archistars

A new toy
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Homogenic
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Metti insieme il progetto dello studio della nota archistar Norman Foster, una bellissima presentazione e un’ammirazione che si è radicata nel mio cuore di architetto da quando, la scorsa estate, ho avuto l’occasione di andare a Dubai.

Nell’immenso complesso dell’Expo, la tappa al padiglione degli Emirati Arabi Uniti era d’obbligo! A dire la verità, al principio mi aspettavo qualcosa di più dall’immagine complessiva. I pannelli del rivestimento esterno mi hanno dato subito l’impressione di un “effetto plastica” che non mi ha colpito più di tanto. Ma era solo un’impressione iniziale, subito soppiantata dall’entusiasmo per i bellissimi contenuti, spiegati sin dall’ingresso in un percorso che porta nei meandri del padiglione.

E piano piano, l’entusiasmo si trasforma in stupore! Uno spettacolo!

Mai sentito parlare di storytelling? Un modo di illustrare qualcosa attraverso la narrazione di una storia, metodo molto utilizzato oggi nella scritture web, nel blogging e non solo. Ecco: quello degli Emirati mi ha inchiodato alla sedia per il coinvolgimento che creava!

The Family Tree, la storia raccontata da Sara, giovane protagonista (interpretata da Mahra) che, trasportata della sua terra natale grazie a un viaggio nel passato, apprende il valore dell’acqua e della terra come fonti di vita. Una storia di dieci minuti che parte dal seme per raccontare la crescita di un territorio in pieno deserto, con uno sviluppo che, pur partendo recentemente (alla fine del secolo scorso), supera di gran lunga quello di molte città occidentali.

Uno stotytelling per il quale siamo partiti seduti comodamente nel cinema del padiglione e siamo finiti… in piedi, trasferendoci in uno spazio interattivo davanti ad una serie di ologrammi, attraverso i quali viene raccontato lo sviluppo degli Emirati Arabi e i loro sforzi per sostenere la vita in un territorio ostile come quello desertico.

Parola chiave: sostenibilità!

Dopo la mia passeggiata a Dubai l’estate scorsa, con i condizionatori al massimo per mitigare i 50 gradi di temperatura esterna, avevo maturato la convinzione che per riuscire a vivere bene, qualsiasi aspetto legato alla sostenibilità sarebbe stato seppellito da petrolio, grandi consumi e un utilizzo smisurato di energia.

Mi sono dovuto ricredere! Non solo ho cambiato radicalmente il mio punto di vista in merito, ma mi sono reso conto di quanto gli Emirati Arabi possano essere uno, dieci, mille passi avanti a Paesi che dicono di fare della sostenibilità uno dei capisaldi della propria cultura.

Ma c’è ancora di più: “Connecting Mind, Creating the Future”, unire le menti, creare il futuro: lo slogan per l’esposizione universale del 2020 che si terrà a Dubai, su una superficie di 438 ettari (tanto per capirci, più del doppio del territorio del Principato di Monaco!). Proseguendo il percorso, grazie alla tecnologia più avanzata viene raccontato di come le difficoltà ambientali diventano lo spunto per cercare le migliori opportunità date, soprattutto, dall’interazione di grandi menti e delle migliori professionalità.

Che altro dire? Io lavoro solitamente sulle idee e sullo sviluppo di nuovi concept, pertanto mi rendo conto di come possano essere stati bravi ed efficaci a trasmettere il loro messaggio. Un messaggio che parla di futuro, di innovazione e di quanto conti l’intelligenza, al di là dei mezzi economici che negli UAE non mancano, per saper gestire tutto, con l’obiettivo della crescita di un paese proiettato verso il futuro.

Nell’ottica della migliore etica sostenibile, a fine manifestazione il padiglione sarà ricollocato a Masdar City, futuro complesso energetico che sarà la traduzione più completa del lato green degli Emirati Arabi.

Gli Emirati Arabi Uniti a Expo 2015: un racconto di sostenibilità e alta tecnologia Metti insieme il progetto dello studio della nota archistar Norman Foster, una bellissima presentazione e un’ammirazione che si è radicata nel mio cuore di architetto da quando, la scorsa estate, ho avuto…

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