archistars

Terranegra Coast to Coast. Tour emozionale fra storia e post-modernità

di Lorenzo Innocenti


[…] Proseguendo nella selvaggia perlustrazione di Terraniger, ci si impali di fonte alla gaudente gelateria all'angolo tra via Gattamelata e via Boccaccio, ammirando il bel cono gigante finto che la domina e che, oltre che da complemento d'arredo, funge anche da pattumiera.

Poco distante, seguitando ad incedere verso la zona industriale, sorge un avveniristico centro direzionale, splendido esempio – per niente cupo – di architettura post-apocalittica dalla facciata grezza e l'animo social.

Se ne apprezzino, in particolare: la magmatica piazzetta fin de siecle che esalta il contesto, gentrificandolo; le finiture curate nei massimi dettagli; il contrasto accattivante tra l'edificio - moderno e moderato - e le vecchie, vetuste, ormai superate villette di campagna (senza nemmeno più la campagna attorno) che gli sorgono alle spalle.

Oltre, poi, una chiesa archistar ed il vecio ponte dei Graissi, con l'attracco per i barchini ed un antennone per cui nessuno protesta più.

Prendendo a destra per la Vigonovese e calando, inesorabili, verso il distretto industriale, ci si infilzi ora verso sinistra, laddove si apre un piccolo passaggio che conduce alla ex chiesa di San Gregorio Magno, oggi dedicata a santi ortodossi e modificata anche nell'ingresso, dato che la facciata monumentale al lato settentrionale è stata inglobata dal peccaminosissimo civico 69 che le sorge accosto.

A lato della chiesetta, poi, si apre una godibilissima centrale elettrica, molto millennial nella sua geometria e impreziosita dal bel canaletto che le scorre affianco e che fa molto Chioggia, molto Venezia.

Il luogo, in effetti, risulta particolarmente ameno ed ecosostenibile, pur nella sua evidente vocazione modernistica, e difatti è divenuto nel tempo spazio prediletto dai giovani – indigeni e stranieri - per passeggiate, letture, gruppi di studio, varia condivisione, sia analogica che digitale.

Altro luogo ideale per lo svago, il relax, il comfort e l'easy-chicness, è il Green Energy Park, raggiungibile semplicemente attraversando la strada e proseguendo oltre per qualche centinaio di metri, sul lungargine.

Gradevoli il baretto molto aperi-lounge e le pale eoliche dimostrative abbandonate lungo il prato.

Rinvenuti dal park ci si reimmerga adesso nella street, non senza aver lanciato un rapido look all'elegante pedonal bridge a scheletro di balena che aggrazia anche questo scorcio e regala un po’ di Arte Moderna alla troppo spesso sprovveduta Patavium.

Poco oltre un altro ponte, significativo anche questo, ma per altre ragioni, più politiche diciamo, con un ennesimo manifesto provocatorio, protestante e pretestuoso, che domanda la rimozione dal quartiere della Torre Monella.

Impegolandosi nelle viette laterali, infine, si scoprirà con piacere e/o struggimento un'altra chiesetta, insospettabilmente secentesca (anche se ritinteggiata con un discutibile e maggiormente contemporaneo grigio Bitume) oltre a una bell'aquila di pietra d'epoca (come minimo) romana tardo-imperiale, testimonianza delle radici profonde e antichissime che questo tentacolare spicchio di paradiso ancora riesce a conservare nonostante un'anima terribilmente 3.0.