice fin troppo giovane, la quale venne sottoposta ad interrogatorio per diverse ore.
“Dimmi chi c’è dietro a questa operazione e avrai le attenuanti. Il giudice ne terrà conto!”
“Puoi scordartelo, sbirro!”
“Preferisci ottenere il massimo della pena? Va bene. Per me non fa alcuna differenza! In galera ci sono persone che non vedono l’ora di mettere le mani su carne fresca come te…”

La ragazza vacillò. Era giovanissima, tutta la vita ancora davanti e l’idea di finire in prigione per anni non la entusiasmava.
“Ok…ti dirò chi è…”

Una sera Caleb e Patrick, dopo ore di appostamenti, riuscirono finalmente ad individuare il capo dell’organizzazione.
“Caleb, dovremmo aspettare i rinforzi…” suggerì Patrick, togliendo la sicura alla pistola.
“Non c’è tempo. Se non lo arrestiamo adesso ce lo lasceremo scappare di nuovo!”
L’adrenalina scorreva veloce nel corpo di Caleb che, per un istante, dimenticò totalmente di non essere più un immortale. Girò l’angolo, pistola puntata verso il criminale.
“Tieni le mani ben alzate!” intimò, seguito da Patrick.
Lo spacciatore si voltò, per nulla intimorito, brandendo anch’egli una pistola di grosso calibro.
“Buttala!” gridò Patrick.

“Va bene!” annunciò l’uomo, mantenendo lo stesso sorrisetto beffardo sulla faccia. Patrick abbassò leggermente la guardia, ma il criminale sparò un colpo, sfiorando la spalla di Caleb che rispose al fuoco colpendolo alla gamba. L’uomo cadde a terra, ma ebbe la forza di sparare un secondo colpo che andò a segnò. In pochi secondi, la camicia di Caleb si macchiò di sangue.

Cadde a terra, la mano premuta dove il proiettile era penetrato in profondità. La pistola scivolò dalle sue dita, battendo al suolo con un tonfo metallico. Lo spacciatore, zoppicando, tentò la fuga, ma Patrick lo afferrò, gettandolo a terra.
“Ti dichiaro in arresto!” ringhiò.

Lo ammanettò, proprio mentre i rinforzi sopraggiungevano nell’area.
“Carter, leggigli i suoi diritti!” annunciò Patrick, rialzandosi.
“Hai diritto di rimanere in silenzio…” cominciò l’agente Carter, scortando via l’uomo.
Patrick corse verso Caleb, steso a terra, una vistosa macchia di sangue sparsa sotto il suo corpo.
“Caleb…Caleb resisti!” sussurrò Patrick al collega. Poi prese la radio “Agente ferito! Ripeto agente ferito! Mandatemi un’ambulanza, subito!”

L’ultimo bagliore di lucidità, un attimo prima che il mondo intorno a sè diventasse completamente nero.
“Alexis…” sussurrò
“Resta cosciente!” gridò Patrick, cercando di tenerlo sveglio.
“Alexis…” sussurrò ancora. Poi i suoi occhi si chiusero.

Urlerei così forte da spaccare i vetri, gli specchi; da far tremare gli alberi, le casse toraciche, le lacrime sulle guance degli sconosciuti in strada. Griderei il tuo nome con il volto rivolto verso il cielo e i pugni stretti a spegnere la mancanza delle tue mani. Urlerei di amarti elevando al massimo il volume della mia voce e gonfiando il più possibile i polmoni.
Urlerei così forte che percepiresti le mie parole su di un lieve sussurro.
—  Elisa Rossi | uncasinoinnamorato
In bocca al vaffanculo

L’altro giorno ho discusso (mia massima colpa, solo mia) con una parente vegananimalista che a un mio scambio di auguri con un’altra persona, il classico in bocca al lupo/crepi!, ha attaccato il pippone che il lupo è buono siamo noi ad essere cattivi non bisogna augurargli di crepare perché la mamma di lupo prende i suoi cuccioli in bocca senza fargli male quindi è un posto sicuro ma la gente non lo sa che sono buoni e li vuole sterminare tutti…

Tralasciando il fatto che io considero i lupi dei cani fifoni (una volta sono pure uscito di notte con un bastone per scacciarne uno che voleva stringere un’amicizia non disinteressata con le mie galline), io mi chiedo questo: davvero c’è qualcuno che si inginocchia e recita un rosario tutte le volte che qualcuno gli dice grazie? Avete mai visto arrestare qualcuno con l’accusa di riduzione in schiavitù per aver ricevuto un ciao? Perché si scomodano le ovaie quando la metaforica rottura di palle è ben oltre l’XX-XY?

Le parole sono importanti, però fatemi la cortesia di non usarle per rompere il cazzo.
(che oltretutto si può rompere davvero ma non vado oltre sennò poi divento vegano)

Volevo imparare a non soffrire per la sua assenza; lasciavo vagare nella mia testa i pensieri di cuore come leggere condensazioni di umori, li spingevo e li soffiavo dentro di me, li lasciavo girare e circolare, permettevo loro di espandersi ed estinguersi. Non offrivo resistenze, non li volevo trattenere, non mi volevo arrestare in loro. Stavo cercando di non soffrire. Solo così potevo evitare una tempesta.
—  Pier Vittorio Tondelli, Pao Pao
Amo i gesti imprecisi,
uno che inciampa, l’altro
che fa urtare il bicchiere,
quello che non ricorda,
chi è distratto, la sentinella
che non sa arrestare il battito
breve delle palpebre,
mi stanno a cuore
perché vedo in loro il tremore,
il tintinnio familiare
del meccanismo rotto.
L’oggetto intatto tace, non ha voce
ma solo movimento. Qui invece
ha ceduto il congegno,
il gioco delle parti,
un pezzo si separa,
si annuncia.
Dentro qualcosa balla.
—  Valerio Magrelli

Amo i gesti imprecisi,
uno che inciampa, l’altro
che fa urtare il bicchiere,
quello che non ricorda,
chi è distratto, la sentinella
che non sa arrestare il battito
breve delle palpebre,
mi stanno a cuore
perché vedo in loro il tremore,
il tintinnio familiare
del meccanismo rotto.
L’oggetto intatto tace, non ha voce
ma solo movimento. Qui invece
ha ceduto il congegno,
il gioco delle parti,
un pezzo si separa,
si annuncia.
Dentro qualcosa balla.

Valerio Magrelli

Game of thrones 5x04
  • Cersei si deve vendicare della Margi, perché è giovane e bella. E allora fa amicizia col capo delle Sentinelle in piedi e fa arrestare Loras (Loras?) giusto perché è un gayz. Che è un po’ come dire che dovrebbero arrestare quelli della Lazio solo perché non tifano Roma (anche se io sarei d’accordissimo. FORZA M A G I C A).
  • Margi va da Tommen. Tommi, fai qualcosa - Lo libererò per te - Cosa hai intenzione di fare - Ho intenzione prima di tutto di terminare questo puzzle con la mia scena preferita di Red e Toby - Come, scusa - Red e Toby nemiciamici
  • Se Melisandra si permette ancora una volta di toccare Jon io non rispondo più di me. Provo ancora più fastidio di quando faceva il giovane romeo con la cameriera di Downton Abbey. Melisandra, ma chi ti credi di essere? La Pamela Prati di Westeros? Io ti prendo i trucchi e te li butto nel pozzo, poco di buono che non sei altro
  • Una scena patatinissima tra Stannis e la figlioletta
  • Jamie e Quello arrivano in questa nuova terra esotica e subito ammazzano delle persone. Vivo per i capelli di Jaime, amo un po’ meno però per questa storyline. Che combineranno ora? Nella prossima puntata di “On the road with Jaime e Quello”: Jaime va a prendersi una granita, ma la paga 4 euro e 50. Drama ensues
  • Finalmente facciamo la conoscenza delle sorelle Carlucci del deserto: le figlie di Pedro Pascal. Ognuna ha un’arma speciale per combattere i nemici e farli crollare. Una risponde a una domanda con un’altra domanda, un’altra fa rumore quando chiude i cassetti e l’altra al ristorante dice che non vuole niente e poi ti chiede giusto giusto una fettina di pizza
  • Il vecchio e Verme grigio vanno nelle strade per fare una passeggiata, ma è una trappola delle Maschere dorate! Segue un combattimento molto avvincente, e siccome non era morto ancora nessuno di importante questa stagione, gli sceneggiatori fanno morire il vecchio. E vabbè, uno si abitua. Ma no, i maledetti fanno morire (o almeno così pare) anche Monsieur Patatinì Verme grigio! Ma no! La mia alternativa esotica a Jon Snow. M.A.L.E.D.E.T.T.I.