arrendiamo

Forse mi innamorerei di te in qualsiasi epoca, dimensione, pianeta, oggi, ieri, domani, al di là, scordandomi chi sono stato, scordandomi chi sono e non sapendo più chi sei stata o chi sei. Se poco prima della fine del mondo mi chiedessero: “Cosa vorresti riavere di ieri?”, forse la nostra storia resterebbe sempre senza futuro. Ma com'è vero che la terra gira intorno al sole, tu sei il sole che gira intorno al mio cuore, il mio moto di rivoluzione. E in mezzo a tutte le innumerevoli trasformazioni del mondo, io puntualmente ti salverei. Tu sei il peccato che rifarei senza pentirmi mai. Questo volevo in fondo. Contro tutto e tutti ma io con te, tu con me, fino alla fine. Chissà se lo sai. Ti è mai interessato capirlo, saperlo? Sapere quant'è che costa poi mantenere accesa la fatica silenziosa di crederci ancora, come una spia che sa rivelare un guasto, un'anomalia, in un sistema di eterna rinuncia. Perché dopo la prima volta che ci arrendiamo alle comodità, ci arrendiamo con sempre più facilità ogni volta. Diventiamo sempre più deboli. Sempre più portati a dire no. Invece è stupendo essere ancora capaci di donare alla vita l'ebbrezza di perdere il controllo. Io l'ho fatto con te. E chissà se lo sai, se sai quanto tempo perso… Quanto tempo inutile si perde a fingere di dimenticarsi…
—  Massimo Bisotti

Penso spesso a modo in cui è andata la mia vita, a come avrebbe potuto essere diversa, se io avessi o non avessi… ecc…Questo potrebbe sembrare in qualche modo un rimpianto, sinceramente ne ho più di qualcuno accompagnato inevitabilmente da qualche rimorso.
Questi piccoli o grandi rimpianti o rimorsi mi hanno ammaccato un po’ l'anima e straziato a volte il cuore. Nello stesso medesimo tempo mi hanno insegnato molto. Mi hanno fatto crescere, mi hanno aperto gli occhi. Da loro ho imparato magari in ritardo ma, ho avuto il dovuto insegnamento.
Mi sono leccata le ferite, asciugato le lacrime e con le lacrime agli occhi ho trovato il modo di andare avanti.
Ad un certo punto molte cose hanno smesso di fare male, altre si sono insediate fra le fibre dell'anima pronte a sanguinare di nuovo e mentre sorrido a volte scende una lacrima del sapore amaro, ma spesso l'amaro improvvisamente diventa miele.
Cose che non rifarei c'è ne sono un'infinità, eppure nello stesso tempo so le rifarei tutte, perché in quel momento le sentivo giuste. Con il senno di poi è facile dire quello che avremmo dovuto fare o non fare, ma prima di quel momento tutto ci appare giusto così.
Quando siamo giovani non siamo molto disposti ad ascoltare i saggi consigli di chi ha vissuto prima di noi, abbiamo la presunzione “del sapere”. Andiamo avanti determinati e convinti di essere nel giusto. Infondo siamo nel “ nostro giusto” nel “giusto” di quel momento e fino a quando non sbattiamo la testa contro il muro non ci arrendiamo, spesso anche solo per orgoglio.
Nella vita ho sbattuto un sacco di volte la testa con il muro, sono caduta e ho sentito il sapore amaro delle lacrime di dolore, ma nello stesso tempo le ho visto lentamente mutare in felicità.
Perché la vita è fatta di momenti di grande e piccola felicità, di grande e piccoli tormenti, di tristezza e disperazione, accompagnati dalla speranza. Essa è anche fatta di periodi bui dove improvvisamente si accende una luce che ci fa vedere tutto sotto una luce migliore.
Noi a volte amiamo la vita con intensità; a volte la odiamo fino o non volerla più. Quando iniziamo ad odiarla, non riusciamo a vedere quella luce accesa, ma poi quando quella luce si accende di nuovo finiamo con amare realmente la vita. Vivendo ho imparato ad amare veramente la vita e anche quando una vecchia ferita ricomincia a sanguinare non mi faccio più abbattere più di quel tanto dallo sconforto. Mi lecco le ferite, metto qualche toppa sulle ammaccature e tiro avanti.
Chi sostiene di non avere rimpianti ha la presunzione di essere perfetto, di non aver mai sbagliato. Non credo sia possibile. Una vita perfetta non esiste. Io almeno personalmente credo non esista. Perfino Dio sempre che esista, qualcosa ha probabilmente sbagliato.
Cosi quando sento dire: non ho alcun rimpianto, sorrido. (Silvana Stremiz)

La verità è che alla fine ci arrendiamo tutti. Invece di urlare quanto ci manca una persona, preferiamo soffocare l'impulso, aspettando che passi.
«Quando getti la spugna? Quando ammetti che una causa è davvero persa.»
Si arriva a un punto in cui tutto diventa troppo, quando non ne possiamo più di litigare e allora ci arrendiamo.
È allora che comincia il lavoro vero: trovare speranza laddove sembra che non ce ne sia assolutamente più.
—  Meredith Grey, 8x12.

“Quando qualcosa non ci riesce bene…non lo sopportiamo… non riusciamo a capacitarcene…Siamo essere umani..siamo fatti per sbagliare…non riusciamo a renderci conto che non siamo macchine da guerra "progettate per non fallire”. Quando sei un pattinatore…il fallimento in alcuni casi, non deve essere minimamente considerato. In periodi molto importanti, come quello di adesso…il fallimento non esiste! E che tu lo voglia o no, alla fine diventi quella macchina da guerra, e l'errore ti fa sentire inutile. Non ci rendiamo conto però, che a volte le nostre capacità sono più alte delle delle nostre aspettative. A volte semplicemente ci arrendiamo…perchè crediamo di non essere in grado di fare altro…“

Due come noi non sono fatti per stare insieme.

Per amarsi senza farsi male.

Per odiarsi senza volersi bene. 

E allora ci evitiamo.

Per non ferirci, per non ucciderci.

Per accettare che io e te non siamo destinati ad essere niente.

“Ce la faccio da solo”, che poi è una bugia.
Perché invece preferiamo stare l’uno accanto all’altra.

Ad illuderci, ferirci, odiarci, sentirci, amarci. 

Noi che siamo bravi a traforarci l’anima con uno sguardo,

a cercarci senza farlo notare.

Tra le mura di questi palazzi dall’intonaco grezzo, 

tra le voci delle persone in giro per la città,

tra i binari del treno che passa veloce e rumoroso.

Ma noi, noi non siamo come il treno:

noi non passiamo, noi ci fermiamo.

Tra le carezze sulla pelle, le mani che si stringono.

Non lo ammettiamo, non ci arrendiamo.

Noi non abbiamo bisogno di parole.

Per gli oceani tra i nostri sguardi, 
i vuoti tra le nostre mancanze.

Perché sappiamo che il dolore non è per sempre.

E se tu non lo sai, allora te lo dico io:

Prima o poi il dolore finisce.

E quando finisce, sai cosa rimane?

Rimaniamo noi.

Rimaniamo sempre noi.
Arriva un punto in cui tutto diventa troppo. Quando siamo troppo stanchi per combattere.
E allora ci arrendiamo.
Ed è allora che inizia il vero lavoro: trovare la speranza laddove sembra non ce ne sia assolutamente più.
—  Grey’s Anatomy
6

Bologna, 2 agosto 1980 (2016) ore 10 e 25

(perchè non vogliamo che l’effetto anniversario svanisca domani, noi non ci arrendiamo, P. Bolognesi)

(foto falpao, si sente il fischio del treno? Perchè quando sei una ragazzina le senti le notizie solo per televisione la sera, e ti sembra tutto sempre tanto lontano, poi un sabato mattina una bomba, proprio nella tua città, fa espldere la stazione, quella stazione dove tutti i giorni vai a prendere il treno, ecco, allora inizi a chiederti cosa succede nel mondo e da quel momento in poi niente è più lo stesso.)

Siamo strani, io e te. Due persone razionali, controllate. Due persone spaventate dai sentimenti, chi per un motivo, chi per un altro. Che quando siamo insieme, sembra quasi una gara a chi resiste di più. "Chi si innamora per primo, perde." Un gioco delicatamente crudele. Ma poi, ci sono quei giorni in cui di giocare non ne abbiamo nessuna voglia. Sere in cui ci sentiamo indifesi e stanchi, stressati da pensieri ed impegni. Quelle sere in cui ho troppo bisogno di te. Quelle sere in cui hai troppo bisogno di me. Quelle sere in cui smettiamo di giocare e, per una volta, ci arrendiamo tutti e due.