arianna menconi

Nome: Sara Bodini

Blog: @blogdelcactus

Primo post: febbraio 2016

I cactus, nascosti dalle loro spine, dispensano perle di saggezza con frasi semplici e dirette. E Sara Bodini, la mente dietro al simpaticissimo @blogdelcactus, nell’intervista di questo mese ci spiega cosa pensano i cactus e perché dovremmo seguire i loro consigli. Buona lettura!

Ciao Sara, benvenuta! La domanda che ti avranno già fatto in molti: perché hai scelto proprio un cactus come soggetto del tuo blog?
Il Cactus non è stato propriamente una scelta. È sbucato all’improvviso dal retro di un A4 usato, tra le 13:00 e le 14:00 del 23 ottobre 2013, durante una pausa pranzo passata alla scrivania, nell’ufficio dove lavoravo a Milano. Fu una specie di stream of consciousness inaspettato. Mai avrei pensato che quello scarabocchio buffo e tenero sarebbe stato solo il primo di una lunga serie.
È stato amore a prima vista tra me e il Cactus. D’altra parte, ora che ci penso, da bambina adoravo le piante grasse, in ognuna di loro mi divertivo a cercare un’espressione o una posa umana. Crescendo ho trovato sempre più affascinante la loro capacità di sopravvivere nelle condizioni più sfavorevoli: apparentemente rigide e immobili, chiuse nel loro guscio spinoso, nascondono un’incredibile energia interiore, che custodiscono gelosamente nei periodi “neri” e restituiscono alla luce sotto forma di fiori meravigliosi. Una bella metafora, vero?

Cosa ti ha spinto a diventare un'illustratrice?
Premetto che disegnare strisce umoristiche non è il mio lavoro. Per ora è un bellissimo passatempo, ma anche una necessità interiore. Non credo sia del tutto casuale che il Cactus sia nato sul finire di un periodo buio della mia vita, durante il quale, per superare l’impasse emotiva, mi sono istintivamente dedicata alla lettura di saggi e romanzi a sfondo filosofico. Per alcuni anni mi sono nutrita di F. Dostoeskij, E. Fromm, N. Chomsky, P. Roth e naturalmente C. Schulz e i suoi Peanuts., ricavandone un nuovo equilibrio spirituale. Finché è giunto il momento di “buttare fuori” tutto. Sinceramente mi diverte moltissimo pensare di aver incanalato tutte quelle letture impegnate in centinaia di strisce umoristiche che hanno come protagonista una pianta grassa. D’altra parte, come diceva qualcuno, la comicità è una cosa molto seria. L’ironia e l’autoironia mi hanno fatto nascere a nuova vita. E non è poco. 

Il tuo cactus è molto saggio e ci mostra le sue esperienze in svariate situazioni quotidiane. Che percezione della vita ha un cactus?
Il Cactus è saggio, ma in un modo molto personale. La sua saggezza è del tutto estemporanea, una sorta di atto creativo che scaturisce nello spazio di una vignetta. Sembra contraddittorio definire “estemporanea” la saggezza, che è figlia della pazienza, della lentezza e della meditazione; tuttavia una pianta grassa che cosa ne può sapere di tutto ciò? Il Cactus è una creatura naïf, spontanea e semplice. Ogni volta che gli si pone un problema da risolvere, un dubbio da chiarire, una frustrazione da superare, cerca la via più breve e immediata e che soddisfi maggiormente il suo enorme ego. Sì, perché il Cactus è comicamente pieno di sé. La sua spocchia nasconde debolezze e fragilità molto umane con le quali lui, al contrario di molti uomini, ha imparato a convivere, dominandole con l’arguzia infantile delle sue soluzioni.

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