aridos

25/04/2017.

“Mi fai un effetto molto strano tu. Conosco poche donne che ci son riuscite. Sarà la naturalezza con cui ti poni con me, non so.. Hai il potere di dire una cosa ed io istantaneamente ho voglia di te.[…] Io sarò anche arido e stronzo sulla superficie, ma una parte di me è davvero così, non si smuove per nulla. Eppure..Tu sei la forza irresistibile che incontra l’oggetto inamovibile.

L’amore è il pericolo di chi è più solo – recitava un saggio filosofo -, perché? Coloro che sono ciechi non desiderano altro che vedere il sole; ma coloro che fissano il sole quando è più luminoso, nell’eclissi solare, non diventano forse ciechi anch’essi? La natura dell’uomo è un paradosso, la luce potrebbe essere buio, e il buio essere luce. E chi può dircelo: la morale? – suvvia! A volte corriamo su cocci di vetro con gli occhi tappati dalle mani di Eros, ma quando Cupido perde le ali e la realtà ci acceca gli occhi, cosa resta se non sangue e lacrime fredde. Guardatevi intorno e urlate alla vostra morale cosa vedete? – Voi spiriti liberi, solo voi potete dare una risposta alle frasi più belle, in cui noi stolti mettiamo questi dannati punti interrogativi. Date un senso alla vostra solitudine, e non spargete fiori là dove il terreno è arido. Io vi dico non amate l’uomo in sé, ma l’anima. Non amate il mondo materiale, amate il vostro divenire.
-Ti manca ancora così tanto?
-Sì. Mi mancherà sempre così tanto. Perché da quel giorno in cui tutto è andato a puttane nulla è cambiato per me. Seppur lei lo è. Seppur ora potrebbe essere chissà quanto diversa. Seppur ora non mi guarda nemmeno più. Non mi rivolgerebbe mai la parola e meno che meno mi abbraccerebbe. Per me non è cambiato nulla. Lei resta la più grande luce che sia entrata nella mia vita. Resta il balsamo per il mio cuore tanto intorpidito ed arido. Resta la mia più grande opportunità. E se lei tornasse io non aspetterei un attimo, un istante, per correre ad abbracciarla, perché non desidero altro più che questo da troppo tempo ormai. Ma lei non torna, no che non torna. Cazzo, in questi momenti vorrei proprio un tasto replay.
—  mailmiocuoredipietratremaancora.tumblr
Sono rimasta ad aspettarti per giorni.
Aspettavo un tuo messaggio , un gesto ,  come quando il terreno arido aspetta la pioggia per dissetarsi.
Sono rimasta con il viso tra le mani per cercare di darmi delle risposte. Contavo i giorni sul calendario , li ho contati così spesso che non ricordo neanche oggi che giorno sia.
Ti ho aspettato dal tuo ritorno ad Amsterdam. Avrei voluto sentirti dire com'era andato questo viaggio , se almeno un po’ la mia mancanza faceva effetto , o se l'erba per qualche secondo ti aveva annebbiato la mente dai miei ricordi .
Li ho contati quei giorni , anche quelli.
Uno ad uno.
Senza smettere.
Non mi hai più cercata , neanche io l'ho fatto lo ammetto , ma vedevo che senza di me si stava bene.
Eri rinato , vivevi.
Mi tormentavo a capire cos'era successo , perchè eri diventato così ; alla fine ho capito : ho capito che forse sono arrivata in un momento sbagliato .
Ho capito che la mia presenza non era fondamentale , nè tanto meno la mia assenza.
Ho capito ed ho visto.
Ho visto la persona che aveva giurato l'eternità , alzare le spalle ed andarsene.
Ho visto il dolore nei miei occhi ogni volta che mi specchiavo.Ho visto che preferivi quello che avevi intorno , piuttosto che me.
Ho visto la persona che sei ; un ipocrita , un meschino , un falso , ma ho altrettanto visto quello che ero io insieme a te.
Mi facevi ridere quando non lo volevo e tu sai che amo ridere.
Ogni cellula del mio corpo faceva la propria funzione .
Tutto era al suo posto , persino il mio cuore.
Io dei nostri giorni ricordo ancora tutto , momenti , baci , abbracci , pianti , risate .. e tu invece? Tu invece dove li hai messi? Tra le scatole da buttare? .
Perchè io non ci riesco , non riesco a non vederti in tutto quello che faccio , che dico e che penso.
Non riesco a non svegliarmi la mattina e sperare ancora in un tuo ritorno.
Non riesco a non vederti al mio fianco.
Non riesco ad immaginare un'altra che prenda il mio posto , proprio no , non lo accetto.
Sarà l'ennesima lettera che leggerai , una volta , due , tre , ma che rimarrà lì , tra le cose dette e buttate all'aria , tanto tu in questa battaglia farai vincere l'orgoglio si sa !. Non ho mai smesso di amarti , non voglio cacciare dal cuore quella piccola dose di amore che è rimasta.
Non ho mai confuso le tue braccia con quelle di altri . Non erano le tue , quelle forti che mi stringevano , non avevano il tuo stesso profumo , insomma non eri tu.
La tua assenza si fa sentire.
In ogni angolo della pelle , si sente come l'alcol che butto nello stomaco ogni sabato , con la speranza di scordare il tuo volto , il contorno delle tue labbra e quella piccola sfumatura marrone che hai nei tuoi meravigliosi occhi verdi.
Come ogni sigaretta che sto fumando per riempire i polmoni con il catrame.
Non so più cosa ne stai facendo della tua vita , ma una cosa è certa , qui avrai sempre due occhi che aspetteranno di vederti. Come se non te ne fossi mai andato via. Come quando mi dicevi :“ Non andartene , non saprei come vivere senza te .” E poi alla fine te ne sei andato tu , ricordi?
—  Inmensa y Fragil

Manifesto del Dadaismo , Tristan Tzara,1918 “Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una cocotte dimostri l'essenza di Dio.

Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.

DADA non significa nulla.

Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i negri Kru chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA . Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un arte per i neonati, per latri santoni, versione attuale di Gesùcheparlaaifanciulli, è il ritorno ad un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.

L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di me perchè non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si fa l'arte che gli pare.

Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali: Forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia vista di profilo.

Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.

Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, nè definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.

La spontaneità dadaista.

L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. E’ felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e imcomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA ; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA ; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA ; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buoi, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA ; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia:DADA ; abolizione dei profeti: DADA ; abolizione del futuro: DADA ; fede assoluta irrefutabile inogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità:DADA .”

IL TUO CUORE ERA ARIDO MA TU NON L'HAI MAI CAPITO.



Non ho mai potuto con te, non ho mai potuto parlati seriamente perché non c'eri mai, ti tenevi solo per te, non ho mai potuto raccontarti di tutte quelle cose che mi capitavano e me ne davo la colpa, cosa sbagliavo?
Ti davo poco spazio, poco tempo, pochi sorrisi? Ti aspettavo ma non tornavi, ti amavo ma forse non ci sono riuscita bene, forse non nel modo giusto.
Non potevo, non mi hai mai dato l'opportunità, e te ne stavi fermo, aspettando che il naufragio arrivasse, che ci travolgesse, eri inerme.
Sei diventato invisibile in una terra arida, era il tuo cuore ma non l'hai mai capito,
e alla fine non te n'è mai importato niente.

—  Alice Giaquinta
Io l'ho vista la vita dei frustrati, con il loro sguardo superbo e arido, incapaci di offrire un briciolo d'amore.
Io l'ho vista e l'ho subita quella vita.
Ho visto la bestialità degli uomini, la loro degenerazione.
Ho provato lo scherno e la vergogna di stare al mondo.
Ho sentito i miei occhi riempirsi di lacrime e la voce strozzarmi in gola come un grido muto.
Ho visto la violenza.
Ho visto come la mia immagine cambiava in base alla descrizione della gente.
Ho creduto di non valere niente.
Ho odiato per anni quelli specchio che mi restituiva l'immagine di una ragazzina bianca e spaesata, che credeva in troppi sogni e soffocava il suo dolore nelle parole scritte su un diario.
Ho attraversato tempeste, fatto a botte con il mondo e maledetto Dio perché non mi ascoltava mai.
Ho spento 21 candeline che avevano un sapore di vuoto e di tristezza.
Ho passato natali senza regali e compleanni senza genitori.
Ho giocato nel cortile con i miei amici immaginari e tolto la polvere di dosso quando cadevo per terra tra le risate degli altri bambini.
Ho ricevuto insulti e strattoni.
Ho vissuto con la valigia in mano per anni.
Ho toccato il fondo molte volte e ho sempre pensato che la colpa fosse mia, che avessi qualcosa che non andava.
Mi ci sono voluti 21 anni per capire che vivo in un mondo di merda composto da persone orribili.
Mi ci sono voluti 21 anni per rendermi conto di aver vissuto una vita che esisteva solo nella bocca della gente, una vita che non era effettivamente mia, ma delle rappresentazioni che hanno fatto di me.
Mi ci sono voluti 21 anni per capire che è ora di iniziare a vivere perdonando e lasciando andare tutto ‘sto schifo che non mi appartiene.
Veronica è molto meglio di tutto questo. Veronica è una guerriera e ve la farà pagare.
—  Veronica D.

Mi sciolgo i capelli, mi metto sotto le coperte. Le lenzuola accarezzano le mie gambe, e allora ci penso. Penso a tutte le persone che la mia pelle si porta addosso. Agli abbracci che scaldavano, a quelli che uccidevano. Penso a quel bacio, l'unico, che mi ha segnato per sempre e mi ha fatto terribilmente male. Non voglio che qualcuno mi baci ancora, ricordo di aver pensato. I baci proprio non fanno per me.
Penso a quei profumi che mi si sono incollati addosso, che non andavano mai via, nonostante il tempo e le mancanze. Penso alle carezze mai ricevute che mi sono mancate molto, finché alla fine la mia pelle si è abituata a scaldarsi da sola.
Penso alla pelle d'oca che mi si formava nel sentire alcune parole, come quando mi ha detto “tutti cercano qualcosa in te ma tu non cerchi niente negli altri”.
Che ho dato il mio amore a chi l'ha usato per i suoi comodi, per poi restituirmelo distrutto e facendomi sentire in colpa per aver amato.
Non è colpa mia se il mio cuore batte, l'ho capito solo adesso. Ma se preferite, non lo farò battere troppo forte, mai più, se vi va bene. Per nessuno.
Penso a tutte le lacrime versate, tutte su questo cuscino, tutte per lo stesso motivo. Che il mio amore è sempre stato qualcosa da conquistare, sfruttare e poi disprezzare.
Io non ho mai cercato niente negli altri, non inizierò adesso.
Ma adesso voi non cercate qualcosa in me perché non ho più nulla da donare.
È tutto così arido qui, che non basta una pioggia per ricominciare.

Inno alla Morte (Sentimento del tempo)

Amore, mio giovine emblema,
Tornato a dorare la terra,
Diffuso entro il giorno rupestre,
E’ l'ultima volta che miro
(Appiè del botro, d'irruenti
Acque sontuoso, d'antri
Funesto) la scia di luce
Che pari alla tortora lamentosa
Sull'erba svagata si turba.

Amore, salute lucente,
Mi pesano gli anni venturi.

Abbandonata la mazza fedele,
Scivolerò nell'acqua buia
Senza rimpianto.

Morte, arido fiume…

Immemore sorella, morte,
L'uguale mi farai del sogno
Baciandomi.

Avrò il tuo passo,
Andrò senza lasciare impronta.

Mi darai il cuore immobile
D'un iddio, sarò innocente,
Non avrò più pensieri nè bontà.

Colla mente murata,
Cogli occhi caduti in oblio,
Farò da guida alla felicità

- Giuseppe Ungaretti -

7

Cielo rispondimi, ascolta questo mio cercarti e chiederti. Io la conosco bene. Lei è come un raggio di sole che attraversa le nubi oscure delle lacrime per portare luce nei campi. Lei è il colore dei papaveri in mezzo al grano della gioia, è il sorriso dei bambini nel Natale dell’amore, è l’azzurro del cielo nel primo giorno di primavera, è la luce della schiuma nell’onda di agosto.
Ora che lui l’ha lasciata, l’anima sua è cupa come il cielo prima di un temporale, lei si sente in un deserto arido d’amore, tutto per lei è terribile come il maestrale che gonfia il mare o la grandine che distrugge la vigna.
Perché l’ ha lasciata come si lascia una bottiglia vuota su una panchina?
Perché proprio lei che stringeva l’amore come una bambina fa con la sua bambola più bella, ha avuto il cuore bruciato dalla sua stessa bambola?  
Perché devo asciugare i suoi occhi che non hanno mai tradito, che non hanno mai offeso il vento con una lacrima?
Perché devo abbracciare la sua anima cercando di parlarle come se fosse diventata orfana e non sapesse cosa è la morte?
Perché l’amore crea con la stessa forza con cui distrugge?
Perché quando si piange, il tempo si ferma e resti prigioniera delle tue lacrime?
perché si è sempre soli quando si piange?
Perché un secondo di gioia costa un anno di lacrime?
perché lasciamo sempre del sangue sulle spine di chi se ne va’?
perché tutto quello che proviamo è più fragile di una bolla di sapone rapita dal vento?
Cielo non mi rispondi? Le tue nubi si gonfiano di amaro e si intristiscono come fa la mia anima pensando a lei chiusa nel suo inferno di silenzi.

Answer me, listen to my look for an answer. I know her very well. She is like a ray of sunshine passing through the dark clouds of tears to bring light into the fields. She is the color of poppies in the middle of the grain of joy, she is the smile of the children in the Christmas of love, she is the blue of the sky on the first day of spring, is the light of the foam in the August wave.
Now that he has left her, her soul is as dark as the sky before a thunderstorm, she feels in a deserted arid of love, all for her is as terrible as the mistral that swells the sea or the hail that destroys the vineyard.
Why he leaves her as you leave an empty bottle on a bench?
Why was she just holding love as a little girl does with her most beautiful doll, and now she has her heart burned by her own doll?
Why do I have to dry her eyes that they have never betrayed, who have never offended the wind with a tear?
Why do I have to embrace her soul trying to talk to her as if she became orphaned and did not know what death is?
Why does love create with the same force it destroys?
Why, when you cry, the time stop and you remain tormented by the tears?
Why are you always alone when you cry?
Why does a second of joy cost a year of tears?
Why do we always leave our blood on the thorns of those who go?
Why is everything we feel more fragile than a bubble of soap stolen by the wind?
Do not you answer me? Your clouds swell bitterly and they get upset as my soul does by thinking of her locked in her hell of silence.

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Avrei voluto essere un figlio migliore. Un amico migliore. Un amante migliore. Un alunno migliore. Avrei voluto avervi amato come solo voi m'amavate. Sorridere quanto voi, smetterla di brindare a me stesso al chiuso. Aprire un po’ la porta della cassaforte, parlare di più, negare di meno. Smetterla di difendermi come un gatto che soffia perché più terrorizzato dal mondo di quanto in realtà incazzato.

Avrei voluto essere un umano migliore, così, in generale. Un po’ meno arido, un po’ meno cinico, un po’ meno “vaffanculo”, un po’ meno “non mi va”, un po’ meno “non mi interessa”. Avrei voluto essere un po’ come voi, come loro. Non sempre, ma magari solo qualche volta.

Avrei voluto provare quella sensazione, quella del “tutto va bene anche se tutto va male”. Dei paraocchi ed il cuore imbrigliato, la mente corrotta da un prato ed undici ritardati in corsa.

Avrei voluto essere così, avrei.

Oggi è stato il mio ultimo giorno di scuola, l'ultimo di cinque lunghi anni.
Ricordo la prima volta quando sono entrata in quell'aula, quando ho visto per la prima volta quei volti. Ho scoperto nuove realtà, sono cresciuta con loro. Solo ora so di dovervi dire grazie.
Grazie a quel compagno un po’ stronzo che mi ha fatto diventare un po’ più furba e ribelle, grazie a chi era troppo buono e mi ha insegnato che ad essere buoni in una comunità scolastica dove vince la legge del leone, ci si rimette sempre. Grazie a quel professore che mi ha fatto rimanere sui libri per interi pomeriggi e l'ho maledetto così tante volte che ora tutte le volte nelle quali posso dimostrare il mio bagaglio culturale al di fuori di quelle mura, mi viene solo da ringraziarlo. Grazie al professore troppo burbero e insensibile che mi ha dato la possibilità di dimostrargli che l'educazione e la dolcezza vincono anche su un animo arido.
Sono stata vittima di ingiustizie e sono proprio quelle che mi hanno aiutata a reagire e ad assumere grintà e orgoglio per me stessa.
Ho odiato e amato al tempo stesso quella scuola.
Ho scoperto di non essere poi così tanto differente da ognuno di loro.
Ogni anno lasciando quell'aula e quel banco sapevo che ci sarei ritornata, ero così felice di potermene andare.
“Tanto ci rivediamo a settembre!” e quell'arrivederci avere il sapore della certezza.
Ora non è più un arrivederci.
Oggi è stata veramente l'ultima lezione, l'ultima giustifica dell'assenza consegnata, l'ultima campanella, l'ultima scritta su quella lavagna.
Ed ho nostalgia anche se sono passate solo ancora poche ore.
Quella scuola da tanti odiata per noi maturandi costituisce un pezzo essenziale che dovremmo abbandonare e dirigerci verso il mondo degli adulti, quelli che in fondo non vorremmo diventare mai.

Chi sono io?
Chiese un giovane a un maestro di spiritualità
Sei quello che pensi!
Rispose il saggio.
Te lo spiego con una breve storia:
Un giorno, dalle mura di una città, al tramonto si videro dell persone che si abbracciavano, sulla linea dell'orizzonte.
“Sono un papà e una mamma”.
Pensò una bambina innocente.
“Sono due amanti”.
Pensò un uomo dal cuore torbido.
“Sono due amici che s'incontrano dopo molti anni”.
Pensò un uomo solo.
“Sono due mercanti che hanno concluso un buon affare”.
Pensò un uomo avido di denaro.
“É un uomo che abbraccia un figlio di ritorno dalla guerra”.
Pensò una donna dall'animo tenero.
“É una figlia che abbraccia il padre di ritorno da un viaggio”.
Pensò un uomo addolorato per la morte di una figlia.
“Sono due innamorati”.
Pensò una fanciulla che sognava l'amore.
“Sono due uomini che lottano all'ultimo sangue”.
Pensò un assassino.
“Chissà perché si abbracciano”.
Pensò un uomo dal cuore arido.
“Che bello vedere due persone che si abbracciano!”
Pensò un uomo di Dio.
Ogni pensiero, concluse il maestro, rivela quello che sei.
Esamina di frequente i tuoi pensieri: possono rivelarti molte più cose su di te, di qualsiasi maestro!
(Cit.)

Ho l'anima nascosta e rinchiusa, come un bocciolo che teme di mostrarsi al mondo.
Ho pelle di seta, che ha fame di altra pelle.
Ho un ventre vuoto, arido. Che ha sete.
Ma basta scostare un piccolo petalo per farmi schiudere alla bellezza, all'estasi e all'amore.
Bisogna solo farlo nel modo giusto…

Eros&Anima

Era di per sé una persona complicata.
Complicata nei gesti,nei ragionamenti, nel dire parole, perfino nell’abbracciare.
Era una di quelle persone che, a vederla, sembrava aver lottato contro qualcosa e ora, ora voleva solo restare in piedi pur essendo persa. Era una di quelle persone complesse nel sorridere, sempre con i piedi per terra ma con testa e cuore altrove.
Complicata perché non vedeva solo un colore, ma tutte le sfumature, complessa perché non sapeva accontentarsi, non più. Perché aveva gli occhi vestiti di anima e la pelle ruvida, ma sulle sue mani scivolavano lo stesso le carezze.
Complicata perché i suoi pensieri non erano quasi mai leggeri, molte volte pesavano, schiacciavano, ma poi, cullavano tra le note di canzoni lontane, ascoltate, ricordate.
Complicata perché continuava a cercare sorrisi, senza stancarsi.Perché li distingueva. Perché diceva di non farcela, ma poi, con sorpresa si rialzava e non si sa come, ce la faceva sempre. Complicata perché non si apriva a tutti, ma solo davanti a un paio di occhi sinceri. Senza scomporti anima e corpo era in grado di entrare delicatamente nel cuore, senza rumore, senza fare male. Ma la sentivi ugualmente, perché era in grado di toccare e farne vibrare delicatamente con pure emozioni le corde di questo.
Complicata perché chiedeva con gli occhi e non con le parole, così maledettamente incomprensibili.
Proteggeva e conosceva l’estrema dolcezza dell’ amare, caricava sulle spalle il peso del giorno, per poi confidarne ogni segreto alla notte. Sapeva proteggersi dai temporali improvvisi. Spesso si allagava, ma continuava a respirare, senza affondare.
Era di per sé una di quelle persone che tu non diresti subito: sono belle. Forse perché la complessità spaventa, atterra, ti lascia così: impreparato.
Di fronte alla banalità e a una vita consacrata ormai a cose frivole, scontate, prive di sapore, ecco lei riusciva a donargliene, anche quando tutto sembrava arido come il deserto. Secco e spento come le giornate piovose. Riusciva a spezzare la monotonia del grigio e a dare colore e sapore:
quello dei sogni color del cielo, delle praterie color della speranza,
del rosso color delle labbra,
dell’amore color della vita.